Non sono molto d'accordo con te:biopietro ha scritto:Chiare, fresche et dolci acque ove le belle membra pose colei che sola a me par donna recitava nel 14°secolo il buon Petrarca !
Ma possiamo ancora parlare ai nostri giorni di chiare fresche e dolci acque ? Cosa scende dai nostri rubinetti di città ?
Nella maggior parte dei casi sono acqua trattate, clorurate , dure ricche in calcare ( leggi carbonato di calcio ) che certo alla nostra pelle bene non fanno.
Per cui, dal mio punto di vista ,piuttosto che usare acqua fresca direi almeno di utilizzare acqua di bottiglia oligominerale o meglio ancora acqua distillate di fiori . Sempre meglio che sentirsi addosso l’odore di insalata dell’aceto . Se vogliamo proprio utilizzare come tonico, dopo la pulizia del viso, acqua fresca di rubinetto l’uso dell’aceto risulta quasi indispensabile non tanto per l’azione astringente ( attenzione poi anche alla quantità di aceto che si vuole aggiungere perché si rischia l’irritazione su certe pelli) quanto quella riportare in soluzione i sali calcio dell’acqua dura che altrimenti tenderebbero a depositarsi sulla nostra pelle!!
Saluti
[...] I dati riportati sono tratti dal libro di Giuseppe Altamore, Qualcuno vuol darcela a bere, Fratelli Frilli editori, 2003.
“Il mercato dell’acqua in bottiglia non solo distrae l’opinione pubblica dal nucleo del problema che risulta essere invece quello della salvaguardia di un bene che deve rimanere pubblico (gli acquiferi naturali, laghi, fiumi, falde), ma mina alla radice le logiche della sostenibilità ambientale dal momento che enormi quantità di CO2 vengono prodotte a causa del trasporto su gomma delle centinaia di milioni di litri d’acqua, da un capo all’altro del Paese. Un altro aspetto assolutamente deleterio per il discorso energetico è rappresentato dall’impressionante numero di bottiglie di plastica che vengono continuamente prodotte e riciclate ad un ritmo vertiginoso, tanto vertiginoso che le imprese di smaltimento stentano a seguirne il passo, ed è così che, ogni tanto, assolutamente per caso, e in maniera evidentemente fortuita, i depositi di plastica vanno stranamente a fuoco.
Per queste ragioni, l’acqua minerale è stata inclusa tra gli otto mali che affliggono l’acqua in Italia nel controforum organizzato a Firenze negli stessi giorni del Terzo forum mondiale dell’acqua che si è tenuto a Kyoto nel marzo 2003.
L’acqua in bottiglia non è più pura di quella di rubinetto. Anzi, l’acqua minerale potrebbe essere contaminata e pericolosa per la salute. Anzitutto l'acqua minerale non è considerata dal legislatore un'acqua potabile, ma come un'acqua terapeutica in ragione di certe caratteristiche fisico-chimiche che ne suggeriscono un uso per fini specifici. Per queste ragioni è consentito alle acque minerali di contenere sostanze come l'arsenico, il sodio, il cadmio in quantità superiori a quelle consentite per l'acqua potabile. Mentre non è permesso all'acqua potabile di avere più di 10µg/l (microgrammi per litro) di arsenico, è frequente che la maggior parte delle acque minerali siano contenute 40/50µg/l di arsenico senza l'obbligo di dichiararlo sulle etichette. Lo stesso vale per altre sostanze. Una clamorosa omissione che può essere pericolosa per la salute di chi beve acqua minerale per anni senza controllo medico [...]
[...] L’acqua in bottiglia è un business ai danni dello Stato. L’acqua minerale è molto più cara dell’acqua di rubinetto: dalle 300 alle 600 e persino 1000 volte più cara.
Inoltre, la bottiglia in plastica fa risparmiare le imprese ma grava sulle casse pubbliche. Il costo di una bottiglia in PET è di circa un cent contro i 25 cent per una bottiglia in vetro. I costi dello smaltimento ricadono invece sulle regioni che spendono di più di quanto incassino dai canoni delle concessioni di sfruttamento delle fonti. Profitto per le imprese, indebitamento per lo stato. Il rogo dei depositi (accidentale, ovviamente) è uno dei tanti modi per tagliare i costi di smaltimento.
Non appare sorprendente l’impegno delle multinazionali sul fronte delle acqua minerali: il consumo insensato di acque minerali in Italia è sostenuto da imponenti e costose campagne pubblicitarie.
Inoltre l’acqua di rubinetto molte volte è già arrivata sugli scaffali dei supermercati, mascherata con il nome di “acqua purificata”, che non è altro che acqua d’acquedotto sottoposta ad alcune operazioni di demineralizzazione e di declorizzazione. E in questa confusione sbucano anche imprese che con l’acqua non hanno mai avuto alcun rapporto. E’ chiaro che tutti vogliono entrare nel grande affare delle acque minerali, perché i profitti in gioco sono enormi.”
so ke mi sono dilungata un pochino ma è un argomento ke mi interessa un bel po'... ciao :-))
Jasmine