L'articolo, di quattro pagine, è a mio parere ben fatto e con un punto di vista neutrale.
Mi è piaciuto poco che la dieta vegana sia stata definita una forma
estrema di vegetarismo, di solito si usa questo termine per etichettare qualcosa su cui non si è d'accordo e prende un'accezione negativa. E poi cosa c'è di più estremo dell'atto di uccidere? In quest'ottica è estrema la dieta onnivora.
Il veganismo è una scelta
radicale, non estrema.
La terza e la quarta pagina riportano i pareri rispettivamente del professor Leonardo Pinelli e del dottor Andrea Ghiselli dell'INRAN.
Pinelli sfata i miti sul ferro, sulle proteine e sul calcio nelle diete vegetariane, fa raccomandazioni sulla B12 e raccomanda ai vegani di farsi seguire da medici competenti in alimentazione vegetariana. Pinelli afferma che tra i medici c'è una formazione scarsa in campo nutrizonale, molti pediatri fanno terrorsmo psicologico alle famiglie che vogliono crescere i propri figli con un'alimentazione vegetariana, cosicchè i genitori scelgono di far da sè e informarsi con libri e su internet, una scelta che comporta dei rischi.
L'intervento di Ghiselli mi lascia perplesso: afferma che non esista nessun motivo salutistico per rinunciare alla carne, non c'è alcuna ragione logica per cui fare la scelta vegetariana, se non per motivi etici. Oltre negare i vantaggi, mette in guardia sui rischi di una dieta vegetariana non pianificata da una esperto, in particolare se vegana.
All'obiezione secondo cui l'osteoporosi è più diffusa in paesi con maggior consuma di latte, come la Germania, risponde che dipende dalla minor presenza di sole e più si va a nord e più, per la naturale evoluzione, la popolazione è tollerante al latte. Con queste parole il dottor Ghiselli non fa che confermarci che i latticini son inefficaci nella prevenzione dell'osteoporosi, è più importante l'esposizione solare, e che la tolleranza al lattosio sia un'anomalia, l'intolleranza la normalità (i caucasici hanno sviluppato la capacità di mantenere l'enzima lattasi in età adulta grazie ad una mutazione genetica ereditata per selezione naturale).
Afferma che è vero che la vitamina C facilita l'assunzione di ferro, ma comunque se ne assorbe l'1%, al contrario del 20% della carne. Di fatto nella stessa frase si contraddice, allora la vitamina C aumenta l'assorbimento no? In realtà il ferro eme presente nella carne - il cui assorbimento non è inibito o esaltato da altre sostanze - è solo il 40% del totale, il restante 60% è ferro non-eme. Nei vegetali il ferro è solo non-eme, ma è molto più abbondante che nella carne e la vitamina C, tipicamente abbondante in una dieta vegana, ne aumenta l'assorbimento fino a circa sette volte in modo da assorbirlo esattamente come quello eme. Infatti gli studi non evidenziano maggior incidenza dell'anemia sideropenica tra i vegetariani.
La dichiarazione sulle proteine nella dieta vegana è allucinante, la riporto per intero:
"Le proteine contengono gli amminoacidi necessari per la sintesi proteica. Si possono assumere anche con i vegetali, ma per farlo il vegetariano deve assumere molte più proteine. Quelle che avanzano devono essere demolite energicamente, e ogni molecola di amminoacido demolita diventa una molecola di ammoniaca, che essendo tossica per il corpo va eliminata. Insomma, il vegano è come se avesse sempre un supplemento di proteine. Quindi dal punto di vista proteico è peggio mangiare solo verdure e legumi rispetto a mangiare anche la carne." Su cosa si basa questo? Esistono studi scientifici a supporto o è un'elucubrazione mentale di Ghiselli? Assurdo.
All'obiezione secondo cui è anacronistico che, in un paese che ha miloni di vegetariani, i nutrizionisti si rifiutino di assecondarli Ghiselli riponde mettendo sullo stesso piano vegetariani e famiglie che non vogliono vaccinare i figli (
nel suo forum ha avuto l'ardire di confrontare i vegetariani con chi mangia pranzo e cena al fast food).