robrossi ha scritto:Si esatto ! sono tuoi pregiudizi . Se ne è parlato comunque già moltissimo riportando testi scientifici e moltissimi studi a riguardo .
La lana di roccia è (e rimane) un prodotto naturale ed eco-compatibile e soprattutto incombustibile

. Come tutti i prodotti di origine naturale poi industrializzati è utile leggere le schede tecniche di prodotto e informarsi sul produttore (questo vale anche per la fibra di legno

) .
Io ho "scelto" la lana di roccia per la coibentazione interna di casa mia, mentre per il cappotto esterno ho "scelto" fibra di legno mineralizzata .
Ritengo comunque la prima "vincente" sulla seconda .
Roby
Se ne parliamo una volta in più penso che non faccia male, no? Io non sono per nulla d'accordo con le tue valutazioni, ma per non far si che la mia fosse solo una mia opinione personale casuale mi sono preso la briga di ribattere le schede di CasaClima a riguardo dei due prodotti. Eccole di seguito:
Lana di roccia
Materia prima: rocce basaltiche, resine sintetiche portate a fusione. Per i pannelli di facciata : idrofobizzazione con sostanze a base di silicone od olii minerali.
Caratteristiche di resistenza e durata: stabile dimensionalmente, duraturo, resistente agli insetti, non putrescibile, resistente alla muffa, se umido aumenta di molto la conduttività termica.
Proprietà termoigrometriche ed acustiche: proprietà termoisolanti molto buone ma bassa protezione termica estiva, ottimo isolamento acustico, non possiede capacità di regolazione dell’umidità, può essere inserito in ambiti con alte temperature.
Aspetti ecologici: giacimenti di materia prima sufficienti, la produzione ad alte temperature può portare alla formazione di polveri potenzialmente cancerogene, possibilità di recupero e rimontaggio se il materiale non è umido o imbrattato.
Impiego: utilizzabile in tutte le situazioni se protetto dall’umidità. Tetto: isolamentofra e sopra i travetti. Solaio: isolamento anticalpestio. Pareti: isolamento nei sistemi a cappotto e nelle facciate ventilate. Precauzioni di montaggio: guanti, mascherine antipolvere, occhiali protettivi.
Conduttività termica (lambda) : 0.035/0.040 W/mk
Coefficiente di resistenza alla diffusione del vapore: 1
Capacità termica massica o calore specifico: 1030 c
Fabbisogno di energia primaria non rinnovabile alla produzione MJ/kg: 23,8888
Fibra di legno
Materia prima: residui della lavorazione del legno di conifere o latifoglie, senza o con aggiunta di lattice, paraffina, bitume, cera naturale per rendere i pannelli resistenti all’umidità.
Caratteristiche di resistenza e durata: stabile dimensionalmente, sicuro contro gli insetti, si possono annidare roditori, resistente a compressione, resistente alle muffe.
Proprietà termoigrometriche ed acustiche: buone proprietà termoisolanti, ottima protezione dal calore estivo, buone capacità di regolare l’umidità, se umido perde poco le sue capacità isolanti, buon isolamento acustico anche anticalpestio.
Aspetti ecologici: risorsa sufficientemente disponibile, rigenerabile, può essere riciclato anche come combustibile o compostato se non impregnato.
Impiego: tetto: isolamento sopra e fra i travetti. Solai: pannelli appoggiati, isolamento anticalpestio. Pareti: pannelli avvitati, isolamento esterno nei sistemi a cappotto e facciata ventilata, isolamento interno.
Precauzioni di montaggio: evitare la formazione di polvere durante il taglio.
Conduttività termica (lambda) : 0.040/0.055 W/mk
Coefficiente di resistenza alla diffusione del vapore: 5
Capacità termica massica o calore specifico: 2000 c
Fabbisogno di energia primaria non rinnovabile per la produzione MJ/kg: 0,0004/0,0005
Facciamo come con le tavole della settimana enigmistica: trovate le differenze, e ce ne sono, perbacco. Se pure consideriamo che la lana di roccia costa anche la metà, provate a metterla in comparazione con la fibra di legno (e provate e verificarne la sostenibilità ambientale

.
Ma c'è anche un altra considerazione da fare. Io penso che sia opportuno invocare il "principio di precauzione", non certo una mia pensata postprandiale, ma voce facente parte del diritto comunitario. Come dice wikipedia: "una sorta di politica di condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni sulla gestione delle questioni scientificamente controverse".
Un pò come nei campus inglesi, dove le certezze sui danni da esposizione alle radiazioni elettromagnetiche ha suggerito di cominciare a togliere le reti wireless per il collegamento ad internet, per sostituirla con un bel cavo!
Che nonostante lo "sdoganamento" dello IARC del 2001 (fino ad allora le fibre minerali erano considerate cancerogene) la questione sulla nocività rimanga controversa non c'è dubbio.
Chi invece nutre il dubbio che non lo sia dovrebbe almeno dare un occhiata alla ricerca seguente:
http://www.sjweh.fi/download.php?abstra ... file_nro=1
uno dei più esaustivi studi condotti tra l'Europa e gli USA nell'arco di una trentina d'anni (i tempi di latenza dei tumori al polmone è più
o meno quello), condotta sui lavoratori che ne sono entrati in contatto.
Tengo a precisare che, mentre sull'ambiente di lavoro, grazie alla 626 talvolta, ma proprio talvolta si fanno delle rilevazioni sulle fibre aerodisperse (e respirate nell'arco delle 40 ore settimanali dal lavoratore, mentre in casa vostra ci state moooolto più a lungo), però in ambito domestico mai nessuno verrà a rilevarne la concentrazione. Perché, semplicemente non c'è una legge che indichi quali siano le soglie massime ammesse. Come dite? Come fanno le fibre a passare dalla parete nell'ambiente? Date le dimensioni, pochi micrometri (leggasi milionesimi di metro), praticamente dappertutto, a partire dalle prese elettriche alle fughe da dilatazione del legno. Ah, giusto per dire, non è un problema di quantità, al meccanismo d'azione che rende pericolose le fibre inalate basta che ci sia UNA fibra nel posto sbagliato. La stessa cosa che accade con i materiali nanotenologici, per capirci, che un importante giornale inglese ha definito "the new asbestos"!
Io mi ritengo obbligato a pormi il problema dell'ambiente in cui vivo e, soprattuto, i miei famigliari. E se l'alternativa fosse a portata di mano perché non approfittare? Per risparmiare qualche centone su un lavoro che richiede un esborso complessivo di almeno un migliaio di volte tanto?
Ovvero, nella grande dote di sintesi che hanno gli americani: "better safe than sorry".