Visto che fai esperimenti, ti raccomando di controllare periodicamente i livelli di vitamina B12, folati e omocisteina, magari se sei tra quei pochi inividui che riscono ad assorbire B12 dal proprio intestino (questa capacità dipende da persona a persona), dato che la B12 sui vegetali è presente sì ma in quantità non adeguata, bevi acqua microbiologicamente pura, ti attieni alle moderne pratiche igieniche e non mangi (presumo) le tue feci.
Vitamina B12: ne stai assumendo?
Di Jack Norris, B.S.
Negli anni '50 ad alcuni volontari vegani con carenza di B12 (anemia megaloblastica) furono somministrati degli estratti di B12 ottenuti dalle loro stesse feci, ottenendo la correzione della carenza. Herbert [47] (1988) ha affermato che questo proverebbe che i batteri del colon dei vegani producono abbastanza B12 per curarne la carenza, ma che questa B12 prodotta dai batteri del colon è eliminata dall'organismo invece di essere assorbita. Herbert [45] (1984) ha anche riportato che l'85% della B12 contenuta nelle feci umane è costituito da analoghi e che i batteri intestinali dell'uomo sono una fonte principale di analoghi della B12.
Si è scoperto che la carenza di B12 tra gli Indiani vegetariani è piuttosto frequente negli Indiani immigrati in Inghilterra, mentre è rara tra gli Indiani nativi con abitudini alimentari identiche [2].I soggetti Indiani sani hanno una maggiore quantità di microflora nell'intestino tenue rispetto alle popolazioni Occidentali [2]. Albert e collaboratori [2] hanno ipotizzato che quando gli Indiani emigrano, i batteri del primo tratto intestinale si modifichino, assumendo le caratteristiche tipiche dei batteri di chi vive nei paesi Occidentali, soggetti che hanno poca o nulla flora intestinale nella prima parte dell'intestino tenue. Un articolo comparso in Nutrition Review [76] (1980) suggerisce che la contaminazione batterica del cibo e dell'acqua costituirebbe il motivo per il quale i vegetariani Indiani nativi avrebbero una minor incidenza di carenza di B12 rispetto agli Indiani emigrati in Inghilterra.
www.scienzavegetariana.it/medici/B12reduced.html
Per quanto riguarda i livelli ematici
normali o
ideali di vitamina B12 ti consiglio di attenerti alle raccomandazioni della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, che confermano quelle della medicina ufficiale.
Non è che tutto ciò che è medicina ufficiale è da sbettere via, soprattutto va notato che, se ci sono interessi commerciali nel nascondere gli effetti dannosi dei prodotti animali sulla salute e ad ingigantire i possibili rischi derivanti da una dieta vegana non bilanciata, i medici sostenitori del veganismo non hanno nessun interesse economico per raccomandare di integrare la vitamina B12. Il mercato della vitamina B12 non può essere tanto ricco, se una confezione da 100 compresse, prezzo 18€, dura ben due anni.
Poi vorrei darti un spunto di riflessione. Se oggi sopravvivono luoghi comuni e dubbi riguardo l'adeguatezza delle diete vegetariane, è anche perché nei vecchi studi molti vegani presi in considerazione o erano macrobiotici (la macrobiotica è una disciplina orientale che mira all'equilibrio degli opposti Yin e Yang) oppure vegani con scarsa informazione scientifica, in cui realmente si verificavano carenze nutrizionali.
Se anche tutt'ora ci sono vegani non adeguatamente informati è anche colpa delle società scientifiche che non pubblicano linee guida per vegetariani, del sistema universitario che non prepara adeguatamente i medici di base, i quali non sanno dare consigli ad un vegano e spesso fanno terrorismo. La stessa INRAN si rifiuta di pubblicare linee guida per vegetariani, lasciando a sè stesso chi si approccia al vegetarismo. Fortunatamente abbiamo la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana che ha tradotto, integrato ed adattato alla tradizione alimentare italiana le linee guida per vegetariani nordamericani, concretizzando nel libro VegPyramid di Luciana Baroni e nel sito web
www.vegpyramid.info, nonché nei libri del dottor Proietti e della dottoressa De Petris per l'alimentazione vegana in età pediatrica.
Il materiale per alimentarci correttamente, rendere la nostra dieta non solo
adeguata e
sana, ma anche
ottimale e grazie a questa prevenire le malattie croniche più comuni, oggi lo abbiamo a disposizione: perché rifiutare in toto le conoscienze scientifiche, quando è possibile - grazie a coscienza ed onestà intellettuale - contare su una scienza pulita, trasparente, in funzione dell'inividuo e non del profitto, non al servizio dei consorzi di allevatori e delle multinazionali del farmaco?