- dopo le analisi: CHE FARE? -
a cura di Paolo De Gregorio – 18 giugno 2007
Le analisi della situazione politica, economica, ambientale, etica, della ingerenza religiosa ci vogliono e non mi pare che si sia ancora arrivati ad un comune “sentire” del popolo antagonista all’attuale modello di sviluppo del liberismo e del consumismo.
Comunque i miei critici (benvenuti) mi chiedono di fare proposte.
L’unico terreno che oggi esiste è quello della lotta di massa su temi specifici,concreti, senza ideologie, senza mettere in mezzo forze politiche presenti in Parlamento di cui conosciamo ambiguità e doppiezza.
La straordinaria manifestazione di Roma di sabato per il “gay Pride”, che si è trasformata in una dura richiesta dei diritti civili per le coppie di fatto, ha dato l’ultimatum a Prodi e ai partitini della sinistra: se non legiferate nel senso della nostra richiesta, il voto non lo avrete più. Questo è il solo modo corretto di far politica: partire dai propri bisogni, basare tutto sulla auto-organizzazione e partecipazione di massa, farsi sentire in modo tenace fino alla conquista degli obiettivi.
Potenziare la partecipazione dei cittadini in appoggio alla lotta contro tutte le basi militari straniere e, in particolare,contro il raddoppio di quella di Vicenza, affiancarsi a chi giustamente lotta contro l’alta velocità in un paese che lascia i pendolari nei carri bestiame, ricordarsi della vittoria ottenuta dalla mobilitazione dei cittadini della Basilicata (Scanzano) contro la costruzione di un deposito di scorie nucleari e radioattive. Sono questi gli spazi e i metodi giusti per far emergere una nuova classe dirigente capace di sostituire una politica asfittica, moribonda, corrotta, spartitoria, affaristica, con privilegi di casta.
E, soprattutto, non fidarsi dell’appello di ieri del Presidente della Camera Bertinotti che invita la sinistra da Mussi al PDCI a fare subito una sinistra alternativa, perché essa è solo la somma di vecchio personale politico professionista, diviso da antagonismi ideologici e anche personali, che non ha la cultura della emergenza ambientale e della urgenza di portare l’economia in un terreno sostenibile per l’ecosistema, che parla di pace e invece ha votato il rifinanziamento alla guerra all’Afghanistan, senza ottenere nulla in cambio (ammesso che sia giusto negoziare sulla guerra).
Bisognerà anche inventarsi qualcosa che fermi completamente l’immigrazione nel nostro paese, senza porsi problemi ideologici, se questo è razzismo oppure una tratta di schiavi per il lavoro nero e per i profitti dei padroni.
Io sono certo che una decrescita oltre che produttiva, anche demografica è necessaria per avere un equilibrio con l’Ambiente Italia, e se una decrescita consapevole e mirata è frustrata dal flusso degli immigrati, qualche misura drastica andrà trovata per non creare una situazione di squilibrio e di contrapposizione.
Nemici irriducibili? Preti e capitalisti.
Citiamo per sostenerci con un po’ di ottimismo il grande scienziato Umberto Veronesi fautore della eliminazione di tutti gli eserciti per investire i soldi in salute e cultura:
LE IDEE SONO COME I SEMI PORTATI DAL VENTO. PRIMA O POI I SEMI SI POSANO E DANNO FRUTTO.
Paolo De Gregorio
dopo le analisi:CHE FARE?
- Gianluca Ricciato
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Veronesi & co.
...peccato che i semi di Veronesi saranno Ogm...
un po' di rassegna stampa per chi non avesse ancora capito da che parte sta Veronesi, e magari dà anche il 5 per mille alla sua Fondazione
Gianluca
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Veronesi, vate incontrastato della scienza medica italiana, ha parlato ieri a Napoli in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Scienze e Tecnologie agrarie dall'Ateneo Federico II.
Il suo intervento, che ha toccato svariati temi, merita, per diversi motivi, una citazione ed un commento.
Un lungo passaggio dell'intervento e' stato dedicato all'ingegneria genetica. "Oggi sappiamo che gli ogm miglioreranno l'umanita'", ha dichiarato Veronesi.
"Se tutti abbiamo la stessa conformazione perche' non usare questa conformazione per trasferire un gene da un organismo a un altro?".
Veronesi ha ammesso che la gente comune possa avere dubbi in proposito, ma ha spiegato: "Questo crea delle perplessita' perche' possiamo interferire direttamente sulla natura. Possiamo creare specie nuove addirittura. Se togliessimo da un embrione umano il gene P66, in una operazione che richiede pochissimo tempo, potremmo creare un bambino che vivra' 120 anni, e cosi' suo figlio. Si tratta di una nuova linea umana".
In sostanza, anche secondo quanto dichiarato da Veronesi, i limiti della scienza devono essere imposti dalla ragione, non dalla paura.
Cosa c'è di ragionevole nel pensare che l'uomo possa, di punto in bianco, avere bisogno di cetrioli quadrati, o di campare 120 anni? E' cosa c'è di retrogrado nel continuare a voler mangiare pomodori d'estate ed a voler vivere una vita dignitosa fino a che la mia attuale costituzione fisica, ovviamente aiutata dal progresso della medicina (vediamo però quanto messo esso stesso in discussione in termini di principio in questo periodo....), me lo permetta?
Non voglio essere frainteso: non è mia intenzione portare agli accessi questa considerazione. Sò benissimo che incorrerei in critiche, anche accettabili. Ma c'è qualcosa...nel discorso di Veronesi che, sinceramente, non mi convince proprio....
Nello specifico, ciò che non comprendo, è il principio secondo cui i limiti della scienza devono essere imposti dalla ragione: quanto questa impostazione nasconde l'idea in base alla quale la scienza non debba...quasi non "possa" avere limiti? E si può porre, razionalmente parlando, una ragione che non sia informata da nessun elemento di tipo "etico", razionale o relazionale che sia?
A volte mi pongo questo dubbio: oggi sembra che il "principio ideologico" più in voga sia quello che chiede alla scienza di non avere principi. Ma cosa c'è di più "dogmatico" di un così fatto principio, che proprio nell'anti-dogmatiscmo affonda le sue radici?
http://passineldeserto.blogosfere.it/20 ... anita.html
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Greenpeace risponde a Veronesi sugli Ogm:
http://www.promiseland.it/view.php?id=1261
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CAPANNA A VERONESI: PERCHÈ NON RISPONDE A GREENPLANET?
20 settembre 2005
"Alla Prima conferenza mondiale sul futuro della scienza organizzata dal professore assente la società che alla ricerca pone domande cruciali"
Mario Capanna, presidente del Consiglio dei diritti genetici scrive a Umberto Veronesi:
Caro prof. Veronesi,
in relazione alla Prima Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza, da Lei organizzata a Venezia nei giorni 21-23 settembre, emerge vistosamente l’assenza di quella Società – la maggioranza dei soggetti sociali consapevoli che alla Ricerca pongono domande cruciali – con cui la Scienza dovrebbe dialogare.
L’incontro di Venezia, ristretto fra specialisti, è il solito confronto nella consueta turris eburnea, tra le prime cause che hanno allontanato la Scienza dalla Società.
Si tratta dell’ennesima Conferenza sul solipsismo scientifico.
Noi prendiamo per buono il Suo desiderio di dialogo.
Ma dobbiamo chiederci: come mai, in otto mesi, non ha trovato il modo di rispondere, non foss’altro per cortesia, a questa nostra lettera? [ndr: vedi la lettera del 19 gennaio 2005]
E inoltre: non Le parrebbe utile dire una parola chiarificatrice sui rilievi, pubblicamente sollevati (cfr. Greenplanet.net del 4 settembre), che investono la Sua indipendenza scientifica?
Noi, che al dialogo crediamo davvero, La invitiamo fin d’ora al II Congresso Internazionale sulle biotecnologie che si svolgerà il 10-11-12 novembre prossimo.
In fin dei conti c’è sempre qualcosa da imparare, non crede?.
Molto cordialmente,
Consiglio dei diritti genetici
Roma, 20 settembre 2005
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GLI INTERESSI DI VERONESI
Chiude oggi con la proposta di una Authority mondiale per la scienza la tre giorni di Venezia organizzata da Umberto Veronesi.
Presentata come «un grande sforzo per riallacciare il dialogo tra Scienza e Società», sembra invece solo l'ultimo esempio di esclusione di quei soggetti a cui avrebbe dovuto dar voce.
Senza risposta è rimasta anche la domanda rivolta all'ex ministro da Greenplanet.net circa il suo coinvolgimento in Genextra, holding che investe in start up in ambito farmacogenomico e biotecnologico,
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Si apre il convegno veneziano dell'ex ministro, fra le polemiche. Mario Capanna: esclusa dai lavori l'associazione per i diritti genetici Cdg, che avrebbe portato un punto di vista indipendente
VERONESI È A FAVORE DEGLI OGM. INTERESSE PERSONALE?
di Sabina Morandi
Finalmente il mondo scientifico esce dalla torre d'avorio e accetta di confrontarsi con la società in un dibattito aperto e democratico.
L'occasione è il megaconvegno presieduto da Umberto Veronesi che si sta tenendo in questi giorni a Venezia sotto l'ambizioso titolo "Conferenza mondiale sul futuro della scienza", presentato come «un grande sforzo per riallacciare il dialogo tra Scienza e Società, rappresentata quest'ultima da filosofi, teologi, economisti, uomini politici».
Chi volesse dare un'occhiata al ricco programma può richiamare su internet ben due indirizzi - http://www.veniceconference2005.org, per gli amici della società civile, e http://www.veniceconference2005.com per gli amici del business - che recano tutte le informazioni sulle tre sessioni dedicate ai temi più caldi del momento: scienza e valori, l'impatto della scienza sulla vita umana e scienza e potere.
L'occasione, come scrive Edoardo Boncinelli in un lirico articolo dedicato alla scienza in generale - e alla Conferenza di Venezia in particolare - e pubblicato sul Corriere della sera del 20 settembre, può servire a ricomporre la frattura fra ricerca e comuni mortali attraverso «un patto fra scienziati e cittadini» per «migliorare l'immagine sociale della scienza», sempre che si sia disposti a superare sia le superstiziose paure suscitate dalle innovazioni che la diffidenza verso una scienza apparentemente più interessata alle impennate di Wall Street che ai bisogni della gente comune.
Ricomporre la frattura fra scienza e società insomma, aprendo al confronto con tutti i soggetti sociali coinvolti, indipendentemente dalla specializzazione e senza pregiudizi. Cioè, non proprio a tutti.
Nessun invito è stato ad esempio spedito al Consiglio dei diritti genetici (Cdg), onlus nata con il preciso compito di costruire canali di comunicazione fra scienza e società e di fornire informazioni indipendenti attraverso le quali i cittadini possano imparare a distinguere fra le comunicazioni scientifiche serie e i "consigli per gli acquisti" sponsorizzati dal mondo farmaceutico.
Naturalmente, anche se condividono lo stesso campo d'interessi - biotecnologie, genetica, coltivazioni transgeniche e via dicendo - non era affatto detto che il professor Veronesi conoscesse questa giovane associazione, motivo per cui il presidente del Cdg, Mario Capanna, ha pensato bene di sollecitare un invito con un discreto preavviso.
Il 19 gennaio scorso Capanna ha infatti inviato una lettera direttamente a Veronesi, congratulandosi con l'iniziativa che sembra esprimere una vera condivisione d'intenti con il Cdg, «organismo indipendente composto da scienziati, ricercatori, umanisti - laici e cattolici» che opera proprio per «rendere fecondo il dialogo fra scienza e società».
Passano i mesi e la cassetta delle lettere - sia elettronica che materiale - resta vuota.
Non solo non arriva un invito ma nemmeno uno straccio di risposta.
Neanche un'e-mail per spiegare per quale motivo un gruppo che si occupa specificamente di biotecnologie, con forti legami sia nel mondo della ricerca che fuori - dai sindacati agricoli alla distribuzione alimentare, passando per i coltivatori biologici, gli ambientalisti e le associazioni dei consumatori - non possa contribuire a «riallacciare il dialogo fra scienza e società», come recita il depliant della Conferenza.
Mentre Capanna aspetta fiducioso che arrivi una risposta sopraggiunge l'autunno, e intorno all'ex-ministro scoppia un piccolo caso.
Il 4 settembre Greenplanet.net, la rete telematica del biologico attiva dal '95, pubblica sul suo sito internet un articolo intitolato «Come mai Veronesi è pro ogm?», dal quale emergono inquietanti connessioni.
Viene fuori che la Fondazione Veronesi è direttamente coinvolta nella Genextra, una holding che investe in start up nel settore farmacogenomico e biotecnologico. C
ostituita il 19 settembe 2003, Genextra ha come oggetto sociale «l'assunzione, la cessione di partecipazioni in società e la consulenza nell'ambito delle biotecnologie per la produzione e commercializzazione di prodotti e servizi nel settore medesimo» e si occupa nello specifico delle ricerche su di una proteina, la P66, apparentemente coinvolta nel processo dell'invecchiamento dei mammiferi.
La Genextra progetta di commercializzare in breve un farmaco anti-età che, secondo i ricercatori che ci stanno lavorando, potrebbe allungare la durata della vita del 30-40 per cento, e di quotarsi in borsa già nel 2006.
Veronesi, vice-presidente del consiglio di amministrazione, alla Genextra è in buona compagnia.
Della cordata fanno parte la famiglia Micheli (Francesco Micheli, detto "Franz la volpe" si è fatto un nome dando vita a Omnitel e sostenendo Colaninno nell'assalto alla Telecom), Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo, Banca Intesa, Banca popolare di Milano, Interbanca, Marco Tronchetti Provera, Salvatore Ligresti ed Emilio Gnutti.
«Il capitale» tanto per citare testualmente l'articolo di Greenplanet «appartiene per il 4,4 per cento alla Fondazione Umberto Veronesi, per il 12.4 per cento al "team scientifico" (legato agli istituti condotti da Veronesi), per lo 0.2 per cento all'Istituto Oncologico Europeo (sempre Veronesi), per il 26.2 per cento alla famiglia Micheli, per il 56.7 per cento a investitori finanziari e per lo 0.1 per cento alla società britannica Cancer Research Technology Limited». E' per questo, chiede Greenplanet, che l'ex ministro si è sempre dimostrato un fan accanito del transgenico?
La domanda, come la lettera di Capanna, resta senza risposta. Motivo per cui il presidente del Consiglio dei diritti genetici, decide di rovinare la festa d'inaugurazione di Venezia diffondendo una lettera aperta nella quale si denuncia «l'ennesima conferenza sul solipsismo scientifico» dove emerge vistosamente «l'assenza di quella società, la maggioranza dei soggetti sociali consapevoli che alla ricerca pongono domande cruciali, con cui la scienza dovrebbe dialogare».
E, tanto per rimanere sul concreto, si suggerisce al professor Veronesi di fare al più presto chiarezza sul possibile conflitto d'interessi sollevato dalla questione Genextra.
La cosa sarebbe davvero opportuna considerando che il professore, in un articolo lanciato in prima pagina su Repubblica di ieri, praticamente si candida a guidare una nuova "Authority for science" ovvero «un gruppo di "saggi" di diverse discipline che la società identifica come superpartes e che si impegnino a stabilire gli obiettivi e i limiti del progresso scientifico e ad esprimersi in modo imparziale sulle questioni etiche che esso insistentemente pone».
Come "la società" abbia identificato i suddetti saggi e chi si assuma l'onore di garantirne "l'imparzialità", non è dato sapere.
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VERONESI: «LE PRIORITÀ SONO L'UOMO E LA NATURA»
A chi e a che cosa serve oggi la scienza?
«Il suo scopo è osservare, comprendere, interpretare il mondo circostante, l'uomo e la natura», risponde Umberto Veronesi, promotore dell'iniziativa veneziana.
«Certo deve darsi una serie di priorità, che saranno quelle indicate dalla Carta di Venezia: il bene della civiltà, la tutela della vita umana, la salvaguardia degli equilibri del pianeta».
Più in dettaglio gli obiettivi sono la lotta alla fame nel mondo, la riduzione della mortalità infantile, la difesa dell'ecosistema e della biodiversità, l'eliminazione dell'inquinamento, un miglior utilizzo dell'energia e dell'acqua, la lotta ad Hiv, malaria e cancro
ww.greenplanet.net
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ll dibattito truccato sugli Ogm
Il professor Umberto Veronesi ha rilanciato la discussione attaccando la sinistra e gli intellettuali retrogradi che si schierano sempre su posizioni di principio. Come stanno davvero le cose?
Le riviste scientifiche sono quasi sempre messe da parte, così i ragionamenti diventano aleatori. E' il modo peggiore di affrontare la questione che si carica di luoghi comuni senza riscontro. Ecco qualche esempio
Franco Carlini
Fonte: http://www.ilamnifesto.it
8.11.04
9 novembre 2004
Con aggressività davvero inusitata per un uomo solitamente riflessivo, il professor Umberto Veronesi, fondatore della Fondazione Umberto Veronesi a se stesso dedicata, è sceso in campo a favore degli Ogm e contro il decreto del ministro Alemanno che ne vorrebbe regolare la coltivazione. L'ex ministro della sanità del centrosinistra ha sostenuto che in Italia c'è «una classe politica prigioniera di ideologie e oscurantismi», che il decreto è «antistorico e antiscientifico» e che più in generale questi sono tempi bui: «gli ostracismi alle staminali, alla fecondazione assistita e agli Ogm mi fanno paragonare questi nostri anni al Seicento, quando al genio di Newton, Cartesio e Galileo si affiancò una profonda regressione culturale. Tanto per fare un esempio furono mandate sul rogo migliaia e migliaia di donne accusate follemente di stregoneria. Oggi non bruciamo più le donne, ma in tv sono tornati gli esorcisti, la superstizione». Nientemeno. Il tutto nell'occasione di un "manifesto" firmato da diverse associazioni di ricercatori le cui tesi sono essenzialmente tre: primo, così facendo si blocca la ricerca e perciò il progresso, condannando il paese all'emarginazione. Secondo, si limita la libertà delle persone. Terzo, ci si comporta da egoisti perché si impedisce alla scienza di debellare la fame nel mondo. Purtroppo per il professore nessuna delle tre proposizioni è fondata. Infatti la ricerca sulla genetica delle piante non è affatto proibita né limitata. Il professor Francesco Sala può benissimo continuare a studiare quanto di eventualmente tossico ci sia nel basilico giovane ed è libero di inventarne uno modificato. Ma liberi noi di non gradire l'eventuale basilico Ogm nelle nostre fasce di Liguria e sulle nostre trenette al pesto. Ma allora perché si lamentano, dato che nessuno glie lo proibisce?
Verosimilmente perché per fare la loro ricerca hanno bisogno di finanziatori privati e questi non finanziano se gli Ogm non diventano un mercato di bassa. Dunque oggi alcuni bravi ricercatori, deprivati dei fondi pubblici, si fanno alfieri, per interposta ricerca, dei bisogni di mercato delle aziende. Quanto alla libertà, i liberali ce lo ricordano a ogni passo: «essa finisce dove comincia quella degli altri». In base a quel principio i ministri della sanità come Veronesi hanno correttamente vietato il fumo nei luoghi pubblici, dato che la mia libertà di fumare non deve danneggiare i polmoni del vicino. Che poi è quanto il decreto Alemanno vorrebbe ottenere, ossia che il transgenico di un campo non faccia danno al vicino coltivatore biologico. Insomma Veronesi sia coerente: o ci lascia fumare nel suo istituto, oppure la smetta di difendere la libertà di inquinare degli Ogm, anche se essa fosse puramente eventuale e bassa (ma comunque c'è, esiste, ed è stata documentata).
Infine la famosa sicurezza alimentare, ovvero la lotta alla fame del mondo, ideologico vessillo di tutte le multinazionali del settore. Se i professori dell'appello leggessero un po' di economia, scoprirebbero che la fame non è legata solo alla scarsa resa dei terreni e dei semi ma anche a un altro fenomeno, ormai ben studiato: le massicce esportazioni di alimenti dal nord del mondo verso i paesi più poveri hanno l'effetto principale di buttare fuori mercato le economie locali e si arriva al paradosso per cui il riso locale costa di più di quello in arrivo dall'occidente.
Il risultato è la distruzione di un mercato e la spinta obbligata a farsi transgenici: non per resa migliore, ma per artificiosa manipolazione del mercato indotta dall'esterno. E i transgenici alla Roundup devono essere acquistati ogni anno, mentre i semi naturali posso essere ripiantati. Se davvero la preoccupazione principale di questi ricercatori fosse la fame nel mondo essi potrebbero: (a) rifiutarsi di brevettare le loro manipolazioni, mettendole nel pubblico dominio della conoscenza, a disposizione di tutti; (b) occuparsi non solo della resistenza agli erbicidi, ma anche delle piante perenni, per esempio realizzando un mais perenne che duri per più anni, senza bisogno di dissodare e piantare ogni anno: sarebbe un colossale salto in avanti nell'efficienza agricola; (c) infine potrebbero utilmente studiare quello che la natura ha già inventato in milioni di anni e che contiene la soluzione biologica a quasi tutti i problemi, compresi quelli degli insetti nocivi e dei terreni aridi. E scoprirebbero che insieme alla natura ci sono tuttora milioni di contadini più di loro scienziati che quelle cose le conoscono benissimo e se le raccontano di padre in figlio.
A Terra Madre, incontro mondiale delle comunità del cibo se ne sono visti 5 mila.Il ragionamento dei ricercatori pro Ogm ricorre infine a due altri elementi polemici: (1) i cibi Ogm non fanno male alla salute umana, (2) e del resto tutta la natura è mutante, ibridata, manipolata, da che mondo è mondo. Tutte e due le affermazioni sono vere, ma non c'entrano niente: certamente non ci sono ricerche che segnalino danni diretti a chi mangi Ogm, e altrettanto certamente ogni pianta naturale è frutto di mutazioni sia spontanee che guidate dai selezionatori umani. Ma qui il trucco retorico consiste nel polemizzare con un bersaglio di comodo: coloro che oggi più consapevolmente si mobilitano contro gli Ogm non lo fanno in nome della salute minacciata agitando lo spauracchio del Frankenfood ; i movimenti più importanti (e più temuti dalle industrie) si mobilitano invece a favore della diversità biologica e in difesa dei popoli dal mercato unico delle sementi unificate, siano esse Ogm oppure no. Esiste comunque una sostanziosa e sostanziale differenza tra le mutazioni inventate dalla natura, che sono passate alla prova dei fatti della compatibilità ambientale, in migliaia o milioni di anni, e l'immissione improvvisa di specie mutanti in habitat senza difese. Del resto proprio l'invasione di specie estranee in territori non loro ha sempre provocato veri disastri, che oggi si cerca di curare, a danni oramai fatti. Se sfogliassero le riviste scientifiche Veronesi and Co. dovrebbero saperlo.
un po' di rassegna stampa per chi non avesse ancora capito da che parte sta Veronesi, e magari dà anche il 5 per mille alla sua Fondazione
Gianluca
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Veronesi, vate incontrastato della scienza medica italiana, ha parlato ieri a Napoli in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Scienze e Tecnologie agrarie dall'Ateneo Federico II.
Il suo intervento, che ha toccato svariati temi, merita, per diversi motivi, una citazione ed un commento.
Un lungo passaggio dell'intervento e' stato dedicato all'ingegneria genetica. "Oggi sappiamo che gli ogm miglioreranno l'umanita'", ha dichiarato Veronesi.
"Se tutti abbiamo la stessa conformazione perche' non usare questa conformazione per trasferire un gene da un organismo a un altro?".
Veronesi ha ammesso che la gente comune possa avere dubbi in proposito, ma ha spiegato: "Questo crea delle perplessita' perche' possiamo interferire direttamente sulla natura. Possiamo creare specie nuove addirittura. Se togliessimo da un embrione umano il gene P66, in una operazione che richiede pochissimo tempo, potremmo creare un bambino che vivra' 120 anni, e cosi' suo figlio. Si tratta di una nuova linea umana".
In sostanza, anche secondo quanto dichiarato da Veronesi, i limiti della scienza devono essere imposti dalla ragione, non dalla paura.
Cosa c'è di ragionevole nel pensare che l'uomo possa, di punto in bianco, avere bisogno di cetrioli quadrati, o di campare 120 anni? E' cosa c'è di retrogrado nel continuare a voler mangiare pomodori d'estate ed a voler vivere una vita dignitosa fino a che la mia attuale costituzione fisica, ovviamente aiutata dal progresso della medicina (vediamo però quanto messo esso stesso in discussione in termini di principio in questo periodo....), me lo permetta?
Non voglio essere frainteso: non è mia intenzione portare agli accessi questa considerazione. Sò benissimo che incorrerei in critiche, anche accettabili. Ma c'è qualcosa...nel discorso di Veronesi che, sinceramente, non mi convince proprio....
Nello specifico, ciò che non comprendo, è il principio secondo cui i limiti della scienza devono essere imposti dalla ragione: quanto questa impostazione nasconde l'idea in base alla quale la scienza non debba...quasi non "possa" avere limiti? E si può porre, razionalmente parlando, una ragione che non sia informata da nessun elemento di tipo "etico", razionale o relazionale che sia?
A volte mi pongo questo dubbio: oggi sembra che il "principio ideologico" più in voga sia quello che chiede alla scienza di non avere principi. Ma cosa c'è di più "dogmatico" di un così fatto principio, che proprio nell'anti-dogmatiscmo affonda le sue radici?
http://passineldeserto.blogosfere.it/20 ... anita.html
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Greenpeace risponde a Veronesi sugli Ogm:
http://www.promiseland.it/view.php?id=1261
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CAPANNA A VERONESI: PERCHÈ NON RISPONDE A GREENPLANET?
20 settembre 2005
"Alla Prima conferenza mondiale sul futuro della scienza organizzata dal professore assente la società che alla ricerca pone domande cruciali"
Mario Capanna, presidente del Consiglio dei diritti genetici scrive a Umberto Veronesi:
Caro prof. Veronesi,
in relazione alla Prima Conferenza Mondiale sul Futuro della Scienza, da Lei organizzata a Venezia nei giorni 21-23 settembre, emerge vistosamente l’assenza di quella Società – la maggioranza dei soggetti sociali consapevoli che alla Ricerca pongono domande cruciali – con cui la Scienza dovrebbe dialogare.
L’incontro di Venezia, ristretto fra specialisti, è il solito confronto nella consueta turris eburnea, tra le prime cause che hanno allontanato la Scienza dalla Società.
Si tratta dell’ennesima Conferenza sul solipsismo scientifico.
Noi prendiamo per buono il Suo desiderio di dialogo.
Ma dobbiamo chiederci: come mai, in otto mesi, non ha trovato il modo di rispondere, non foss’altro per cortesia, a questa nostra lettera? [ndr: vedi la lettera del 19 gennaio 2005]
E inoltre: non Le parrebbe utile dire una parola chiarificatrice sui rilievi, pubblicamente sollevati (cfr. Greenplanet.net del 4 settembre), che investono la Sua indipendenza scientifica?
Noi, che al dialogo crediamo davvero, La invitiamo fin d’ora al II Congresso Internazionale sulle biotecnologie che si svolgerà il 10-11-12 novembre prossimo.
In fin dei conti c’è sempre qualcosa da imparare, non crede?.
Molto cordialmente,
Consiglio dei diritti genetici
Roma, 20 settembre 2005
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GLI INTERESSI DI VERONESI
Chiude oggi con la proposta di una Authority mondiale per la scienza la tre giorni di Venezia organizzata da Umberto Veronesi.
Presentata come «un grande sforzo per riallacciare il dialogo tra Scienza e Società», sembra invece solo l'ultimo esempio di esclusione di quei soggetti a cui avrebbe dovuto dar voce.
Senza risposta è rimasta anche la domanda rivolta all'ex ministro da Greenplanet.net circa il suo coinvolgimento in Genextra, holding che investe in start up in ambito farmacogenomico e biotecnologico,
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Si apre il convegno veneziano dell'ex ministro, fra le polemiche. Mario Capanna: esclusa dai lavori l'associazione per i diritti genetici Cdg, che avrebbe portato un punto di vista indipendente
VERONESI È A FAVORE DEGLI OGM. INTERESSE PERSONALE?
di Sabina Morandi
Finalmente il mondo scientifico esce dalla torre d'avorio e accetta di confrontarsi con la società in un dibattito aperto e democratico.
L'occasione è il megaconvegno presieduto da Umberto Veronesi che si sta tenendo in questi giorni a Venezia sotto l'ambizioso titolo "Conferenza mondiale sul futuro della scienza", presentato come «un grande sforzo per riallacciare il dialogo tra Scienza e Società, rappresentata quest'ultima da filosofi, teologi, economisti, uomini politici».
Chi volesse dare un'occhiata al ricco programma può richiamare su internet ben due indirizzi - http://www.veniceconference2005.org, per gli amici della società civile, e http://www.veniceconference2005.com per gli amici del business - che recano tutte le informazioni sulle tre sessioni dedicate ai temi più caldi del momento: scienza e valori, l'impatto della scienza sulla vita umana e scienza e potere.
L'occasione, come scrive Edoardo Boncinelli in un lirico articolo dedicato alla scienza in generale - e alla Conferenza di Venezia in particolare - e pubblicato sul Corriere della sera del 20 settembre, può servire a ricomporre la frattura fra ricerca e comuni mortali attraverso «un patto fra scienziati e cittadini» per «migliorare l'immagine sociale della scienza», sempre che si sia disposti a superare sia le superstiziose paure suscitate dalle innovazioni che la diffidenza verso una scienza apparentemente più interessata alle impennate di Wall Street che ai bisogni della gente comune.
Ricomporre la frattura fra scienza e società insomma, aprendo al confronto con tutti i soggetti sociali coinvolti, indipendentemente dalla specializzazione e senza pregiudizi. Cioè, non proprio a tutti.
Nessun invito è stato ad esempio spedito al Consiglio dei diritti genetici (Cdg), onlus nata con il preciso compito di costruire canali di comunicazione fra scienza e società e di fornire informazioni indipendenti attraverso le quali i cittadini possano imparare a distinguere fra le comunicazioni scientifiche serie e i "consigli per gli acquisti" sponsorizzati dal mondo farmaceutico.
Naturalmente, anche se condividono lo stesso campo d'interessi - biotecnologie, genetica, coltivazioni transgeniche e via dicendo - non era affatto detto che il professor Veronesi conoscesse questa giovane associazione, motivo per cui il presidente del Cdg, Mario Capanna, ha pensato bene di sollecitare un invito con un discreto preavviso.
Il 19 gennaio scorso Capanna ha infatti inviato una lettera direttamente a Veronesi, congratulandosi con l'iniziativa che sembra esprimere una vera condivisione d'intenti con il Cdg, «organismo indipendente composto da scienziati, ricercatori, umanisti - laici e cattolici» che opera proprio per «rendere fecondo il dialogo fra scienza e società».
Passano i mesi e la cassetta delle lettere - sia elettronica che materiale - resta vuota.
Non solo non arriva un invito ma nemmeno uno straccio di risposta.
Neanche un'e-mail per spiegare per quale motivo un gruppo che si occupa specificamente di biotecnologie, con forti legami sia nel mondo della ricerca che fuori - dai sindacati agricoli alla distribuzione alimentare, passando per i coltivatori biologici, gli ambientalisti e le associazioni dei consumatori - non possa contribuire a «riallacciare il dialogo fra scienza e società», come recita il depliant della Conferenza.
Mentre Capanna aspetta fiducioso che arrivi una risposta sopraggiunge l'autunno, e intorno all'ex-ministro scoppia un piccolo caso.
Il 4 settembre Greenplanet.net, la rete telematica del biologico attiva dal '95, pubblica sul suo sito internet un articolo intitolato «Come mai Veronesi è pro ogm?», dal quale emergono inquietanti connessioni.
Viene fuori che la Fondazione Veronesi è direttamente coinvolta nella Genextra, una holding che investe in start up nel settore farmacogenomico e biotecnologico. C
ostituita il 19 settembe 2003, Genextra ha come oggetto sociale «l'assunzione, la cessione di partecipazioni in società e la consulenza nell'ambito delle biotecnologie per la produzione e commercializzazione di prodotti e servizi nel settore medesimo» e si occupa nello specifico delle ricerche su di una proteina, la P66, apparentemente coinvolta nel processo dell'invecchiamento dei mammiferi.
La Genextra progetta di commercializzare in breve un farmaco anti-età che, secondo i ricercatori che ci stanno lavorando, potrebbe allungare la durata della vita del 30-40 per cento, e di quotarsi in borsa già nel 2006.
Veronesi, vice-presidente del consiglio di amministrazione, alla Genextra è in buona compagnia.
Della cordata fanno parte la famiglia Micheli (Francesco Micheli, detto "Franz la volpe" si è fatto un nome dando vita a Omnitel e sostenendo Colaninno nell'assalto alla Telecom), Diego Della Valle, Luca Cordero di Montezemolo, Banca Intesa, Banca popolare di Milano, Interbanca, Marco Tronchetti Provera, Salvatore Ligresti ed Emilio Gnutti.
«Il capitale» tanto per citare testualmente l'articolo di Greenplanet «appartiene per il 4,4 per cento alla Fondazione Umberto Veronesi, per il 12.4 per cento al "team scientifico" (legato agli istituti condotti da Veronesi), per lo 0.2 per cento all'Istituto Oncologico Europeo (sempre Veronesi), per il 26.2 per cento alla famiglia Micheli, per il 56.7 per cento a investitori finanziari e per lo 0.1 per cento alla società britannica Cancer Research Technology Limited». E' per questo, chiede Greenplanet, che l'ex ministro si è sempre dimostrato un fan accanito del transgenico?
La domanda, come la lettera di Capanna, resta senza risposta. Motivo per cui il presidente del Consiglio dei diritti genetici, decide di rovinare la festa d'inaugurazione di Venezia diffondendo una lettera aperta nella quale si denuncia «l'ennesima conferenza sul solipsismo scientifico» dove emerge vistosamente «l'assenza di quella società, la maggioranza dei soggetti sociali consapevoli che alla ricerca pongono domande cruciali, con cui la scienza dovrebbe dialogare».
E, tanto per rimanere sul concreto, si suggerisce al professor Veronesi di fare al più presto chiarezza sul possibile conflitto d'interessi sollevato dalla questione Genextra.
La cosa sarebbe davvero opportuna considerando che il professore, in un articolo lanciato in prima pagina su Repubblica di ieri, praticamente si candida a guidare una nuova "Authority for science" ovvero «un gruppo di "saggi" di diverse discipline che la società identifica come superpartes e che si impegnino a stabilire gli obiettivi e i limiti del progresso scientifico e ad esprimersi in modo imparziale sulle questioni etiche che esso insistentemente pone».
Come "la società" abbia identificato i suddetti saggi e chi si assuma l'onore di garantirne "l'imparzialità", non è dato sapere.
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VERONESI: «LE PRIORITÀ SONO L'UOMO E LA NATURA»
A chi e a che cosa serve oggi la scienza?
«Il suo scopo è osservare, comprendere, interpretare il mondo circostante, l'uomo e la natura», risponde Umberto Veronesi, promotore dell'iniziativa veneziana.
«Certo deve darsi una serie di priorità, che saranno quelle indicate dalla Carta di Venezia: il bene della civiltà, la tutela della vita umana, la salvaguardia degli equilibri del pianeta».
Più in dettaglio gli obiettivi sono la lotta alla fame nel mondo, la riduzione della mortalità infantile, la difesa dell'ecosistema e della biodiversità, l'eliminazione dell'inquinamento, un miglior utilizzo dell'energia e dell'acqua, la lotta ad Hiv, malaria e cancro
ww.greenplanet.net
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ll dibattito truccato sugli Ogm
Il professor Umberto Veronesi ha rilanciato la discussione attaccando la sinistra e gli intellettuali retrogradi che si schierano sempre su posizioni di principio. Come stanno davvero le cose?
Le riviste scientifiche sono quasi sempre messe da parte, così i ragionamenti diventano aleatori. E' il modo peggiore di affrontare la questione che si carica di luoghi comuni senza riscontro. Ecco qualche esempio
Franco Carlini
Fonte: http://www.ilamnifesto.it
8.11.04
9 novembre 2004
Con aggressività davvero inusitata per un uomo solitamente riflessivo, il professor Umberto Veronesi, fondatore della Fondazione Umberto Veronesi a se stesso dedicata, è sceso in campo a favore degli Ogm e contro il decreto del ministro Alemanno che ne vorrebbe regolare la coltivazione. L'ex ministro della sanità del centrosinistra ha sostenuto che in Italia c'è «una classe politica prigioniera di ideologie e oscurantismi», che il decreto è «antistorico e antiscientifico» e che più in generale questi sono tempi bui: «gli ostracismi alle staminali, alla fecondazione assistita e agli Ogm mi fanno paragonare questi nostri anni al Seicento, quando al genio di Newton, Cartesio e Galileo si affiancò una profonda regressione culturale. Tanto per fare un esempio furono mandate sul rogo migliaia e migliaia di donne accusate follemente di stregoneria. Oggi non bruciamo più le donne, ma in tv sono tornati gli esorcisti, la superstizione». Nientemeno. Il tutto nell'occasione di un "manifesto" firmato da diverse associazioni di ricercatori le cui tesi sono essenzialmente tre: primo, così facendo si blocca la ricerca e perciò il progresso, condannando il paese all'emarginazione. Secondo, si limita la libertà delle persone. Terzo, ci si comporta da egoisti perché si impedisce alla scienza di debellare la fame nel mondo. Purtroppo per il professore nessuna delle tre proposizioni è fondata. Infatti la ricerca sulla genetica delle piante non è affatto proibita né limitata. Il professor Francesco Sala può benissimo continuare a studiare quanto di eventualmente tossico ci sia nel basilico giovane ed è libero di inventarne uno modificato. Ma liberi noi di non gradire l'eventuale basilico Ogm nelle nostre fasce di Liguria e sulle nostre trenette al pesto. Ma allora perché si lamentano, dato che nessuno glie lo proibisce?
Verosimilmente perché per fare la loro ricerca hanno bisogno di finanziatori privati e questi non finanziano se gli Ogm non diventano un mercato di bassa. Dunque oggi alcuni bravi ricercatori, deprivati dei fondi pubblici, si fanno alfieri, per interposta ricerca, dei bisogni di mercato delle aziende. Quanto alla libertà, i liberali ce lo ricordano a ogni passo: «essa finisce dove comincia quella degli altri». In base a quel principio i ministri della sanità come Veronesi hanno correttamente vietato il fumo nei luoghi pubblici, dato che la mia libertà di fumare non deve danneggiare i polmoni del vicino. Che poi è quanto il decreto Alemanno vorrebbe ottenere, ossia che il transgenico di un campo non faccia danno al vicino coltivatore biologico. Insomma Veronesi sia coerente: o ci lascia fumare nel suo istituto, oppure la smetta di difendere la libertà di inquinare degli Ogm, anche se essa fosse puramente eventuale e bassa (ma comunque c'è, esiste, ed è stata documentata).
Infine la famosa sicurezza alimentare, ovvero la lotta alla fame del mondo, ideologico vessillo di tutte le multinazionali del settore. Se i professori dell'appello leggessero un po' di economia, scoprirebbero che la fame non è legata solo alla scarsa resa dei terreni e dei semi ma anche a un altro fenomeno, ormai ben studiato: le massicce esportazioni di alimenti dal nord del mondo verso i paesi più poveri hanno l'effetto principale di buttare fuori mercato le economie locali e si arriva al paradosso per cui il riso locale costa di più di quello in arrivo dall'occidente.
Il risultato è la distruzione di un mercato e la spinta obbligata a farsi transgenici: non per resa migliore, ma per artificiosa manipolazione del mercato indotta dall'esterno. E i transgenici alla Roundup devono essere acquistati ogni anno, mentre i semi naturali posso essere ripiantati. Se davvero la preoccupazione principale di questi ricercatori fosse la fame nel mondo essi potrebbero: (a) rifiutarsi di brevettare le loro manipolazioni, mettendole nel pubblico dominio della conoscenza, a disposizione di tutti; (b) occuparsi non solo della resistenza agli erbicidi, ma anche delle piante perenni, per esempio realizzando un mais perenne che duri per più anni, senza bisogno di dissodare e piantare ogni anno: sarebbe un colossale salto in avanti nell'efficienza agricola; (c) infine potrebbero utilmente studiare quello che la natura ha già inventato in milioni di anni e che contiene la soluzione biologica a quasi tutti i problemi, compresi quelli degli insetti nocivi e dei terreni aridi. E scoprirebbero che insieme alla natura ci sono tuttora milioni di contadini più di loro scienziati che quelle cose le conoscono benissimo e se le raccontano di padre in figlio.
A Terra Madre, incontro mondiale delle comunità del cibo se ne sono visti 5 mila.Il ragionamento dei ricercatori pro Ogm ricorre infine a due altri elementi polemici: (1) i cibi Ogm non fanno male alla salute umana, (2) e del resto tutta la natura è mutante, ibridata, manipolata, da che mondo è mondo. Tutte e due le affermazioni sono vere, ma non c'entrano niente: certamente non ci sono ricerche che segnalino danni diretti a chi mangi Ogm, e altrettanto certamente ogni pianta naturale è frutto di mutazioni sia spontanee che guidate dai selezionatori umani. Ma qui il trucco retorico consiste nel polemizzare con un bersaglio di comodo: coloro che oggi più consapevolmente si mobilitano contro gli Ogm non lo fanno in nome della salute minacciata agitando lo spauracchio del Frankenfood ; i movimenti più importanti (e più temuti dalle industrie) si mobilitano invece a favore della diversità biologica e in difesa dei popoli dal mercato unico delle sementi unificate, siano esse Ogm oppure no. Esiste comunque una sostanziosa e sostanziale differenza tra le mutazioni inventate dalla natura, che sono passate alla prova dei fatti della compatibilità ambientale, in migliaia o milioni di anni, e l'immissione improvvisa di specie mutanti in habitat senza difese. Del resto proprio l'invasione di specie estranee in territori non loro ha sempre provocato veri disastri, che oggi si cerca di curare, a danni oramai fatti. Se sfogliassero le riviste scientifiche Veronesi and Co. dovrebbero saperlo.