More, i frutti dissetanti dei cespugli di rovo

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Marcello

More, i frutti dissetanti dei cespugli di rovo

Messaggio da Marcello » ven lug 08, 2005 9:51 pm

More, i frutti dissetanti dei cespugli di rovo

di SALVATORE PEZZELLA

Perugia

La pianta del Rovo che produce le notissime “ more ” nere, è conosciuta dall’uomo fin dai tempi della preistoria ed è diffusa su tutta la penisola e, in modo particolare in Umbria, soprattutto sulla splendida Isola Polvese, una vera gemma del Lago Trasimeno dove abbondano fusti vigorosi ricolmi di more nere per il piacere di raccoglierle e di consumarle. Partendo da San Feliciano o da Passignano con la motonave, possibilmente al tramonto, nell’avvicinarsi all’Isola Polvese si rimane senza fiato per la bellezza che il luogo sa creare, circondata com’é da un folto numero di lecci e da una vegetazione riposante. La Polvese, di circa 70 ettari di superficie, è la più grande delle tre isole del Trasimeno (Isola Maggiore, Isola Minore e Polvese) ed il nome deriva, probabilmente, da “polventoso”, vale a dire sottovento.

L’isola, grazie alla Provincia di Perugia, è sede di uno dei quattro parchi più prestigiosi del territorio provinciale. In questo parco si è realizzata una perfetta simbiosi tra natura (vegetazione) e animali: un equilibrio che ha reso l’Isola un luogo di sicuro rifugio per le specie protette e suggestiva meta di studiosi di botanica e di agraria, di scuole e visitatori provenienti da tutto il mondo. Non va dimenticato che furono i monaci olivetani ad introdurre la coltivazione dell’Olivo sull’Isola che è ricca anche di altre specie vegetali, quali lecci e cipressi (nei pressi del Castello), querciole (roverelle), cannuccia di palude, piante acquatiche (alghe sessili e libere), piante idrofite sommerse e galleggianti (analoghe a quelle del Trasimeno), piante officinali (edera, ortica, rovo (pianta quest’ultima carica di bellissime e gustose more nere).

Il nome scientifico della mora è Rubus fructicosus Sch., della famiglia delle Rosacee , chiamata con i nomi di rovo, more.

Habitat naturale: è un arbusto alto dai 50 ai 150 cm., con fusti lunghi, vigorosi ed eretti. Le foglie sono composte da 3-5-7 foglioline dentate, spicciolate, spesso biancastre sotto, piccioli e nervature spinosi, i fiori sono bianchi o rosa raccolti in pannocchie terminali (la fioritura è da maggio ad agosto); i frutti sono formati da numerose drupeole carnose che, a maturità, diventano nere. Le parti che si utilizzano sono le foglie e i frutti: le prime vanno raccolte in primavera (e si mettono ad essiccare in luogo aereato), i frutti (le more) in estate, avendo cura di di utilizzarli preferibilmente freschi o trasformarli in marmellate e gelatine. Il sapore di tutta la pianta è zuccherino, un poco astringente.

Contenuti in principi attivi della pianta: tannini, acido salicilico, ossalico, citrico, malico, glucidi. Le proprietà terapeutiche esercitate da fiori e foglie delle more sono astringenti (arrestano la diarrea), diuretiche, antinfiammatorie. Per combattere la diarrea oltre alle more, si può ricorrere anche ad altre erbe, quali del mirtillo (foglie), Alchemilla vulgaris (foglie), Satureia hortensis (sommità fiorite), Polygonum bistorta (radice), Agrimonia eupatoria (parte aerea). Per uso esterno (le foglie) sono lenitive in caso di emorroidi o d’infiammazioni della bocca o della gola. Le tisane a base di foglie di more, lampone e mirtillo rappresentano un efficace astringente e sembrano essere utili nei casi di mestruazioni profuse e dolorose e durante il parto. L’acqua del decotto di more si può utilizzate come lozione per il viso oppure come gargarismo per le affezioni della bocca. Tutte le preparazioni devono essere accuratamente filtrate. I frutti del rovo (le more) sono dissetanti e vitaminici e si prestano ad essere utilizzati nella preparazione di dolci, gelati, sciroppi, succhi e marmellate.

(Il Messaggero)

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