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Dopo il petrolio. Sull'orlo di un mondo pericoloso

Inviato: dom ago 14, 2005 9:47 pm
da felis
Ogni persona sceglie nella propria vita di spiegarsi la realtà sotto un’ottica differente, determinata dalla scala fisica (nucleare, biologica, umana, geografica o astronomica) e dai metodi d’indagine (fisici, filosofici, etc…). Ogni analisi ha però dei limiti logici e pratici nell’indagare fenomeni diversi, e questo ci fa capire che spesso le cose possono avere un’altra spiegazione, magari migliore di quella che avevamo accettato acriticamente.

Se ci chiedessero quale possibile lettura della commedia umana sia oggi ignorata dalle masse, non compresa dai politici e resti indifferente alle corporazioni non avremmo dubbi nel rispondere: la questione energetica. Capita raramente che un libro riesca a parlarne con semplicità e rigore ma Dopo il petrolio. Sull’orlo di un mondo pericoloso è uno di questi. L’autore Paul Roberts, giornalista statunitense di Harper’s Magazine, ha racchiuso in 385 pagine, tutte chiare e concrete come quelle di un quotidiano, anni di studi, previsioni, incontri e viaggi che l’hanno portato ai quattro angoli del pianeta per ascoltare tutti i personaggi coinvolti. Siano essi politici, imprenditori, ricercatori o attivisti Roberts riporta senza censure tutte le voci, contribuendo così a rendere la complessità dei problemi in gioco e l'impossibilità di negarli, o, al contrario, di risolverli per slogan.

Come nell’ottocento gli economisti inglesi avevano compreso che“ il carbone non è pari, ma superiore a tutte le altre merci. E’ la fonte materiale dell’energia del paese, l’aiuto universale, il fattore chiave di tutto ciò che facciamo ” (pag. 17) è oggi il petrolio la chiave di volta del sistema energetico mondiale. Come ci stiamo accorgendo in questi giorni ai massimi storici delle sue quotazioni corrisponde un aumento di quasi ogni sorta di prodotto materiale, perché il petrolio a fornire è in larghissima parte l’energia necessaria alla nostra società. La sua influenza è talmente forte da trascinare con se anche tutte le altre forme d’energia alternative (alternative al petrolio: carbone, gas, nucleare e pochissime altre) com’è ovvio che accada in un mondo tremendamente affamato d’energia e disposto a qualsiasi cosa pur di ottenerla. Il petrolio si è rivelato essere la più straordinaria fonte energetica a disposizione dell’umanità: fluido, facilmente trasportabile e raffinabile, versatile e soprattutto con un’alta resa energetica, tale che per sua stessa natura mentre il carbone può rimanere benissimo sottoterra all’infinito, il petrolio cerca in ogni modo di fuoriuscire dagli abissi. (pag. 20) Ha garantito per oltre un secolo lo straordinario sviluppo economico e sociale del mondo occidentale, una crescita di popolazione e benessere tale da sembrare inarrestabile, durante la quale non si è fatto il minimo sacrificio per affrancarsi dalla sua dipendenza. Se un giorno, collocato dal 2007 al 2025 secondo le diverse previsioni, dovessimo farne a meno, dovessimo fare i conti con un petrolio sempre più scarso e sempre più caro, cosa accadrebbe?

Nella storia questo problema non è di certo nuovo. Privi di giacimenti petroliferi nazionali per alimentare le proprie ambizioni industriali e militari, sia la Germania nazista sia il Giappone imperiale si trovarono di fronte a una scelta difficile: rinunciare a quelle ambizioni, oppure trovare il petrolio altrove. Entrambi scelsero la seconda opzione. (pag. 26) Come si può pensare, neanche le soluzioni al problema sono cambiate più di tanto: andarselo a prendere rimane la scelta prediletta dalle grandi potenze. In un sistema dove senza energia a basso costo non c’è crescita né sviluppo, non stupisce nemmeno che “oggi, gli unici progetti energetici che qualcuno sia disposto a finanziare sono quelli che fanno uscire l’energia dai paesi in via di sviluppo per venderla al mondo sviluppato […] Fornire energia al Terzo Mondo non porta guadagni”. […] Le grandi nazioni consumatrici […] stanno incanalando finanziamenti in modo più strategico verso i paesi che possiedono riserve energetiche (pag. 276).

Con queste priorità, affrontare tematiche come ambiente, clima e diritti umani diventa più difficile. Dopo un secolo di petrolio a buon mercato e davanti a previsioni climatiche nella migliore delle ipotesi incerte, bisogna considerare che un approccio assai più realistico potrebbe essere quello di puntare non tanto sull’attenuazione del cambiamento climatico, quanto su un adattamento della nuova realtà […] “Qualsiasi cosa facciamo oggi, oramai il cambiamento climatico è cominciato”. (pag. 149)

Il futuro fa paura, ma resta aperto a molte soluzioni. Una di queste richiede investimenti contenuti, impiega tecnologie esistenti ed ampiamente sperimentate: si chiama efficienza, risparmio energetico. Ma di certo l’efficienza e la ricerca non possono risolvere il problema alla radice, ma solo rimandarlo nel tempo, forse per un’altra generazione. Potremmo anche produrre meno carbonio per persona o per dollaro di ricchezza, ma presto avremo molti più dollari e molte più persone. (pag. 149) Quasi ogni volta che la tecnologia ha trovato il modo per consumare meno a parità d’energia impiegata, il mercato l’ha usata per aumentare le prestazioni. Motori più efficienti sono diventati motori più potenti, auto più leggere sono diventate auto più grandi. Da vendere a consumatori sempre più numerosi.

Se la classe dirigente continua a credere alla possibilità di una crescita infinita in un mondo finito, se i politici fanno notare che nessun elettore parla mai di temi simili, qualcosa deve cambiare. Questo libro può aiutare a prendere coscienza di un problema non più procrastinabile o delegabile, un problema che forse già ci riguarda (e sicuramente ci riguarderà) tutti in prima persona: l’interrogativo che dobbiamo porci non è se i nostri sistemi energetici cambieranno – infatti il processo è già in atto – ma se riusciremo a sopravvivere alle nuove condizioni. (pag. 385)

Immagine

Dopo il Petrolio. Sull’orlo di un mondo pericoloso
Paul Roberts
€ 17 - XXVIII - 385 pp. - 2005
Gli struzzi – Einaudi

Inviato: mer ago 17, 2005 2:44 pm
da Suncity
Sono pessimista se siamo passivi...
Viene al primo posto, a quanto sembra, il sistema sociale.
I ricchi italiani coi ricchi cinesi e i poveri italiani coi poveri cinesi innanzitutto e poi l'energia.........