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La misura conta?

Inviato: ven dic 10, 2010 6:28 am
da makiwaka
E' davvero valida la regola "mangia solo ciò che puoi mangiare in grande quantità senza averne danno"?
Se sì, perché? Quali meccanismi fisiologici ci sono davvero alle spalle?

Voi cosa ne pensate?
I link sono graditi, ma ancora più gradite sono le risposte dirette :D

makiwaka

PS: Scusate per il titolo, ma non ho resistito :)

Re: La misura conta?

Inviato: ven dic 10, 2010 6:51 am
da cinci
makiwaka ha scritto: PS: Scusate per il titolo, ma non ho resistito :)
:mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

Ciao Maki!!!
Dunque, io personalmente più che alla regola della quantità faccio appello alla regola dell' istinto... se ti trovassi in un luogo splendido ricco di frutta e verdura solo da cogliere e gustare...cosa mangeresti? Prezzemolo??? Melanzane??? Cipolla???
Io personalmente no e quindi li lascio stare. Poi ovvio che se c' è da prepararsi una ricettina che li richiede allora ben vengano (o almeno così era, adesso son passata al fruttarismo), ma non tutti i giorni. Per esempio una carota o una mela penso che mi verrebbe da mangiarli serenamente così com'è e allora vai di carote e mele senza starmi a preoccupare dei valori nutrizionali o quant' altro!!! :D
Io la vedevo così e mi ci trovavo bene :D , poi appunto, ora mi sento di andare a sola frutta quindi il problema si pone di meno...diciamo che lo applico nello stesso modo per cose come i limoni o i fichi d' india, ma appunto è una regola generale, non è che mi ci fossilizzo.

Re: La misura conta?

Inviato: ven dic 10, 2010 7:13 am
da makiwaka
Ciao cinci, grazie per aver risposto subito.

La regola dell'istinto è interessante e sicuramente meriterebbe un bel topic a parte vista la complessità e i vari discorsi collaterali implicati (cos'è l'istinto? In che modo agisce? Quando è istinto e quando dipendenza? Che ruolo ha l'abitudine nella modifica dell'istinto? Il tuo istinto è necessariamente uguale al mio? Ecc.), ci pensi tu? :)

Mi interessa, però, anche rimanere focalizzato in particolar modo sull'argomento proposto perché è un concetto che leggendo ho incontrato più volte e che tuttavia non mi è ancora chiaro.

Re: La misura conta?

Inviato: ven dic 10, 2010 9:00 am
da Akira
Talvolta l'istinto è traviato dai fattori della nostra epoca...

Re: La misura conta?

Inviato: ven dic 10, 2010 11:35 am
da mammafelice
Se posso dire la mia, tralasciando (per non andare OT) l'argomento istinto, che è interessante emeriterebbe appunto un approfondimento a parte, da donna di scienza (si fa per dire :lol: ), non posso che citare la massima "il veleno lo fa la dose".
Qui avevo letto che se una martellata sulle dita fa male è inutile darsene una più piano. Rende l'idea, ma credo che distorca dalla realtà.
Sempre assolutamente tralasciando l'instinto (ma in fondo, avolte, può essere proprio l'istinto a farci cercare qualcosa di diverso, tutti gli animali usano piante particolari a scopo "medico" per esempio), una martellata fa male, poggiare delicatamente il martello sulla mano non è più una martellata e magari può essere anche una sensazione piacevole.
L'acqua, assunta in eccesso, porta alla morte (davvero! un esmpio, ma ce ne è pieno: http://www.tifeoweb.it/pws/index.php?mo ... &view=2803).
Lo zucchero, anche della frutta, se assunto in eccesso può uccidere. Certo questo non avviene perchè i frutti sono un dono di natura, ricchi di acqua e fibre e ci saziano ben prima che lo zucchero possa anche solo danneggiarci.
Molte spezie e molte sostanze aromatiche non sono certo mangiabili da sole e molte hanno componenti che ingeriti in quantità esagerate sono velenosi. Quegli stessi componenti alle quantità alimentari di solito sono invece benefici (e spesso con proprietà mediche).
Ma per fare un esempio ancor più terra terra, i minerali, come il rame, presente naturalmente nei cibi frutta compresa, sono essenziali all'organismo (essenziali vuol dire che senza morremmo!), eppure tutti i minerali e praticamente tutte le vitamine in dosi eccessive hanno effetti collaterali e molti sono tossici.
Qui scatta la natura o istinto: impossibile mangiare troppo rame tramite le mele (o i cereali se è per questo), così come impossibile mangiare mezzo chilo di rosmarino.
Per studiare gli effetti tossici prendono una sostanza e ne danno da mangiare ai ratti in quantità spropositate e poi saltano fuori le notizie da prima pagina come che il basilico contiene una sostanza cancerogena. E' vero: molti alimenti (frutti compresi) con test di questo tipo hanno messo in luce la cancerogenicità di alcune sostanze), ma non vedo a cosa serva discostarsi dall'uso naturale di una cosa.
Per questo personalmente non amo le frasi tipo "se non puoi mangiarne un chilo allora non lo devi mangiare".
Ci sono cose che ci viene naturale mangiarne un chilo ed altre che ci viene naturale usare di tanto in tanto e che anche volendo un chilo non lo manderemmo mai giu. Proprio per questo ci fanno bene, magari :)

Re: La misura conta?

Inviato: ven dic 10, 2010 7:37 pm
da makiwaka
Mammafelice, hai espresso molto bene i ragionamenti che sono all'origine delle mie perplessità :)
Certo, a essere sincero non avevo pensato alla martellata sul dito :lol: , ma in ogni caso ci sono molte situazioni quotidiane a cui ho tentato di applicare il principio esposto.
Ad esempio l'esercizio fisico.
Mezz'ora di esercizio fisico intenso è salutare, cinque ore sono dannose (mia opinione, naturalmente).
Perché dunque, questo principio sarebbe applicabile solo al cibo?

E poi pensavo al gatto, a come ogni tanto si gusta l'erbetta dentro al vaso sul terrazzo (che tu sappia, i gatti hanno il famoso enzima cellulasi?).
O, come dici tu, anche a molti altri animali allo stato selvaggio che hanno un comportamento simile.

Ti confesso che in realtà mi affascina il principio del "mangia solo ciò che puoi mangiare a chili"; è intrigante.
Ma ho l'impressione che tenda troppo a semplificare. Mi sembra sia un imporre una nostra idea alla complessità dei meccanismi naturali che si sono evoluti in centinaia di milioni di anni.

Se ne ho scritto qua, però, è perché effettivamente mi interessa anche il punto di vista di chi la pensa diversamente e perché ritengo che l'igienismo abbia grandi intuizioni (che però dovrebbero essere sviluppate con un po' più di rigore).

maki

Re: La misura conta?

Inviato: dom dic 12, 2010 12:37 pm
da lisak84
Mm in effetti la questione è complessa, nn saprei a quale tesi dare più fiducia...però ahahah che titolo che hai messo...e io che mi aspettavo chissà quali domande... :wink: :wink:

Re: La misura conta?

Inviato: dom dic 12, 2010 12:50 pm
da makiwaka
lisak84 ha scritto:Mm in effetti la questione è complessa, nn saprei a quale tesi dare più fiducia...però ahahah che titolo che hai messo...e io che mi aspettavo chissà quali domande... :wink: :wink:
:mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

Re: La misura conta?

Inviato: dom dic 12, 2010 8:59 pm
da Peaceful Rawrior
Questa è una regola che potrebbe essere usata quando si vuole seguire un regime monofrutto... Sarebbe impronibile, a quel punto, mangiare una ciotola di peperoncino, cipolle, aglio, prezzemolo, faglioli crudi o curry...

Penso dipenda da quale taglio vogliamo dare alla nostra esperienza di crudismo... A me piace molto l'idea del mono-frutto (magari un tipo di frutto dolce o semi-acido diverso ad ogni pasto) in certi periodi dell'anno. Questa è anche l'idea cui fa riferimento il Dr. Graham nel suo libro, quando dice che se partiamo dal presupposto che anche noi siamo animali e ci immaginiamo immersi nella natura, probabilmente non andremmo a raccogliere due soli manghi da portarci dietro per 4-5 chilometri per combinarli poi con qualche altro frutto... Ci sazieremmo e basta del frutto che troveremmo in quel determinato momento. Il Dr. Graham scrive anche che siamo biologicamente predisposti per gestire un solo tipo di frutto per volta. Che poi ci siamo abituati negli ultirmi 13-15.000 anni a mescolare di tutto è una cosa normale, ma probabilmente non naturale.

Per quanto riguarda il discorso della tossicità, beh, penso anch'io che la quantità definisca il grado di pericolosità di un alimento. Ci tengo, tuttavia, a specificare che spetta anche ad ognuno di noi, sulla base delle percezioni o segnali che ci lancia il nostro corpo, giudicare se qualcosa può farci male o meno.

Faccio l'esempio del peperoncino, dell'aglio, della senape, perché sono quelli ai quali reagisco in modo molto sensibile. Cioè tutti e tre mi provocano delle forti fuoriuscite di muco quando mangio dei cibi che li contengono. Certo, posso ridurre la quantità fino al punto in cui non mi danno più fastidio, ma ciò significherebbe anche non percepirne più il sapore... Quindi che senso avrebbe condire qualcosa con un condimento per non sentirne il sapore?

Maki, Mammafelice, voi a quali cibi vi riferite in particolare?

Re: La misura conta?

Inviato: dom dic 12, 2010 9:01 pm
da Peaceful Rawrior
makiwaka ha scritto:
lisak84 ha scritto:Mm in effetti la questione è complessa, nn saprei a quale tesi dare più fiducia...però ahahah che titolo che hai messo...e io che mi aspettavo chissà quali domande... :wink: :wink:
:mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:
Con un titolo del genere impossibile non aprire questa discussione, no? :mrgreen: :lol:

Re: La misura conta?

Inviato: lun dic 13, 2010 10:16 am
da makiwaka
Peaceful Rawrior ha scritto:Con un titolo del genere impossibile non aprire questa discussione, no?
In effetti contavo proprio su quello :mrgreen:

Per la verità non mi riferisco a nessun cibo in particolare, ma ad un insieme di cibi che mi capita di mangiare anche nei giorni in cui seguo un'alimentazione completamente crudista (semi, frutta secca, finocchi, peperoni, zucchine, la stessa frutta, ecc.).

Pensando all'esempio che hai fatto, di noi animali immersi nella natura, mi viene da pensare che non è raro trovare alberi da frutto di tipo diverso negli stessi spazi, anzi, direi che più che altro è la norma. Anche quando c'è comunque un albero di un solo tipo, ci sono comunque a terra erba e radici di vario tipo.
Non lo vedo quindi come una cosa del tutto naturale il regime monofrutto durante i pasti.

Re: La misura conta?

Inviato: lun dic 13, 2010 11:23 am
da mammafelice
Io scillo tra le vostre due interpretazioni: per assurdo (per assurdo perchè non sono crudista e ritengo naturale consumare anche gli amidi, noci, ecc.) condivido molto l'idea del mono-cibo come linea di massima. O comunque del periodo in cui è molto abbondante un cibo che la fa da padrone, finchè non ne comincia a maturare un altro (questo non vale solo per la frutta, ma per esempio nelle pop del sud est asiatico è tipico che l'alimento principale sia un amidaceo, e a seconda delle stagioni si alternano patate dolci, taro e kassawa o qualcosa del genere, mentre la frutta, di vario tipo suppongo, è presente tutto l'anno e mangiata tutti i giorni e abbondantemente tra i due pasti a base di amidacei che sono a colazione e cena).
D'altro canto però credo che poi, l'"integrazione", cioè lo sgranocchio di semi oleaginosi, la radice piuttosto che la foglia, fossero mangiate mescolando sempre. Immagino fosse naturale il mono sulla grande quantità, ma non per forza privo di aggiunte differenti.
Per il peperoncino (e in generale altre spezie o simili) è vero che ognuno reagisce in modo diverso, ma credo molto dipenda anche da come interpretiamo il nostro corpo (e da dove viviamo): il peperoncino è vaso-dilatatore, quindi dilatando immediatamente i capillari delle mucose crea perdita di liquido dal naso (ma non muco, non crea muco, al massimo favorisce la liberazione di muco che già c'è, infatti io adoro il peperoncino quando sono motlo raffreddata, per fortuna raramente, perchè aiuta moltissimo a buttare fuori il muco!). NOn è un caso come al solito che sia molto consumato laddove fa caldo, mentre sarebbe abbastanza idiota consumarlo abitualmente in alta montagna e favorire la perdita di calore coprorea... Non è nemmeno un caso, a dirla tutta, che cresca dove fa caldo e che non cresca in montagna :D

Re: La misura conta?

Inviato: lun dic 13, 2010 12:37 pm
da Peaceful Rawrior
mammafelice ha scritto:Io scillo tra le vostre due interpretazioni: per assurdo (per assurdo perchè non sono crudista e ritengo naturale consumare anche gli amidi, noci, ecc.) condivido molto l'idea del mono-cibo come linea di massima. O comunque del periodo in cui è molto abbondante un cibo che la fa da padrone, finchè non ne comincia a maturare un altro (questo non vale solo per la frutta, ma per esempio nelle pop del sud est asiatico è tipico che l'alimento principale sia un amidaceo, e a seconda delle stagioni si alternano patate dolci, taro e kassawa o qualcosa del genere, mentre la frutta, di vario tipo suppongo, è presente tutto l'anno e mangiata tutti i giorni e abbondantemente tra i due pasti a base di amidacei che sono a colazione e cena).
D'altro canto però credo che poi, l'"integrazione", cioè lo sgranocchio di semi oleaginosi, la radice piuttosto che la foglia, fossero mangiate mescolando sempre. Immagino fosse naturale il mono sulla grande quantità, ma non per forza privo di aggiunte differenti.
Per il peperoncino (e in generale altre spezie o simili) è vero che ognuno reagisce in modo diverso, ma credo molto dipenda anche da come interpretiamo il nostro corpo (e da dove viviamo): il peperoncino è vaso-dilatatore, quindi dilatando immediatamente i capillari delle mucose crea perdita di liquido dal naso (ma non muco, non crea muco, al massimo favorisce la liberazione di muco che già c'è, infatti io adoro il peperoncino quando sono motlo raffreddata, per fortuna raramente, perchè aiuta moltissimo a buttare fuori il muco!). NOn è un caso come al solito che sia molto consumato laddove fa caldo, mentre sarebbe abbastanza idiota consumarlo abitualmente in alta montagna e favorire la perdita di calore coprorea... Non è nemmeno un caso, a dirla tutta, che cresca dove fa caldo e che non cresca in montagna :D

Sulla base delle lezioni di T.C. Fry avevo scritto quanto segue sul forum: "Per quanto riguarda il peperoncino questo contiene degli alcaloidi che pare siano addirittura più dannosi del pepe nero. Quando il peperoncino viene assunto il corpo viene messo in stato di emergenza perché tenta di eliminare gli olii tossici e le sostanze contenute in esso.

Tutti i tipi di peperoncino contengono un alcaloide velenoso chiamato "piperidina" e una sostanza cristallina dannosa conosciuta come "piperina". I vari tipi di peperoncino contengono anche delle resine e degli olii volatili in grado di irritare il tratto digestivo e quello urinario. Il peperoncino contiene anche un alcaloide chiamato "capsicina" che irrita il corpo ad un punto tale da accelerarne la circolazione in modo da espellerlo prima possibile. Questo è il motivo per il quale si senta un certa sensazione di calore dentro.

Il peperonciono deve la sua "buona" reputazione probabilmente a due motivi: all'inzio provoca bruciore quando lo si mangia e causa una fuoriuscita di muco dal corpo.

Dato che il peperoncino brucia e irrita non è possibile mangiarne grandi quantità e quindi alcuni lo considerano alla stregua di una potente medicina. In pratica, se brucia cosí tanto si presume che faccia bene. Dato che tutte le sostanze medicinali sono in genere disgustose, il sapore forte del peperoncino viene associato ad un'azione medicinale.

Considerare il peperoncino e altri condimenti come medicine "forti" e cibi "potenti" è il residuo di credenze e superstizioni tramandate da millenni.

Poi c'è il discorso del muco che fuoriesce (a chi più a chi meno)dal naso quando si mangia qualcosa che contiene peperonciono. In questi casi , si tende a pensare che il peperocino abbia la capacità di rimuovere vecchi depositi di muco dal corpo. Quello che avviene, in realtà, è che il peperoncino è un irritante talmente potente che il corpo produce ulteriore muco per sbarazzarsene.

Con il muco in più si cerca anche di ricoprire le parti delicate esposte agli alcaloidi di cui sopra per proteggerle. I cibi non elimnano il muco dal corpo ... è il corpo che elimina il muco dal corpo.

Il fatto che alcune persone si sentano "forti" dopo aver mangiato un piatto a base di peperoncino è dovuto al fatto che il corpo viene costretto ad intensificare le sue attività in modo da eliminare queste sostanze aggressive."