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Coltivato tessuto testicolare sulle cavie

Inviato: dom ott 24, 2004 3:16 pm
da Federica
LIBERO - 23 OTTOBRE 2004

La "Chemio" sui bambini ne compromette la fecondità da adulti, ma gli spoermatozoi sani prodotti dai topi ovvieranno al problema

Coltivato tessuto testicolare sulle cavie
Un rimedio per chi rischia la sterilità
NEW HAVEN - [ l. s.] In futuro, i bambini colpiti dal tumore potranno conservare la fertilità e avere quindi la possibilità ( raggiunta l’età adulta) di riprodursi. Un team di ricercatori Usa è riuscito infatti a far crescere il tessuto testicolare umano immaturo sulle cavie di laborator io. A effettuare l’importante esperimento sono stati Pasquale Patrizio e i suoi colleghi dell’Università di Yale ( a New Have n ) . In sostanza, lo scopo finale degli studiosi è quello di sviluppare una tecnica che permetta di ottenere spermatozoi per la fecondazione artificiale anche se il donatore non ha ancora raggiunto l’età della riproduzione ( e non è quindi in grado di produrre tali cellule). Anche quando possono essere guariti, i tumori infantili lasciano comunque segni indelebili sui piccoli malati; i trattamenti terapeutici utilizzati per combattere le neoplasie ( cioè la chemioterapia e la radioterapia) provocano infatti nei pazienti sterilità ( e ovviamente in caso di sterilità sarebbe insensato prelevare spermatozoi allo scopo di congelarli). Intenzionato a sviluppare un metodo per aggirare questo problema, Patrizio ha prelevato il tessuto testicolare adulto ( in quanto un prelievo effettuato sui bambini avrebbe sollevato un gran numero di problemi etici) caratterizzato però dal fatto di essere ancora immaturo, cioè di provenire da soggetti che per motivi diversi non avevano completato il proprio s vi l u p p o. Gli studiosi hanno innestato le cellule prelevate sulla schiena di alcuni topi, scoprendo così che il tessuto umano riusciva ad attecchire e a svilupparsi facilmente ( mentre i normali tessuti adulti non riescono a sopravvivere se non per breve tempo). L’esperimento è stato interrotto dopo diciannove settimane ( al team Usa interessava infatti ottenere una semplice prova di principio), ma Patrizio e colleghi sono intenzionati ora a portare a termine tale studio, allo scopo di vedere se sia realmente possibile usare la tecnica in questione per produrre spermatozoi umani.