allattamento e inquinamento
Inviato: mer set 14, 2005 3:02 pm
Approfitto di un intervento di Rita in altra discussione per rispondere un po' a tutte, l'argomento è importante.
Chi poi come Rita è maggiormente esposta per lavoro, ha un bel problema da risolvere. nemmeno possiamo a volte sapere quante e quali siano le sostanze potenzialmente nocive con le quali veniamo in contatto, e il pensiero che dando il latte ai nostri figli potremmo "avvelenarli" è veramente orribile.
Ci sono però molte considerazioni che dobbiamo fare per riuscire ad inquadrare il problema nella giusta prospettiva.
Per prima cosa, non tutto ciò che è tossico se inalato, mangiato o bevuto da noi, passa nel latte. Vi sono materiali inerti, polveri ad esempio, che nei polmoni fanno sicuramente male ma non passano nel latte; e nemmeno passano tantissime sostanze che hanno semplicemente delle molecole troppo grosse per attraversare la parete cellulare e passare dal sangue al latte materno. Inoltre, il passaggio di farmaci e altre sostanze dall'organismo materno al latte è un fenomeno tutt'altro che passivo: in base alle proprietà chimiche, alla carica elettrica e a tanti altri fattori che ne determinano il "comportamento", le molecole passano (a volte) dal sangue al latte in certe proporzioni, ma possono anche fare avanti e indietro dal latte al sangue: ovvero, per un meccanismo di equilibrio, se nel momento in cui una sostanza è al massimo nel sangue, si produce del latte, anche nel latte ci sarà la proporzione massima di quella sostanza (in genere l'1% della concentrazione nel sangue); ma via via che il sangue della mamma si "ripulisce" di questa sostanza, quella che è nel latte, contenuta negli alveoli del seno, viene chimicamente "richiamata" nel circolo sanguigno fino a ricreare lo stesso equilibrio. Questo lo fa la maggior parte delle sostanze, con rarissime eccezioni di alcune che tendono invece a concentrarsi nel sangue (un esempio è la marijuana).
Tutta questa spiegazione scientifica un po' barbosa è solo per far capire che la cosa non è così automatica: io subisco un inquinamento-anche il mio bambino attraverso il latte.
Considerate che per arrivare a fare danno al bambino, una sostanza,
1) deve entrare nella circolazione sanguigna materna (alcuni farmaci e sostanze agiscono solo a livello locale e non vengono assorbite dall'organismo)
2) dal sangue deve passare nel latte (e abbiamo visto come tante sostanze non passano o passano in quantità irrilevanti)
3) deve essere "catturato" dal latte (altrimenti in genere col passare del tempo, via via che l'organismo materno smaltisce la sostanza, lo fa anche il latte)
4) deve essere assunto dal bambino (a volte calcolando bene i tempi si può prendere un farmaco e allattare quando la sua concentrazione nel sangue è minima)
5) deve essere assorbito dall'organismo del bambino (alcuni farmaci, ad es. alcuni dati per endovena, non sono efficaci per bocca, e anche se passano nel latte il bambino li inattiva attraverso la digestione)
6) deve avere un effetto negativo (non è detto che una sostanza provochi necesariamente degli effetti collaterali nel bambino, anche se viene assunta con il latte: a volte non è così).
Inoltre quando si considera un problema di sostanze indesiderate nel latte, dobbiamo anche valutare il bambino: l'età, il peso, la frequenza con cui poppa, il volume di latte quotidiano rispetto agli altri cibi. ovviamente tutti questi fattori incidono su se e quanto la sostanza può avere un effetto sul suo organismo.
La seconda considerazione da fare riguarda il bilancio di costi e benefici nel momento in cui facciamo una scelta. Qual è l'alternativa a dare al bambino il latte materno con la sostanza indesiderata? A seconda dei casi, può essere
1) svezzare definitivamente per passare al latte artificiale; passare ai cibi solidi;
2) tirarsi il latte per un certo periodo in previsione di un periodo limitato di tempo in cui non si potrà allattare (insomma fare una "scorta" e congelarla, poi sospendere di allattare per un certo tempo (ad es. se si fa una cura non compatibile con l'allattamento) e dare il late congelato, e poi riprendere ad allattare al seno;
3) dare il latte di un'altra donna o latte di banca.
Ovviamente la specifica situazione della mamma e del bambino determinerà il tipo di decisione, tuttavia è bene ricordare che a fronte di rischi derivati dall'assunzione di qualche piccola quantità di sostanza nel latte (rischi spesso solamente presunti, dedotti per analogia da altre sostanze o da studi fatti sugli animali), viene consigliato di passare al latte artificiale, ovvero a dosi massicce di un alimento che, pur essendo più accettabile di qualche decennio fa, ha sempre dei rischi per la salute molto ben documentati da centinaia di studi e dal grande "esperimento sul campo" fatto su scala mondiale su milioni di neonati umani nell'ultimo mezzo secolo.
La terza considerazione è che noi madri abbiamo l'enorme possibilità di influire sulla qualità del nostro latte. Quello che mangiamo, beviamo, respiriamo può un una certa misura essere controllato. Certo, a volte le condizioni di vita ci costringono a venire a contatto con vere schifezze, perché il luogo dove viviamo è inquinato, oppure il nostro lavoro ci costringe a condizioni che non dovrebbero essere accettabili per nessuno – madre che allatti o meno; però è anche vero che nella vita di tutti i giorni a volte possiamo fare molto per evitare di aggiungere all’inevitabile anche altre sostanze superflue e nocive. L’articolo “pesticidi e allattamento al seno” di Betty Crase, consulente professionale e responsabile per molti anni del Center for Breastfeeding Information (la banca dati scientifica de La Leche League), riportato alla URL http://www.lalecheleague.org/Lang/ItalLVMayJun94.html sul sito de LLL, fornisce molti suggerimenti su come ridurre il carico totale di inquinanti nella nostra vita e quindi nel nostro latte, e mostra come, anche in condizioni piuttosto estreme, il bilancio costi-benefici penda spesso ancora a favore dell’allattamento materno.
Queste brevi considerazioni però non mi sembrerebbero complete senza un’ultima riflessione.
Anche se apparentemente posso sembrare contraddittoria, non mi sembra giusto minimizzare e dire che comunque il latte materno, anche se inquinato, è sempre meglio dell'alimento artificiale; o meglio il discorso non finisce qui. Perché comunque il fatto che siamo così “aggredite” da veleni, pesticidi, schifezze varie da venire violata anche la purezza del liquido biologico per definizione più sano, il fulcro della sopravvivenza che permette il passaggio della vita e della vitalità dalla mamma al suo cucciolo, mi sembra comunque un fatto gravissimo e che non dobbiamo “adattarci” ad accettare. Possiamo fare molto per sopravvivere e a volte anche abbastanza bene a questi attacchi, ma questi sono solo rimedi temporanei che non ci devono far passare la voglia di vigilare e di lottare per un cambiamento locale e globale che, rispettando l’ambiente, rispetti anche la vita in tutti i suoi aspetti.
Antonella
Il fatto che tutte le schifezze che respiriamo, beviamo, mangiamo o con le quali entriamo in contatto possano finire nel nostro latte è una dura realtà.Rita ha scritto:ad Ottobre tornerò a lavorare e, purtroppo, sarò a contatto con sostanze nocive...
Spero che Antonella possa darmi le rassicurazioni che vorrei (anche se credo che sarà difficile) se così non fosse, anche io e Nicolas dovremo arrivare al capolinea.
Mi sento tanto male solo all'idea!
Chi poi come Rita è maggiormente esposta per lavoro, ha un bel problema da risolvere. nemmeno possiamo a volte sapere quante e quali siano le sostanze potenzialmente nocive con le quali veniamo in contatto, e il pensiero che dando il latte ai nostri figli potremmo "avvelenarli" è veramente orribile.
Ci sono però molte considerazioni che dobbiamo fare per riuscire ad inquadrare il problema nella giusta prospettiva.
Per prima cosa, non tutto ciò che è tossico se inalato, mangiato o bevuto da noi, passa nel latte. Vi sono materiali inerti, polveri ad esempio, che nei polmoni fanno sicuramente male ma non passano nel latte; e nemmeno passano tantissime sostanze che hanno semplicemente delle molecole troppo grosse per attraversare la parete cellulare e passare dal sangue al latte materno. Inoltre, il passaggio di farmaci e altre sostanze dall'organismo materno al latte è un fenomeno tutt'altro che passivo: in base alle proprietà chimiche, alla carica elettrica e a tanti altri fattori che ne determinano il "comportamento", le molecole passano (a volte) dal sangue al latte in certe proporzioni, ma possono anche fare avanti e indietro dal latte al sangue: ovvero, per un meccanismo di equilibrio, se nel momento in cui una sostanza è al massimo nel sangue, si produce del latte, anche nel latte ci sarà la proporzione massima di quella sostanza (in genere l'1% della concentrazione nel sangue); ma via via che il sangue della mamma si "ripulisce" di questa sostanza, quella che è nel latte, contenuta negli alveoli del seno, viene chimicamente "richiamata" nel circolo sanguigno fino a ricreare lo stesso equilibrio. Questo lo fa la maggior parte delle sostanze, con rarissime eccezioni di alcune che tendono invece a concentrarsi nel sangue (un esempio è la marijuana).
Tutta questa spiegazione scientifica un po' barbosa è solo per far capire che la cosa non è così automatica: io subisco un inquinamento-anche il mio bambino attraverso il latte.
Considerate che per arrivare a fare danno al bambino, una sostanza,
1) deve entrare nella circolazione sanguigna materna (alcuni farmaci e sostanze agiscono solo a livello locale e non vengono assorbite dall'organismo)
2) dal sangue deve passare nel latte (e abbiamo visto come tante sostanze non passano o passano in quantità irrilevanti)
3) deve essere "catturato" dal latte (altrimenti in genere col passare del tempo, via via che l'organismo materno smaltisce la sostanza, lo fa anche il latte)
4) deve essere assunto dal bambino (a volte calcolando bene i tempi si può prendere un farmaco e allattare quando la sua concentrazione nel sangue è minima)
5) deve essere assorbito dall'organismo del bambino (alcuni farmaci, ad es. alcuni dati per endovena, non sono efficaci per bocca, e anche se passano nel latte il bambino li inattiva attraverso la digestione)
6) deve avere un effetto negativo (non è detto che una sostanza provochi necesariamente degli effetti collaterali nel bambino, anche se viene assunta con il latte: a volte non è così).
Inoltre quando si considera un problema di sostanze indesiderate nel latte, dobbiamo anche valutare il bambino: l'età, il peso, la frequenza con cui poppa, il volume di latte quotidiano rispetto agli altri cibi. ovviamente tutti questi fattori incidono su se e quanto la sostanza può avere un effetto sul suo organismo.
La seconda considerazione da fare riguarda il bilancio di costi e benefici nel momento in cui facciamo una scelta. Qual è l'alternativa a dare al bambino il latte materno con la sostanza indesiderata? A seconda dei casi, può essere
1) svezzare definitivamente per passare al latte artificiale; passare ai cibi solidi;
2) tirarsi il latte per un certo periodo in previsione di un periodo limitato di tempo in cui non si potrà allattare (insomma fare una "scorta" e congelarla, poi sospendere di allattare per un certo tempo (ad es. se si fa una cura non compatibile con l'allattamento) e dare il late congelato, e poi riprendere ad allattare al seno;
3) dare il latte di un'altra donna o latte di banca.
Ovviamente la specifica situazione della mamma e del bambino determinerà il tipo di decisione, tuttavia è bene ricordare che a fronte di rischi derivati dall'assunzione di qualche piccola quantità di sostanza nel latte (rischi spesso solamente presunti, dedotti per analogia da altre sostanze o da studi fatti sugli animali), viene consigliato di passare al latte artificiale, ovvero a dosi massicce di un alimento che, pur essendo più accettabile di qualche decennio fa, ha sempre dei rischi per la salute molto ben documentati da centinaia di studi e dal grande "esperimento sul campo" fatto su scala mondiale su milioni di neonati umani nell'ultimo mezzo secolo.
La terza considerazione è che noi madri abbiamo l'enorme possibilità di influire sulla qualità del nostro latte. Quello che mangiamo, beviamo, respiriamo può un una certa misura essere controllato. Certo, a volte le condizioni di vita ci costringono a venire a contatto con vere schifezze, perché il luogo dove viviamo è inquinato, oppure il nostro lavoro ci costringe a condizioni che non dovrebbero essere accettabili per nessuno – madre che allatti o meno; però è anche vero che nella vita di tutti i giorni a volte possiamo fare molto per evitare di aggiungere all’inevitabile anche altre sostanze superflue e nocive. L’articolo “pesticidi e allattamento al seno” di Betty Crase, consulente professionale e responsabile per molti anni del Center for Breastfeeding Information (la banca dati scientifica de La Leche League), riportato alla URL http://www.lalecheleague.org/Lang/ItalLVMayJun94.html sul sito de LLL, fornisce molti suggerimenti su come ridurre il carico totale di inquinanti nella nostra vita e quindi nel nostro latte, e mostra come, anche in condizioni piuttosto estreme, il bilancio costi-benefici penda spesso ancora a favore dell’allattamento materno.
Queste brevi considerazioni però non mi sembrerebbero complete senza un’ultima riflessione.
Anche se apparentemente posso sembrare contraddittoria, non mi sembra giusto minimizzare e dire che comunque il latte materno, anche se inquinato, è sempre meglio dell'alimento artificiale; o meglio il discorso non finisce qui. Perché comunque il fatto che siamo così “aggredite” da veleni, pesticidi, schifezze varie da venire violata anche la purezza del liquido biologico per definizione più sano, il fulcro della sopravvivenza che permette il passaggio della vita e della vitalità dalla mamma al suo cucciolo, mi sembra comunque un fatto gravissimo e che non dobbiamo “adattarci” ad accettare. Possiamo fare molto per sopravvivere e a volte anche abbastanza bene a questi attacchi, ma questi sono solo rimedi temporanei che non ci devono far passare la voglia di vigilare e di lottare per un cambiamento locale e globale che, rispettando l’ambiente, rispetti anche la vita in tutti i suoi aspetti.
Antonella