L'Italia Non è (più) un Paese per individualisti

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aurea
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L'Italia Non è (più) un Paese per individualisti

Messaggio da aurea » sab mar 17, 2012 6:49 pm

E, dulcis in fundo ...

L'Italia Non è (più) un Paese per individualisti...


Meno male che la ragione ed il buon senso alla fin fine prevalgono sulla mentalità irrazionale del relativismo attuale.

Da "La Stampa.it"
Costume
14/03/2012 - Come cambiano gli italiani
Non è (più) un Paese
per individualisti


«Dall’individualismo alla riscoperta delle relazioni» è il titolo di un’indagine presentata ieri a Roma dal Censis. È un tema che Giuseppe De Rita (presidente dell’istituto socioeconomico) aveva introdotto in un’intervista alla Stampa subito dopo l’insediamento del governo Monti. «Il ciclo del berlusconismo come soggettivismo etico è chiuso», disse De Rita.

Ora i dati che suscitarono la riflessione sono stati diffusi e dicono che gli italiani credono in un Dio più istituzionale, nei valori della famiglia, non vogliono uccidere il padre, sono stanchi di saltare sempre più su nella gara del possedere, amano la bellezza del loro Paese e - punto fermo della nostra biografia - detestano il liberismo specie se applicato al vizio (alcol, prostitute, droghe) che stroncherebbero a ceffoni, minimo.
La breve premessa professorale del Censis racconta dell’entusiasmante galoppata del boom economico, del reddito disponibile, del rateo come applicazione spirituale, dei consumi come attestato di realizzazione personale. L’individualismo - dice il Censis - «è lo straordinario motore dello sviluppo di massa». Le conseguenze hanno il lato disastroso. Il linguaggio si corrompe, le pulsioni si fanno sregolate, i giovani si dedicano al bullismo, cresciuti menano le mani in curva, talvolta accoppano i genitori magari per l’eredità, gli adulti se la spassano nell’adulterio, nella crapula, nel migliore dei casi si applicano all’evasione fiscale come risorsa per l’intrapresa.
Poi le patologie: depressione, anoressia, tossicodipendenza. Il senso del futuro evapora in un eterno presente senza speranza. Ci si spiaggia sull’esoterismo, sul vannamarchismo. In definitiva, entra in crisi «una mitologia che ha animato i processi di sviluppo».
[...]
Se il quadretto non è esaustivo, ecco un altro paio di dati piuttosto interessanti. La moralità è l’elemento decisivo per migliorare la convivenza civile secondo il 58,9 per cento (naturalmente l’87 per cento di noi si giudica buono spesso o addirittura sempre), tanto è vero che - in percentuali che vanno dal 55 all’84 - si invocano provvedimenti impietosi per combattere la prostituzione, il consumo di alcol, di droghe sia leggere che pesanti, la disinvoltura alla guida (fumare e abboffarsi sono invece peccati veniali, per fortuna)."

E, per chi desiderasse approfondire ...

http://www3.lastampa.it/costume/sezioni ... tp/446342/


D'altronde,il cardinale Bagnasco aveva anticipato nella Conferenza Episcopale Italiana 2011

6."In un documento del nostro Episcopato pubblicato trent’anni or sono e che ebbe a suo tempo una notevole accoglienza (La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, 1981), si diceva icasticamente: «Il consumismo ha fiaccato tutti» (n. 11). Ed eravamo appena agli inizi di quel processo di trasformazione che interesserà l’Italia e l’Occidente nei decenni a seguire, e troverà rappresentazione nella cosiddetta “modernità liquida” dominata da quella che alcuni hanno definito “ideologia del mercato”. Colpisce l’efficacia di quella predizione, dove ad apparire centrato è in particolare il verbo usato: “fiaccare”. La desertificazione valoriale ha prosciugato l’aria e rarefatto il respiro. La cultura della seduzione ha indubbiamente raffinato le aspettative ma ha soprattutto adulterato le proposte. Ha così potuto affermarsi un’idea balzana della vita, secondo cui tutto è a portata di mano, basta pretenderlo. Una sorta di ubriacatura, alle cui lusinghe ha – in realtà – ceduto una parte soltanto della società. Però il calco di quel pensiero è entrato sgomitando nella testa di molti, come un pensiero molesto che pretende ascolto. Un ascolto peraltro che diventava sempre più improbabile, considerato il nuovo clima sociale, determinato da un volano economico che senza tanti complimenti si era messo a girare all’incontrario.

[...]
Se a questo si aggiunge una rappresentazione fasulla dell’esistenza, volta a perseguire un successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di sé, ecco che il disastro antropologico in qualche modo si compie a danno soprattutto di chi è in formazione. «Non esiste una vita senza sacrificio», ammoniva il Papa parlando proprio ai giovani (Omelia nella Domenica delle Palme, 5 aprile 2010), non si può diventare liberi da sé «senza osare il grande Sì» (ib)."
Leggi l'articolo completo: Il testo integrale della prolusione di Bagnasco| italia| Il SecoloXIX

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