L’importanza delle piante nella storia dell’uomo (e viceversa)
La storia dei rapporti tra piante ed uomo è una storia negletta, ma che ha influenzato e continua ad influenzare lo sviluppo delle civiltà in misura molto maggiore di quello che tendiamo a pensare.
Un esempio: negli anni ‘70 del 1800, un Mennonita (seguace di Menno Simonsz, anabattista olandese moderato) di cui non si è tramandato il nome, si riempì le tasche di semi di grano prima di lasciare le steppe della Russia per emigrare negli USA. Questi semi diedero origine a piante così resistenti al freddo che negli USA e in Canada i raccolti invernali poterono diventare una realtà. Nel 1919, poche decadi dopo questo regalo del Vecchio Mondo, il Turkey Red (il grano derivato dall’originale grano Mennonita) costituiva il 98% del grano invernale degli USA, e certamente il suo contributo alla vita delle varie generazioni di contadini, mugnai, trasportatori, panettieri, finanzieri, capitalisti e consumatori fu più importante dei vari politici del tempo.
Ma le storie sono molte. Le spezie ed il loro mercato hanno costituito una forza di trasformazione culturale ed economica per tutto il Vecchio Mondo e per l’Asia prima, e poi per le Americhe, dai tempi dei Greci e Romani fino al 1800, contribuendo a creare canali commerciali, scoprire nuove vie di comunicazioni e nuovi continenti, colonizzare, trasformare il gusto e la vita di milioni di persone (di solito in peggio, a seguito delle politiche colonialiste).
Nel decennio tra il 1880 ed il 1890 si ha l’esplosione del mercato derivato dallo sfruttamento delle risorse vegetali: lo sviluppo del mercato delle banane, dell’olio di palma africana, della gomma, della noce di cola, del cioccolato, del chinino, dell’ananas, ecc.
La banana del Sud-Est asiatico ha così profondamente modificato le repubbliche centroamericane che esse dipendono ora completamente da questo mercato (oltre a dare il nome allo stereotipo del paese corrotto). L’ananas del Sud America ha in pochi decenni trasformato le Hawaii da un sito puramente turistico in una enorme impresa agro economica. L’albero della gomma dell’Amazzonia in meno di un secolo ha trasformato le economie e gli stili di vita del mondo occidentale. L’olio di palma africano ha trasformato i paesaggi del sud est asiatico in maniera più profonda e radicale della seconda guerra mondiale.
L’impatto del chinino di Java su tropici è stato differente ma non meno profondo: ha salvato la vita di migliaia di persone.
Il commercio a senso unico delle piante dai paesi più poveri del mondo a quelli più industrializzati ha contribuito alla nascita delle Ur-multinazionali: Dole, Goodyear, Michelen, United Fruit, Colgate Palmolive, Proctor and Gamble, Cadbury e molte altre.
Poi, nel XX secolo, ci si è dimenticati delle piante. L’entrata nell’era della modernità e della plastica ha significato un abbandono sia materiale che immaginario del mondo vegetale.
Ma gli ultimi scampoli di secolo ed il nuovo vedono il ritorno, la riscoperta di queste istanze, a ribadire che questa Storia non è morta.
Gli inizi
Possiamo dire che i primi “etnobotanici” (ante litteram) sono stati in un certo senso i primi uomini, che pur partendo da alcune basi biologiche, hanno dovuto costruirsi un sapere empirico basato sull’imitazione degli animali e su esercizi di “prova ed errore”. Seguendo questo ragionamento possiamo leggere gli antichi erbari o testi sulle piante medicinali come primi esempi di letteratura etnobotanica, in quanto raccolgono testimonianze sugli utilizzi delle piante da parte delle popolazioni.
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un pò di storia 1
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Marco Valussi
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