Ciao VeganPurity,
Hai scritto: "Ricapitolando la definizione di natura: insieme di esseri viventi animali e vegetali, ambiente,fenomeni fisici e tutte quelle dinamiche e rapporti diretti e indiretti che intercorrono tra di essi.
Il tutto per predisposizione regolato da un delicato equilibrio naturale, che si basa su particolari criteri di necessità.
Animali e piante fanno parte della natura, sono parte della natura e con ciò seguono l'equilibrio di essa per stare bene con se stessi e con gl'altri, ad eccezione dell'animale uomo che ha la possibilità di scegliere il bene, o il male e quindi andare contro equilibrio."
Posso essere d'accordo su questa definizione. Ora, le piante non camminano da sole. Per trasferirsi in un posto lontano hanno bisogno dell'uomo, il quale può, oltre a scegliere il bene o il male, anche fare degli errori in buona fede.
Sostieni: "Anche se nonostante tutto ammetto che in vita mia non ho mai sentito cose di questo genere, mai sentito di patate che hanno distrutto certi ecosistemi, o quant'altro, se mai ho sentito di topi importati da navi mercantili degl uomini che hanno portato la peste in europa tanti anni fa, non piante."
Io invece ho sentito di ecostistemi totalmente rovinati dalla coltivazione estensiva del caffè e della soia. E sono stati gli uomini a piantarli. Anche le piante possono diventare una specie di peste se soffocano il resto. Ma per arrivare a un posto improprio, devono essere state portate lì da qualcuno, come anche i topi. Non vedo una gran differenza.
Prosegui: "Per quello che mi riguarda la mia responsabilità può essere oltre al fatto di rispettare in modo adeguato cio che mi circonda, quella di curarmi o comunque prevenire dall'infettare altri esseri viventi da una mia malattia infettiva qualora ne avessi una,
o per dire non portare piante che siano malate e quindi lo stesso discorso,"
E io dicevo che il mio senso di responsabilità mi sconsiglia di seminare delle piante che non appartengono alla zona in questione appunto per rispetto adeguato a ciò che mi circonda, a maggior ragione prima di aver esplorato le risorse locali. A quanto pare il tuo senso di responsabilità è diverso dal mio. Con questo constato solo la differenza, non voglio dire che uno sia più giusto dell'altro. Penso comunque che sia importante agire in modo consono al proprio senso di responsabilità.
Affermi: "quindi si ci sono certe cose del quale bisogna osservare e regolarsi, ma da qui a dire che un componente della natura possa senza particolari motivi creare disquilibrio naturale solo perchè insiedato in un altro tipo di natura mi sembra senza senso..."
Non succede niente senza motivo! E tutto quello che succede ha delle ripercussioni su tutto il resto.
Osservi: "Ogni essere vivente a una certa capacità di adattamento e di sviluppo, il fatto che altri ne abbiano di più di altri non significa che "infestano", è l'evoluzione naturale"
A me sembra che l'uomo oggigiorno più che adattarsi e svilupparsi tende ad adattare a sè e sviluppare in modo favorevole per sè l'ambiente in cui vive. Così interpreto anche il tuo esempio.
Sarà ugualmente evoluzione naturale se l'uomo sparirà dalla Terra dopo aver alterato l'ambiente in modo da non poterci più sopravvivere.
Se fossi al tuo posto come prima cosa approfondirei le mie conoscenze della flora malgascia e le sue proprietà sia nutritive che curative. Inoltre mi informarei sulla permacultura che è secondo me il tipo di agricoltura più affine alla natura e contemporaneamente la meno impegnativa. Mi è anche capitato di leggere qualcosa sull'agricoltura indigena dell'Amazzonia, molto interessante e adattabile ad ogni contesto naturale selvatico. Cercherei anche di entrare in contatto con delle persone del luogo che mi possano dare delle indicazioni su come si vive laggiù.
Arbor, mi sa tanto di predica quello che hai scritto. Capisco che non sia ben accetto. Dopo tutto nessuno è obbligato ad ascoltare gli altri e ognuno è libero di fare le proprie esperienze ...
Un salutone
Luna