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Moderatore: laura serpilli

arbor
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Messaggio da arbor » gio dic 20, 2012 8:20 pm

Menù, direi, chiaramente ipocalorico (e forse anche sbilanciato sui grassi): non so se per tua precisa volontà, vista la detox in corso, o a tua insaputa (perché magari non usi la famosa tabella). Almeno mi sembra, così a naso, non avendo dati precisi sulle quantità.

karmilla
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Messaggio da karmilla » gio dic 20, 2012 9:21 pm

Voglio favorire un po' il processo detox che va avanti...
non è tanto mia intenzione il basso apporto calorico, ma non ho molta fame..questa alimentazione, almeno per ora, mi azzera la voglia di cibo.. le energie non mi mancano pero' :) l'utilizzo di frutta secca (semi, etc) è anche per avere il necessario apporto proteico per l'attività fisica.

arbor
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Messaggio da arbor » ven dic 21, 2012 9:53 am

L'importante è che tu ti renda conto che si tratta di comportamenti scorretti, che non possono essere mantenuti a lungo senza provocare serie conseguenze (deficit calorico, eccesso di grassi e di proteine).

Luna8
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Messaggio da Luna8 » ven dic 21, 2012 12:53 pm

Ciao Karmilla.

leggendo il tuo menú ho pensato sorridendo in me che il latte di mandorle non diventa meno graso se lo fai tu ... :) Ha comunque il 73% di calorie da grassi.

Vedo che non ti preoccupa il fatto di non aver fame, d'altro canto ti preoccupi invece di consumare troppo poche proteine. Mi sembra una contraddizione. Entrando nell'ordine delle idee del vegan-crudismo a basso contenuto di grassi bisogna abbandonare il "credo"(o la favola) che per l'attività fisica ci vogliono più proteine. Graham, che fra l'altro è un allenatore, dice che il 10% di calorie da proteine è sufficiente e questo si raggiunge comodamente con tanta frutta e verdura che contengono proteine anche loro.

Le mandorle e compagnia contengono, oltre alle proteine, un'alta percentuale di grassi che con gli zuccheri fanno sballare la glicemia.

Secondo me, comunque, se non hai fame fai benissimo a mangiare poco. La fame arriverà. Inoltre, anche la stanchezza e la debolezza sono frequenti sintomi di disintossicazione, quando il corpo in un certo momento da la precedenza alla disintossicazione rispetto alla forza fisica.

Un salutone
Luna

karmilla
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Messaggio da karmilla » ven dic 21, 2012 2:07 pm

Si, mi rendo conto...è che non è facilissimo cambiare abitudini... :)
Devo incrementare il consumo di frutta fresca, quindi, a discapito di frutta secca giusto?
Penso anche io che la fame arriverà, penso che sia anche il corpo che si abitua ad un alimentazione diversa.
Comunque non sono stanca, anzi, mi sento meglio, piu' leggera ed energica.
Per quanto riguarda il latte di mandorle so che la composizione è la stessa, ma ho specificato che l'avevo fatto io per condividere la mia soddisfazione di aver autoprodotto qualcosa :lol:

arbor
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Messaggio da arbor » ven dic 21, 2012 6:12 pm

Sono d'accordo con Luna, la disappetenza è una conseguenza della detox in corso, quindi destinata a passare. Naturalmente sarebbe meglio non ostacolare la detox, ma favorirla col digiuno e/o con la frutta, e non con comportamenti intossicanti come gli eccessi di grassi (e proteine). Ma giustamente, fai notare tu, lasciatemi un pò di tempo, per favore. Hai ragione.

karmilla
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Messaggio da karmilla » sab dic 22, 2012 2:34 pm

Grazie :)
Oggi ho mangiato:
colazione: mezza banana, 2 mele
spuntino: 2 mele
pranzo: broccolo crudo con pomodorini e una carota, una punta di acidulato di umeboshi e alga nori
nel pomerigio penso di fare un frullato prima dell'allenamento e stasera sono i nuovo fuori...vedremo..:)

Mi chiedo: ma mangiando carboidrati in grande quantutà, pur essendo da frutta e verdura, non si richia di aumentare illivello di zuccheri nel sangue e di accumulare grasso?
Scusate, ma sono proprio all prime armi..
grazie sempre del suporto ! :D

arbor
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Messaggio da arbor » sab dic 22, 2012 5:33 pm

Il combustibile che fa funzionare il nostro organismo è costituito dagli zuccheri. Ogni cellula, per poter vivere ed assolvere così alla propria funzione, ha bisogno di energia, e questa energia è fornita da quel particolare combustibile che sono appunto gli zuccheri. Tanta è l’energia di cui abbiamo disponibilità e bisogno, altrettanti sono gli zuccheri di cui abbiamo necessità: se ne forniamo di meno ci sarà un deficit energetico (stanchezza, dimagrimento ecc), se ne forniamo più del necessario, la parte eccedente sarà depositata nel nostro organismo sotto forma di grassi. Si tratta quindi, per rispondere al tuo timore, di non eccedere negli zuccheri. Una dieta a base principalmente di frutta ha questo tra l’altro di bello: che è molto difficile (anzi praticamente impossibile) eccedere con la frutta, e quindi con i suoi zuccheri, perché mangiando frutta ci viene in soccorso la natura azionando per tempo il senso di sazietà: cosa che non succede, ad esempio, coi cereali (e men che meno nei cibi altamente concentrati, le cosiddette bombe caloriche), per i quali la sazietà tarda irrimediabilmente a presentarsi. Anzi con la frutta si verifica in genere il caso opposto: quello di non essere in grado, per nostre cattive abitudini, di mangiarne a sufficienza, cioè tanta da ricavarne zuccheri sufficienti al nostro fabbisogno energetico.
A quanto ammonta la nostra giusta quota di zuccheri? Poiché i macronutrienti (quelli che forniscono energia) sono tre: proteine, grassi e zuccheri, e poiché è vivamente sconsigliato di non superare la quota del 10% sia per le proteine (per non andare in acidificazione, che tra le altre cose ha molto a che vedere col cancro) che per i grassi (con tutti problemi metabolici che ne derivano, come ben spiegato nel libro di Marco), ne discende che gli zuccheri dovranno collocarsi almeno sull’80% del nostro fabbisogno calorico complessivo. Si tratta di matematica, e come tale funziona, come dimostra anche la perfetta forma fisica degli igienisti che si ispirano alla dieta 80/10/10 del dr Graham.
Ciao, Arbor

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marco urbisci
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Messaggio da marco urbisci » sab dic 22, 2012 5:36 pm

Ciao Karmilla... spero di fare cosa gradita rispondendo alla tua domanda con un "copia-incolla" di un capitolo del mio libro, scritto specificamente per chiarire questo genere di dubbi (sono sicuro di aver già trattato altre volte l'argomento qui sul forum ma non ricordo dove, quind faccio prima a fare così).

Un abbraccio :D
Marco Urbisci

MA TROPPA FRUTTA NON È DANNOSA? (dal libro "DEA - Dieta Energia Alta")

“Ma troppa frutta non è dannosa? ... non causa il diabete? … non aumenta la glicemia? ... non si trasforma in grasso? ... ecc.”.

Una visione limitata dell’argomento potrebbe effettivamente dare adito a tali dubbi; ma se è vero che troppo zucchero nel sangue può causare una serie di patologie quali diabete, sindrome da fatica cronica, candida, iperglicemia, ipoglicemia, così come altre condizioni e malattie, fra cui anche il cancro, sembra che questa situazione non sia imputabile alla frutta fresca, bensì alla presenza di troppi grassi nella dieta.

Una dieta a base di frutta fresca non crea iperglicemia, a patto - e questo è uno dei temi fondamentali del presente testo - che il consumo di grassi ingeriti sia mantenuto molto basso, cioè che sia contenuto entro il 10%, massimo 15%, delle calorie giornaliere totali (vedi capitolo “I grassi e il grande inganno delle percentuali caloriche”). In tal caso, infatti, non essendo il sistema circolatorio intasato con grassi eccessivi, anche i carboidrati dei frutti più zuccherini entrano ed escono facilmente dal flusso sanguigno.

Esaminiamo nel dettaglio questa teoria igienista, estremamente diversa da quella fornita dalla scienza ufficiale, in relazione alle cause dell’iperglicemia.

Innanzitutto dobbiamo dire che il nostro organismo ha costantemente bisogno di glucosio (che è un carboidrato semplice), perché esso è fondamentale per la vita, è un nutriente essenziale per tutte le cellule, rappresenta il carburante per mantenere tutte le funzioni e, in particolare, è indispensabile ad assicurare il normale apporto energetico al cervello, il quale non è in grado di immagazzinarlo.

E aggiungiamo anche che se non ingerissimo carboidrati, come consigliato da alcune diete, il corpo trasformerebbe comunque proteine e grassi in carboidrati, ad un costo ben più alto per il nostro organismo (vedi il capitolo “Le diverse diete e perché funzionano tutte”), e questo perché il nostro sistema necessita dei carboidrati per la sua sopravvivenza.

Quindi la glicemia, che è la concentrazione di glucosio nel sangue, deve sempre essere mantenuta entro certi valori, compresi all’incirca tra i 60 e i 130 mg/dL (mg/dL significa milligrammi per decilitro e tale valore varia a seconda che si sia a digiuno o meno). Infatti un valore inferiore rappresenterebbe un pericolo per l’organismo, così come un valore superiore avrebbe le sue conseguenze indesiderate, come spiegato tra breve.

Il metabolismo dei carboidrati (semplici o complessi) consta essenzialmente di tre fasi:

1. Una volta ingeriti, i carboidrati entrano nell’apparato digerente, dove i carboidrati complessi vengono scissi in carboidrati semplici.

2. Dopodiché i carboidrati vengono assorbiti nel flusso sanguigno attraverso la mucosa intestinale.

3. Successivamente essi escono facilmente (nel caso di un organismo sano) dal flusso sanguigno per raggiungere le cellule.

L’immissione nel flusso sanguigno del glucosio proveniente dalla digestione dei cibi ingeriti provoca un aumento della glicemia.

Quest’innalzamento sarà più o meno marcato a seconda della qualità e della quantità dei carboidrati ingeriti.

L’indice glicemico ci dice quanto velocemente un determinato carboidrato si trasforma in glucosio sanguigno. Alimenti con un indice glicemico alto (dolci, zucchero, oppure pane, pasta e riso non integrali, privi quindi di fibre che ne rallentino l’assorbimento nel sangue) provocano brusche impennate del valore glicemico, mentre se il loro indice glicemico è basso, come nel caso della maggior parte della frutta (sempre che sia consumata integra, cruda e matura), si ha una fluttuazione equilibrata della glicemia.

Quando la glicemia si alza, il cervello fa in modo che il pancreas secerna insulina, che è un ormone che aiuta a trasportare il glucosio presente nel sangue fin dentro le cellule. Come conseguenza la glicemia torna a livelli normali.

La quantità di insulina riversata in circolo è direttamente proporzionale al valore della glicemia: più questa aumenta e maggiore quantità di insulina viene secreta.

Ma quando il torrente circolatorio del sangue è ostruito, a causa della presenza di troppi grassi precedentemente ingeriti (possono essere necessarie dalle 12 alle 24 ore e più, prima che essi raggiungano la loro destinazione, cioè le cellule, lasciando così libero il sangue dalla loro presenza), questi si depositano sia sulle pareti dei vasi sanguigni, sia attorno alle molecole di glucosio, sia attorno a quelle di insulina, formando un sottile strato isolante. E stiamo parlando di qualsiasi tipo di grasso ingerito, animale o vegetale, crudo o cotto, anche se è fuori dubbio che, per tutti gli altri aspetti, i migliori grassi sono quelli vegetali e crudi!

Risultato? Avete presente lo strato impenetrabile persino al sapone, che si forma sulle nostre mani quando maneggiamo qualche tipo di grasso?

Infatti, il trasferimento del glucosio dal flusso circolatorio alle cellule viene reso estremamente difficile a causa di questa ostruzione da parte dei grassi che creano un sottile rivestimento isolante sulle pareti dei vasi sanguigni. Il risultato è che il glucosio non riesce ad abbandonare il sangue e la glicemia comincia a salire eccessivamente, perché da una parte continua ad affluire, nel sangue, nuovo glucosio proveniente dall’apparato digerente, mentre dall’altra ne viene impedito il trasporto - e quindi lo smaltimento - verso le cellule.

Questa condizione genera iperglicemia, cioè eccessivo glucosio nel sangue.

Il pancreas, per fronteggiare questa situazione e mantenere il giusto equilibrio glicemico, viene costretto a secernere sempre più insulina, fino a che alla fine riesce a risolvere la situazione ma, a causa di una quantità eccessiva di insulina giunta nel sangue, viene prelevato troppo glucosio e così si verifica un brusco abbassamento della glicemia, che scende sotto i livelli normali.

Il risultato è: “ipoglicemia reattiva” (o “ipoglicemia postprandiale”). Uno dei sintomi dell’ipoglicemia che segue un lauto pranzo a base di carboidrati, soprattutto quelli con alto indice glicemico, è la tipica sonnolenza post-prandiale che sopraggiunge poco dopo aver terminato il pasto e che può durare anche diverse ore.

Ma il problema maggiore è che siccome questa è la tipica situazione che si ripete giorno dopo giorno per tutta la vita, a causa dell’ingestione di una quantità eccessiva di grassi nella dieta, accompagnata dal consumo di carboidrati ad elevato indice glicemico, ecco che il pancreas si ritrova gravato da un superlavoro, che col tempo porta ad un suo conseguente indebolimento ed esaurimento.

Quello che è veramente importante comprendere è che in una dieta ad alto contenuto di grassi (praticamente quasi qualsiasi tipo di dieta, esclusa la DEA, contiene una quantità di grassi che supera abbondantemente il 10-15% delle calorie totali giornaliere!), quello che accade è che nel sangue è SEMPRE presente troppo grasso, e altro è in arrivo al prossimo pasto.

E quindi anche se si consuma un pasto di sola frutta e si aspettano alcune ore prima di mangiare grassi, gli zuccheri si mescoleranno comunque con i grassi che uno ha assunto con la cena della sera precedente.

Ecco perché tante persone accusano difficoltà digestive varie, malessere, senso di vuoto alla testa, problemi glicemici, quando mangiano la frutta!

Il problema è che tanti “esperti” focalizzano la loro attenzione sulla parte sbagliata dell’equazione, raccomandando di mangiare poca frutta quando invece tutto si risolverebbe (comprese tantissime patologie lievi e gravi) se solo si riducesse DRASTICAMENTE l’assunzione di qualsiasi tipo di grasso. E bisogna considerare che non esistono solo i grassi manifesti, tipo burro, olio, margarina, strutto, noci, formaggi, ecc., ma anche quelli nascosti in carne, salumi, latte, cappuccino, cracker, grissini, pane, focacce, pizze, brioche, biscotti, dolci, anche nel caso di prodotti “sani, integrali, naturali” quali quelli che riempiono gli scaffali dei negozi naturisti, e questo perché… il grasso è grasso!

Torniamo al pancreas. Quando una dieta eccessivamente ricca di grassi (la nostra tipica dieta) viene protratta nel tempo, per anni, il pancreas, dapprima affaticato, poi indebolito e quindi esaurito diventa incapace di produrre insulina in quantità sufficiente, come abbiamo già visto.

A questo punto il corpo ha previsto un meccanismo di sostegno, che intervenga quando la funzione pancreatica risulti compromessa in qualche modo: si tratta delle ghiandole surrenali. Esse producono un ormone, l’adrenalina, che stimola la funzione pancreatica ad aumentare efficacemente la produzione di insulina.

E così quando, a causa della presenza continua di una quantità eccessiva di grassi nel sangue, il pancreas comincia a risultare deficitario a produrre insulina sufficiente per mantenere un sano livello di glicemia, anziché leggere fluttuazioni, si cominciano a verificare brusche impennate e repentine discese dei valori glicemici. A questo punto dobbiamo cominciare a fare affidamento su una funzione pancreatica assistita dalle ghiandole surrenali ogni volta che mangiamo, stressando eccessivamente entrambi gli organi.

Ora, bisogna aggiungere un altro fatto e cioè che la Natura ha previsto che, in una situazione di pericolo, nel nostro organismo si attivi una reazione automatica, chiamata risposta “Attacco-Fuga”. Tale reazione spinge le ghiandole surrenali a produrre adrenalina, al fine di allertare al massimo il nostro organismo per fronteggiare l’emergenza.

Naturalmente questo è un meccanismo di sopravvivenza a cui si dovrebbe raramente ricorrere se si vivesse in maniera naturale (a meno di non trovarsi faccia a faccia, per esempio, con qualche animale feroce, o di dover fronteggiare qualche atro tipo di emergenza).

In realtà tale meccanismo è diventato abusatissimo e anziché utilizzarlo occasionalmente, lo viviamo in continuazione. Per esempio, più o meno ogni volta che guidiamo la macchina in città incappiamo almeno in una situazione che richiede la risposta delle surrenali, quando cioè ci spaventiamo, ci arrabbiamo, ci stressiamo perché siamo in ritardo, ecc..

Ogni situazione di stress, in realtà, induce il nostro corpo a produrre adrenalina: dalla sveglia mattutina, ai titoli dei giornali, ai talk-show con i relativi comportamenti estremi di chi vi partecipa, ai film di un certo tipo, tutt’altro che rilassanti, ai “reality shows”, ideati intenzionalmente per evocare emozioni intense; oppure alle varie storie di morte e distruzioni di cui si parla nei telegiornali, a tutti i vari tipi di “eccitamento” a cui ricorriamo (locali notturni, discoteche, ecc.), ai conflitti che viviamo sul lavoro, nella coppia, in famiglia, tra amici, ecc..

Siamo ormai assuefatti alla nostra dose di adrenalina. Se ci viene a mancare l’azione ci sentiamo stanchi, assonnati, sicuro segno di esaurimento. Viviamo in uno stato di costante affaticamento delle surrenali.

E le sostanze a cui ricorriamo per far fronte a questo esaurimento (caffè, sale, zucchero, sigarette, alcol, ecc.), in realtà aggiungono altro stress, perché stimolano la liberazione di ormoni surrenali.
E così le ghiandole surrenali, sottoposte al doppio stress (causato da alimentazione scorretta e da uno stile di vita innaturale) alla fine cominciano anch’esse a esaurirsi, come il pancreas.

Mancanza di motivazione, malessere, necessità di stimolanti, eccessivo bisogno di sonno, attacchi di mononucleosi (malattia infettiva che ha come sintomi prevalenti stanchezza e aumento dei globuli bianchi), sono tutti indicatori di vari gradi di affaticamento ed esaurimento surrenale e sono, fra l’altro, gli stessi sintomi di “sindrome della fatica cronica”.

Tutto questo potrebbe essere evitato o attenuato da una corretta alimentazione a base di frutta e verdura allo stato naturale, quindi integra, fresca, cruda e matura, possibilmente biologica, con l’aggiunta opzionale di una piccola quantità di semi, come la DEA (Dieta Energia Alta), o da una dieta in cui, comunque, frutta e verdura vengano consumate nella maggior quantità possibile e allo stato crudo.

Infatti, la frutta contiene una minima quantità di grassi e quindi non causa alcuna ostruzione nel torrente circolatorio, a patto che vengano soddisfatte le seguenti condizioni:

1. Deve essere mangiata integra, cioè non disidratata, né essiccata, perché altrimenti il contenuto zuccherino si concentra a un livello innaturale che l’organismo non è in grado di gestire.

2. Deve essere mantenuto intatto il suo contenuto di fibre e quindi non deve essere spremuta, o centrifugata (a meno che la polpa non venga aggiunta al succo), perché le fibre nella frutta (e nella verdura) rallentano in modo naturale l’assorbimento dello zucchero.
3. Deve essere parte di una dieta a basso regime di grassi (non superiore al 10-15%). Ecco che allora i suoi zuccheri entrano sì velocemente nel flusso sanguigno, ma altrettanto velocemente ne escono, rendendo la frutta stessa il cibo ideale per l’uomo, grazie alla presenza in proporzione ottimale di tutti i suoi nutrienti: vitamine, sali minerali, enzimi, fitonutrienti, antiossidanti, acqua biologica, fibre solubili, carboidrati semplici di pronta assimilazione, grassi vegetali nella giusta quantità e proteine nella misura ideale per l’uomo.

Basti ricordare che le tre grandi scimmie antropomorfe (Pongidi), orango, scimpanzé e gorilla - ritenute comunemente, sui piani anatomico, fisiologico, ematologico, ecc., i nostri parenti più vicini - si nutrono in natura prevalentemente di frutta e oltre ad avere forza, agilità, energia, non conoscono le malattie degenerative dell’uomo!

Alla luce di quanto detto finora ci sarebbe forse da considerare che quelli che vengono normalmente definiti come disordini del metabolismo glicemico dovrebbero essere più correttamente classificati come disordini del metabolismo lipidico.

C’è quindi da riflettere sul fatto che anche chi crede di aver intrapreso delle ottime scelte alimentari, quali la dieta vegetariana o vegana, spesso può manifestare tutti i sintomi e le malattie di cui abbiamo parlato in questo capitolo, proprio per la presenza eccessiva di grassi nella dieta.

E questo perché, spesso, chi ha rinunciato a cibarsi di alimenti a base di carne, seguendo una scelta etica che condivido pienamente, se è vegetariano include nella sua dieta i prodotti caseari, pieni di grassi di origine animale, mentre se è vegano ricorre spesso a una notevole quantità di grassi vegetali contenuti in noci, mandorle, nocciole, anacardi, arachidi, semi di lino, girasole, sesamo, ecc., nonché ai rispettivi oli, oltre che a olive, avocado, cocco ed altri frutti grassi. (Basti pensare agli innumerevoli snack “integrali” considerati “sani e naturali”, quali biscotti, dolci, cracker, grissini, pani, focacce, ecc., in cui tutti i grassi vegetali rappresentano una percentuale altissima rispetto alle calorie fornite).

La quantità di grassi presenti nell’alimentazione di vegetariani e vegani può, paradossalmente, essere addirittura molto superiore a quella che assume una persona che si nutra “normalmente”, laddove se per quest’ultima si aggira mediamente attorno al 40% delle calorie giornaliere, nel caso di alcuni vegani crudisti si può arrivare anche attorno al 70%!

E, cotto o crudo, animale o vegetale, … troppo grasso è troppo grasso!

Se vi è troppo grasso nella dieta, ecco che compaiono deficienze nutrizionali, brusche cadute di energia, squilibri ormonali, desideri intensi e improvvisi di cibo e repentini cambiamenti di umore.

È inevitabile, con una percentuale di grassi alta nella dieta, andare soggetti ad affaticamento costante ed essere costretti a ricorrere a caffè, tè, o ad altre sostanze eccitanti considerate, a torto, sane perché naturali.

Il fatto è che “in natura” esistono sia sostanze compatibili con la nostra specie, sia altre che sono tossiche e persino letali. Quindi asserire che alcuni cibi o ingredienti sono “naturali”, oltre ad essere una tecnica commerciale di vendita molto in voga, non costituisce garanzia di nulla.

E così sembra che la frutta non abbia nessuna colpa nell’innalzamento della glicemia, essendo l’eccesso di grasso la vera causa.

Se si rimuove il grasso dalla dieta, nella maggioranza dei casi i livelli di glicemia tornano alla normalità, e con essi anche la funzione pancreatica.
Certo, mangiare frutta aumenta la glicemia, ma anche mangiare gli altri cibi l’aumenta. I carboidrati complessi sono quelli con l’indice glicemico più alto e quindi causano l’aumento più grande e più rapido dei livelli di glicemia.

Ma se una persona sana mangia frutta intera, lo zucchero contenuto passa nel giro di pochi minuti dentro e fuori dal flusso sanguigno, senza causare alcuna anormalità nei livelli glicemici.

La cosa strana, però, è farsi tanti problemi rispetto alla frutta, ma non considerare che i carboidrati complessi e i vari dessert, per quanto “naturali, crudi e integrali”, causano un’impennata davvero brusca dei valori di zucchero nel sangue.

Viene veramente in mente, a tal proposito, la barzelletta di quella persona che alla fine di un lauto pasto, nell’ordinare come dessert una torta con cioccolato, noci, e panna montata aggiunge: “Per favore niente ciliegina, perché sono a dieta!”

Infine, a proposito di diabete, vorrei citare ciò che l’American Diabetes Association riporta: “Per quanto riguarda la popolazione in generale, si incoraggia nelle persone con diabete la scelta di una varietà di cibi che contengano fibre, come cereali integrali, frutta e verdure, perché forniscono vitamine, minerali, fibra e altre sostanze importanti per una buona salute.” E ancora: “Perciò, l’uso di fruttosio aggiunto come dolcificante non è raccomandato; comunque non c’è alcuna ragione per non raccomandare che le persone con diabete evitino la naturale presenza di fruttosio in frutta, verdure e altri cibi”. (15)

Akira
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Messaggio da Akira » lun dic 24, 2012 9:15 am

Ciao e benvenuta! Quanti anni hai? :D

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