Essalamu Elikah!
questa storia mi ha fatto arrabbiare... e quando perdo la calma mi devo sfogare...
Narmaina ha scritto:IN UNA QUALSIASI COMM SOPRATUTTO A TEMA GENITORI NON BISOGNEREBBE TRASCENDERE, SOPRATUTTO ASSURDO E IMBARAZZANTE DOVER RIPRENDERE E BANNARE DETERMINATE TERMINOLOGIE...
SUL PENSIERO DEL TUTTO OPINABILE RIGUARDANTE SE
C......E SIA UNA PAROLACCIA O MENO, E SE UTILAZZARLA O MENO NEL LINGUAGGIO COMUNE, SINCERAMENTE A MIO FIGLIO NN GLIELA FAREI PASSARE PER LINGUAGGIO SLANG...O QUANT ALTRO...
PER DI PIU' IN UNA COMUNITA' , DOVE TUTTI LEGGONO, E SI RELAZIONANO, DEVE ESISTERE UN COMUNE SENSO DI ETICA CIVICA CHE CI IMPONE QUESTA POSIZIONE
ecco il mio urlo...
ps per narmaina... taglia e incolla in un messaggio privato questo testo per la 'signora'...
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Egregia Signora,
nell'eterno avvicendarsi delle sorti umane che mi hanno vista protagonista ho maturata una sufficiente esperienza del mondo. Ho conosciuti molti punti di vista, molte opinioni: vanto, insomma, una sufficiente esperienza, che oggi mi permette di affrontare i problemi con una buona sicurezza. Certo, potrebbe benissimo capitare che un giorno un problema nuovo mi si ponga dinnanzi, e io mi troverò spaesata: ma conto che, anche in questo caso, sarò in grado di contrastare le avversità del mondo.
Uno di questi problemi sarà sicuramente la crescita di mio figlio. Mi aspetto già alcuni di questi temi: il contatto con gli altri ragazzini, i giochi e i bisticcî, le parole 'imparate' dagli altri; e più avanti nella vita, le uscite con gli altri, il pomeriggio dapprima, la sera successivamente, e i compiti da fare, e gli amori che sbocceranno uno appresso all'altro, e le delusioni. Tante mamme, prima di me, sono passate attraverso questi piccoli drammi, e ne sono uscite fuori con testa alta.
Poiché mi aspetto d'incontrare tutto questo, e altro ancora, già da adesso ho gettate alcune basi - diciamo così - ideologiche, ho stabilito un abbozzo di protocollo di educazione per mio figlio. Comprendo che si tratti di speculazioni del tutto aleatorie, che per forza di cose col tempo dovranno essere adattate agli eventi: in ogni caso, mi sono messa a lavorare per tempo, convinta che "prevenire è meglio che curare".
Tra le tante idee base che ho stabilite, gran parte di queste riguardano i rapporti interpersonali. Come ho scritto, il mio topo vivrà per gran parte la sua giovinezza facendo i conti con il mondo esterno: fa parte della vita dei ragazzi, sarebbe inutile o peggio controproducente riporre mio figlio in una teca di vetro per evitare che si corrompa al contatto con il suo prossimo. È mio figlio, non il figlio mio.
Riguardo la (probabile) eventualità che impari le parolacce, la mia linea di condotta si estrinsecherà su una semplice osservazione. Anche le parolacce sono parole, e poiché ogni parola ha un suo significato, anche le parolacce hanno un significato: perciò, anche le parolacce possono essere usate. La differenza fondamentale fra questi due gruppi è che il significato delle parolacce è più pesante rispetto alle parole comuni: un conto è dire che quel bambino non capisce niente, un conto è dire che è stupido; abbiamo detta la stessa cosa, ma nel secondo caso siamo stati più pesanti.
Ecco perché le parolacce devono essere usate con parsimonia: sono parole pesanti, e se le usassimo troppo spesso perderebbero il loro vero valore: il loro peso. Se usassi in continuazione la parola stupido, alla fine essa diventerebbe una parola senza nessun peso: tanto, uso sempre quella. Se invece la uso una volta ogni tanto, allora otterrei il mio risultato: dare peso alla frase. Quando voglio far pesare la mia frase, allora dirò che quel bambino è stupido: altrimenti, dirò che non capisce niente.
Peraltro, si può essere molto pesanti anche senza usare le parolacce. La lingua italiana è talmente tanto ricca di vocaboli, ci permette di esprimere il nostro pensiero in mille e mille modi diversi: le parolacce possono essere uno dei sistemi, ma per essere davvero grandi e adulti (due cose diverse, mi raccomando figlio mio) bisogna conoscere tutti o almeno gran parte dei metodi di comunicazione.
La nostra storia patria traborda di autori e di pensatori, che ci possono venire in soccorso, anche come modelli negativi. Faccio un solo, piccolissimo esempio: Vincenzo Monti fu capace di scrivere una delle più belle traduzioni dell'Odissea. Peccato che, però, ignorasse del tutto il greco... Ugo Foscolo, suo contemporaneo, stigmatizzò il fatto con un meraviglioso epigramma: "Questi è il Monti, poeta e cavaliero / gran traduttor de' traduttor d'Omero". Ecco qui uno splendido caso in cui, senza usare parolaccia alcuna, il significato è un vero macigno.
Potrei citare tanti altri casi di pesantezza senza parolacce: l'applicazione delle regole, per esempio, stabilite a priori, magari senza una chiara esposizione fin dall'inizio: in maniera da poter intervenire successivamente, 'punendo' il reo di una svista, o di una piccola evasione dall'apparenza pulita e immacolata. Anche il conformismo sa essere pesante, soffocante: in taluni casi, può persino uccidere.
Torno a scrivere: ho maturata una sufficiente esperienza del mondo. Ho frequentato l'ambiente ovattato e profumato del perbenismo e dell'ipocrisia, in grado di nascondere dietro il paravento dell'immagine le peggiori nefandezze: alla fine, mi sono allontanata di mia sponte. Di quell'esperienza ho mantenuta la memoria, che oggi mi permette di districarmi tra le regolette di cui ho scritto nel precedente paragrafo. Pur rimanendo nell'ambito delle regolette, posso ugualmente esprimere tutto il mio disprezzo, la mia riprovazione: per esempio, usando la formula impersonale. Mai un riferimento al mio interlocutore, mai un nome, un pronome personale: sto parlando con una persona che vale niente, che si sorregge su un'apparenza ingannevole e ipocrita; sto parlando con una persona che non vale niente: sto parlando con nessuno, perciò nomi e pronomi sono del tutto inutili.
Posso allargare questa mia espressione oltre l'offesa personale: posso danneggiare. Posso esigere la cancellazione di ogni messaggio fin qui trascritto nella conferenza; me lo consente la Legge, ma posso anche addurre una semplice motivazione: esigo che la mia persona sia accettata per sé stessa, per ciò che contiene - tutto ciò che contiene, non solo la polpa, sbucciata snocciolata e colata. Posso lasciare il vuoto dietro di me: un vuoto che grida, che fa comprendere che il valore umano di una persona è anche le sue parole, ma non solo le sue parole.
Sono stata imputata altre volte, di questa come di altre colpe: sono stata male, perché credevo nel valore profondo delle persone; rimanevo assai male dinanzi a certe delusioni. Oggi mi rendo conto che all'epoca, prima di tutto, avevo sbagliata la valutazione del mio prossimo: ho imparato che il valore umano profondo è un bene raro, che deve essere gestito con infinita attenzione. Ecco perché oggi le condanne espresse dai processi sommarî mi contrariano, ma in sostanza mi lasciano indifferente: sono diventata adulta, ho imparato a gestire il rapporto con il mondo esterno.
Sono convinta che il mio topo crescerà bene.
Marianna
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Ua Elikah Essalam! by alFaris