dica33.it
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qui sono almeno possibilisti riguardo alla scelta vegan ... almeno per i vantaggi rispetto alla dieta "esagerivora" che tanti seguono :-)
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Dieta & salute
Ultimo aggiornamento: 21/09/05
Magri sul pianeta vegan
Esiste un ulteriore stadio oltre il vegetarianesimo, che è la dieta vegana. Si tratta di una forma più estrema che esclude qualsiasi alimento non solo di origine ma anche di derivazione animale, i cui fondamenti non si limitano alla nutrizione ma abbracciano uno stile di vita e una filosofia che può avere ragioni etiche, ambientali e salutiste. Sono due correnti di pensiero affini, ma la differenza, a livello pratico, sta nel fatto che mentre i vegetariani escludono solo la carne, i vegani evitano anche latte, formaggi e uova. A questo si aggiunge anche il rifiuto di usare pellicce, cuoio, lana e tutti i prodotti testati sugli animali.
L'altra alimentazione
Ma restando nell'ambito alimentare, oltre al dubbio di capire che cosa rimane da mangiare, è legittimo domandarsi quali possono essere le conseguenze sulla salute e in generale sull'organismo. Il primo dubbio viene sciolto facilmente con un piccolo sforzo di comprendere l'estrema varietà di cereali e verdure esistenti. L'esplorazione del mondo vegano prosegue con gli alimenti derivati dalla soia come il tofu, il tempeh, il miso e le varie versioni della salsa di soia usata come condimento; e dai cereali, come il seitan. Si fa molto uso di alghe e semi, e anche le varie modalità di cottura assumono valori diversi in quanto modificano il contenuto energetico (non in senso calorico) dell'alimento. In generale, comunque, è un tipo di alimentazione che si rifà alla macrobiotica. Le conseguenze sulla salute, di questa come di altre diete che escludono totalmente alcuni alimenti, sono oggetto di dibattito dei nutrizionisti. Tuttavia in un epoca in cui il sovrappeso e l'obesità rischiano di diventare epidemie, se già non lo sono, val la pena capire se questo tipo di diete possano essere una soluzione.
In effetti, funziona
Gli effetti della dieta vegana sul metabolismo, sul peso corporeo e sulla sensibilità insulinica sono stati testati su un gruppo di 64 donne in postmenopausa, giudicate in sovrappeso. Sono state tutte avviate a una dieta a basso contenuto lipidico, ma in un caso si trattava appunto di una dieta vegana, quindi costituita da alimenti di origine esclusivamente vegetale, nell'altro di una dieta basata sulle linee guida del National Cholesterol Education Program. E' stato loro chiesto di sostenerne una (assegnata a caso) per 14 settimane, senza limitazioni di porzioni, quantità e apporto calorico; durante tutto il periodo non bisognava modificare il tipo e l'intensità dell'attività fisica. All'inizio e al termine delle 14 settimane sono stati misurati l'apporto dietetico, il peso e composizione corporei, il metabolismo basale, l'effetto termogenetico del cibo (cioè l'aumento della produzione di calore che si ha dopo l'introduzione di cibo e3 che è un modo di spendere calorie) e la sensibilità insulinica. Nel gruppo vegano si è osservato un calo del peso medio di 5,8 chili a fronte dei 3,8 chili in meno dell'altro gruppo. L'elaborazione statistica dei dati ha rivelato che a influire di più sulla probabilità di dimagrire erano il tipo di dieta adottato, l'effetto termogenetico del cibo e il metabolismo basale. Le differenze di sensibilità insulinica, sebbene leggermente aumentata nel gruppo vegano, non erano significative tra i due gruppi di donne. Per poter trarre conclusioni più ampie, gli stessi autori sostengono la necessità di proseguire la ricerca ampliando il campione e prolungando il periodo di studio. Tuttavia sembrano incuriositi dall'effetto termogenetico del cibo, un concetto energetico che con altre terminologie e significati ricorre nella filosofia vegana sull'alimentazione.
Simona Zazzetta
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Ultimo aggiornamento: 21/09/05
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Esiste un ulteriore stadio oltre il vegetarianesimo, che è la dieta vegana. Si tratta di una forma più estrema che esclude qualsiasi alimento non solo di origine ma anche di derivazione animale, i cui fondamenti non si limitano alla nutrizione ma abbracciano uno stile di vita e una filosofia che può avere ragioni etiche, ambientali e salutiste. Sono due correnti di pensiero affini, ma la differenza, a livello pratico, sta nel fatto che mentre i vegetariani escludono solo la carne, i vegani evitano anche latte, formaggi e uova. A questo si aggiunge anche il rifiuto di usare pellicce, cuoio, lana e tutti i prodotti testati sugli animali.
L'altra alimentazione
Ma restando nell'ambito alimentare, oltre al dubbio di capire che cosa rimane da mangiare, è legittimo domandarsi quali possono essere le conseguenze sulla salute e in generale sull'organismo. Il primo dubbio viene sciolto facilmente con un piccolo sforzo di comprendere l'estrema varietà di cereali e verdure esistenti. L'esplorazione del mondo vegano prosegue con gli alimenti derivati dalla soia come il tofu, il tempeh, il miso e le varie versioni della salsa di soia usata come condimento; e dai cereali, come il seitan. Si fa molto uso di alghe e semi, e anche le varie modalità di cottura assumono valori diversi in quanto modificano il contenuto energetico (non in senso calorico) dell'alimento. In generale, comunque, è un tipo di alimentazione che si rifà alla macrobiotica. Le conseguenze sulla salute, di questa come di altre diete che escludono totalmente alcuni alimenti, sono oggetto di dibattito dei nutrizionisti. Tuttavia in un epoca in cui il sovrappeso e l'obesità rischiano di diventare epidemie, se già non lo sono, val la pena capire se questo tipo di diete possano essere una soluzione.
In effetti, funziona
Gli effetti della dieta vegana sul metabolismo, sul peso corporeo e sulla sensibilità insulinica sono stati testati su un gruppo di 64 donne in postmenopausa, giudicate in sovrappeso. Sono state tutte avviate a una dieta a basso contenuto lipidico, ma in un caso si trattava appunto di una dieta vegana, quindi costituita da alimenti di origine esclusivamente vegetale, nell'altro di una dieta basata sulle linee guida del National Cholesterol Education Program. E' stato loro chiesto di sostenerne una (assegnata a caso) per 14 settimane, senza limitazioni di porzioni, quantità e apporto calorico; durante tutto il periodo non bisognava modificare il tipo e l'intensità dell'attività fisica. All'inizio e al termine delle 14 settimane sono stati misurati l'apporto dietetico, il peso e composizione corporei, il metabolismo basale, l'effetto termogenetico del cibo (cioè l'aumento della produzione di calore che si ha dopo l'introduzione di cibo e3 che è un modo di spendere calorie) e la sensibilità insulinica. Nel gruppo vegano si è osservato un calo del peso medio di 5,8 chili a fronte dei 3,8 chili in meno dell'altro gruppo. L'elaborazione statistica dei dati ha rivelato che a influire di più sulla probabilità di dimagrire erano il tipo di dieta adottato, l'effetto termogenetico del cibo e il metabolismo basale. Le differenze di sensibilità insulinica, sebbene leggermente aumentata nel gruppo vegano, non erano significative tra i due gruppi di donne. Per poter trarre conclusioni più ampie, gli stessi autori sostengono la necessità di proseguire la ricerca ampliando il campione e prolungando il periodo di studio. Tuttavia sembrano incuriositi dall'effetto termogenetico del cibo, un concetto energetico che con altre terminologie e significati ricorre nella filosofia vegana sull'alimentazione.
Simona Zazzetta
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andrea grasselli
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ciao chiara,c.m. ha scritto:non ho capito dov'è questo articolo. Dieta e salute è una rivista mensile?
l'articolo è stato inserito qui:
http://www.dica33.it/argomenti/nutrizio ... vegana.asp
saluti da andrea
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andrea grasselli
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Re: dica33.it
ciao luciana,luciana ha scritto:qui sono almeno possibilisti riguardo alla scelta vegan ... almeno per i vantaggi rispetto alla dieta "esagerivora" che tanti seguono :-)
grazie per la segnalazione e complimenti per il termine "esagerivora"! condivido la tua valutazione sull'articolo. una cosa di esso mi disturba:
l'ulilizzazione della parola "estrema". noto sovente questo abbinamento veganismo <--> estremismo.Esiste un ulteriore stadio oltre il vegetarianesimo, che è la dieta vegana. Si tratta di una forma più estrema che esclude qualsiasi alimento non solo di origine ma anche di derivazione animale
secondo me non c'è nulla di estremo nella nostra scelta.
tanti saluti da andrea
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wide receiver
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Alla presentazione dell'altra sera, Tom Regan aveva esordito proprio con la sua visione del concetto di "estremo".
Spero di sintetizzarla correttamente.
In pratica Regan ha svuotato la parola "estremo" della solita accezione negativa.
Sostiene che di fronte a una palese ingiustizia non si può non essere estremi nel biasimarla. Ha fatto l'esempio della pedofilìa, dicendo che siamo tutti concordi nel condannarla incondizionatamente, quindi in modo "estremo". Nessuno sarebbe disposto ad accettare un abuso ogni tanto; ci sono cose che non vanno concesse mai. Questa è una posizione estrema, ma è giusto che sia così.
E lui stesso, in relazione alla difesa dei diritti degli animali, si è definito estremo. Con un certo orgoglio.
per Andrea: nei prossimi giorni cercherò di ordinare gli appunti che ho preso nella serata di sabato, poi ti butto giù due righe.
Spero di sintetizzarla correttamente.
In pratica Regan ha svuotato la parola "estremo" della solita accezione negativa.
Sostiene che di fronte a una palese ingiustizia non si può non essere estremi nel biasimarla. Ha fatto l'esempio della pedofilìa, dicendo che siamo tutti concordi nel condannarla incondizionatamente, quindi in modo "estremo". Nessuno sarebbe disposto ad accettare un abuso ogni tanto; ci sono cose che non vanno concesse mai. Questa è una posizione estrema, ma è giusto che sia così.
E lui stesso, in relazione alla difesa dei diritti degli animali, si è definito estremo. Con un certo orgoglio.
per Andrea: nei prossimi giorni cercherò di ordinare gli appunti che ho preso nella serata di sabato, poi ti butto giù due righe.
Re: dica33.it
Non capisco questa continuo citare la soia, le alghe, il seitan etc.etc.luciana ha scritto:L'esplorazione del mondo vegano prosegue con gli alimenti derivati dalla soia come il tofu, il tempeh, il miso e le varie versioni della salsa di soia usata come condimento; e dai cereali, come il seitan. Si fa molto uso di alghe e semi, e anche le varie modalità di cottura assumono valori diversi in quanto modificano il contenuto energetico (non in senso calorico) dell'alimento.
Ma non farebbero prima a ricordare che un vegan mangia normalmente pasta, pane, riso, frutta, legumi, cereali, verdure e poi - se proprio vuole - anche qualcosa di vagamente esotico?
Re: dica33.it
Sono d'accordo! Le alghe, poi, il miso... ma quanti vegan davvero li mangiano?! :) secondo me un 5% a dir tanto!Mishima ha scritto:Non capisco questa continuo citare la soia, le alghe, il seitan etc.etc.
Ma non farebbero prima a ricordare che un vegan mangia normalmente pasta, pane, riso, frutta, legumi, cereali, verdure e poi - se proprio vuole - anche qualcosa di vagamente esotico?
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Marina Berati
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