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La robinia, bella ma in declino

Inviato: gio mag 05, 2005 7:48 pm
da Marcello
[Su Il Messaggero, edizione Umbria, ogni giovedì ci sono degli articoli molto interessanti sulle piante]

La robinia, bella ma in declino

Fu la pianta di re e nobili francesi nel 1500. Ora è vista come infestante

di GABRIELLA AGNUSDEI GIRALDI

La robinia è pianta ormai scacciata dal paradiso delle ornamentali, in quanto ritenuta invadente ed infestante, capace di colonizzare interi territori alterandone gli equilibri vegetali. Ma viaggiando come sempre in controcorrente e rifiutando falsi pregiudizi, cercheremo di riscoprire questo albero, la cui storia botanica iniziò proprio come specie ornamentale. Qualcuno ha detto che è «arrogante e prepotente come quasi tutti gli esseri viventi che sanno di essere splendidi»! La robinia ha numerosi aspetti decorativi: il portamento maestoso ma slanciato, l’ampia chioma ombrosa ma non cupa, la fioritura leggiadra e l’implacabile presenza delle spine.

Il suo nome apparentemente semplice, condensa in realtà la storia di un’intera famiglia di giardinieri. Il botanico francese Jean Robin , farmacista ed erborista dei re Enrico III, Enrico IV e Luigi XIII, verso la fine del 1500 ebbe dalla Facoltà di Medicina di Parigi l’incarico di organizzare l’Orto Botanico dell’Università; tra le tante piante esotiche, egli seminò anche alcuni strani semi giunti dalla lontana America, ottenendo dopo poco tempo dei bellissimi alberi molto apprezzati dai nobili francesi, divenendo presto di gran moda in tutti i giardini. Nel 1636 suo figlio Vespasian trapiantò uno degli esemplari ottenuti dal padre nel Jardin du Roi, l’attuale Jardin des Plantes, dove ancora oggi è possibile ammirare la sua discendenza.

Più tardi Linneo classificò la pianta dei Robin, dandole il nome scientifico di Robinia pseudoacacia , sia per onorare gli scopritori, che per evidenziare la somiglianza con il genere Acacia: e con il nome comune di “ falsa acacia ” è nota. In Italia la robinia fu coltivata per la prima volta nel 1662 presso l’Orto Botanico di Padova, si diffuse prima come specie ornamentale e poi come specie forestale: nella seconda metà del ’700 giunse in Piemonte, dove raggiunse il massimo successo con l’appoggio di Alessandro Manzoni che ne consigliava l’uso nel rimboschimento dei terreni collinari franosi. Il genere Robinia appartiene alla grande ed importante famiglia delle Papilionaceae e comprende una ventina di specie originarie delle regioni orientali del Nord America. La Robinia pseudoacacia , è una specie a portamento arboreo che può raggiungere i 25 metri di altezza; in particolari condizioni e grazie alla sua notevole capacità pollonifera, può presentarsi però anche sotto forma di grande arbusto. Il tronco eretto si biforca in grosse branche su cui si insedia una complicata serie di ramificazioni che formano una chioma espansa, leggera e rotondeggiante.

Tutta la parte legnosa è ricoperta da una corteccia scura e rugosa, percorsa longitudinalmente da solcature sinuose che nel tempo si approfondiscono assumendo colore giallastro; i ramoscelli più giovani sono di colore bruno rossastro. Le foglie caduche e lunghe fino a 20-25 centimetri sono “imparipennate” cioè composte da un numero dispari di foglioline inserite a coppie lungo un asse principale detto rachide, mentre l’ultima è inserita singola all’apice dello stesso. Le foglioline il cui numero può variare da 7 a 19, hanno forma ovale od ellittica, margine intero e colore verde lucido sulla pagina superiore e verde grigiastro su quella inferiore. Alla base di ogni foglia composta sono presenti due stipole trasformate in robusti aculei.

I fiori che compaiono in maggio-giugno, sono bianchi e presentano la tipica forma papilionata con 5 petali diversi: il vessillo posteriore più grande ed arrotondato, le due ali laterali munite di una sorta di.orecchietta e la carena anteriore al cui interno sono presenti 10 stami di cui 9 saldati insieme ed uno libero, e l’ovario unico. Alla base del tubo formato dagli stami sono presenti delle ghiandole che producono un nettare dolcissimo particolarmente appetito agli insetti che, per cibarsene, entrano nel fiore svolgendo l’azione impollinante. Interessante ricordare che il nettare della robinia, molto ricco di zucchero, viene prodotto in quantità abbondanti, fino a 2,9 milligrammi in sole 24 ore: ciò fa della robinia una delle specie più importanti per l’apicoltura e la produzione di miele. I fiori profumatissimi si riuniscono in gruppi di 15-25 formando grappoli elegantemente penduli, sorretti da sottili peduncoli. Come molte altre Papilionaceae , le foglie della robinia reagiscono a determinati stimoli: durante il giorno si muovono per inseguire i raggi del sole, durante la notte assumono la posizione del sonno, pendendo all’ingiù come appassite.

Inviato: gio mag 05, 2005 7:49 pm
da Marcello
VARIETA’

Ci sono specie con pochi fiori e altre colorate di rosso o giallo

PERUGIA - Le tante doti della robinia sono state sfruttate in un lavoro di selezione che ha portato alla creazione di varietà e cultivar quasi completamente sterili e quindi meno infestanti. Tra le più classiche, la “ Umbraculifera ” la cosiddetta robinia a palloncino , dalla bella chioma verde scuro, compatta e rotonda: non ha spine ma produce pochi fiori. Molto grande e spinosa è invece la “ Semperflorens ” con foglie di colore verde scuro e grandi racemi di fiori profumatissimi che sbocciano per tutta l’estate. Piccola ma bellissima la “ Casque Rouge ” che cresce molto rapidamente e produce splendidi grappoli di fiori rosso lilla intenso che spiccano in mezzo alla chioma verde. Più originale la “ Unifoliola ” con lunghi grappoli di fiori bianchi. Molto decorativa anche la “ Frisia ” grazie all’intensa colorazione giallo dorata che le sue foglie assumono dalla fine della primavera fino a tutto l’autunno. Alcune specie del genere Robinia sono meno diffuse ed utilizzate ma che conservano la stessa bellezza della consorella più famosa: Robinia hispida , piccola e compatta ma con grandi grappoli di fiori rosa; Robinia neo-mexicana più grande della precedente ma sempre a fiori rosa e Robinia kelseyl in cui il rosa dei fiori viene sostituito dal rosso porpora della peluria che ricopre i baccelli.

G. A. G.

Inviato: gio mag 05, 2005 7:50 pm
da Marcello
LA COLTIVAZIONE

E’ rustica e longeva, arriva anche a duecento anni

PERUGIA - La robinia è una specie molto rustica, adattabile e longeva che può vivere più di 200 anni. In genere preferisce clima temperato caldo, esposizione in pieno sole e terreno sciolto e sabbioso; grazie al suo apparato radicale estremamente robusto ed espanso, riesce però a vivere anche in condizioni diverse, adattandosi persino ai terreni ghiaiosi e sterili. In Italia è presente in tutte le regioni nella fascia altimetrica compresa al di sotto dei mille metri. Lasciata libera di svilupparsi, forma veri e propri boschi , detti appunto “robinieti”, caratterizzati da un sottobosco molto rado e povero di specie conseguente all’azione dominante esercitata dalla robinia. Molto più frequente la sua presenza nelle macchie miste, lungo i greti dei torrenti e nelle siepi che costeggiano strade e ferrovie. Fuggita dai giardini dove era stata introdotta per la prima volta, si è integrata nell’economia rurale grazie alle sue tante virtù: le foglie altamente proteiche fornivano un ottimo foraggio estivo per il bestiame; il legname duro, elastico e resistente era ideale per la costruzione di ruote, ingranaggi, pioli, bastoni ed utensili vari; i rami spinosi venivano utilizzati per le siepi difensive dei confini; la sua azione miglioratrice veniva utilizzata per arricchire i terreni più poveri ed improduttivi.

G. A. G.

Inviato: ven mag 06, 2005 10:05 am
da riboeri
Ho letto che la robinia, essendo una leguminosa, migliora la struttura e il contenuto in azoto del terreno. Inoltre ha tutti i vantaggi degli alberi (legna da ardere, colture permanenti...). Sarà possibile fare una siepe (essendo spinosa dovrebbe tenere lontani anche gli animali) di robinia o c'è il rischio che mi invada tutto l'orto? E utilizzarla per migliorare il drenaggio in un prato che tende un po' ad allagarsi? (in questo caso dovrei poi eliminarla dopo qualche anno...)

Inviato: ven mag 06, 2005 2:07 pm
da luxor
Mi ricordo in campagna quando mia nonna coglieva i grappoli bianchi profumatissimi e passandoli nella pastella li friggeva cospargendoli di zucchero, o le rose spampanate sempre passate nella pastella e fritte. E i pomeriggi a succhiare i fiori ,rubandoli alle api, delle amiche rubinie, o a fischiare con le foglie, o solo starsene li ad ammirarne le affascinanti e profumate cascate. Dove abito io c'è la moda della stufa e del camino, e inevitabilmente (abete rosso a parte perchè fuma) finiscono in cenere sempre più piante e arbusti, le preferite sono, appunto, le robinie.

e' possibile coltivarla?

Inviato: gio mag 19, 2005 3:58 pm
da psq
Dalle mie parti, nell'astigiano, ci sono campi arati in cui sono state piantate artificialmente le talee di rubinia. Immagino che vengano usate per la produzione di biomassa per riscaldamento. Sapreste dirmi come si preparano le talee per la riproduzione di questa specie?

Re: e' possibile coltivarla?

Inviato: ven mag 20, 2005 7:08 am
da Marcello
psq ha scritto:Dalle mie parti, nell'astigiano, ci sono campi arati in cui sono state piantate artificialmente le talee di rubinia. Immagino che vengano usate per la produzione di biomassa per riscaldamento. Sapreste dirmi come si preparano le talee per la riproduzione di questa specie?
Guarda, io non ho particolari capacità o professionalità in tal senso, però ti posso assicurare che frequentemente la robinia viene bene anche se semplicemente stacchi un rametto e lo infili per terra, mantenendola umida.

M.

Re: e' possibile coltivarla?

Inviato: ven mag 20, 2005 9:24 am
da riboeri
psq ha scritto:Dalle mie parti, nell'astigiano, ci sono campi arati in cui sono state piantate artificialmente le talee di rubinia. Immagino che vengano usate per la produzione di biomassa per riscaldamento. Sapreste dirmi come si preparano le talee per la riproduzione di questa specie?
Altrimenti puoi utilizzare i polloni che emergono dal terreno, se hanno un po' di radice. Oppure puoi provare a seminarle...