Ciao e benvenuta nel forum, la domanda è lecita e giusta, qui come altrove..!
In generale ogni imballaggio, ogni cartone, cartoncino, plastica, alluminio, cellophan e quant'altro andrebbero evitati se e quando possibile, o quando non è possibile sostituiti con imballaggi meno impattanti e biodegradabili. Questo che dovrebbe essere un principio quasi ovvio, è spesso contraddetto dal fatto che le abitudini della nostra società (e spesso anche le regole sanitarie) sono dettate da un'eccessiva "fobia igienista". Intendo con questo che spesso si pone molta più attenzione al fatto che un alimento non venga a contatto con alcun agente esterno, rispetto invece alla qualità dell'alimento stesso.
La scelta di tua madre rispetto alle bustine potrebbe essere legata a questa preoccupazione, io cercherei di capovolgerla, cercando ad esempio di informarla sulla dannosità per la salute e per l'ambiente dello zucchero raffinato (cioè lo zucchero bianco da barbabietola, il dolcificante per eccellenza della nostra società), sui cui danni si possono trovare numerose informazioni sia cercando su google sia tra i libri a tema ecologista e alimentare pubblicati negli ultimi anni, giusto per farsi una prima idea (un libro per tutti: "Sugar Blues - Il mal di zucchero. Lo zucchero nuoce gravemente alla salute" di William Dufty). E ovviamente informandosi sulle alternative esistenti, come lo zucchero grezzo di canna dei circuiti del commercio equo e solidale, ma non solo.
Rispondendoti nell'ottica della decrescita invece, la presenza immane di imballaggi aumenta il fatturato delle aziende che producono questi oggetti, ma non producono un effettivo aumento della qualità della vita, perchè non rispondono ad un reale bisogno bensì ad un bisogno indotto, che può essere appunto quello dell'eccessivo igienismo, o magari dell'apparente semplificazione che può apportare l'utilizzo degli imballaggi (come le bustine dello zucchero) nella vita quotidiana.
E' difficile spesso capire e far capire quanto anche dei piccoli consumi quotidiani possano inquinare, perchè è difficile quantificarli e mettere in relazione la micro-quotidianità con i marcosistemi della produzione. Ma se ad esempio si mettessero insieme in un punto tutti gli imballi e gli oggetti usa e getta che consuma in un anno una famiglia media italiana - piatti e biccheri di plastica, confezioni varie di detersivi e sanitari, sporte per la spesa, scatole di tetrapack, etc - la percezione del problema probabilmente cambierebbe...prima o poi deciderò di fare qualcosa del genere con i ragazzi delle scuole, e vedrò cosa uscirà fuori a livello di impatto comunicativo
Spero di esserti strato utile
Gianluca