Che ne pensate?
Inviato: ven lug 29, 2005 6:35 pm
Così come accade immancabilmente almeno una volta l'anno, pochi giorni fà a casa mia delle persone sono venute a operare le solite modifiche strutturali le quali, se per la sottoscritta non costituiscono altro che una fonte di disagio e un'inutile seccatura, per qualcun altro in famiglia rappresentano un appuntamento irrinunciabile per mezzo del quale mitigare, seppure in maniera fugace e illusoria, una lunga serie di frustrazioni e rimpianti.
Ma questa è un'altra storia.
Stavolta devo dire che l'esperienza ha avuto sorprendentemente anche dei risvolti positivi, infatti mi ha dato l'occasione, dopo tanto tempo, di rovistare tra i ricordi conservati nel mio vecchio "scatolone dei ricordi", appunto, nel quale sono custodite le più inutili e assurde cianfrusaglie che si possano immaginare!
Insomma, proprio quel genere di cose senza le quali non si può assolutamente vivere! :)))
E' stato un gran bel tuffo nel passato, è stato bello ridere e commuovermi per cose che pensavo di aver dimenticato, è stato utile e catartico, divertente e tenero al tempo stesso.
Potrei farlo diventare il mio personale, irrinunciabile rito annuale... si, in concomitanza con le modifiche di mia madre, aprirò il mio scatolone e farò il mio bel bagnetto nei ricordi... perchè no, in fondo la funzione è sempre quella.
Vabbè, chiedo scusa per la lunga e inutile premessa.
Il motivo per cui intervengo in questo forum in realtà è che, tra le altre miriadi di cose, in quello scatolone ho trovato anche delle poesie scritte da un mio amico tanto tempo fà. Rileggendole, le ho trovate più belle di quanto mi parve allora e ho colto nuovi significati che anni fà mi sfuggirono e, non so, ho pensato che sarebbe interessante conoscere anche il vostro parere... anche se, a dire il vero, la cosa mi imbarazza un pochino. Chissà poi perchè!
Allora aveva circa 24 anni.
Eccole:
"Sei bella amica mia, colomba mia,
se muovi gli occhi, rinnovi la luce"
(Il Cantico dei Cantici, scena prima)*
La consolazione povera,
l'orchestra di kazoo:
quando dormo
il mondo non esiste.
Allora Morfeo mi racconta
che dal principio
sei l'aprile dei grani
oro che si concentra nel rame
dai tuoi capelli sale la spiga
la ragione del sole
il fervore della primavera,
più tardi
sei l'agosto nei riflessi
argentina risata sul mare
la voce fresca dell'acqua
gli occhi infiniti dell'abisso,
dentro me
sei il novembre dei viaggi
sogno di tutte le spezie del mondo
rimario di tutte le lingue degli uomini.
Più in là
sei tutti gli anni non vissuti e persi
evocatrice di nostalgie
di discorsi che ho ascoltato nel grembo materno.
Nel giorno
sei la notte del deserto (custodisci l'infinita purezza)
diventi motivo del caravanserraglio
sei il semplice dono orientale
al filosofo confuso,
la danza che riconosco senza musica
la bellezza offesa sul mandala dei mille occhi.
Ti sei persa? Prendo la parola:
Io sono un miserabile e un pazzo
soprattutto un clown che non ha misura.
Sono il tempo che ti cerca
(per essere tue ore)
sono gli attimi di luce che non vedi
(per essere la tua costellazione)
il battito del bosco
(per essere nido che si prepara sulla tua pelle)
il respiro dei mari
(per essere il blu della tua solitudine)
io sono l'amante perduto di Pompei
che stufo lascia la lava e ti cerca.
Sono le cose che tu non respiri
ma che s'appressano ai tuoi passi
all'aria che dimentichi dietro,
alle tue labbra fiorite come un bacio.
Dove sarà?
Vado chiedendo se i tuoi occhi scompaiono.
Come tarda
Penso e mi offendo
Mi sento povero
sciocco e triste
e poi arrivi
e sei una raffica che vola giù dai peschi.
(Ora Morfeo dorme
e io gli racconto che tu dormi con lui)
--------
Risveglio
La bassa marea ha lasciato
ancorata al mio sonno
illesa e munifica
l'anfora gonfia dei tuoi incantesimi:
i tuoi profumi (che sono
le risate dei fiori nei giorni di festa)
Si sveglia un giorno qualsiasi del calendario
e concede a sorpresa il dono prezioso,
il nume tutelare del mio cuore:
i tuoi occhi.
Io mi chiedo di tutto questo,
del luogo che tu sei,
dove sei veramente quando
la tua meravigliosa vista
ci sorprende,
durante notti turistiche,
come la vista del mare
all'improvviso dietro la curva.
Io mi chiedo i bisogni
di simile bellezza;
forse
le cure e
la linfa di mille carezze,
i cibi e
i sogni di un alveare
probabilmente
i succhi e
i velluti di una mia ambrosia,
certo
uno spazio di luci
al centro, al nettare
dell'anima tua
che irradia al mondo quello che sei
e licenzia in tronco me da me stesso.
Rivelandosi ogni cosa preziosa
non abbastanza preziosa,
ti regalerò una rosa
senza alcun vestito
(si è spogliata dopo aver bevuto
un goccio di vino)
ma rosa baciata,
ti regalerò le mie mani profonde
che scavano senza posa
e il mio petto paziente
pieno di sassi
per fare il paio con le mani,
ti regalerò l'autunno senza prole
la culla della pioggia
un universo di acqua calda
un letargo di azzurri
il tepore dei giorni gialli
soprattutto ti canterò ridendo
che la tua fragilità è anche la mia:
che è di sapere dappertutto
che non c'è mistero nel mondo
e che tutto vale la pena.
"Me la passavo abbastanza bene,
finché voi non avete dato un
calcio al mio sasso,
e io mi sono trovato fuori
tutto muschio e occhi"
(Djuna Barnes - La foresta della notte)*
-------
I
Ti ho perso lungo i solchi della vita,
o mio unico amore,
Dio di giacenza e di dubbio,
Dio delle mitiche forze
Dio, Dio sempre Dio
che sei più forte degli amplessi
e dei teneri amori.
Che fai crescere le fontane,
che appari e dispari
come un luogotenente del destino.
Perderti è come perdere la speranza
e io ti ho perduto
non una, ma un milione di volte
e ritrovarti è come sorgere dall'eterno peccato
per vedere le falle della vita
ma anche le tue mobili stelle:
TU SEI UN DIO DI AMORE.
II
Liberatemi il cuore
da questa assurda stagione d'amore
piena di segreti ricordi.
La sua bellezza come un sandalo d'oro
mi ha colpito la fronte
in cima ai miei pensieri.
La sua bellezza,
unica al mondo possibile,
e il suo giovane cuore
buttato tra le siepi delle mie povere cose
mi ha donato la speranza del fiore.
Lei stessa è un fiore, madre,
un fiore di giovinezza,
il fiore del gaudio e del dominio,
il fiore della mia lenta stagione.
Lei stessa è zolla, madre,
ma le zolle vogliono essere fecondate
e io pare non abbia semi.
-------
Ho visto la città tutta buia
che ti accoglieva.
Era la notte giusta
della notte fosforescente
i tamburi forti
le candele accese;
addirittura c'era
il suono divino di un clavicembalo
ben temperato e ben suonato
che s'allontanava da una chiesa
sconsacrata.
Ai bordi della strada principale
bambine con le tue bandiere
e il tuo sorriso
uomini antichi con il tuo ricordo
nel cuore.
Ho visto tutti gli altari
disporsi ai tuoi occhi
e immaginarsi con pena
altri Dei,
i lampioni scioperare,
le stelle far baccano
per riempirti di notte.
Ho amato le sarte sante
che tessevano la tua veste lirica
solo con il ritmo dei grilli.
Ho accarezzato sul viale
i viados bellissimi
che componevano il suono solenne
per il tuo arrivo.
Ho soprattutto udito
blaterare e ardire sonetti
plastiche parole e vesti letterarie
di tutti i poeti del villaggio.
Ognuno si presentava
nella mia,
solo mia notte
e declamava
cercando consenso nel mio specchio
il tuo,
solo tuo
sogno felice...
(*) So che non c'è bisogno di sottolinearlo, ma ovviamente queste sono citazioni altrui.
Ma questa è un'altra storia.
Stavolta devo dire che l'esperienza ha avuto sorprendentemente anche dei risvolti positivi, infatti mi ha dato l'occasione, dopo tanto tempo, di rovistare tra i ricordi conservati nel mio vecchio "scatolone dei ricordi", appunto, nel quale sono custodite le più inutili e assurde cianfrusaglie che si possano immaginare!
Insomma, proprio quel genere di cose senza le quali non si può assolutamente vivere! :)))
E' stato un gran bel tuffo nel passato, è stato bello ridere e commuovermi per cose che pensavo di aver dimenticato, è stato utile e catartico, divertente e tenero al tempo stesso.
Potrei farlo diventare il mio personale, irrinunciabile rito annuale... si, in concomitanza con le modifiche di mia madre, aprirò il mio scatolone e farò il mio bel bagnetto nei ricordi... perchè no, in fondo la funzione è sempre quella.
Vabbè, chiedo scusa per la lunga e inutile premessa.
Il motivo per cui intervengo in questo forum in realtà è che, tra le altre miriadi di cose, in quello scatolone ho trovato anche delle poesie scritte da un mio amico tanto tempo fà. Rileggendole, le ho trovate più belle di quanto mi parve allora e ho colto nuovi significati che anni fà mi sfuggirono e, non so, ho pensato che sarebbe interessante conoscere anche il vostro parere... anche se, a dire il vero, la cosa mi imbarazza un pochino. Chissà poi perchè!
Allora aveva circa 24 anni.
Eccole:
"Sei bella amica mia, colomba mia,
se muovi gli occhi, rinnovi la luce"
(Il Cantico dei Cantici, scena prima)*
La consolazione povera,
l'orchestra di kazoo:
quando dormo
il mondo non esiste.
Allora Morfeo mi racconta
che dal principio
sei l'aprile dei grani
oro che si concentra nel rame
dai tuoi capelli sale la spiga
la ragione del sole
il fervore della primavera,
più tardi
sei l'agosto nei riflessi
argentina risata sul mare
la voce fresca dell'acqua
gli occhi infiniti dell'abisso,
dentro me
sei il novembre dei viaggi
sogno di tutte le spezie del mondo
rimario di tutte le lingue degli uomini.
Più in là
sei tutti gli anni non vissuti e persi
evocatrice di nostalgie
di discorsi che ho ascoltato nel grembo materno.
Nel giorno
sei la notte del deserto (custodisci l'infinita purezza)
diventi motivo del caravanserraglio
sei il semplice dono orientale
al filosofo confuso,
la danza che riconosco senza musica
la bellezza offesa sul mandala dei mille occhi.
Ti sei persa? Prendo la parola:
Io sono un miserabile e un pazzo
soprattutto un clown che non ha misura.
Sono il tempo che ti cerca
(per essere tue ore)
sono gli attimi di luce che non vedi
(per essere la tua costellazione)
il battito del bosco
(per essere nido che si prepara sulla tua pelle)
il respiro dei mari
(per essere il blu della tua solitudine)
io sono l'amante perduto di Pompei
che stufo lascia la lava e ti cerca.
Sono le cose che tu non respiri
ma che s'appressano ai tuoi passi
all'aria che dimentichi dietro,
alle tue labbra fiorite come un bacio.
Dove sarà?
Vado chiedendo se i tuoi occhi scompaiono.
Come tarda
Penso e mi offendo
Mi sento povero
sciocco e triste
e poi arrivi
e sei una raffica che vola giù dai peschi.
(Ora Morfeo dorme
e io gli racconto che tu dormi con lui)
--------
Risveglio
La bassa marea ha lasciato
ancorata al mio sonno
illesa e munifica
l'anfora gonfia dei tuoi incantesimi:
i tuoi profumi (che sono
le risate dei fiori nei giorni di festa)
Si sveglia un giorno qualsiasi del calendario
e concede a sorpresa il dono prezioso,
il nume tutelare del mio cuore:
i tuoi occhi.
Io mi chiedo di tutto questo,
del luogo che tu sei,
dove sei veramente quando
la tua meravigliosa vista
ci sorprende,
durante notti turistiche,
come la vista del mare
all'improvviso dietro la curva.
Io mi chiedo i bisogni
di simile bellezza;
forse
le cure e
la linfa di mille carezze,
i cibi e
i sogni di un alveare
probabilmente
i succhi e
i velluti di una mia ambrosia,
certo
uno spazio di luci
al centro, al nettare
dell'anima tua
che irradia al mondo quello che sei
e licenzia in tronco me da me stesso.
Rivelandosi ogni cosa preziosa
non abbastanza preziosa,
ti regalerò una rosa
senza alcun vestito
(si è spogliata dopo aver bevuto
un goccio di vino)
ma rosa baciata,
ti regalerò le mie mani profonde
che scavano senza posa
e il mio petto paziente
pieno di sassi
per fare il paio con le mani,
ti regalerò l'autunno senza prole
la culla della pioggia
un universo di acqua calda
un letargo di azzurri
il tepore dei giorni gialli
soprattutto ti canterò ridendo
che la tua fragilità è anche la mia:
che è di sapere dappertutto
che non c'è mistero nel mondo
e che tutto vale la pena.
"Me la passavo abbastanza bene,
finché voi non avete dato un
calcio al mio sasso,
e io mi sono trovato fuori
tutto muschio e occhi"
(Djuna Barnes - La foresta della notte)*
-------
I
Ti ho perso lungo i solchi della vita,
o mio unico amore,
Dio di giacenza e di dubbio,
Dio delle mitiche forze
Dio, Dio sempre Dio
che sei più forte degli amplessi
e dei teneri amori.
Che fai crescere le fontane,
che appari e dispari
come un luogotenente del destino.
Perderti è come perdere la speranza
e io ti ho perduto
non una, ma un milione di volte
e ritrovarti è come sorgere dall'eterno peccato
per vedere le falle della vita
ma anche le tue mobili stelle:
TU SEI UN DIO DI AMORE.
II
Liberatemi il cuore
da questa assurda stagione d'amore
piena di segreti ricordi.
La sua bellezza come un sandalo d'oro
mi ha colpito la fronte
in cima ai miei pensieri.
La sua bellezza,
unica al mondo possibile,
e il suo giovane cuore
buttato tra le siepi delle mie povere cose
mi ha donato la speranza del fiore.
Lei stessa è un fiore, madre,
un fiore di giovinezza,
il fiore del gaudio e del dominio,
il fiore della mia lenta stagione.
Lei stessa è zolla, madre,
ma le zolle vogliono essere fecondate
e io pare non abbia semi.
-------
Ho visto la città tutta buia
che ti accoglieva.
Era la notte giusta
della notte fosforescente
i tamburi forti
le candele accese;
addirittura c'era
il suono divino di un clavicembalo
ben temperato e ben suonato
che s'allontanava da una chiesa
sconsacrata.
Ai bordi della strada principale
bambine con le tue bandiere
e il tuo sorriso
uomini antichi con il tuo ricordo
nel cuore.
Ho visto tutti gli altari
disporsi ai tuoi occhi
e immaginarsi con pena
altri Dei,
i lampioni scioperare,
le stelle far baccano
per riempirti di notte.
Ho amato le sarte sante
che tessevano la tua veste lirica
solo con il ritmo dei grilli.
Ho accarezzato sul viale
i viados bellissimi
che componevano il suono solenne
per il tuo arrivo.
Ho soprattutto udito
blaterare e ardire sonetti
plastiche parole e vesti letterarie
di tutti i poeti del villaggio.
Ognuno si presentava
nella mia,
solo mia notte
e declamava
cercando consenso nel mio specchio
il tuo,
solo tuo
sogno felice...
(*) So che non c'è bisogno di sottolinearlo, ma ovviamente queste sono citazioni altrui.