Sui bambini ad alta richiesta...di nuovo
Inviato: dom mar 06, 2005 4:41 pm
Care tutte e cara Antonella,
come state? E' un po' che non mi faccio sentire. Ma sono presissima e ridotta all'osso. In senso letterale: ero già magrissima di mio, sono dimagrita moltissimo durante questi mesi di allattamento del piccolo (forse non solo per l'allattamento ma anche per la fatica di seguire quel demonietto, l'altro grande da non abbandonare, la casa e anche un po' di lavoro purtroppo), poi sono arrivati due mesi (questi ultimi) di malattie (niente di grave, infulenze ma toste) dei bambini e mie che mi hanno dato il colpo di grazia: mi si vedono le costole nella schiena con la pelle appiccicata sopra; mio marito dice che sembro una di quelle mucche sacre che caracollano per le polverose strade indiane. Oddiooooo! Mangio come un'assatanata ma di metter su carne non se ne parla.
Comunque il mio intervento è su un altro argomento e cioè sui bambini ad alta richiesta, come li ha ridefiniti Antonella.
Il mio Giuliano è uno di quelli e non ho mai avuto dubbi fin dai primissimi giorni. Ora poi lo so per certo perché tutte le speranze della mamma (e del babbo e dei nonni) sul fatto che crescendo si sarebbe tranquillizzato, magari cominciando ad interagire con il mondo in modo più rilassato, sono state disilluse. Crescendo, Giuliano (anche detto "la cozza") è sempre più peggiorato. Oggi ha tredici mesi. Per semplificare, i due piani possono essere distinti tra giorno e notte. Di giorno (dorme pochissimo ed è molto difficile addormentarlo) è sempre super agitato (anche nei giorni che per caso ha dormito di più: dunque il problema non è la stanchezza), anche se far capire cosa ciò significhi è molto difficile. Giuliano si sveglia alla mattina urlando disperato, poi magari si calma un po' sembra più tranquillo, giochiccia per 5-10 minuti, il tempo di pensare che forse oggi starà meglio, e poi ricomincia ad urlare, ad attaccarsi alle gambe della persona di turno, allora lo si prende in braccio, ma quando è in braccio si agita sgambetta, tende le braccia verso l'infinito (sembra sempre in perenne desiderio di qualcosa di irraggiungibile), si inarca, si tende verso il basso, piange, semrba voler scendere, allora lo si deposita a terra, o si tenta di depositarlo, ma lui rannicchia le gambe e piange, o se si riesce a depositarlo quando se ne accorge scoppia in un pianto disperato come se lo avessi abbandonato solo nel deserto. Dovunque Giuliano sia lui non è soddisfatto, è infelice, desidera essere altrove e lo manifesta violentemente, con pianti disperati, continue ansimazioni, ecc.ecc. E questo per tutto il santo giorno con rari e brevi momenti in cui gioca tranquillo (e quasi sempre però interagendo con qualcuno e non da solo). Anche quando a 11 mesi ha cominciato a camminare il suo stato di ansia e angoscia perenne non è migliorato.
La notte è tutta un'altra storia. Fino a circa sei mesi sembrava avere un buon rapporto con il sonno notturno: si svegliava due volte per notte per poppare come ogni neonato. Poi verso i semi mesi ha cominciato ad aumentare il numero dei risvegli: 4-5-6-8 risvegli per notte a seconda delle notti, ma si riaddormantava facilmente attaccandolo al seno. Per quanto il tutto fosse estenuante, considerando che di giorno stare con lui è un tour de force e non ci si può neppure riposare, c'era di positivo che continuava ad addormentarsi facilmente la sera verso le 21 al seno o semplicemente in braccio e alla mattina dormiva anche fino alle 8-9. Ad un certo punto circa quattro mesi fa ha cominciato a modificare di nuovo il suo comportamento in contemporanea di giorno e di notte e sempre in peggio. E la cosa continua anche ora. La sera è difficilissimo addormentarlo fa resistenza anche se sono otto o dieci ore di seguito che non chiude occhio ed è evidentemente stanco (piange, sbadiglia non si calma in nessun modo) e anche quando finalmente si acquieta in braccio (al seno non si addormenta più) nella posizione della nanna non riesce ad addormentarsi, muove le gambe e le braccia in modo frenetico e ci vogliono anche 40 minuti perché si addormenti. Alla mattina si sveglia prestissimo all 6-6.30 e non c'è modo di farlo dormire fino alle 11. La notte si sveglia meno volte di prima ma quando si sveglia non si riesce più a riaddormentarlo, piange, ansima, si agita fisicamente, a volte ci vuole un'ora e più perché si riaddormenti (camminando in giro per la casa) e questo anche due o tre volte per notte. Ma la cosa più eclatante, che si verifica sia di giorno che di notte (del tutto nuova) è che è difficilissimo coricarlo. Fino a qualche mese fa non c'erano problemi dopo averlo addormentato in braccio o al seno dopositarlo nel suo lettino o nel lettone di fianco a me (anche se ha sempre sempre avuto risvegli turbolenti, cioè si sveglia urlando e questo ha sempre fatto pensare che si spaventasse di trovarsi nel letto). Adesso invece dopo averlo addormentato, anche se pare dormire profondamente (ho provato anche ad aspettare i 20 minuti indicati da Sears per superare la fase REM del neonato), quando si tenta di depositarlo nel lettino o anche nel lettone di fianco a noi se ne accorge subito, si inarca, piange, si aggrappa e bisogna ricominciare l'addormentamento tutto d'accapo. Ciò è molto angosciante, perché significa che se si vuole che dorma (e certo lo desideriamo molto per lui e per noi, visto che passa la maggior parte del suo tempo sveglio e quando è sveglio stare con lui non è una passaggiata) bisogna tenerselo addosso stando seduti. La notte è un inferno, con il sonno che ti sta addosso come una cappa, il dediserio bruciante di stendersi sotto le coperte e l'impossibilità di liberarsi di lui in qualche modo. Ma anche di giorno è terribile: perché anche quelle brevi mezz'ore in cui dormiva erano ossigeno puro, brevi momenti per sedersi, guardare due immagini alla tv, scrivere una mail, preparare qualcosa da mangiare. Invece ora l'alternativa è tra tenerselo ancora addosso per farlo dormire o accettare che non dorma e sorbirselo sveglio e disperato.
Ho raccontato tutto questo anche un po' per sfogarmi ma anche soprattutto perché non riesco a capacitarmi.
Cero sono molto stanca e forse un po' al limite delle mie possibilità, ma certi giorni riesco ad accettare che lui sia così e non ci si possa fare niente. Altri giorni però io ho pena per lui oltre che per me e mi chiedo ma non si può capire perché questo bambino soffre così tanto, qual è il suo tormento, non si può in qualche modo alleviarglielo un po'. Perché io penso che se potesse essere tranquillo e sereno, come tanti bimbi di mie amiche e conoscenti che sembrano proprio in pace con il mondo, lo farebbe. E allora vuol dire che c'è qualcosa che glielo impedisce. La notte poi quando si sveglia urlando o quando non riesce ad addormentarsi e si dimena e ansima e si lamenta sembra proprio che soffra. Io a volte penso al reflusso, e ai problemi di degestione che sicuramente hanno lasciato strascici (viste le sofferenze dei primi mesi) forse anche psicologici (ancora adesso spesso la pappa o il latte gli tornano su, anche se in modo meno eclatante, e ha spesso aria nel pancino con scorregge e rutti); ma non posso giustificare tutto il suo comportamento, soprattutto quello diurno, con i problemi digestivi.
Insomma, la mia domanda è: posso in qualche modo rendere la vita del mio bimbo migliore? Anche perché tutte le attenzioni, le continue cure, il tempo che io e tutti gli altri gli dedichiamo (anche perché non possiamo fare diversamente) non sembrano in alcun modo sollevarlo dalla sua perenne ansia.
Grazie,
F.
come state? E' un po' che non mi faccio sentire. Ma sono presissima e ridotta all'osso. In senso letterale: ero già magrissima di mio, sono dimagrita moltissimo durante questi mesi di allattamento del piccolo (forse non solo per l'allattamento ma anche per la fatica di seguire quel demonietto, l'altro grande da non abbandonare, la casa e anche un po' di lavoro purtroppo), poi sono arrivati due mesi (questi ultimi) di malattie (niente di grave, infulenze ma toste) dei bambini e mie che mi hanno dato il colpo di grazia: mi si vedono le costole nella schiena con la pelle appiccicata sopra; mio marito dice che sembro una di quelle mucche sacre che caracollano per le polverose strade indiane. Oddiooooo! Mangio come un'assatanata ma di metter su carne non se ne parla.
Comunque il mio intervento è su un altro argomento e cioè sui bambini ad alta richiesta, come li ha ridefiniti Antonella.
Il mio Giuliano è uno di quelli e non ho mai avuto dubbi fin dai primissimi giorni. Ora poi lo so per certo perché tutte le speranze della mamma (e del babbo e dei nonni) sul fatto che crescendo si sarebbe tranquillizzato, magari cominciando ad interagire con il mondo in modo più rilassato, sono state disilluse. Crescendo, Giuliano (anche detto "la cozza") è sempre più peggiorato. Oggi ha tredici mesi. Per semplificare, i due piani possono essere distinti tra giorno e notte. Di giorno (dorme pochissimo ed è molto difficile addormentarlo) è sempre super agitato (anche nei giorni che per caso ha dormito di più: dunque il problema non è la stanchezza), anche se far capire cosa ciò significhi è molto difficile. Giuliano si sveglia alla mattina urlando disperato, poi magari si calma un po' sembra più tranquillo, giochiccia per 5-10 minuti, il tempo di pensare che forse oggi starà meglio, e poi ricomincia ad urlare, ad attaccarsi alle gambe della persona di turno, allora lo si prende in braccio, ma quando è in braccio si agita sgambetta, tende le braccia verso l'infinito (sembra sempre in perenne desiderio di qualcosa di irraggiungibile), si inarca, si tende verso il basso, piange, semrba voler scendere, allora lo si deposita a terra, o si tenta di depositarlo, ma lui rannicchia le gambe e piange, o se si riesce a depositarlo quando se ne accorge scoppia in un pianto disperato come se lo avessi abbandonato solo nel deserto. Dovunque Giuliano sia lui non è soddisfatto, è infelice, desidera essere altrove e lo manifesta violentemente, con pianti disperati, continue ansimazioni, ecc.ecc. E questo per tutto il santo giorno con rari e brevi momenti in cui gioca tranquillo (e quasi sempre però interagendo con qualcuno e non da solo). Anche quando a 11 mesi ha cominciato a camminare il suo stato di ansia e angoscia perenne non è migliorato.
La notte è tutta un'altra storia. Fino a circa sei mesi sembrava avere un buon rapporto con il sonno notturno: si svegliava due volte per notte per poppare come ogni neonato. Poi verso i semi mesi ha cominciato ad aumentare il numero dei risvegli: 4-5-6-8 risvegli per notte a seconda delle notti, ma si riaddormantava facilmente attaccandolo al seno. Per quanto il tutto fosse estenuante, considerando che di giorno stare con lui è un tour de force e non ci si può neppure riposare, c'era di positivo che continuava ad addormentarsi facilmente la sera verso le 21 al seno o semplicemente in braccio e alla mattina dormiva anche fino alle 8-9. Ad un certo punto circa quattro mesi fa ha cominciato a modificare di nuovo il suo comportamento in contemporanea di giorno e di notte e sempre in peggio. E la cosa continua anche ora. La sera è difficilissimo addormentarlo fa resistenza anche se sono otto o dieci ore di seguito che non chiude occhio ed è evidentemente stanco (piange, sbadiglia non si calma in nessun modo) e anche quando finalmente si acquieta in braccio (al seno non si addormenta più) nella posizione della nanna non riesce ad addormentarsi, muove le gambe e le braccia in modo frenetico e ci vogliono anche 40 minuti perché si addormenti. Alla mattina si sveglia prestissimo all 6-6.30 e non c'è modo di farlo dormire fino alle 11. La notte si sveglia meno volte di prima ma quando si sveglia non si riesce più a riaddormentarlo, piange, ansima, si agita fisicamente, a volte ci vuole un'ora e più perché si riaddormenti (camminando in giro per la casa) e questo anche due o tre volte per notte. Ma la cosa più eclatante, che si verifica sia di giorno che di notte (del tutto nuova) è che è difficilissimo coricarlo. Fino a qualche mese fa non c'erano problemi dopo averlo addormentato in braccio o al seno dopositarlo nel suo lettino o nel lettone di fianco a me (anche se ha sempre sempre avuto risvegli turbolenti, cioè si sveglia urlando e questo ha sempre fatto pensare che si spaventasse di trovarsi nel letto). Adesso invece dopo averlo addormentato, anche se pare dormire profondamente (ho provato anche ad aspettare i 20 minuti indicati da Sears per superare la fase REM del neonato), quando si tenta di depositarlo nel lettino o anche nel lettone di fianco a noi se ne accorge subito, si inarca, piange, si aggrappa e bisogna ricominciare l'addormentamento tutto d'accapo. Ciò è molto angosciante, perché significa che se si vuole che dorma (e certo lo desideriamo molto per lui e per noi, visto che passa la maggior parte del suo tempo sveglio e quando è sveglio stare con lui non è una passaggiata) bisogna tenerselo addosso stando seduti. La notte è un inferno, con il sonno che ti sta addosso come una cappa, il dediserio bruciante di stendersi sotto le coperte e l'impossibilità di liberarsi di lui in qualche modo. Ma anche di giorno è terribile: perché anche quelle brevi mezz'ore in cui dormiva erano ossigeno puro, brevi momenti per sedersi, guardare due immagini alla tv, scrivere una mail, preparare qualcosa da mangiare. Invece ora l'alternativa è tra tenerselo ancora addosso per farlo dormire o accettare che non dorma e sorbirselo sveglio e disperato.
Ho raccontato tutto questo anche un po' per sfogarmi ma anche soprattutto perché non riesco a capacitarmi.
Cero sono molto stanca e forse un po' al limite delle mie possibilità, ma certi giorni riesco ad accettare che lui sia così e non ci si possa fare niente. Altri giorni però io ho pena per lui oltre che per me e mi chiedo ma non si può capire perché questo bambino soffre così tanto, qual è il suo tormento, non si può in qualche modo alleviarglielo un po'. Perché io penso che se potesse essere tranquillo e sereno, come tanti bimbi di mie amiche e conoscenti che sembrano proprio in pace con il mondo, lo farebbe. E allora vuol dire che c'è qualcosa che glielo impedisce. La notte poi quando si sveglia urlando o quando non riesce ad addormentarsi e si dimena e ansima e si lamenta sembra proprio che soffra. Io a volte penso al reflusso, e ai problemi di degestione che sicuramente hanno lasciato strascici (viste le sofferenze dei primi mesi) forse anche psicologici (ancora adesso spesso la pappa o il latte gli tornano su, anche se in modo meno eclatante, e ha spesso aria nel pancino con scorregge e rutti); ma non posso giustificare tutto il suo comportamento, soprattutto quello diurno, con i problemi digestivi.
Insomma, la mia domanda è: posso in qualche modo rendere la vita del mio bimbo migliore? Anche perché tutte le attenzioni, le continue cure, il tempo che io e tutti gli altri gli dedichiamo (anche perché non possiamo fare diversamente) non sembrano in alcun modo sollevarlo dalla sua perenne ansia.
Grazie,
F.