Lettera ad un giornale: vi va di partecipare?
Inviato: ven giu 24, 2005 5:04 pm
Salve a tutti!
Vi andrebbe di scrivere all'Unione Sarda ( [email protected] ) x chiarire le idee ad un tizio che oggi ha voluto commentare una mia lettera pubblicata pochi giorni fà?
Io ho già provveduto a rispondere al commento della giornalista e ho intenzione di rispondere anche a questo signore, ma dubito che mi pubblicheranno un'altra volta, mentre è più probabile che pubblichino gli interventi di altre persone e in questo modo potremmo dimostrare che l'attenzione su questi temi non è poi così trascurabile come certamente pensano in tanti.
La mia lettera pubblicata è questa:
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Scrivo in relazione alla lettera di Valentina Depau, pubblicata il 15 giugno sul vostro quotidiano. Più precisamente vorrei commentare la risposta del giornale, la quale, pur essendo notevolmente al di sopra delle mie aspettative - visti gli interventi sull'argomento che mi è capitato di leggere da qualche anno a questa parte ad opera di tanti suoi colleghi - lascia passare, nonostante la sua brevità, (pre)concetti che paiono liquidare l'intervento della ragazza vegan riducendolo ad un impeto di ribellione giovanile, per sua stessa natura passeggero, e ADDIRITTURA ad un ipotetico atto di fede, anch'esso per sua stessa natura privo di fondamento tangibile!
Io ho quasi 29 anni e non so se rientro ancora in quella fascia d'età caratterizzata dai facili entusiasmi a breve termine, ma le assicuro che il veganismo e l'animalismo hanno ben altre radici e basi razionali.
Mi rendo perfettamente conto che certi temi non sono semplici da affrontare e neppure da commentare, soprattutto se non si hanno informazioni sufficienti a riguardo e, per questo motivo, pare purtroppo inevitabile che si finisca con l'affidarsi a luoghi comuni e sterili etichette che non fanno altro che consolidare l'idea di una diversità di intenti e di vedute, che di sicuro esiste nel mondo vegan, ma che non porta necessariamente all'autoghettizzazione o ad un ascetismo forzato e autolesionista! Questo atteggiamento di certo non favorisce la comprensione di un fenomeno che nasce soltanto dal rispetto, dalla compassione e dal desiderio di condurre una vita soddisfacente, ma con la consapevolezza di non causare la morte e la sofferenza dei propri simili e degli altri animali.
La scelta vegan è uno stile di vita gioioso e positivo e il Vegfestival di Torino ha lo scopo di dimostrare ciò! Ci saranno presentazioni di libri, conferenze, musica, stand di tutti i tipi e tantissime leccornie della cui esistenza la maggior parte delle persone è totalmente ignara!
http://www.vegfestival.org
http://www.vegan3000.info (ricette)
Lei dubita che un simile stile di vita sia sostenibile e non posso far altro che chiedermi da quale punto di vista affermi questo. Da un punto di vista sociale, salutistico, economico, ecologico, etico? O forse si riferisce semplicemente all'insostenibilità della prospettiva di rinunciare a certi manicaretti frutto dell'uccisione di animali inermi? Più probabile la seconda opzione visto che, su tutti gli altri fronti risultano essere del tutto insostenibili pratiche come l'allevamento e tutto ciò che ne consegue. Suggerirei la lettura di un libro molto importante: "Ecocidio" di Jeremy Rifkin, in cui l'economista americano illustra i danni incalcolabili per l'ambiente, la salute umana e le popolazioni del terzo mondo che derivano dallo sfruttamento animale. Quasi nessuno lo sa, ma la nostra alimentazione carnea è una delle cause principali della fame nel mondo!
http://www.ebasta.org
http://www.saicosamangi.info
Vorrei aggiungere solo un'ultima cosa: il tentativo di far passare come insostenibile una scelta dettata dai principi sopra menzionati, non rappresenta, in ogni caso, un messaggio positivo... peggio è se lo si fà basandosi sulle scarse informazioni specifiche in proprio possesso.
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E questa è la risposta della giornalista:
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Si può conoscere una teoria (o una filosofia di vita, una religione, un'interpretazione storica) senza condividerla, gentile lettrice. E senza mancare di rispetto a chi vi modella intorno la propria esistenza. Questa pagina è basata sul dialogo: chi scrive si espone al rischio (indolore e produttivo) del confronto, coi giornalisti o coi lettori. Ho la massima considerazione per le ragioni dei vegan, i quali ci obbligano ad essere consapevoli delle sofferenze, spesso abbiette, che causiamo agli animali. Ma ammetterà, per stare a Rifkin, che c'è una differenza fra l'allevamento intensivo dei bovini nelle due Americhe (dove si abbattono le foreste per coltivare i mangimi) e la filiera del bue rosso del Montiferru, allevato al pascolo semibrado. Non voglio farle cambiare idea. È che non credo nelle ricette universali e trovo che anche i principi migliori vadano attuati con misura. Cioè in modo sostenibile. Daniela Pinna
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Questo invece è l'illuminante intervento del signor Giampaolo:
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VEGETARIANI A OLTRANZA
Pance piene e gusti difficili
Ho letto la lettera della lettrice vegana pubblicata mercoledì col titolo: "Animali; pregiudizi. e scelte sostenibili". Mi è venuto spontaneo esclamare: «e ‘na passada ‘e famini cumenti sessant’annus faidi!»*... Nasce naturale la domanda: ma dove alligna il fanatismo di certi vegetariani, dalle idee innaturali, prive di misura e buonsenso? E' chiaro: nei paesi dell’opulenza, dove le pance son ben piene e molte persone sono perciò di gusti difficili. Forse l’uomo non è nato onnivoro? E i carnivori non si mangiano l’un l’altro? E il pesce grande, non mangia forse quello più piccolo, benché i mari abbondino di vegetazione? Nella lettera, inoltre, si sostiene che la nostra alimentazione a base di carne è una delle cause principali della fame del mondo?! Se ciò fosse vero, e così semplice, diventerei vegetariano subito. Le cause della fame del mondo e di tutte le brutture che regnano sulla faccia della terra, sono ben più complesse e difficili da analizzare in un breve spazio. Basti però ricordare, a volo d'uccello, le devastatrici guerre che l’uomo combatte da migliaia di anni; lo sperpero di risorse umane e di altro genere, causate per lo più da tali feroci guerre; gli egoismi e le avidità che spingono gli straricchi (vegetariani inclusi) a voler sempre di più e a dar sempre meno a chi muore totalmente di fame. E poi, ultima considerazione: mica ogni cosa scritta da Jeremy Rifkin nel suo libro è da accettare come fosse parola del Signore...
GIAMPAOLO CARIA
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Che ne pensate? Certo che offre una miriade di spunti... magari non originali, ma in parecchi passaggi si frega con le sue stesse mani e manco se ne rende conto! Cmq, tra le altre cose, in pratica si tratterebbe di fornire qualche nozione e un pò di numeri circa lo sfruttamento delle risorse necessarie alla produzione di carne, i danni ecologici, l'inquinamento ecc... insomma, cose che anche in questo forum sono state ripetute fino alla nausea. Spero che qualcuno voglia partecipare!
Grazie. :)
* Ah, questa frase significa che a noialtri ci vorrebbe prorio "una passata di fame come sessan'anni fà!"
Simpatico eh! :D
Vi andrebbe di scrivere all'Unione Sarda ( [email protected] ) x chiarire le idee ad un tizio che oggi ha voluto commentare una mia lettera pubblicata pochi giorni fà?
Io ho già provveduto a rispondere al commento della giornalista e ho intenzione di rispondere anche a questo signore, ma dubito che mi pubblicheranno un'altra volta, mentre è più probabile che pubblichino gli interventi di altre persone e in questo modo potremmo dimostrare che l'attenzione su questi temi non è poi così trascurabile come certamente pensano in tanti.
La mia lettera pubblicata è questa:
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Scrivo in relazione alla lettera di Valentina Depau, pubblicata il 15 giugno sul vostro quotidiano. Più precisamente vorrei commentare la risposta del giornale, la quale, pur essendo notevolmente al di sopra delle mie aspettative - visti gli interventi sull'argomento che mi è capitato di leggere da qualche anno a questa parte ad opera di tanti suoi colleghi - lascia passare, nonostante la sua brevità, (pre)concetti che paiono liquidare l'intervento della ragazza vegan riducendolo ad un impeto di ribellione giovanile, per sua stessa natura passeggero, e ADDIRITTURA ad un ipotetico atto di fede, anch'esso per sua stessa natura privo di fondamento tangibile!
Io ho quasi 29 anni e non so se rientro ancora in quella fascia d'età caratterizzata dai facili entusiasmi a breve termine, ma le assicuro che il veganismo e l'animalismo hanno ben altre radici e basi razionali.
Mi rendo perfettamente conto che certi temi non sono semplici da affrontare e neppure da commentare, soprattutto se non si hanno informazioni sufficienti a riguardo e, per questo motivo, pare purtroppo inevitabile che si finisca con l'affidarsi a luoghi comuni e sterili etichette che non fanno altro che consolidare l'idea di una diversità di intenti e di vedute, che di sicuro esiste nel mondo vegan, ma che non porta necessariamente all'autoghettizzazione o ad un ascetismo forzato e autolesionista! Questo atteggiamento di certo non favorisce la comprensione di un fenomeno che nasce soltanto dal rispetto, dalla compassione e dal desiderio di condurre una vita soddisfacente, ma con la consapevolezza di non causare la morte e la sofferenza dei propri simili e degli altri animali.
La scelta vegan è uno stile di vita gioioso e positivo e il Vegfestival di Torino ha lo scopo di dimostrare ciò! Ci saranno presentazioni di libri, conferenze, musica, stand di tutti i tipi e tantissime leccornie della cui esistenza la maggior parte delle persone è totalmente ignara!
http://www.vegfestival.org
http://www.vegan3000.info (ricette)
Lei dubita che un simile stile di vita sia sostenibile e non posso far altro che chiedermi da quale punto di vista affermi questo. Da un punto di vista sociale, salutistico, economico, ecologico, etico? O forse si riferisce semplicemente all'insostenibilità della prospettiva di rinunciare a certi manicaretti frutto dell'uccisione di animali inermi? Più probabile la seconda opzione visto che, su tutti gli altri fronti risultano essere del tutto insostenibili pratiche come l'allevamento e tutto ciò che ne consegue. Suggerirei la lettura di un libro molto importante: "Ecocidio" di Jeremy Rifkin, in cui l'economista americano illustra i danni incalcolabili per l'ambiente, la salute umana e le popolazioni del terzo mondo che derivano dallo sfruttamento animale. Quasi nessuno lo sa, ma la nostra alimentazione carnea è una delle cause principali della fame nel mondo!
http://www.ebasta.org
http://www.saicosamangi.info
Vorrei aggiungere solo un'ultima cosa: il tentativo di far passare come insostenibile una scelta dettata dai principi sopra menzionati, non rappresenta, in ogni caso, un messaggio positivo... peggio è se lo si fà basandosi sulle scarse informazioni specifiche in proprio possesso.
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E questa è la risposta della giornalista:
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Si può conoscere una teoria (o una filosofia di vita, una religione, un'interpretazione storica) senza condividerla, gentile lettrice. E senza mancare di rispetto a chi vi modella intorno la propria esistenza. Questa pagina è basata sul dialogo: chi scrive si espone al rischio (indolore e produttivo) del confronto, coi giornalisti o coi lettori. Ho la massima considerazione per le ragioni dei vegan, i quali ci obbligano ad essere consapevoli delle sofferenze, spesso abbiette, che causiamo agli animali. Ma ammetterà, per stare a Rifkin, che c'è una differenza fra l'allevamento intensivo dei bovini nelle due Americhe (dove si abbattono le foreste per coltivare i mangimi) e la filiera del bue rosso del Montiferru, allevato al pascolo semibrado. Non voglio farle cambiare idea. È che non credo nelle ricette universali e trovo che anche i principi migliori vadano attuati con misura. Cioè in modo sostenibile. Daniela Pinna
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Questo invece è l'illuminante intervento del signor Giampaolo:
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VEGETARIANI A OLTRANZA
Pance piene e gusti difficili
Ho letto la lettera della lettrice vegana pubblicata mercoledì col titolo: "Animali; pregiudizi. e scelte sostenibili". Mi è venuto spontaneo esclamare: «e ‘na passada ‘e famini cumenti sessant’annus faidi!»*... Nasce naturale la domanda: ma dove alligna il fanatismo di certi vegetariani, dalle idee innaturali, prive di misura e buonsenso? E' chiaro: nei paesi dell’opulenza, dove le pance son ben piene e molte persone sono perciò di gusti difficili. Forse l’uomo non è nato onnivoro? E i carnivori non si mangiano l’un l’altro? E il pesce grande, non mangia forse quello più piccolo, benché i mari abbondino di vegetazione? Nella lettera, inoltre, si sostiene che la nostra alimentazione a base di carne è una delle cause principali della fame del mondo?! Se ciò fosse vero, e così semplice, diventerei vegetariano subito. Le cause della fame del mondo e di tutte le brutture che regnano sulla faccia della terra, sono ben più complesse e difficili da analizzare in un breve spazio. Basti però ricordare, a volo d'uccello, le devastatrici guerre che l’uomo combatte da migliaia di anni; lo sperpero di risorse umane e di altro genere, causate per lo più da tali feroci guerre; gli egoismi e le avidità che spingono gli straricchi (vegetariani inclusi) a voler sempre di più e a dar sempre meno a chi muore totalmente di fame. E poi, ultima considerazione: mica ogni cosa scritta da Jeremy Rifkin nel suo libro è da accettare come fosse parola del Signore...
GIAMPAOLO CARIA
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Che ne pensate? Certo che offre una miriade di spunti... magari non originali, ma in parecchi passaggi si frega con le sue stesse mani e manco se ne rende conto! Cmq, tra le altre cose, in pratica si tratterebbe di fornire qualche nozione e un pò di numeri circa lo sfruttamento delle risorse necessarie alla produzione di carne, i danni ecologici, l'inquinamento ecc... insomma, cose che anche in questo forum sono state ripetute fino alla nausea. Spero che qualcuno voglia partecipare!
Grazie. :)
* Ah, questa frase significa che a noialtri ci vorrebbe prorio "una passata di fame come sessan'anni fà!"
Simpatico eh! :D