Articolo tratto dal secolo xix

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Atshbury
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Articolo tratto dal secolo xix

Messaggio da Atshbury » lun mar 12, 2012 9:47 pm

Quanto segue è un copia/incolla dal Secolo XIX: (COMPLIMENTI AL FORUM!!!)



Bologna - È l’ora dei cosmetici “organici”, che contengono fino al 95% di ingredienti naturali, derivanti da coltivazioni biologiche locali, equo-solidali, controllate e certificate. Flaconi e contenitori sono riciclati o riciclabili e dunque sostenibili. I prodotti di bellezza naturali, invece, sono differenti da quelli bio e vengono fabbricati con estratti vegetali e ingredienti naturali a basso contenuti di sostanze chimiche.

«Che siano organici o naturali, comunque, le aziende cosmetiche stanno eliminando del tutto l’uso di alcuni componenti chimici ritenuti non affini alla salute o all’ambiente: i conservanti parabeni, i derivati del petrolio, alcuni tensioattivi come il sodium laureth sulphate e il sodium lauryl sulphate, gli oli minerali, i sali di allumino e gli ftalati» spiega Amarjit Sahota, presidente di Organic Monitor, società di ricerche di mercato mondiale con sede a Londra, al convegno dedicato ai cosmetici biologici all’interno del Cosmoprof, la fiera della bellezza e del benessere in corso fino a domani a Bologna.

Il bio piace sempre di più ai consumatori e il mercato dei prodotti di bellezza naturali, biologici ed organici ha fatturato circa 14 miliardi di euro nel mondo con un incremento del 4% nel 2010. In Europa sono stati spesi 2.1 miliardi di euro e ci sono circa 200.000 aziende che fabbricano cosmetici organici. Il Paese che spende di più in bellezza organica è la Germania (865 milioni di euro, spesa pro-capite 10.5 euro). A seguire L’Italia, la Francia e l’Inghilterra.

Il mercato italiano è di 247 milioni di euro con una spesa procapite di 4.2 euro (dati Organic Monitor/Icea). «I nuovi obiettivi delle aziende che producono cosmetici biologici sono la sostituzione totale degli ingredienti di sintesi, impatto zero di anidride carbonica nell’ambiente durante i processi produttivi, packaging ecologici, tracciabilità dell’intera filiera produttiva, che va dalla coltivazione degli ingredienti al confezionamento, l’uso di ingredienti che derivano dal campo alimentare oltre che agricolo e di materie prime locali, con accordi di certificazione di commercio equo e solidale. Infine «la promozione della biodiversità» precisa Amarjit Sahota.

Una missione che sembra andare ben oltre lo scopo di lucro ma che garantisce fatturati in salita a chi definisce le proprie produzioni bio, eco, organico o equo e solidale. Chi garantisce la reale adesione a questi nobili principi? In Italia l’Istituto di certificazione etica ed ambientale eco-bio-equo (ICEA-Bologna) certifica 214 aziende produttrici. Aderiscono invece alla associazione francese Cosmebio oltre 500 marche. Le organizzazioni italiane, francesi, tedesche ed inglesi si attengono ad alcuni parametri europei, stabiliti dalla Aisbl di Bruxelles, che includono principi di rispetto dei valori umani ed etici nel concedere i bollini di certificazione alle aziende.

Leggi l'articolo completo: Il SecoloXIX | Magazine | Salute Benessere

Fabrizio Zago

Re: Articolo tratto dal secolo xix

Messaggio da Fabrizio Zago » lun mar 12, 2012 9:54 pm

Ciao Atshbury e grazie per aver riportato un articolo che se lo avessimo letto dieci anni fa avremmo pensato di stare sognando. Invece è vero!
Bene bene, andiamo avanti così che di strada da fare ce n'è ancora molta.
Ciao
Fabrizio

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Atshbury
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Re: Articolo tratto dal secolo xix

Messaggio da Atshbury » lun mar 12, 2012 10:11 pm

Beh Fabrizio, grazie a te e al tuo lavoro senza il quale questo articolo non sarebbe mai stato scritto e grazie perchè stai facendo diventare i sogni realtà...e mille altri grazie per tante cose che non sto a elencare perchè sennò occuperei qualche giga del forum!!!

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