Eppure non è facile abbandonare un luogo cui si sono dedicate tante energie, in cui si è pensato che realizzare un progetto fosse possibile e in cui, infine, qualcosa, anche se frammentario, si è realizzato. Così l'estate scorsa in quello che è stato il mio orto non sono cresciute solo erbacce ma in quattro aiuole sono tornati i pomodori. Quattro aiuole soltanto, assediate dal dilagare delle graminacee selvatiche che, se lasciate a se stesse, diventano subito infestanti, ma che hanno costituito se non altro il segno di una continuità.
Pomodori Re Umberto More Tre di esse, nella zona III, erano dedicate alle varietà antiche: i grossi Double Rich e soprattutto i Re Umberto, alla loro seconda apparizione nel mio orto e che questa volta hanno prodotto davvero tanto, in quantità e qualità. Queste due varietà venivano da soci di Civiltà Contadina. La terza era la Yellow Pear, un pomodorino giallo a forma di pera i cui semi avevo acquistato da una vivaista conosciuta pochi mesi prima a Murabilia ma che hanno avuto problemi rimasti misteriosi: poco dopo l'inizio della fruttificazione le piante hanno cominciato ad appassire: sono riuscito a malapena a riprodurre il seme.
Nella quarta aiuola, a valle dell'albicocco nella zona IV, ho messo a dimora invece gli immancabili Pachino, che ancora una volta non mi hanno deluso e cui rimango affezionato nonostante l'orientamento decisamente conservativo (cioé destinato alla riproduzione delle varietà antiche) che ho ormai deciso di dare al mio orto.
Non solo erbe infestanti circondavano le aiuole dei pomodori. L'estate scorsa il mio primo innesto di vite riuscito (risalente a un anno prima) ha prodotto il suo primo grappolo. Uno solo, non grandissimo ma perfettamente dignitoso (e saporito). A lui l'onore di stare in testa a questa pagina.
Ho fallito invece il mio secondo tentativo di innesto, questa volta di una varietà tipica dei Castelli Romani di cui si dice che vada scomparendo: la Bomino. Due talee però hanno attecchito in vivaio per cui l'anno prossimo avrò di nuovo le marze per un nuovo tentativo.
Poi ci sono state le more: quelle inermi (cioé senza spine) hanno prodotto molto bene, al punto che oltre al consumo corrente ne è venuta anche qualche marmellata. Quelle selvatiche, presenti soprattutto lungo il confine nord della zona III, hanno prodotto soprattutto spine, il che mi sta facendo seriamente pensare di propagare le prime.
Pera cotogna Pomodori sul composto E gli alberi? I pruni e l'albicocco hanno avuto dei problemi: alcune sottobranche sono appassite, il che mi preoccupa parecchio. Poca la produzione di albicocche, nulla quella di prugne gialle.
Si sono date da fare invece le pomacee, ovvero il melo e il cotogno, che hanno prodotto entrambi bene. La marmellata di cotogne la sto ancora consunmando la mattina a colazione. Il vecchio pero invece non ha fruttificato.
Infine, ottima è stata la produzione di kaki, durati, insieme alle mele, fino all'inverno, e abbondantissima quella di fichi. Di questi ultimi ne ho tostati parecchi nel forno e ne ho ancora un barattolone pieno.
E torno in chiusura ai pomodori. Perché mi sono accorto a un certo punto che sul cumulo del composto stava accadendo qualcosa: dei semi che vi erano finiti per caso e vi erano rimasti tutto l'inverno erano germinati spontaneamente e le piantine (pachino e ciliegia) stavano crescendo appoggiandosi al cumulo, senza cure e senza innaffiature. Fra tutte le piante di pomodoro presenti l'estate scorsa nell'orto queste sono state le più sane, e hanno prodotto bene per qualità e quantità. Ricordo in particolare che i ciliegia, già di per sé molto saporiti, e che ho preso l'abitudine di consumare in insalata, quell'anno sono stati gustosi più che mai.
L'esito è stato tale che ho deciso di spostare il composto su una delle aiuole destinate ai pomodori e mettere a dimora intenzionalmente le piantine alla base di esso. L'esperimento è in corso. Staremo a vedere.
Filippo Schillaci
20 maggio 2005
http://www.gondrano.it/diario/estate04.htm
L'estate scorsa
La natura è saggia non segue gli schemi dell'uomo ma i propri. Osserva e cerca di capire la personalità delle piante, certi semi germogliano tra le crepe più impossibili ma sono felici e crescono bellissime, se le togli e le metti nella terra morbida si avviliscono e muoiono, perchè sono vive e consapevoli di esserlo.