C'era una volta un'Autrice, magari non famosissima, ma affermata. Da anni scriveva soprattutto di erotismo, con un'attenzione particolare per le nuove tecnologie: prima le linee hot, poi le chat, le webcam.
Quando in Italia arrivò la prima grande ondata di blog, tre anni fa, lei fu probabilmente la prima scrittrice 'ufficiale' ad averne uno, e a usarlo per promuovere un suo libro. Una pioniera, insomma. In grado di attirare l'attenzione, ma anche invidie e rancori. Del resto, più si è chiacchierati più si è visitati: questa è la prima regola dei blog (soltanto dei blog?), e lei sembrava interpretarla alla perfezione. Fino a qualche tempo fa.
Poi, un lettore scopre che alcuni brani di un e-book dell'Autrice si trovavano già online, sul blog di un'altra persona, relativamente sconosciuta. Una coincidenza? No, i brani sono troppo lunghi. La titolare del blog sostiene che i brani siano farina del suo sacco: solo in un secondo momento l'Autrice Affermata, che li aveva apprezzati pubblicamente, li avrebbe pubblicati come suoi. Un plagio, dunque? Bisognerebbe dimostrarlo. Ma su Internet non è per niente facile. L'Autrice, appena si accorge della polemica, interviene ribadendo la paternità dei suoi testi: li avrebbe scritti molti mesi prima, per poi cancellarli in vista della pubblicazione dell'e-book. Anche questo non si può provare ma nemmeno il contrario. E la storia potrebbe anche finire qui.
Invece, è qui che le cose si fanno interessanti, a causa di due fenomeni non proprio razionali. Il primo fenomeno è il tam-tam dei blog. Anti-autoritari di natura, nel diverbio che oppone un'Autrice Affermata e un piccolo blog anonimo, essi non possono che solidarizzare con quest'ultimo. La mancanza di prove stimola la ricerca degli indizi; cominciano così a spuntare i precedenti. Non sarebbe il primo plagio compiuto dall'Autrice Affermata ai danni un blog. Il tam tam si stringe così, incessante, intorno alla sua vittima predestinata. E a questo punto accade il secondo fenomeno: l'Autrice Affermata perde la testa. Malgrado non ci siano prove effettive del suo 'crimine'; malgrado anche il 'crimine' in sé, alla fine, sia del tutto risibile (ha pubblicato brani non suoi in un e-book senza scopo di lucro, suvvia: basterebbe chiedere scusa per una distrazione: "ho salvato questo file e dopo qualche mese pensavo di averlo scritto io", per carità, può capitare.)
Per qualche giorno resta aperto un blog 'minatorio' dedicato al lettore che per primo aveva parlato di plagio. Ad averlo aperto è L'autrice di questo blog che sembra proprio l'Autrice Affermata non si limita a difendere le sue ragioni, ma passa alle minacce. Ventila la possibilità di una querela, cita rapporti di parentela con avvocati importanti. È un passo falso, il peggiore che potesse fare. Il blog minatorio viene cancellato dopo pochi giorni, ma Internet non è sempre così pietosa coi nostri errori: tutto il suo contenuto resiste in una memoria cache.
A questo punto, i personaggi sono tutti a fuoco: ci sono gli eroi buoni (gli anonimi blog plagiati), il coro (i piccoli blog solidali tra loro), e soprattutto il nemico arrogante e petulante: l'Autrice Affermata. La storia è pronta per essere confezionata e lanciata dai blog che contano, quelli che portano centinaia e migliaia di accessi: brodoprimordiale, lipperatura, blog of the blogs, nazione indiana: in quest'ultimo gli anonimi blog plagiati incassano la solidarietà di Autori ancora più Affermati. Dopo poche ore, l'Autrice Affermata scompare da internet, chiudendo i due siti che gestiva da più di tre anni. La polemica sembra finita così: con il cattivo arrogante alla berlina. Eppure l'Autrice non ha commesso nessun reato: ammesso che abbia davvero plagiato qualcuno (il che resta da dimostrare), nessuna pena è prevista per chi si attribuisce testi reperibili on line e non coperti da copyright.
Questo, forse, i piccoli blog che si sono sentiti 'plagiati' non lo sapevano: eppure avrebbero potuto tutelarsi, magari usando le licenze Creative Commons che da sei mesi sono disponibili anche in Italia. Queste licenze avrebbero protetto i loro testi dalla riproduzione compiuta da terzi a scopo di lucro. L'Autrice avrebbe comunque potuto inserire gli stessi testi in un e-book non a scopo di lucro, citando però la fonte.
Sennonché, quel che è successo all'Autrice dimostra fin troppo bene il modo in cui il diritto di autore si difende davvero online: con nervi saldi e tanti amici intorno. Più di una licenza creativa, in questo caso, ha potuto il passaparola. Anche dopo l'esilio di Internet, le tracce dell'infamia rimangono su Google. Una punizione davvero spietata, per una colpa non ancora dimostrata (e in teoria, nemmeno punibile). Del resto, cosa c'è di più spietato di un mondo senza regole?
Articolo di Leonardo Tondelli
Tratto da http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=56826