quando l'allattamento non va come si vorrebbe

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Antonella Sagone
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quando l'allattamento non va come si vorrebbe

Messaggio da Antonella Sagone » gio ago 11, 2005 4:28 pm

metto un nuovo topic per riprendere gli interventi, presi dalla discussione sulla fascia, di MiriamA (benvenuta!) e di Alea, per molti versi analoghi.
MiriamA ha scritto:avrei voluto porre qualche domanda sull'allattamento al seno ma, purtroppo, i problemi che mi ha procurato, e per i quali non ho trovato soluzione nonostante mi sia rivolta anche a più di una consulente per l'allattamento, mi hanno indotto ad abbandonarlo con mio sommo dispiacere.
alea ha scritto:sapessi quanto mi è dispiaciuto che con Chicco sia andata così! sicché in breve abbiamo smesso. (...) Perché vi tedio in questo modo, senza nemmeno aver capito se Mamypuri si riferiva a me e con una storia passata? Perché ci piacerebbe avere un altro bimbo e, nel caso, vorrei sapere in anticipo cosa semmai è andato storto e se magari c'è speranza che con lui vada meglio... O se è vero che qualcuna può non avere abbastanza latte... Io credo davvero di avere fatto l'impossibile, ma forse l'errore è a monte... O forse è stato solo un problema "di relazione", per la sua incapacità iniziale e la successiva "pigrizia"...
Scusate lo sfogo tardivo, ma ancora adesso mi dispiace davvero tanto
Quando l'allattamento non va per il verso giusto, ci si interroga senza fine: anche se razionalmente possiamo darci molte spiegazioni, resta un senso di inadeguatezza e la convinzione di aver "sbagliato" qualcosa.
La prima cosa che mi preme dire è che non ci sono "sbagli", ma solo mancanze. A volte alla mamma mancano le informazioni, o gli aiuti, o le tecniche, o le energie, o il sostegno (a volte manca tutto questo insieme!) nel momento in cui servivano.
Ci sono tante circostanze che possono ostacolare un allattamento, il problema e che vivendo noi in una società che è del tutto ignorante della fisiologia e del normale andamento dell'allattamento, non è in grado di offrire le risposte necessarie, e spesso se non sempre scoraggia e confonde la neomamma in difficoltà, anzi molte volte gli interventi per "aggiustare" un allattamento zoppicante non fanno che peggiorare, creare altri ostacoli.

Un'altra cosa che vorrei dire è che ogni allattamento è diverso, e che dipende dall'interazione fra DUE soggetti. la mamma e il bambino. Non dipende tutto dalla mamma; anche il bambino ha le sue risorse e i suoi limiti e difficoltà, e a volte i limiti di mamma e bambino si compensano, altre volte purtroppo si sommano creando il problema. Tanto per fare un esempio, Una mamma con iperproduzione di latte e riflesso di emissione forte si troverà bene con un bambino vorace e dalla suzione efficiente, mentre una donna con un riflesso di emissione lento e un seno con scarsa capacità di immagazzinamento e produzione lenta, si troverà bene (anzi sarà l'ideale) per un bambino che ha il reflusso e difficoltà a coordinare suzione e deglutizione, e quindi ha bisogno di bere con calma, un poco alla volta, tanti piccoli pasti. Ma provate a invertire le due coppie... e avrete due problemi di allattamento.

Quando si ha un secondo bambino, molti di questi aspetti divengono chiari, spesso il secondo allattamento serve a guardare in una nuova luce i problemi sorti con il primo. Comunque, ogni nuovo bambino è un capitolo nuovo, e non bisogna pensare che gli stessi problemi si ripeteranno, né che le soluzioni precedenti funzioneranno anche questa volta; bisogna in buona parte imparare tutto da capo... il che ha i suoi contro ma anche i suoi pro.

Sia Miriam che Alessandra hanno fatto veramente di tutto per il loro allattamento, e non vorrei sottovalutassero il valore (anche in termini di salute) di quanto hanno comunque trasmesso ai loro figli.

Se volete, possiamo parlarne, analizzare e cercare di capire cosa è successo, ma fin d'ora posso dire che l'impossibilità fisica di produrre una quantità adeguata di latte per il proprio bambino è una condizione rarissima, mentre comunissime sono difficoltà banali che combinate insieme e in assenza dell'approccio giusto al momento giusto, in genere provocano il declino di un allattamento pure tanto desiderato.
La prossima volta sarà possibile affrontare le cose sin dall'inizio in modo da favorire al massimo l'allattamento, e evitare di ricadere (o di non superare) questi o nuovi problemi.
Antonella

alea
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Messaggio da alea » gio ago 11, 2005 8:55 pm

Grazie per il tuo intervento, Antonella. Ormai è passato e forse non vale la pena, ma visto che gentilmente ti sei offerta di parlarne ne approfitto. Anche a me risultava che davvero poche donne non hanno abbastanza latte, e comunque ho avuto una montata lattea regolare al terzo giorno (con ingorgo fin da subito); per la prima settimana però Federico è cresciuto troppo poco, secondo il pediatra e le famigerate tabelle, sicché mi ha consigliato il primo ciclo di agopuntura, efficacissimo: altro ingorgo e crescita rapida di Federico. Però il primo mese è trascorso in questa altalena: si passava da un ingorgo a giorni in cui stava attaccato al seno anche tre-quattro ore consecutive (non esagero!), in apparenza mai sazio, perché se lo staccavo piangeva finché non si ricominciava. Il secondo ciclo è stato interrotto dopo la prima seduta, perché in quell'occasione l'ingorgo è stato intollerabile, con una notte da incubo. Io non avevo/ho gli strumenti per decifrare questa situazione misteriosa. A parte le difficoltà iniziali, in seguito Federico si attaccava bene (l'hanno visto anche le ostetriche dell'ospedale). Quando ho iniziato a dargli cibi solidi, gli è stato diagnosticato un reflusso (prima non mi sono mai accorta di nessun disturbo, ma non escludo che il desiderio di attaccarsi sempre potesse forse essere legato a quello).

Antonella Sagone
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Messaggio da Antonella Sagone » dom ago 14, 2005 11:12 am

ciao Alessandra.
da quanto mi descrivi ovviamente non si può risalire in modo chiaro, così a posteriori, su quale sia stato (o siano stati) i problemi che hanno portato alla fine del tuo allattamento. Il fatto che tu hai avuto ingorghi e che sei andata avanti parecchio con il tuo latte tirato mi fa dire però che la tua capacità di produzione in sé non ha a che fare con il problema. Vi siete focalizzati su questo aspetto, tuttavia forse bisogna rivedere il tutto come un insieme (mamma + bambino).
Nonostante apparentemente il bambino si attaccasse bene, è possibile che ci sia stato un problema di cattivo attacco o suzione, non diagnosticato. A volte all'esterno l'attacco sembra buono, ma poi il bambino fa cose strane con la lingua, oppure poppa bene a tratti e poi male in altri momenti - ad esempio dipendentemente dalla quantità di flusso del latte. A volte il problema si riesce a diagnosticare solo con l'esame orale della suzione (mettendo il dito in bocca al bambino, da parte di una consulente con buona pratica di questo test). Bambini disturbati per altri aspetti 8per es. un reflusso) possono tipicamente essere discontinui nella loro efficacia di suzione, e poiché una valida suzione e drenaggio del seno sono il fattore chiave epr la produzione, ecco che anche la produzione di latte può fluttuare e non trovare un equilibrio.
Questa è un'ipotesi; un'latra può essere legata a qualche disturbo del bambino, che quindi si attaccava al seno non perché poco alimentato, ma perché disturbato da un altro problema; il reflusso può essere benissimo una causa, e portare a queste poppate interminabili perché il latte materno sul momento calma e cura il bruciore del reflusso... fino al successivo episodio. Siete giustamente tutti rimasti impressionati dall'evidente insoddisfazione del bambino, ma non è detto che fosse fame. Le famose tabelle come sai sono un elemento solo indicativo, e comunque per l'OMS 125 gr a settimana il primo trimestre e 95 gr il secondo sono nel limite (minimo) accettabile, anche se poi ogni bambino è diverso e alcuni potrebbero aver bisogno di crescere di più di questo valore. Anche qui, bisogna fare una valutazione d'insieme perché basandosi su un singolo elemento si può andare fuori strada.

In ogni caso, il tuo seno è cresciuto in gravidanza, hai prodotto colostro e latte, hai perfino avuto ingorghi: il tuo problema non è la capacità di produrre latte, e con un eventuale altro figlio tutto si rimette in gioco!
Antonella

alea
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Messaggio da alea » dom ago 14, 2005 8:47 pm

Grazie mille per la risposta, Antonella. Anch'io, a posteriori (all'inizio non sapevo proprio nulla, nemmeno come fare a documentarmi, a chi rivolgermi...), mi sono convinta che il problema sia stato in parte di relazione (soprattutto all'inizio), in parte di reflusso (F. ha sempre manifestato sintomi che solo in seguito mi sono sembrati tali: ha sempre voluto stare seduto, anche in braccio, praticamente da quando è nato; non riusciva a dormire nella culla, ma solo in braccio parzialmente inclinato). Purtroppo per il primo mese sono stata confusa dalle indicazioni del mio pediatra: non attaccarlo troppo spesso, aspettare almeno due ore tra una poppata e l'altra (poi, in seguito, forzarlo a dormire nel suo lettino lasciandolo piangere, stando seduta accanto a lui) etc. Ho solo provato a seguirle, ma mi sentivo così male ed ero così perseguitata da quelle due ore malefiche, che non riuscivamo mai a raggiungere, che per non impazzire ho lasciato perdere dopo il secondo giorno. Questo per dirti quanto fossi frastornata. In un'eventualità futura almeno avrei più strumenti per fronteggiare la situazione!
Grazie ancora
Ciao
Alessandra

MiriamA
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Quando l'allattamento non va come si vorrebbe

Messaggio da MiriamA » dom set 11, 2005 1:26 am

Carissime,
mi scuso con il ritardo con cui mi faccio sentire ma non ho avuto tempo di stare al pc ultimamente e poi, quando finalmente il tempo l’ho trovato, ho scritto la risposta e i miei ringraziamenti ad Antonella ma ho perso tutto quando ho selezionato il tasto “anteprima”!!! Quindi, prima di riuscire a trovare dell’altro tempo per scrivere sono passati ancora tanti giorni...
Allora, innanzitutto, desidero ringraziare Antonella per la disponibilità dimostrata e per l’offerta di parlare in maniera più approfondita dell’allattamento quando questo non va a buon fine. Per quel che riguarda la mia esperienza, non è andato a buon fine a causa dell’insorgenza di una nevralgia fortissima al seno che si irradiava anche al braccio e alla scapola e che peggiorava ogni volta che allattavo. Non trovando alcuna soluzione al problema (la tachipirina consigliatami al pronto soccorso non mi faceva nulla; la vitamina b6 consigliata da Newman http://www.allattiamo.it/jncure.htm non ha sortito alcun effetto – e sì, a quanto pare ero soggetta anche al fenomeno di Reynaud, cioè sbiancamento del capezzolo + dolore insopportabile - i rimedi tipo esposizione del seno ad impacchi caldi, cambiamento di posizione nell’allattamento, ecc. non mi hanno dato alcun giovamento ), ho dovuto arrendermi perché il male era diventato insostenibile e quando si presentava a distanza di venti minuti-mezz’ora dalla poppata, durava per ore. Quando i fatti mi hanno obbligata ad abbandonare l’allattamento ho provato un vero dispiacere perché per me era importantissimo peri i motivi che tutte sapete e poi, ascoltandomi, ho capito che, a parte la delusione e la sensazione di essere stata presa in giro dalla natura (ma come, avevo il latte ed ero costretta a mandarlo via!), avevo paura che il mio bambino mi rifiutasse!!! Quindi, sotto sotto, c’era la paura di non essere una buona madre e di non essere accettata. Con il tempo ho fortunatamente superato questi timori e le parole di Antonella hanno contribuito a rincuorarmi. Ma in quel periodo ho provato anche un altro tipo di delusione scaturita dalla superficialità con cui viene considerato il dolore fisico della donna da parte degli operatori sanitari,anche quelli di sesso femminile: sembra che sia considerato naturale e fisiologico che una donna provi dolore e che deve essere stoica. Quando mi sono recata al pronto soccorso l’ostetrica che mi ha assistito in attesa del ginecologo mi ha trattata quasi con disprezzo e mi ha raccontato quanto male ha avuto con i suoi due figli a causa delle ragadi al seno: la morale del suo discorso era che mi ero rivolta a loro per niente perché il dolore me lo dovevo tenere (ma se era possibile l’avrei fatto! Invece, oltre a piangere, mi ritrovavo a camminare avanti e indietro nel corridoio di casa per cercare di distrarmi dal male). Il ginecologo mi ha detto che il mio seno non appariva né gonfio, né arrossato rispetto all’altro (purtroppo non avevo una mastite o un'ingorgo; magari fossero stati questi il problema!)e quindi, dal suo punto di vista, non avevo nulla benché gli avessi descritto quanto mi accadesse dopo le poppate (purtroppo quando lui mi ha visitata lo sbiancamento del capezzolo era cessato, ma penso che anche se l’avesse visto non avrebbe cambiato atteggiamento). Naturalmente gli ho parlato dell’articolo che avevo letto, spiegando che mi riconoscevo pienamente nella descrizione del fenomeno di Reynaud e chiedendo se non era il caso di provare a prescrivermi la nifedipina consigliata da Newman, ma non ne ha voluto sentire parlare! Ho contatto altri medici e nessuno, pur riconoscendo di non avere mai avuto a che fare con un caso come il mio e venendo informati dell’articolo di Newman, si è preoccupato di approfondire le proprie conoscenze per aiutarmi, né ha voluto prescrivermi la nifedipina – consigliata da Newman – o la nitroglicerina da applicare sul capezzolo nel tentativo di mettere fine allo spasmo dei vasi. Al termine del mio peregrinare ho provato tanta amarezza perché mi sono ritrovata nella situazione di dovere cercare da sola una soluzione al problema che, in questo caso, ha purtroppo dovuto essere la cessazione dell’allattamento al seno. Dico “un’altra volta” perché anni fa sono stata affetta da vestibolite vulvare: all’epoca era una malattia poco conosciuta e ho consultato diversi medici, fra cui diversi ginecologi, ma nessuno sapeva aiutarmi e soprattutto, molti di loro avevano un atteggiamento menefreghista e alcuni mi trattavano quasi come se fossi una malata mentale. Alla fine, da sola, sono riuscita a trovare un medico competente e umano che ha saputo aiutarmi e che mi ha guarita. Se avessi dato retta a certi medici, avrei dovuto convincermi che il dolore fisico non c’era (o comunque essendo donna, avrei dovuto tenermelo in silenzio)...e invece c’era, eccome! Certo, è facile dare la colpa alla paziente quando non si sanno trovare le soluzioni o si è poco aggiornati (un ginecologo mi aveva addirittura detto che non esistevano malattie al vestibolo della vagina) !!!
Mi sembra di avere riscritto tutto quanto era andato perso nel messaggio originale. Spero di non avervi tediato troppo con il mio resoconto e di leggervi al più presto. Ciao e grazie di nuovo!
Miriam

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