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Bambini e bilinguismo
Inviato: mer mar 02, 2005 11:20 am
da Anna Maria
Ciao a tutte,
creo un nuovo topic, anche se in quello intitolato L'Inglese si parla di un argomento simile.
Ho visto che ci sono mamme che abitano all'estero. Volevo chiedervi come vi comportate riguardo alla lingua parlata ai piccoli.
Io sono bilingue, italiano-francese essendo figlia di immigrati italiani a Ginevra (cantone francese). A Ginevra sono nata e ho vissuto fino agli 11 anni, quando i miei decisero di tornare in Italia. Qui ho poi studiato lingue (inglese, tedesco e ovviamente francese) e ora il francese è la lingua con cui lavoro. Ecco dov'è il problema: appena è nato mio figlio gli parlavo in francese, ma ora che lui parla (ha solo 19 mesi ma formula già frasi del tipo: mamma prende Francesco braccio) non ci riesco più! Mio marito non parla francese, ho sempre parlato italiano con mia madre anche quando vivevamo in Svizzera e ora che tutti parlano italiano al piccolo non riesco a parlare francese. Avete dei suggerimenti da darmi? Mi piacerebbe che mio figlio avesse l'opportunità che ho avuto io, però temo che non sarò in grado di dargliela. Su un libro ho letto che iniziare quando il bambino ha già acquisito una lingua (verso i 3 anni) potrebbe essere tardi ma altri dicono proprio di iniziare con la seconda lingua proprio a quell'età. Voi che ne pensate?
Buona giornata a tutte
Anna Maria
Inviato: mer mar 02, 2005 1:32 pm
da Gio
Continuo a pensare che la spontaneità sia più importante che conoscere diverse lingue e quindi, se ti senti frenata nel parlargli in francese ... forse dovresti ripensare alla cosa.
In fin dei conti tu non sei veramente madre lingua francese.
Mi spiego: tua madre quando eri piccola con ogni probabilità ti avrà parlato in italiano. Ora che sei madre, la cosa che dovrebbe venirti più naturale è riproporre a tuo figlio le frasi affettuose e le canzoncine che tua madre ti ha dedicato ... in italiano.
Se prima di parlargli ci devi pensare (perchè col francese ci lavori e hai quindi scambi con persone adulte, e comunque quando eri a Ginevra gli scambi con il mondo esterno non so a che età li hai avuti, ma non credo che sia stato molto prima dei tre anni ...) è logico che la cosa possa non piacervi e magari non la vivete con la leggerezza di cui hai potuto beneficiare tu. Insomma, la situazione è diversa dalla tua.
Queste sono le argomentazioni che mi aveva portato una mia amica insegnante di inglese e che mi hanno fatto desistere da questa esperienza e optare per videocassette, libri per l'infanzia e canzoncine in una lingua straniera. Sicuramente leggerai e canterai con una pronuncia perfetta libri e canzoni che tuo figlio non dimenticherà.
Che ne pensi?
Inviato: mer mar 02, 2005 3:18 pm
da Anna Maria
Ciao Gio,
effettivamente mia madre è italiana, ma visto che in SVizzera all'epoca il congedo maternità durava solo tre mesi, è a 3 mesi che ho iniziato ad avere contatti col mondo "francofono".
Per quanto rigurda canzoncine e filastrocche, queste le canto in francese perché sono quelle che avevo imparato a scuola, dunque in francese.
Io vorrei riuscire a dare l'orecchio per la giusta pronuncia, visto che questa non l'ho affatto persa: nemmeno i francesi con cui lavoro si erano mai accorti che sono italiana.
Anna Maria
Inviato: mer mar 02, 2005 4:38 pm
da Anna Maria
Dimenticavo di dire che non avevo problemi a parlare francese al pupo fino a quando non ho iniziato a subire mobbing sul lavoro. Probabilmente, ricetto l’uso della lingua anche a causa di questo: in questo momento la persona che mi parla sempre francese è proprio il mio capo che si è affezionato alla mia sostituta e non voleva che io rientrassi al lavoro… Ma qui si dovrebbe aprire un altro topic!
Anna Maria
Inviato: mar mar 08, 2005 6:49 pm
da babygrill
ho approfondito ultimamente questo argomento con la lettura di due libri che si occupano di multilingualità dal punto di vista scientifico. qui risulta: non ti devi preoccupare se sei veramente di una o piùttosto di un altra lingua.
in breve, importante è il concetto
UNA PERSONA - UNA LINGUA
Così non puoi sbagliare. Questo perché un bambino impara, ma non sa di parlare inglese o francese, ma percepisce una lingua come QUESTA PERSONA PARLA COME LA ZIA MARTA.
Il bambino può tranquillamente imparare come prima lingua due o più lingue. Ho letto tanti altri interessanti fatti su il processo di apprendimento di una lingua in età infantile. Se interessano, ...
Silke.
Inviato: mar mar 08, 2005 7:36 pm
da Anna Maria
Hallo Silke,
wie geht's dir ? (e scusa se ho fatto errori di ortografia!... adoro le lingue straniere e mi lancio pur rischiando figuracce!)
Si mi interesserebbe conoscere i titoli dei libri che hai letto. Me li indicheresti ?
Grazie
Anna Maria
Inviato: mar mar 08, 2005 11:12 pm
da babygrill
Hallo Anna Maria,
ja danke, es geht mir gut ;-)! Allora, il prinicipio è il seguente:
una lingua con cui un bambino è confrontato fino dalla nascita, sarebbe secondo la definizione scientifica una "prima lingua". Una lingua che viene introdotto dopo di che un bambino ha già imparato ad esprimersi anche dal punto di vista affettivo, e cioè dopo i tre anni viene definita come "seconda lingua". Ogni lingua che è si impara senza usarla nel quotidiano è una "lingua straniera".
Voglio sottolineare che il concetto di prima e seconda lingua non comprende nessuna valutazione sulla qualità della lingua parlata o scritta. Anzi, spesso si verifica la situazione che, ad esempio in famiglie di immigrati, si parla in casa una lingua parlata affettiva, magari con un po' di dialetto, mentre un bambino apprende la seconda lingua con il cosìdetto "Peergroup", e cioé gli altri bambini. durante il percorso scholastico viene istruito ed infine la parla come tutti gli altri del Peergroup. La prima lingua invece, senza alcun contatto oltre i famigliari, rimane fermo ad un livello ad uso famigliare (anche se bastasse questo per svilupparla in un secondo momento).
Importante, e questo potrebbe essere un pericolo nel tuo caso, è il principio "una persona - una lingua". Se un bambino sente dalla stessa parola più nomi per una sola cosa (tipo tavolo e Tisch) si potrebbe confondere. Per approfondire il francese, potresti vedere di contattare altre persone con bambini di prima lingua francese, vedere di frequentare francesi o svizzeri francesi o magari assumere una babysitter francese. Basta anche un breve (qualche ora) ma regolare contatto per costruire una base che si possa sviluppare in un secondo momento.
Una curiosità: se un bambino impara una lingua e nell'età tra i 4 e 6 anni non gode più di nessun contatto parlato in tale lingua, si dimentica completamente (in parole povere: non è che l'informazione non ci sia più, ma i collegamenti all'interno di quella parte del cervello non esistono più).
E un altra curiosità: nel caso ideale, se il bilingualismo avviene in modo che una lingua non influenza l'altra (esempio: con istruzione scolastica in ambedue le lingue) le abilità cognitive si migliorano, perché il bambino è abituato a pensare in modo astratto.
Cara Anna Maria, i libri che ho letto sono ambedue in lingua tedesca, ma un autore è italiano, potresti vedere se ha pubblicato anche qualcosa in italiano. L'autore si chiama Claudio Nodari, il libro si intitola "MEhrsprachige Kinder" (bambini plurilingue). Se hai ancora qualche domanda e posso esserti utile, scrivimi.
Un bacio,
Silke.
Inviato: mer mar 09, 2005 1:30 am
da pulsatilla
Ciao Anna Maria,
volevo intervenire a sostegno di quanto ha affermato Silke.
Io ho fatto degli studi di linguistica e mi sono interesata all'argomento, pur non avendo ancora figli, vista la mia doppia residenza.
Volevo dirti che per quanto riguarda la pronuncia sarebbe meglio un contatto prematuro con la lingua francese (un asilo francese per esempio o una babisitter francese..)perché é l'unico modo per assicurare una pronuncia perfetta (tu ne sei un esempio): l'apparato fonatorio è più adattabile ai suoni differenti (con l'età perdiamo questa capacità, chi più chi meno).
Per il resto non importa che il bambino sia costantemente bombardato da stimoli in lingua francese...è veramente molto meglio una istruzione scolastica in entrambe le lingue per esempio...ci sono numerosi studi effettuati in Canada che hanno dimostrato come una scuola dove si parli esclusivamente la lingua seconda (il francese in Ontario, dove si parla inglese, per esempio) sia meno efficace in termini di apprendimento e di padronanza della lingua di una scuola bilingue ben strutturata. Costringendo gli studenti ad apprendere tutto (dalla capacità di analisi di un testo alle funzioni matematiche...et cetera) in una lingua straniera, si finisce per turbare lo sviluppo cognitivo normale.
Mentre, al contrario, un bilinguismo sapientemente dosato non fa altro che ampliare le capacità cognitive della persona.
Il punto é che non é vero che una lingua si apprende meglio in tenera età...questo vale certamente per la pronuncia ma per le strutture della lingua é necessario avere un adeguato sviluppo cognitivo..insomma voglio dire che se anche il tuo bambino non ha il privilegio che hai avuto tu di vivere in un ambiente perfettamente bilingue (casa=italiano; fuori=francese) avrà comunque la possibilità di diventare bilingue se cercherai di fornirgli le giuste occasioni! Non è troppo tardi!
Spero di essermi spiegata bene ed di non aver fatto troppa confusione!
Ciao!
Inviato: mer mar 09, 2005 8:14 am
da Anna Maria
Grazie ragazze,
sono d'accordo anch'io sulle teorie della prima e seconda lingua. Anche nel libro che avevo letto io si abbracciava questa teoria. Il libro in questione era di una mamma inglese sposata ad un francese che viveva in Francia. Oltre alle varie teorie di linguistica racontava la sua esperienza: non riusciva a parlare inglese al primo figlio perché parlava in francese con tutti gli altri. Poi verso i tre anni ha iniziato a parlargli inglese ma il bimbo, furbo, sapendo che tanto la mamma parlava francese non voleva sforzarsi a parlare inglese... io ho la stessa difficoltà. Se sono sola con lui riesco a parlare francese, ma quando c'è altra gente fatico a rivolgermi in italiano agli altri e a "switchare" sul francese per il piccolo.
Silke, proverò a cercare i libri dell'autore che mi hai indicato.
Anna Maria
Inviato: mer mar 09, 2005 8:15 am
da Anna Maria
Grazie ragazze,
sono d'accordo anch'io sulle teorie della prima e seconda lingua. Anche nel libro che avevo letto io si abbracciava questa teoria. Il libro in questione era di una mamma inglese sposata ad un francese che viveva in Francia. Oltre alle varie teorie di linguistica racontava la sua esperienza: non riusciva a parlare inglese al primo figlio perché parlava in francese con tutti gli altri. Poi verso i tre anni ha iniziato a parlargli inglese ma il bimbo, furbo, sapendo che tanto la mamma parlava francese non voleva sforzarsi a parlare inglese... io ho la stessa difficoltà. Se sono sola con lui riesco a parlare francese, ma quando c'è altra gente fatico a rivolgermi in italiano agli altri e a "switchare" sul francese per il piccolo.
Silke, proverò a cercare i libri dell'autore che mi hai indicato.
Anna Maria
Inviato: dom mar 27, 2005 2:42 am
da Antonella Sagone
babygrill ha scritto:Importante, e questo potrebbe essere un pericolo nel tuo caso, è il principio "una persona - una lingua".
ciao Silke!
Questa discussione è proprio interessante.
Volevo intervenire per dire che ultimamente sono portata a pensare che questa regola dell'associare rigidamente una lingua a una persona non sia così importante a lungo termine. IO ho visto esperimenti linguisctici familiari di due tipi, quello in cui ciascun adulto usava solo una lingua coi figli, e quello in cui ognuno passava da una lingua all'altra tranquillamente, persino nel corso di uno stesso discorso. Le due famiglie più caratteristiche che ho conosciuto sono una prima, in cui il padre è italiano, la madre è inglese, ma entrambi sono esperantisti; ebbene, la mamma parlava ai figli sempre in inglese (lingua madre) e il padre sempre in esperanto, che era anche la lingua che usano i due genitori fra di loro e nella quale comunicano fluentemente. I bambini hanno appreso l'inglese come lingua madre e l'esperanto come lingua paterna, e l'italiano prevalentemente dal gruppo dei pari (amici, a scuola ecc). Buffo che fra loro parlassero in genere in inglese, ma in esperanto quando litigavano! (l'esperanto è una lingua che permette una grande precisione di espressione dei concetti!) Ora che sono adulti, passano da una lingua all'altra e la regola non è così vincolante con i genitori, ai quali si rivolgono nelle varie lingue, italiano compreso, a seconda anche del contesto, delle persone presenti, ecc.
La seconda famiglia ha il padre pakistano e la madre metà indiana e metà americana, di madrelingua inglese. Vivono in italia da moltissimi anni. Tutti i membri di questa famiglia usano indifferentemente le tre lingue fin dall'inizio, anche con i figli; a volte è comico ascoltare come mentre parlano mischiano vocaboli da 3 vocabolari!!! Eppure tutti i figli sono perfettamente in grado di sostenere conversazioni nelle 3 lingue con gli altri, frequentando ambienti sia anglofoni, che italiani, che indiani. Insomma, alla fine i risultati nelle due famiglie sono stati equivalenti.
babygrill ha scritto:Se un bambino sente dalla stessa parola più nomi per una sola cosa (tipo tavolo e Tisch) si potrebbe confondere.
Si tratta di una teoria piuttosto superata e che non è stata avvalorata dalle osservazioni sistematiche, né dai più moderni studi di risonanza magnetica funzionale del cervello, che mostrano come le varie aree cerebrali si attivano a seconda di ciò che si sta facendo.
In effetti sembra che i bambini non imparino il linguaggio per associazione diretta parola/oggetto o parola/azione, bensì come associazione parola+aspetti non verbali di chi la pronuncia+contesto. Insomma l'apprendimento è attraverso in un certo senso "gli occhi" (e le orecchie) di chi parla. Questo permette al bambino di discriminare l'uso di un vocabolo in situazioni diverse, o l'uso di vocaboli diversi di fronte a uno stesso oggetto, senza confondersi (e d'altronde lo facciamo anche noi un sacco di volte: pensiamo a quando chiamiamo la stessa cosa albero, tronco, pianta, corteccia, legno, abete... ci sarebbe da impazzire, eppure il bambino si orienta!). Se facciamo caso, quando parliamo il bambino sposta gli occhi continuamente dall'oggetto all'adulto, anzi agli occhi dell'adulto, guarda dove lui guarda, e così capisce.
Antonella