Emy ha scritto:Io riesco poco a concepire il fatto di tenere per manina, a parte nei punti critici o temporaneamente...mi da l'impressione che non "sentano " il loro equilibrio...beh ovviamente c'è modo e modo di tenere per manina....al parco vedo bimbi letteralmente appesi alle mani...spesso delle nonne che non vedono l'ora di esibire un piccolo prodigio ..."Guarda come cammina!!!" see vabbè. Certo prima o poi tutti imparano a camminare, ma mi da l'impressione che se uno ha maggiore percezione dei suoi equilibri, rischia, nelle cadute di farsi meno male. E se si allenano a cadere, cadere bene, quando i movimenti sono lenti, io ho visto che poi quando cominciano a correre e sono più alti, i rischi di cadute disastrose sono minori.
Cara Emy, sono d'accordo con te, e hai introdotto un argomento molto interessante. Questo concetto tra l'altro fa anche parte del "filone" del concetto del Continuum, la filosofia del libro omonimo di J. Liedloff di cui si è parlato altre volte qui. Si tratta di rispettare l'autoregolazione del bambino e favorirla, con una presenza e un sostegno costante, ma discreto. Mai sostituirsi al bambino.
Per quanto riguarda il camminare, ricordo che io adottavo la strategia del dito: ovvero, normalmente non offrivo nemmeno quello, ma se il bambino era insicuro, offrivo un dito... e lo tenevo sempre piuttosto basso, insomma in modo che non fosse possibile al bambino "appendercisi", anzi lasciabvo il braccio piuttosto morbido cercando di non tirare né trattenere i movimenti dei miei figli. Così era più che altro un elemento di rassicurazione, ma il lavoro di trovare un modo di procedere e mantenere l'equilibrio lo faceva tutto il bambino.
Anche ai giochi, o quando si arrampicavano, lasciavo che se la cavassero da soli, e in particolare ricordo che quando mio figlio o mia figlia si arrampicava e mi chiedeva di aiutarla, le dicevo che preferivo che facesse da sola perché in quel modo arrivava solo dove si sentiva sicura. Io stavo vicino, le insegnavo a mantenere l'appiglio con 3 arti su 4, le suggerivo magari dei punti dove poggiare il piede, oppure le sfioravo i fianchi con le mani, ma non la sostenevo o spingevo.
In questo modo sono stata sempre relativamente tranquilla che i miei figli non si spingessero a fare qualcosa di pericoloso, andando oltre le loro capacità, e così è stato (anche se, vi giuro, a volte li vedevo inerpicarsi in modi che mi facevano sudare freddo).
Penso per contro al figlio di mio cognato, cresciuto coi genitori sempre addosso, portato per mano da subito, con la mamma che lo seguiva a 1 passo ovunque andava. Ebbene, quasto bambino quando cadeva non riusciva nemmeno a toccare terra, perché c'erano subito due braccia pronte a afferrarlo a mezz'aria... Il risultato? mentre i miei figli sapevano scendere e salire le scale ancora prima di camminare, lui a 2-3 anni ancora si buttava letteralmente giù, e dovevano reggerlo a peso, lui slanciava avanti la gamba e poi si lasciava cadere... non aveva nemmeno il senso dei confini del suo corpo.
devo dire che per me è una continua sofferenza vedere questi bambini che da un lato vengono forzati, guidati fisicamente a camminare, nuotare, saltare ecc..., e dall'altro appena si muovono in un ambiente è un continuo di: "Attento!! cadi! non correre! non salire! non scendere! ti fai male!" Mio Dio, ma sono bambini! Se non possono correre, arrampicarsi, saltare e anche cadere, che bambini sono?
Antonella