la sperimentazione animale è inevitabile
Inviato: mar mar 06, 2012 5:26 pm
Il titolo è volutamente provocatorio per stimolare una discussione su questo argomento.
Vorrei mettere in luce un aspetto poco considerato nella sperimantazione dei farmaci. Sono chiaramente contrario per motivi etici alla sperimentazione animale, ma.....
Consideriamo il percorso di un nuovo farmaco secondo l'antivivizionismo. Il farmaco una volta "ideato" viene testato in vitro, e/o con simulazioni e studi senza l'utilizzo di sperimantazione su modelli animali. Una volta che la sostanza ha evidenziato un effetto terapeutico e la corrispondenza ai parametri stabiliti si passa all'utilizzo sull'uomo. In questa fase si prova su pazienti volontari, malati o meno, che di propria volontà si sottopongono ai test. Si valuta quindi l'effetto finale nell'uomo e attraverso studi clinici se ne testa efficacia ed eventuali effetti collaterali.
Ora fino a questo punto "tutto bene".
Consideriamo ora, invece, il percorso di un farmaco non ad uso umano ma veterinario (sono veterinario per questo mi stà a cuore la faccenda). Dopo la prima fase, come sopra, si dovrà utilizzare il farmaco sull'animale. Qui sorge il problema. Nessun animale malato o meno, può manifestare la proria volontà di sottoporsi ad un test. Quindi se noi utilizziamo un farmaco su un animale per la prima volta "senza il suo consenso" , senza avere certezza dell'effetto che farà, lo stiamo sottoponendo ad una sperimentazione.
Io, che sono contrario alla sperimentazione animale, non riesco ad uscire da questa contraddizione. Voi ci riuscite?
Roberto
P.S. Io mi sono trovato a dover fare "sperimentazione". Quando ad esempio devo curare un animale diverso dai soliti (alcuni selvatici o alcuni esotici) dove non esiste in bibliografia l'utilizzo di farmaci segnalati come sicuri in quella specie. In questo caso devo usare un farmaco che è segnalato nelle specie affini ma i realtà potrei somministrare un farmaco inefficace o tossico.
Vorrei mettere in luce un aspetto poco considerato nella sperimantazione dei farmaci. Sono chiaramente contrario per motivi etici alla sperimentazione animale, ma.....
Consideriamo il percorso di un nuovo farmaco secondo l'antivivizionismo. Il farmaco una volta "ideato" viene testato in vitro, e/o con simulazioni e studi senza l'utilizzo di sperimantazione su modelli animali. Una volta che la sostanza ha evidenziato un effetto terapeutico e la corrispondenza ai parametri stabiliti si passa all'utilizzo sull'uomo. In questa fase si prova su pazienti volontari, malati o meno, che di propria volontà si sottopongono ai test. Si valuta quindi l'effetto finale nell'uomo e attraverso studi clinici se ne testa efficacia ed eventuali effetti collaterali.
Ora fino a questo punto "tutto bene".
Consideriamo ora, invece, il percorso di un farmaco non ad uso umano ma veterinario (sono veterinario per questo mi stà a cuore la faccenda). Dopo la prima fase, come sopra, si dovrà utilizzare il farmaco sull'animale. Qui sorge il problema. Nessun animale malato o meno, può manifestare la proria volontà di sottoporsi ad un test. Quindi se noi utilizziamo un farmaco su un animale per la prima volta "senza il suo consenso" , senza avere certezza dell'effetto che farà, lo stiamo sottoponendo ad una sperimentazione.
Io, che sono contrario alla sperimentazione animale, non riesco ad uscire da questa contraddizione. Voi ci riuscite?
Roberto
P.S. Io mi sono trovato a dover fare "sperimentazione". Quando ad esempio devo curare un animale diverso dai soliti (alcuni selvatici o alcuni esotici) dove non esiste in bibliografia l'utilizzo di farmaci segnalati come sicuri in quella specie. In questo caso devo usare un farmaco che è segnalato nelle specie affini ma i realtà potrei somministrare un farmaco inefficace o tossico.