Progetto PROBIORN-produzione biologica di piante ornamentali

Archivio delle discussioni sui forum non più presenti
Rispondi
Paolo Lastrucci
Messaggi: 95
Iscritto il: ven lug 29, 2005 10:11 pm
Località: Firenze

Progetto PROBIORN-produzione biologica di piante ornamentali

Messaggio da Paolo Lastrucci » sab lug 30, 2005 9:30 am

Vi incollo l'introduzione fatta in un convegno che si è svolto nel 2004 a Pescia, da parte di Gianluca Burchi, responsabile del progetto all'interno dell' Istituto Sperimentale per la floricoltura:

“COLTIVAZIONE BIOLOGICA E TECNICHE COLTURALI A BASSO IMPATTO AMBIENTALE NEL FLOROVIVAISMO”

INTRODUZIONE

Gianluca Burchi
Istituto Sperimentale per la Floricoltura, Pescia

L'agricoltura biologica è un sistema di gestione della produzione che favorisce le risorse rinnovabili ed il riciclo, restituendo al suolo i nutrienti presenti nei prodotti di rifiuto, utilizza l'ambiente stesso per combattere i parassiti e le malattie delle piante ed evita l'uso di fitofarmaci di sintesi, erbicidi, fertilizzanti di sintesi, fitoregolatori ed organismi geneticamente modificati.
L'agricoltura biologica (relativa quasi esclusivamente a prodotti alimentari) iniziò a svilupparsi in Europa (Germania, Regno Unito, Svizzera) già nella prima metà del XX secolo, ma si può dire che solo negli anni '80 abbia definitivamente preso piede. In seguito, il numero dei produttori è notevolmente aumentato e si sono avviate diverse iniziative per la lavorazione e la commercializzazione dei prodotti biologici, riconducibili soprattutto al vivissimo desiderio dei consumatori di poter usufruire di derrate alimentari sicure e prodotte nel rispetto dell'ambiente.
Verso la fine degli anni '80, la Comunità Economica Europea aveva ormai abbondantemente raggiunto l'obiettivo originale della Politica Agricola Comune, che era quello di ottenere una produttività agricola tale da rendere la CEE largamente auto-sufficiente dal punto di vista alimentare. La Politica Agricola fu pertanto rivolta ad altri obiettivi, quali la promozione di prodotti di qualità e l'integrazione della tutela ambientale in agricoltura, e diversi Regolamenti CEE per l'agricoltura biologica furono introdotti nel quadro della riforma della Politica Agricola Comune (n.2092 nel '91, n.2078 nel '92, n.1257 nel '99).
Gli anni '90 hanno visto una rapidissima espansione del settore. Nel 1985 la produzione biologica certificata nell'UE contava solo 100.000 ettari con 6.300 aziende agricole, cioè meno dello 0,1% della superficie agricola utilizzabile. Alla fine del 2001, si avevano più di 4,5 milioni di ettari con circa 150.000 aziende agricole, corrispondenti al 3,3% della superficie agricola totale ed al 2,3% delle aziende agricole.
Nel settore delle piante ornamentali, la soluzione al problema dell'inquinamento dell'ambiente e delle falde, insieme a quello non meno importante della tutela della salute degli operatori, è della massima urgenza, anche per superare un certo ritardo di intervento rispetto al settore agroalimentare. Bisogna evidenziare, inoltre, una crescente richiesta (per ora soprattutto da parte dei mercati dell'Europa continentale: Svizzera, Germania, Olanda, Paesi Scandinavi, ecc), di fiore "pulito", prodotto cioè con il massimo rispetto per l'ambiente e per la salute del consumatore e del produttore.
Ultimamente, la Politica Comunitaria ha enfatizzato notevolmente la ricerca di prodotti e tecniche agronomiche con limitato impatto ambientale, limitando o vietando quei prodotti e quelle metodologie che non rispettano determinati parametri ecologici: basti pensare alla restrizione dell'uso della torba, al divieto dell'uso del bromuro di metile come disinfettante dei terreni, alle continue revisioni delle liste dei fitofarmaci ammessi in agricoltura, etc.
Due sono le possibilità di intervento, a gradi diversi, per la limitazione dell'uso di fertilizzanti e pesticidi: il marchio di qualità ecocompatibile e la coltivazione biologica. In entrambi i casi, i produttori devono dichiarare di essersi autolimitati nell' uso di determinate sostanze. Nel caso della coltivazione biologica, i protocolli sono abbastanza restrittivi e, in ogni caso, in sede di redazione della norma è mancata una considerazione specifica relativa ai prodotti ornamentali. Da ciò consegue che utilizzare i disciplinari attualmente disponibili per le produzioni vegetali ad uso alimentare è quanto mai problematico da mettere in pratica nelle produzioni ornamentali, per ora basate soltanto su disciplinari privati volontari.
Da quanto sopra esposto, si evince che vi sono effettivamente diverse problematiche che non possono attendere oltre per essere prese in seria considerazione dal settore ornamentale. Per questo motivo, l'Istituto Sperimentale per la Floricoltura di Pescia (PT) ha ritenuto opportuno organizzare, in collaborazione con la Provincia di Pistoia - Servizio Agricoltura, un Convegno su “Coltivazione biologica e tecniche colturali a basso impatto ambientale nel florovivaismo: esperienze e prospettive, anche alla luce della applicazione della L.R.25/99”. Tra gli obiettivi che questo Convegno si è posto, vi è quello di fare il punto della situazione su questa tipologia di produzione, di discutere le prospettive dei produttori di fiori “biologici” e le aspettative dei consumatori, di presentare i vantaggi (salute degli operatori, salvaguardia dell'ambiente, innovazione produttiva, etc.) ma anche gli inevitabili sacrifici (specializzazione in un nuovo settore, maggiori costi, etc.) che questa innovazione comporta.


Per approfondire l'argomento il link è questo: http://www.cespevi.it/probiorn/probiorn.htm

Marcello

Messaggio da Marcello » dom lug 31, 2005 7:06 am

Faccio spesso la Firenze-Mare, e nella zona di Pistoia ci sono quelle distese di vivai... credo sia una cosa molto interessante questa che hai riportato, perché il problema dell'inquinamento in quelle zone si è fatto parecchio sentire, tempo fa ricordo una inspiegabile moria di uccelli, probabilmente dovuta ai pesticidi usati nei vivai.

M.

Paolo Lastrucci
Messaggi: 95
Iscritto il: ven lug 29, 2005 10:11 pm
Località: Firenze

Messaggio da Paolo Lastrucci » dom lug 31, 2005 8:58 am

Già, Pistoia è il cuore del vivaismo italiano ed è anche uno dei centri più importanti a livello europeo.
Purtroppo però la legislazione italiana è ancora carente, rispetto ad altri paesi eurpei (ad esempio Olanda) in termini di consumo di acqua e di impatto ambientale.
Oltre a carenze legislative, che saranno prima o poi colmate per l'intervento dell' UE, a volte manca anche un' adeguata preparazione professionale degli agricoltori sui temi che riguardano inquinamento e risparmi idrici.
Tanto per fare un esempio: controllare il 90% delle infestanti costa circa la metà di un controllo del 100%. Questo significa che è possibile utilizzare al minimo erbicidi in favore ad esempio di un diserbo meccanico, risparmiando anche soldi. Nonostante questo però l'abuso di erbicidi è molto frequente.

Per approfondimenti vi segnalo un articolo sul controllo dell'inquinamento nel florovivaismo del Prof. Francesco Nicese del dipartimento di Ortoflorofrutticoltura dell' Università degli Studi di Firenze:

http://www.cespevi.it/art/inquinam.htm

Vi metto anche un altro link, si tratta del Progetto IDRI, che riguarda la razionalizzazione dell'impiego delle risorse idriche e dei fertilizzanti nel florovivaismo:

http://www.cespevi.it/idri/idri.htm

Rispondi