In questi giorni, giornali, radio e televisione non parlano che del tragico fenomeno della mucca pazza. Ma qual è l'unico aspetto colto da queste fonti d'informazione? Quello economico: si calcolano, ad esempio, i danni che ne derivano agli agricoltori, ai produttori delle farine animali e a tutti coloro che lavorano nel settore; ci si preoccupa dei costi di questa malattia, e gli scienziati s'impegnano nella ricerca di una sua cura. I politici, dal canto loro, tendono a strumentalizzare il fenomeno, non contribuendo per ciò stesso a fare chiarezza.
In ogni caso, si è per lo più convinti che la causa del fenomeno sia rappresentata dalla presenza del Prione nella mucca. Non si considera affatto che il Prione in tanto può vivere nel corpo della mucca in quanto gli abbiamo inconsciamente offerto la possibilità di trovarvi un habitat a sé congeniale.
Per capire ciò che vogliamo dire occorre ricordare che, il 13 gennaio del 1923 a Dornach in Svizzera, Rudolf Steiner espose agli operai che stavano costruendo il Goetheanum, in seguito sede della Società Antroposofica, questo scenario.
"Considerate una pianta, che si trovi ancora sul prato o nella terra.
Fino a questo momento hanno operato in essa determinate energie, che hanno prodotto delle foglie verdi, delle bacche e così via. Ora immaginate che una mucca la mangi: in un animale o in un bue essa diviene carne, ciò significa che l'animale possiede in sé determinate energie, mediante le quali riesce a trasformare questo essere vegetale in carne.
Adesso cercate d'immaginare che a questo punto alla mucca venga in mente all'improvviso di dire "Per me ciò è troppo noioso, andare in giro e dover solo strappare qua e là piante. La stessa cosa può farla per me un altro animale, nel momento in cui io mangio questa bestia.
Immaginate che la mucca cominci a mangiare della carne, malgrado il fatto sia in grado di produrla da sé, avendo nel suo organismo le forze per farlo. Cosa dunque accade quando, anziché mangiare piante, essa consuma direttamente la carne? Avviene che le energie di cui dispone, capaci di produrre in essa la carne non vengono utilizzate.
Immaginate una fabbrica posta in un qualsiasi luogo, finalizzata alla creazione di un determinato prodotto, in cui però non si produce nulla, nonostante l'intera fabbrica sia in attività , pensate a quanta energia venga sprecata!
Ora però nel caso dell'energia dispersa nell'organismo animale non si tratta di un semplice dispendio di forze. La mucca possiede in sé questa energia ed essa ora produce qualcosa di diverso dal trasformare sostanze vegetali in animali: essa provoca nell'animale l'accumularsi di sostanze di scarto di ogni tipo; anziché venir prodotta della carne si vengono a creare delle sostanze nocive.
Se la mucca all'improvviso divenisse carnivora, accumulerebbe in sé ogni possibile sostanza dannosa, ossia acido urico e sali di acidi urici.
Tali sali hanno anche le loro abitudini particolari, in special modo hanno un debole per il sistema nervoso e per il cervello. Se la mucca si cibasse direttamente della carne si avrebbe come conseguenza l'accumularsi di enormi quantità di sali urici nel suo organismo; questi si dirigerebbero verso il cervello e la mucca impazzirebbe.
Se avessimo l'opportunità di fare l'esperimento di dare da mangiare dei piccioni ad una mandria di mucche, avremmo come risultato un branco di mucche impazzite. Malgrado i piccioni siano degli animali molto miti, le mucche diventerebbero pazze."
(Rudolf Steiner: Alimentazione e Coscienza, Dornach, 13 gennaio 1923, pagg 99 -100)
Sarebbe il caso di chiedersi: come è riuscito Rudolf Steiner, più di settant'anni fa, a formulare una previsione del genere? E che cosa hanno detto allora gli scienziati? E che cosa hanno detto quelli che hanno deciso, in seguito, di utilizzare le farine animali?
I chimici coinvolti in questa decisione si sono esclusivamente preoccupati di aumentare la cosiddetta produttività e di risparmiare sui costi.
Ma, non essendo stati sufficientemente scientifici, non sono stati nemmeno previdenti.
La scienza è scienza soltanto se è al servizio dell'uomo, altrimenti diventa "malascienza".
Nel corso di uno dei tanti dibattiti sull'argomento, uno degli ospiti ha asserito che l'agricoltura biologica o biodinamica non potrà mai sfamare otto miliardi di persone.
E' vero che siamo ben otto miliardi, ma se andiamo avanti di questo passo corriamo il rischio non di aumentare la produzione di carne, ma di diminuire il numero dei suoi consumatori.
Nonostante questo, 1.500 scienziati sono scesi in piazza a protestare contro la sospensione dei fondi per il "proseguimento degli esperimenti scientifici per gli OGM" (gli Organismi Geneticamente Modificati), sostenendo che soltanto così si potranno avere piante più forti e resistenti e coltivazioni assai più redditizie che potranno sfamare le popolazioni del terzo mondo.
Se non cambierà questo modo di pensare, c'è tuttavia da temere che, fra non molto tempo, potremmo venirci a trovare di fronte all'equivalente vegetale del fenomeno della "mucca pazza".
Si pensava ingenuamente di risparmiare e ci si trova ora invece alle prese con un autentico disastro economico.
Rendiamoci dunque conto che il problema è in primo luogo un problema di livello di coscienza e che tutti, in tal senso, siamo responsabili di quanto succede.
ciao talamasca