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Il futuro dell'Africa: pannelli solari e pc portatili

Inviato: lun apr 25, 2005 7:46 am
da Marcello
Il futuro dell'Africa: pannelli solari e computer portatili. Mentre in Italia si riparla di energia nucleare, in Africa c'è grande richiesta di pannelli solari: quelli fotovoltaici che producono energia elettrica. Sono indispensabili a villaggi isolati nella foresta, a volontari che operano in condizioni difficili, a ospedali rurali privi di elettricità e dotati solo di gruppi elettrogeni.

L'Africa è ricca di petrolio e i gruppi elettrogeni potrebbero funzionare con un po' di carburante. Ma rifornirsi a volte è veramente problematico quando un camion ci impiega due settimane per arrivare a destinazione. Le strade divengono fiumi di fango nella stagione delle piogge. E lingue di sabbia nella stagione secca. In questi viaggi si dorme in zone paludose e malsane, senza protezioni, e ci si ammala di malaria.

Molti africani non possono permettersi un pannello solare fotovoltaico ma - in caso di donazione - chiedono proprio questo. Inoltre i prezzi stanno scendendo e la tecnologia si evolve. Nei laboratori sono allo studio materiali flessibili per nuovi pannelli solari sottili come fogli di plastica. E, mentre ora sono fragili e ingombranti da trasportare, in futuro potrebbero essere riposti in uno zainetto o in un tubo, a decine, per poi essere aperti e fissati sui tetti delle case.

Il nucleare in Africa sarebbe invece un disastro: è una tecnologia centralizzata, oltre che pericolosa. Non arriverebbe proprio là dove serve. Produrrebbe un nuovo e devastante esodo verso le città. Occorre invece un decentramento delle tecnologie. Oltre al pannello solare fotovoltaico, l'altra tecnologia interessante è quella dei computer portatili.

Mentre i nostri computer da tavolo diventano tecnologie che divorano l'energia (gli ultimi microprocessori della Intel arrivano ad un surriscaldamento che ne ha consigliato la riprogettazione), i computer portatili puntano al risparmio: possono consumare dalle 5 alle 10 volte in meno. Sono dotati di sistemi di risparmio energetico automatizzati e personalizzabili. In pratica questo significa che lo stesso pannello solare che alimenta un computer fisso può alimentare una rete di dieci computer portatili. E, con un sistema "packet radio", si scambiano su Internet i messaggi di posta elettronica. Una vera risorsa per i villaggi dove non arriva il telefono e neppure il postino. E che può innescare processi cooperazione e di aiuto "diretto" che scavalchino le strutture corrotte e inefficienti dei governi.

Testo di Alessandro Marescotti

Tratto da: italy.peacelink.org

Sorridi, sei su scherzi a parte

Inviato: lun apr 25, 2005 2:12 pm
da Tersite
Caro Marcello
Sono certo che hai segnalato l'articolo solo per evidenziare come si possa essere completamente fuori di melone e, tuttavia, simulare intelligenza.
Il PC nel villaggio africano? Che ci fanno?
A parte che per usare un PC occorre saper leggere, preferibilmente l'inglese, non mi risulta esista una versione Windows in swaili, (forse c'è una versione linux, peggio che andar di notte); come tutti sappiamo il computer non è quella cosetta semplice della pubblicità, un tasto e vai.
Se è per comunicare con il resto del mondo esistono i telefoni satellitari, molto meno cari, più robusti e, soprattutto, più semplici
Regala un pc ad un capotribù e il giorno dopo vedrai le sue mogli sfoggiare collane ricavate dai tasti della tastiera, per lui invece un bel pettorale con lo schermo a cristalli liquidi, i banchi memoria invece appannaggio dei guerrieri più... (non importa cosa).
Pannelli fotoelettrici? Per farne cosa, per accendere la luce di giorno, o per fare i giochini idioti al pc?
Una delle ipotesi più accreditate per la diffusione dell'AIDS è che nelle campagne di vaccinazione africane non si cambiava la siringa per motivi di budget e gli vogliamo regalare in cambio costosi ed inutili giocattoli?
Hanno tragici problemi di potabilizzazione dell'acqua e ci preoccupiamo di come possano comunicare con il resto del mondo.
Muoiono per infezioni banali che noi non ricordiamo neanche più come si chiamino e proponiamo loro l'alternativa eccitante di poter seguire il "grande fratello" in diretta?
Non sanno cosa mangeranno il prossimo anno, ma nel frattempo si riproducono, e gli vuoi spiegare le delizie di un foglio excel e delle sue strepitose possibilità di analisi?
E' evidente che si tratta di uno scherzo.
O al limite di un maldestro spot pubblicitario.
O peggio di un ignobile tentativo di rifilare a quei poveracci le ennesime collane di plastica in cambio delle loro ricchezze e possibilità di sopravvivenza.
A meno che i pannelli e PC servano esclusivamente agli operatori ONU e ONG per svolgere il loro lavoro. Anche in questo caso ci sarebbe parecchio da obiettare.

Troppo cattivo?
Lo so, dire queste cose è un lavoro sporco, ma qualcuno lo deve pur fare.

Ciao
Tersite

Inviato: lun apr 25, 2005 5:26 pm
da Marcello
Sì, decisamente troppo cattivo.

Villaggio africano non vuole dire necessariamente un agglomerato di selvaggi cannibali con l'europeo dentro la pentola a cuocere... vuol dire anche luoghi dove le persone vivono e dove possono anche, perché no, studiare e interagire con il resto del mondo. L'Africa non è una sola, diamine!

Pensa alle scuole, ad esempio.

Ti faccio notare che un computer funziona anche senza sistemi operativi complicati, può servire per un principio di regolarizzazione anagrafica. E non pensare solo allo swaili, nella maggior parte delle scuole si insegna inglese e francese. Forse stai sottovalutando gli africani.

Ti sorprenderà sapere che in molte zone dell'Africa dove non è mai arrivato il telefono via cavo si sta diffondendo l'uso del telefonino per comunicare, ed è considerata una tecnologia più economica rispetto a quella tradizionale, considerati anche i grandi spazi.

Insomma, prima di accusare chi ha scritto l'articolo di avere secondi fini o poca intelligenza, un po' di apertura mentale...

:-)

M.

chiedo venia

Inviato: mar apr 26, 2005 10:47 am
da Tersite
Caro Marcello
La descrizione di un certo ambiente africano, riporto:

.....Ma rifornirsi a volte è veramente problematico quando un camion ci impiega due settimane per arrivare a destinazione. Le strade divengono fiumi di fango nella stagione delle piogge. E lingue di sabbia nella stagione secca. In questi viaggi si dorme in zone paludose e malsane, senza protezioni, e ci si ammala di malaria.

mi aveva stimolato la fantasia, Naturalmente l'Africa non è solo questo, ci sono città, industrie e tecnologie avanzate, anche università.
Ma lì i pc ci sono già, anche se ho seri dubbi sul loro razionale utilizzo.
Il problema è il villaggio nella savana.
Sono certo che ci sono altre esigenze più prioritarie da soddisfare in quei posti.
Per la comunicazione il telefonino, basta e avanza (la cosa non mi sorprende visto che è la soluzione più logica)
Per la produzione di energia in loco ci sono delle tecnologie affidabili, molto grezze, ma gestibili anche da non laureati al MIT.
Costano un decimo dei pannelli solari, sfruttano risorse rinnovabili (solare termico, eolico, solare termodinamico), e soprattutto si sono dimostrati affidabili in decenni di utilizzo.

Come vedi mi sono sforzato di usare l'apertura mentale, ma il dubbio che gli si voglia rifilare l'ennesima perlina colorata in cambio di un ciottolo bianco trasparente rimane.

Ciao
Tersite

Re: chiedo venia

Inviato: mar apr 26, 2005 11:09 am
da Marcello
Tersite ha scritto:Come vedi mi sono sforzato di usare l'apertura mentale, ma il dubbio che gli si voglia rifilare l'ennesima perlina colorata in cambio di un ciottolo bianco trasparente rimane.

Ciao
Tersite
Però Peacelink non è l'ibm o la microsoft... non hanno assolutamente interessi in quel senso. Bisogna anche capire chi ha fatto una osservazione del genere (che per necessità di cose, essendo un brevissimo editoriale e riferendosi ad un continente intero - tra l'altro gigantesco - è per forza di cose impreciso).
Ci sono esigenze più prioritarie, probabilmente sì, ma sono le stesse persone che stanno cercando di tamponare anche quelle.

M.

vada per la buona fede

Inviato: mar apr 26, 2005 2:22 pm
da Tersite
Caro Marcello
Nei tempi andati, in occasione di epidemie di peste, ci si riuniva tutti in chiesa per un rito purificatorio e di perdono, poi una bella processione a spargere ulteriormente il morbo.
L'intenzione era sicuramente lodevole, ma non altrettanto utile.
Non basta che l'intenzione sia buona, occorre anche che sia intelligente.
Prendo atto che l'autore dell'articolo sia animato da buone intenzioni, ma se trattano le altre priorità con la stessa lucidità di pensiero non rimarranno mai senza lavoro.

Ciao
Tersite

Re: vada per la buona fede

Inviato: mar apr 26, 2005 3:53 pm
da Marcello
Tersite ha scritto:Prendo atto che l'autore dell'articolo sia animato da buone intenzioni, ma se trattano le altre priorità con la stessa lucidità di pensiero non rimarranno mai senza lavoro.
?

M.

chiarimento

Inviato: mar apr 26, 2005 4:26 pm
da Tersite
Intendevo dire che se si trattano i problemi con dei mezzi inadeguati non si rimarrà mai senza problemi.

Ovvero i pannicelli caldi, anche se preziosi, non servono.
Forse ho esagerato nell'altro senso!

Ciao Tersite

Inviato: gio mag 05, 2005 8:08 pm
da Marcello
Un rudimentale computer portatile, in grado di collegarsi alla rete e gestire file multimediali a un costo di 80 euro? È il sogno di ogni taccagno che si rispetti. Ma per molti bambini dei paesi poveri (e per molti bambini poveri dei paesi ricchi) può essere l'unica opportunità di alfabetizzazione informatica.

Nicholas Negroponte, Joe Jacobson e Seymour Papert, del MIT Media Lab stanno lavorando su un progetto che sperano sollevi le prospettive di centinaia di milioni di bambini dei paesi più poveri. Si tratta, sostiene la web-zine Wired, di un pc portatile e prezzi stracciati. In questo modo sarebbe possibile per i governi e le ONG fornire ai bambini terzomondisti un attrezzo essenziale nel ventunesimo secolo.

"È una maniera per fare dei bambini gli attori del cambiamento," dice Negroponte. Per estetica e funzionalità, il portatile da 100 dollari dovrà essere "cosí vicino ai notebook attuali da essere quasi indistinguibile". In compenso, la macchina avrà un processore relativamente lento e scarsa caspacità di immagazzinamento dati.

Tecnicamente, il punto focale è il display: non deve essere costoso né vorace di energia. I dettagli sono in corso di definizione, ma la ricetta attuale del MIT è questa: poche applicazioni, sistema operativo Linux, batteria ricaricabile con manovella e l'innovativo schermo e-ink, oppure un retroproiettato da 12 pollici.

I computer portatili sarebbero prodotti in serie in lotti non inferiori a un milione di unità e acquistati direttamente dai governi. La maggior parte del risparmio, dunque, si realizza evitando figure di costo come profitti, spese di vendita e marketing.

Due prototipi sono stato costruiti, e le macchine da testare potrebbero essere consegnate già a metà del 2006. Il progetto sarebbe essenzialmente no profit, con circa 90 dollari per l'hardware ed un margine di 10 dollari per imprevisti e una piccola remunerazione per ordini importanti.

È una risposta al problema del digital divide? Le critiche sono molte: prima di tutto, la presenza di un laptop in casa non risolve granché nelle zone dove i problemi veri rimangono l'accesso all'internet e l'elettricità.

Inoltre, sostiene il World Resources Institute, occorre considerare il problema dell'assistenza tecnica: "la macchina deve essere sufficientemente robusta per reggere gli sbalzi elettrici, la polvere, gli urti, e tutti i pericoli dell'internet," dice Hammond, il direttore del progetto Digital Dividend, "questi sono problemi già qui da noi, figuriamoci se il laboratorio di riparazione più vicino è a tre villaggi di distanza e non si ha un ufficio dotato di aria condizionata."

Non è il primo progetto di un ponte per il digital divide nel mondo. L'esempio più vicino è il Simputer, un palmare sviluppato da alcuni scienziati indiani nel 2001, presentato allo SMAU nel 2002, ma che soltanto l'anno scorso è diventato disponibile a 220 dollari e, pare, non sta nemmeno andando troppo bene.

Ma Negroponte e soci non si spaventano per così poco. Hanno creato l'impresa, l'hanno ben capitalizzata e hanno arruolato partner importanti, come Advanced Micro Devices, Google e News Corp., la società di comunicazione di Murdoch (in Italia, Sky-tv). Possibile che sia un buco nell'acqua? Il progetto del MIT dovrà incontrare difficoltà?

Sembrerebbe proprio di sì. Non tanto per i problemi tecnici, che mi auguro siano risolvibili, ma per un discorso di potere. Quante sono, in occidente, le persone disposte a rinunciare a display a colori, potenza di calcolo e look smart, in cambio di un laptop robusto, affidabile, durevole, riparabile, dal software eternamente supportato e dalla batteria di lunga durata? E se questo costasse, iva e oneri commerciali compresi, diciamo sotto i duecento euro?

Temo che, me compreso, saremmo in molti. Ed in un'economia globalizzata non è pensabile riuscire a dividere chi può permettersi un laptop da mille euro, da chi non può. Inoltre, i poveri ci sono anche qui da noi, e stanno crescendo in numero.

Non si tratta di taccagneria: è in ballo un modello alternativo di economia sostenibile, basata sulla condivisione dei saperi e della tecnologia, ovvero i pricipi del copyleft. Pensate che i padroni del mercato del desktop PC, Microsoft in testa, resteranno a guardare, di fronte a questa minaccia?

Michele Bottari - Quelli di Zeus

http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4018

la strada per l'inferno..

Inviato: ven mag 06, 2005 4:26 pm
da Tersite
è lastricata di buone intenzioni.
Probabilmente sono il solito pessimista, ma insisto nel non vedere come bisogno primario, per le popolazioni a livello di sopravvivenza, quello del collegamento informatico.
L'iniziativa potrebbe anche essere lodevole, ma puzza di zolfo.
Caro Marcello, hai presente le stampanti a colori?
Praticamente la stampante è gratis, paghi solo il costo della cartuccia.
Costo che devi sostenere di frequente, se quello di stampare diventa un tuo nuovo bisogno.
Il CP da 80 dollari diventa così un cavallo di Troia per indurre i potenziali clienti ad abituarsi e a ritenere irrinunciabili determinati consumi.
Dopo il CP da quattro soldi verranno le stampanti e le relative ricariche di inchiostro o toner, i ponti radio per i collegamenti internet, monitor sofisticati, scanner, fotocamere digitali, infine l'ultima versione di XP.

Tutte cose indubbiamente piacevoli, ma che per il cacciatore-raccoglitore, in lotta per la sopravvivenza, dovrebbero essere di secondaria importanza.

Per istruire i bambini occorrono maestri preparati, lavagne, locali, libri, carta e matita. I blocchetti di silicio, caso mai, vengono dopo.
Attualmente i migliori matematici e fisici teorici arrivano dall'India e paesi del terzo modo che hanno puntato sulla carta e penna. I nostri baldi giovani il PC lo usano per giocare e poco altro.

Ciao
Tersite

Inviato: ven giu 10, 2005 1:27 pm
da Marcello
Tersite, questo è un sito dove ci sono maggiori informazioni sulla realtà di cui si parla, prova a dargli un'occhiata:

http://www.kimbau.org

e magari frequenta questa mailing list:

http://lists.peacelink.it/kimbau/maillist.html

Ciao

M.

Re: la strada per l'inferno..

Inviato: mar giu 28, 2005 8:58 am
da francesca19
Tersite ha scritto: Attualmente i migliori matematici e fisici teorici arrivano dall'India e paesi del terzo modo che hanno puntato sulla carta e penna. I nostri baldi giovani il PC lo usano per giocare e poco altro.
Carta e penna? In India???
I migliori informatici vengono da lì: hanno superato la California per numero di persone e per livello di servizi forniti, lavorano con tutto il mondo, grazie a internet che annulla le distanze.
Le più grandi banche americane hanno il servizio elaborazione dati in India: passano i dati la sera, e, durante la notte (giorno in India), i dati vengono elaborati e al mattino (ora americana), il lavoro è pronto.
Dimenticavo, il secondo uomo più ricco del mondo è un indiano che ... si occupa di informatica, Bill Gates è avvertito!

un pò in ritardo

Inviato: mer lug 06, 2005 4:44 pm
da Tersite
ma le ferie sono sacre soprattutto se in periodi in cui costano poco.

Cara Francesca19
Ovviamente con la battuta degli indiani con carta e penna intendevo dire che i primi passi in quelle discipline vengono fatti, come è giusto, con la carta e la penna.
I computer vengono certamente, ma dopo, quando li sapranno utilizzare per qualcosa di utile.
Prova a chiedere a dei neolaureati in Fisica, a bruciapelo, la quanto fa 7X8, in molti casi vanno nel marasma più completo.
I nostri fanciulli queste cosucce non le sanno più, tanto c'è il computer che se le ricorda. Ma non sanno neanche più pensare e questo il computer non lo può ancora fare.

Ciao
Tersite

Re: un pò in ritardo

Inviato: mer lug 06, 2005 9:11 pm
da francesca19
Tersite ha scritto:Prova a chiedere a dei neolaureati in Fisica, a bruciapelo, la quanto fa 7X8, in molti casi vanno nel marasma più completo.
Caro Tersite (come mai questo nick?),
ho una laureata in fisica proprio nel mio studio, e ti assicuro che fa il pelo e il contropelo anche ai logaritmi!
Ed è anche un caratterino, perciò attento a non farla arrabbiare!!
Scherzo: non li sottovalutiamo, gli indiani hanno ottime scuole, parlano benissimo l'inglese (tutte eredità .... coloniali!), e hanno tanta volontà di riscattarsi, inoltre sono modesti, virtù che, in chi deve imparare, non guasta...
Non vorrei fare la Cassandra, ma penso che ci abbiano già superati: l'Italia e in parte anche l'Europa sono una civiltà in declino.

Inviato: mer lug 06, 2005 10:03 pm
da Tersite
cara Francesca19
Tersite e Cassandra hanno più o meno la stessa età, ed hanno avuto in comune la scomoda caratteristica di dire cose spiacevoli, ma vere.
Sicuramente Cassandra era più belloccia del povero Tersite, ma il forum non è un calendario per camionisti.

Sempre sugli indiani.
Anni fa un contabile indiano di una ditta commerciale, per diletto, si era cimentato con un problema matematico astruso, la congettura di Riemann sui numeri primi. Non aveva assolutamente le basi tecniche per affrontare un problema del genere, il suo lavoro non è stato capito (in un primo tempo) perchè usava formalismi di sua invenzione. Ma qualche volenteroso ha cercato di capire cosa volesse dire ed ha scoperto che le sue idee erano validissime ed innovative (la congettura è ancora una congettura, però).
Se nasce un genio matematico nella savana e non ha possibilità di andare a scuola, rimane un genio potenziale, il primo leone che passa di li se lo mangerà come gli altri comuni mortali.
In India, come in Cina e altre nazioni emergenti i geni hanno qualche possibilità in più di maturare e matureranno!
Se nasce un genio ogni milione di persone: in Italia avremo 50 geni, in India ne avremo mille.
A meno di credere che con la pelle chiara si debba necessariamente anche avere le idee chiare.
E' una semplice questione di numeri, fra poco gli occidentali dovranno mollare il testimone.
L'unica cosa che mi consola è che sembrano più pacifici, ma forse è solo un'illusione ottica: sono pacifici perchè non sono ancora abbastanza ricchi per permettersi le distruzioni delle guerre.

Mai pensato di sottovalutarli, lo zero posizionale l'hanno inventato loro.

Ciao Tersite