10/02/2010
Una ricerca dell'IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma ha reso nota la presunta capacità di superare il dolore grazie al cioccolato. Lo studio è stato condotto sui topi e si è svolto nell’Istituto romano diretto da Rossella Ventura dell'Università dell'Aquila.
Agli animali, già provati dalle violenze fisiche e psicologiche legate all’allevamento, al trasporto e alla stabulazione nelle gabbie, è stata dapprima indotta una “compulsione per il cioccolato” attraverso la deprivazione del cibo e una forte restrizione calorica, quindi sono stati avvicinati al cioccolato, e pur di avvicinarsi al cibo, hanno sopportato scosse elettriche e riscaldamento del fondo delle gabbie.
“In condizioni di fame, istinto fondamentale per la sopravvivenza di tutte le specie, non stupisce che i topi abbiano ignorato gli stimoli dolorosi delle scosse elettriche e del calore sotto le zampe – commenta Michela Kuan, biologa, responsabile LAV del settore Vivisezione – e questo al solo scopo di confermare tesi già note, come quelle relative alle dipendenze alimentari.”
I topi, poi, hanno subito un passaggio ulteriormente invasivo, durante il quale i ricercatori hanno fermato il neurotrasmettitore noradrenalina nella corteccia prefrontale mediale, per annullare il loro “interesse” per il cioccolato, e verificare che, in tali condizioni, gli animali non erano più disposti a sopportare il dolore per mangiarlo.
“Nello studio non sono state prese in considerazione tutte le componenti psicologiche della dipendenza tipiche solo della nostra specie, senza contare che il cioccolato non rientra nelle abitudini alimentari dei muridi che, in natura, ci cibano di frutta e semi”, prosegue Michela Kuan.
L’associazione dei risultati ottenuti da questo studio e la possibile cura per i disturbi alimentari, quindi, lascia quantomeno perplessi, vista la evidente diversità nell’alimentazione tra uomo e topo e i già noti effetti di dipendenza dal cioccolato per la nostra specie, testimoniate da numerose pubblicazioni relative al suo effetto antidepressivo.
“In un Paese dove la ricerca fatica ad andare avanti per mancanza di fondi, lascia stupiti che vengano approvati e finanziati progetti come questo, la cui trasferibilità sull’uomo è più che dubbia e i cui risultati sono già noti da tempo sulla nostra specie. Sarebbe più utile che tali fondi fossero indirizzati, invece, verso studi con metodi alternativi, come indagini epidemiologiche di persone che presentano disturbi alimentari e la diffusione di misure di prevenzione”, conclude Michela Kuan.
10.02.2010
Ufficio stampa LAV
Studio dipendenza da cioccolato su topi
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Re: Studio dipendenza da cioccolato su topi
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