* La cosa più stupefacente al mondo, di Luciano Guarneri

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goccia
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* La cosa più stupefacente al mondo, di Luciano Guarneri

Messaggio da goccia » ven mag 27, 2005 7:29 pm

Io vorrei regalare alla biblioteca viaggiante questo libro, comperato ieri.
E' la mia 2° copia, ne tengo una per me.

Dalla prefazione di Tiziano Terzani:

"Ed ora, tu lettore, hai in mano questo libro. Credimi non é un caso; se non altro é una fortuna, é certo un altro esempio di quegli infiniti fili con cui il tessitore dell'universo ci tiene legati.
Se il libro non fa esattamente per te in questo momento, regalalo ad un amico: te ne sarà grato. Regalalo a chi, colpito da una malattia, ha bisogno di avere una bussola per orientarsi nel labirinto della medicina quella classica e quella meno. Regalalo ad un giovane medico perché impari presto a non vedere nel paziente che ha dinnanzi a sé solo un corpo e a sviluppare quella qualità umana che riempie ogni pagina di Guarneri: la compassione."

Niente, mai, succede per caso nelle nostre vite ...
ciao,

goccia
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Messaggio da goccia » mer giu 29, 2005 3:09 pm

Ho finito di leggerlo ieri.
Si legge velocemente ed é un'esperienza diretta di guarigione da una malattia grave.
Mi piacerebbe tanto che Marco Valussi lo prendesse in prestito dalla biblioteca viaggiante ...

goccia
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Messaggio da goccia » mar lug 05, 2005 8:26 am

Il libro parte oggi per andare a trovare Marco Valussi, che ha accettato di leggerlo.
:-)

Marcello

Messaggio da Marcello » mar lug 05, 2005 12:53 pm

Ormai non suggeriamo solo i libri, ma anche quelli che secondo noi potrebbero esserne i lettori!

Bella 'sta cosa, d'ora in poi ad ogni titolo indichiamo chi vorremmo fosse il destinatario, naturalmente prendendolo anche fuori da questo piccolissimo giro nostro del forum sulla scrittura. Ok?

:-)

M.

Marco Valussi
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Messaggio da Marco Valussi » mer lug 20, 2005 11:43 am

Mission accomplished!
Grazie goccia, L'ho letto in un giorno, con grande gusto. E' veramente un libro che i medici dovrebbero leggere, per poter finalmente avere il punto di vista dell'altro che incontrano ogni giorno ma che così raramente ascoltano. Dico finalmente perchè sono convinto che spesso i medici non ascoltino non perchè manchino della volontà di ascoltare, non perchè sempre freddi calcolatori e arrivisti (anzi) ma perchè l'orizzonte culturale nel quale sono immersi, e che deriva da un processo formartivo che sempre di più premia e spinge tecniche che allontanano il "discorso" del pziente per soffermarsi solo sull'illusione tecnica delle analisi (un errore epistemologico gravissimo, credere che la moltiplicazione dei dati avvicini in maniera proporzionale alla "scoperta della verità", alla diagnosi, quando si rifugge dall'ascoltare il resoconto dell'unico testimone attendibile del proprio dolore, il paziente).
Mi è piaciuto perchè non offre nulla se non la storia ed il percorso di una persona; si può anche essere in disaccordo con ciò che la persona dice o fa, ma questo è secondario. Ho trovato delle affinità anche con l'approccio di Terzani di "Un indovino mi disse" quando pur con scetticismo e ragion pensante si immerge nel mondo degli indovini.
Una nota, non al testo o ai contenuti, ma solo a dei nomi; mi dispiace vedere citato in maniera positiva l'autore di Quantum Healing (Deepak Chopra), che considero un arrivista che ha sfruttato senza misericordia l'Ayurveda, trasformandolo in una caricatura americanizzata buona per fare soldi (è miliardario) e scrivendo testi di una banalità sconcertante. Ma questa è un'altra storia...
Ora il libro è lòibero di nuovoi..
Ciao
Marco

goccia
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Messaggio da goccia » gio lug 21, 2005 8:14 am

grazie a te ...
:-)

goccia
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Messaggio da goccia » sab ago 20, 2005 7:18 pm

E adesso mi piacerebbe proporlo ad enne3!
Anzi ... gli mando subito un messaggetto.
(vediamo se gli va di leggerlo al ritorno dalle vacanze)

:-)

enne3
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Messaggio da enne3 » lun ago 22, 2005 6:45 pm

Lo leggerò più che volentieri, mando subito il mio indirizzo. Però non credo che riuscirò a leggerlo prima delle ferie, parto giovedi e fino al 10 sarò praticamente in mezzo ad un bosco, "dove finisce la strada", senza numero civico, l' incubo di ogni postino. :-)

goccia
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Messaggio da goccia » lun ago 22, 2005 9:44 pm

Grazie per aver accettato l'invito!

Quindi un relax totale ... dove'é questo bel posto?

enne3
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Messaggio da enne3 » mar ago 23, 2005 10:19 am

Tra Bologna e Pistoia, a Castelluccio di Porretta. Mille metri, tanti alberi, scoiattoli, cinghiali e caprioli che vengono ad ararmi il prato tutte le notti. Quest' anno vorrei portare i bimbi a fare la traversata dall' Abetone a casa mia, via Cimone e Corno alle Scale, tempo permettendo.

Marcello

Messaggio da Marcello » mar ago 23, 2005 10:27 am

Magnifico il Corno alle Scale. Sei in un posto stupendo.

M.

goccia
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Messaggio da goccia » lun ott 03, 2005 3:05 pm

Hei enne3, come va la lettura?

enne3
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Messaggio da enne3 » mer ott 19, 2005 7:55 pm

Finito il libro, finalmente. Del resto, una volta iniziato, scorre via veloce.

Ahime, sono una voce fuori dal coro, non mi è piaciuto.

Non perchè sono del mestiere, ma ci ho visto troppa supponenza da ambo le parti: dal medico che vuole curare a tutti i costi, e stravolge il senso della realtà (certo non mente deliberatamente, ma in quel momento avere ragione diventa più importante di curare: molto umano, ma anche molto pericoloso, oltre che stupido), al malato che reputa chi lo cura un cretino (ma allora perchè ci và?), o che si lamenta perchè il cattedratico candidato alla provincia gli dà scarsi consigli (e non si accorge che alla fine la specialista americana approccia allo stesso modo) e pretende una parcella elevata (ma diventare primario di ematologia a Bologna vuol dire farne parecchia di gavetta, e al momento del conto, se si vuole il nome, si paga pure quella).

In sostanza, nulla di nuovo, è un libro che può far riflettere, ma che non deve trarre in inganno o, peggio, illudere. Una mia amica, dopo cinque anni di terapia per un linfoma, fu dichiarata guarita: morì l' anno dopo.

Però auguro a Guarneri miglior fortuna. :-)

goccia
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Messaggio da goccia » mer ott 19, 2005 10:57 pm

Ok, siamo un po' critici allora ...
Diciamo innanzitutto che per fortuna Guarneri sta bene al momento.
Tisana si o tisana no, sta bene.

Poi se proprio devo esprimermi sull'una e l'altra categoria pensandole di parte entrambe, diciamo che parteggio senza dubbio per il malato che, stravolto dall'idea di dover fare i conti con una morte che si avvicina, e non avendo nulla da perdere, va da chiunque a sentire un parere.
L'unica ragione possibile mi sembra essere questa.
Anche Terzani, di cui ho visto l'ultima intervista recentemente, andò da chiunque prima di decidere di non voler ascoltare più nessuno, tanto, aveva capito che non c'era più nulla da fare e poi che non gli interessava nemmeno più vivere in questa dimensione.

Diversa invece mi pare la storia del medico.

Sai, é sul giuramento che viene fatto che mi viene da pensare.
Lo rileggo sempre quando mi capita: tutti ce l'hanno incorniciato in belle cornici appese in bella vista nei loro studi.
E poi se ne dimenticano puntualmente: come se fosse scontato.

Ma a prescindere da questo, avendo di fronte un uomo che sta per morire, questo fatto non dovrebbe fare la differenza?
A livello di orgoglio, dico ...

enne3
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Messaggio da enne3 » ven ott 21, 2005 2:18 pm

Dai, il giuramento di Ippocrate non si fa più da un bel pezzo, e non solo per la 194...

Personalmente, la mia visione "romantica" della medicina, quella con cui mi ero iscritto all' università, non ha resistito un mese alla trincea del reparto.

Quando morì uno dei primi pazienti che seguii, ci stetti malissimo, mi ci volle una settimana per realizzare che aveva 90 anni e un ictus, e che la morte, tutto sommato, non era giunta a sproposito.

Peggio ancora quando morì una paziente per altrui stupidità, quando io e un' altra interna avevamo capito che quell' approccio non era quello giusto, semplicemente non facemmo in tempo a orientarci in modo diverso. Allora fu veramente crisi, ti chiedi perchè succede così, perchè le macchine perfette dei libri di patologia, a volte, si inceppano.

Non ti dico quando capitò, e capita a tutti i medici, prima poi, che morì un paziente perchè il mio comportamento poteva essere diverso (o, almeno, io ritenevo, col senno di poi, che avrei potuto agire diversamente): come ovvio, sono stato molto vicino a cambiare mestiere.

Poi, passa il momento critico, e razionalizzi (brutta parola, ma è quella): capisci che in un caso è stato meglio così; nell' altro non ci potevi fare nulla, e prendi la carta stampata per quello che è. L' ultimo è il più difficile, ad esempio puoi sperare che nessuno se ne accorga e proseguire come hai sempre fatto, oppure analizzare il tutto, e cercare di capire se potevi fare altro, e la volta successiva usare l' esperienza che hai maturato, anche grazie a quello. Se hai seguito la prima via, magari potrai essere un ottimo tecnico; se avrai seguito la seconda, a mio parere migliorerai come persona, ma comunque dovrai toglierti la colpa, magari facendo un bilancio tra il giusto e lo sbagliato. In ogni caso, è una grande lezione di umiltà, che a volte fa solo bene.

Vedi, gocciolina, anch' io sto con il paziente, mica sono un' assicurazione, e credo che i medici la pensino più o meno tutti allo stesso modo, ovviamente alcuni lo faranno per arrivare al 27, altri perchè credono in quello che fanno. Ma l' atteggiamento distaccato di solito è paura: di sbagliare (ancora!), di restare coinvolto con la storia di una persona (e di dover poi piangere quando questa se ne andrà), di dover riconoscere i propri limiti, e via dicendo.

La stupidità è un' altra storia, ma, per quella, non ci sono giustificazioni. Ad esempio, è stupido sentire 10 medici diversi, perchè avrai molto probabilmente altrettanti pareri (pareri a volte stupidi, perchè, specie se paghi, ogni volta dovrai avere qualcosa di più di quello che hai gia avuto, per quanto sia poco, e, se per un mal dischiena il danno sarà limitato, in altri campi di rischi se ne corrono); altrettanto stupido è sentire un altro se una cura non riesce (così quello dovrà ripartire da zero), sembra banale, ma come ho detto prima, impariamo principalmente dai nostri fallimenti, e se non rivediamo un paziente cui avevamo dato una cura, saremo convinti di averci azzeccato). Ma tant' è, siamo tutti uomini, medici e pazienti: quando si dimenticca questo, allora iniziano i problemi.

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