Esperimento...
Inviato: mer feb 09, 2005 8:04 pm
Ciao a tutti, vorrei farvi leggere un esperimento che è stato fatto anni fa… lo trovo molto interessante e credo che faccia riflettere.
“Una scimmia molto piccola, di alcune settimane di vita, viene posta in una situazione sperimentale. La madre viene allontanata dalla gabbia per alcune ore. Il cucciolo ha appena lo spazio per muoversi, nella gabbietta. Ha fame e di fronte a sé due situazioni sperimentali diverse, da “scegliere”: da una parte, oltre una porta, è stata posta una madre finta, fatta di listelli di ferro con infilato fra le griglie un grande biberon pieno di latte che fa bella mostra di sé (latte, avete capito bene); dall’altra parte un’altra porta oltre la quale l’attende una finta madre fatta degli stessi listelli ricoperti di una morbida pelliccia, stavolta sprovvista di biberon (una pelliccia di soli peli).
Nessuna delle due è la mamma.
“Avrà qualche difficoltà…” pensammo leggendo, “ma sappiamo con certezza quale sceglierà, non c’è gusto, è fin troppo facile”. Quando ci capitò di leggere il caso per la prima volta credemmo di avere la risposta già in tasca, quella più banale, più ovvia. Quale sceglierà? Ci sembrava evidente… “la mamma col biberon! Certo! È l’istinto di sopravvivenza che le dirà da quale parte dirigersi” (l’esperimento è stato condotto nel 1959 da H. Harlow).
“Ora prende il biberon, lo beve tutto d’un fiato e s’addormenta”, dicemmo.
E invece no.
Fra la sorpresa generale (non ultima la nostra!) la scimmiotta prese decisa la strada sbagliata e si accovacciò sulla finta madre in pelliccia e lì si rannicchiò, accucciandosi impaurita, pelo contro pelo.
“Ma come? Non può essere vero! È pazzesco! Ma è matta? Come fa a scegliere il tatto, persino a costo di morirne?”, ci chiedemmo.
Il tatto, il sentire con la pelle le sensazioni il, pensate, rispetto al cibo che, per una piccola scimmiotta affamata, dev’essere il massimo del piacere!
La logica, la ferrea ragione avrebbe potuto suggerirle che, probabilmente, avendo fame sarebbe stato meglio dirigersi verso una madre fredda ma ricca di latte che, viceversa, verso quella morbida ma priva di nutrimento.
E invece no.
Il cuore, l’affetto, il sentimento avevano prevalso. È meglio essere coccolati e affamati che sdraiarsi fra le fredde spire di una madre di ferro! Era importante “sentire” quella madre con la pelle, “a pelle”, come diciamo noi per indicare una scelta d’istinto (“se una persona ci piace lo è per una “questione di pelle”, siamo soliti dire).
La scimmiotta si acquattò sulla madre sentendosi avvolgere teneramente dal suo corpo anche se, probabilmente, sarebbe morta di fame se gli sperimentatori commossi non l’avessero ricondotta dalla vera madre, quella in carne e ossa che, tutta intera, gli offrì il petto insieme alla pelliccia.”
Ora torno a parlare io, Stefano… questa storia è stata presa come esempio in un libro che parla della depressione, e in questo caso specifico di questo esperimento, nella depressione nei bambini.
L’autore spiega che oggi molti bambini hanno tante cose… internet, giocattoli, televisione,… ma si sentono soli, e Dio solo sa quanto hanno bisogno di un genitore vicino che li coccola e che gli vuole bene.
Io ho preso la mia vita attuale e mi sono accorto che ho tante cose materiali, che mi regalano momenti di felicità, ma che in realtà non ho niente… o per lo meno, non ho quello che tanto vorrei… forse in fondo in fondo, nonostante io abbia 26 anni, sono ancora un bambino che cerca l’affetto di qualcuno…
Ecco, volevo condividere con voi questa “storia” e qualche mio breve pensiero… mi piacerebbe sapere cosa ne pensate anche voi…
Un abbraccio a tutti voi
Stefano
“Una scimmia molto piccola, di alcune settimane di vita, viene posta in una situazione sperimentale. La madre viene allontanata dalla gabbia per alcune ore. Il cucciolo ha appena lo spazio per muoversi, nella gabbietta. Ha fame e di fronte a sé due situazioni sperimentali diverse, da “scegliere”: da una parte, oltre una porta, è stata posta una madre finta, fatta di listelli di ferro con infilato fra le griglie un grande biberon pieno di latte che fa bella mostra di sé (latte, avete capito bene); dall’altra parte un’altra porta oltre la quale l’attende una finta madre fatta degli stessi listelli ricoperti di una morbida pelliccia, stavolta sprovvista di biberon (una pelliccia di soli peli).
Nessuna delle due è la mamma.
“Avrà qualche difficoltà…” pensammo leggendo, “ma sappiamo con certezza quale sceglierà, non c’è gusto, è fin troppo facile”. Quando ci capitò di leggere il caso per la prima volta credemmo di avere la risposta già in tasca, quella più banale, più ovvia. Quale sceglierà? Ci sembrava evidente… “la mamma col biberon! Certo! È l’istinto di sopravvivenza che le dirà da quale parte dirigersi” (l’esperimento è stato condotto nel 1959 da H. Harlow).
“Ora prende il biberon, lo beve tutto d’un fiato e s’addormenta”, dicemmo.
E invece no.
Fra la sorpresa generale (non ultima la nostra!) la scimmiotta prese decisa la strada sbagliata e si accovacciò sulla finta madre in pelliccia e lì si rannicchiò, accucciandosi impaurita, pelo contro pelo.
“Ma come? Non può essere vero! È pazzesco! Ma è matta? Come fa a scegliere il tatto, persino a costo di morirne?”, ci chiedemmo.
Il tatto, il sentire con la pelle le sensazioni il, pensate, rispetto al cibo che, per una piccola scimmiotta affamata, dev’essere il massimo del piacere!
La logica, la ferrea ragione avrebbe potuto suggerirle che, probabilmente, avendo fame sarebbe stato meglio dirigersi verso una madre fredda ma ricca di latte che, viceversa, verso quella morbida ma priva di nutrimento.
E invece no.
Il cuore, l’affetto, il sentimento avevano prevalso. È meglio essere coccolati e affamati che sdraiarsi fra le fredde spire di una madre di ferro! Era importante “sentire” quella madre con la pelle, “a pelle”, come diciamo noi per indicare una scelta d’istinto (“se una persona ci piace lo è per una “questione di pelle”, siamo soliti dire).
La scimmiotta si acquattò sulla madre sentendosi avvolgere teneramente dal suo corpo anche se, probabilmente, sarebbe morta di fame se gli sperimentatori commossi non l’avessero ricondotta dalla vera madre, quella in carne e ossa che, tutta intera, gli offrì il petto insieme alla pelliccia.”
Ora torno a parlare io, Stefano… questa storia è stata presa come esempio in un libro che parla della depressione, e in questo caso specifico di questo esperimento, nella depressione nei bambini.
L’autore spiega che oggi molti bambini hanno tante cose… internet, giocattoli, televisione,… ma si sentono soli, e Dio solo sa quanto hanno bisogno di un genitore vicino che li coccola e che gli vuole bene.
Io ho preso la mia vita attuale e mi sono accorto che ho tante cose materiali, che mi regalano momenti di felicità, ma che in realtà non ho niente… o per lo meno, non ho quello che tanto vorrei… forse in fondo in fondo, nonostante io abbia 26 anni, sono ancora un bambino che cerca l’affetto di qualcuno…
Ecco, volevo condividere con voi questa “storia” e qualche mio breve pensiero… mi piacerebbe sapere cosa ne pensate anche voi…
Un abbraccio a tutti voi
Stefano