un precedente utile a tutti
Inviato: lun nov 16, 2009 9:47 am
>Buon giorno
>Mi chiamo Silvano Rutigliano e sono il titolare di un'azienda agricola di
>circa 7 ettari, sita sull'Appennino modenese a Samone di Guiglia 700 m slm.
>Voglio esporvi il mio caso perché ritengo che possa essere un precedente
>utile per tutti coloro che in futuro avranno il sogno di condurre un'azienda
>agricola secondo i metodi dell'agricoltura naturale e di creare una piccola
>comunità. La questione di cui vi parlerò è ancora in atto ed ha degli aspetti
>paradossali.
>Nel 2004, dopo un lungo tempo di ricerca, ho trovato un luogo dove realizzare
>il mio progetto aziendale, studiato e migliorato per anni: un'azienda agricola
>autosufficiente ad impatto zero, prima tappa di un progetto di piccola comunità
>agraria condotta con un'interazione di metodiche che vanno dall'agricoltura
>naturale (Masanobu F.) l'agricoltura biodinamica e la permacoltura. Il progetto
>prevedeva, tra il raggiungimento degli obbiettivi, dopo l'avviamento, la
>gestione a costo zero, non impiegando mezzi meccanici: quindi recupero dei
>semi, utilizzo del sovescio e delle consociazioni, largo uso della paciamatura
>per ottimizzare l'impiego idrico. Con l'insediamento, essendo io allora 38
>enne, chiesi di usufruire dei finanziamenti (B1 corrispondenti a 15.000 € a
>fondo perduto). Ogni cosa procedeva al meglio fino a quel momento. Conoscendo
>le peculiarità della mia conduzione aziendale ho più volte invitato i tecnici
>della Comunità Montana Modena Est a venire a farmi visita così da potere loro
>illustrare, con entusiasmo, le metodiche, perché immaginavo che, abituati alle
>conduzioni intensive avrebbero faticato a riconoscere il lavoro svolto. Non
>hanno mai risposto ai miei inviti e sono venuti in azienda in un giorno in cui
>ero assente, senza neppure avvisarmi telefonicamente del sopralluogo. Premetto
>che avevo rilevato terreni in stato di abbandono e quindi avevo la necessità di
>renderli produttivi senza denaturarne eccessivamente il naturale processo di
>bilanciamento, le prime colture sono state piccoli frutti, amarene, duroni, castagne, fragole in pieno
>campo, lamponi, ribes e ortaggi. Nel 2008 un perito dell'ente che mi aveva
>erogato l'anticipo del finanziamento mi ha mandato una lettera dicendomi che, a
>suo avviso, la mia azienda non era degna di ricevere il finanziamento perché in
>stato di abbandono, e mi contestava le colture dichiarate. L'aspetto
>paradossale è questo. Mi venivano contestata una coltura stagionale del 2007 su
>di una perizia fatta in Aprile del 2008. nel 2007 ho coltivato, oltre le
>colture già descritte, patate in pieno campo (quasi mezzo ettaro), le patate le
>ho piantate direttamente con la zappa senza lavorare il terreno, il campo si
>era poi coperto d'erba ma sotto terra le patate sono cresciute bellissime e
>sane, questo perché il terreno era soffice, grazie anche ai ripetuti sovesci.
>Le patate sono state tutte raccolte entro ottobre del 2007 e vendute a privati
>che, in alcuni casi, hanno fatto l’auto-raccolta. Nell'Aprile del 2008 il
>perito è uscito per verificare le colture e ha trovato un campo zappato con le
>zolle erbosa visibili (avevo dovuto zappare perché dei mezzi pesanti, gip di
>cacciatori e fungaioli, senza il mio permesso, avevano pestato il terreno
>ripetutamente compattandolo in modo eccessivo), da qui ha tratto le sue
>conclusioni che le patate non c'erano mai state. Portava a conferma della sua
>affermazione le foto aeree fatte l'anno prima. A nulla è valso il mio invito a
>venire in azienda l'anno successivo a verificare come, pomodori, lattughe,
>patate, carote, crescevano in un campo con l'erba alta più di un metro e mezzo
>e che questo tipo di coltura da una foto aerea non sarebbe stata visibile, pur
>essendo una metodica specifica della conduzione secondo i criteri di
>agricoltura naturale (ho tutta la documentazione fotografica. Aggiungo che
>quest’anno, nello stesso campo contestato, ho prodotto 12ql di patate ( in circa 2500 mq),
8 ql di pomodori da conserva (in circa 1000 mq), oltre a 100 kg di carote,
centinaia di mazzetti di rapanelli, numerose casse di lattuga e cicoria, spinaci, radicchio,
rape rosse, rucola, fagiolini e fagioli borlotti).
Mi hanno contestato l'assenza di fatture di acquisto per l'anno 2007 (per gli anni precedenti ci
>sono tutte) dicendo che non credevano che non avessi speso un soldo per le
>sementi o il concime (conservo i semi, mi produco le piantine in semenzaio, non
>uso concimi o altri prodotti da dovere acquistare). Ho esibito una perizia del
>mio perito (dott.ssa Cristina Marello ) e l'hanno contestata asserendo che il
>perito non poteva conoscere la mia azienda se affermava che la coltivavo. Per
>farla breve, mi hanno tolto i 15000 euro mettendomi in seria difficoltà. Ho
>contestato la loro perizia per sentirmi dire che non avevo nessun diritto.
>Così, con il rischio di dover chiudere l'attività e rinunciare al progetto
>(l'azienda ora garantisce l'auto-mantenimento e il reddito, onesto, per una
>persona, quindi 15000 € corrispondono al reddito di un intero anno, come si può
>verificare dalla dichiarazione fiscali) Mi sono rivolto ad un legale,
>anticipando delle spese e così, finalmente mi hanno dovuto riconoscere il
>diritto di fare ricorso. Il ricorso lo abbiamo fatto e il mio legale ha citato
>il responsabile della comunità Montana e tutti i referenti nella questione, per
>reati che vanno dall'abuso di potere, all'errata interpretazione di normative
>europee, fornendo tutte le prove sufficienti per dimostrare che la prima
>perizia non è valida e di conseguenza vengono a cadere tutti i presupposti che
>hanno motivato il recupero del denaro anticipatomi. Tra non molto inizierà il
>processo al Tar. Oggi ho bisogno di tutto l'aiuto possibile per fare valere il
>diritto di un coltivatore di adottare i sistemi che ritiene più opportuni per
>condurre la propria azienda agricola. Ho saltato nella narrazione alcuni
>passaggi, dove venivo accusato di essere un folle, di volere riportare
>l'agricoltura al medioevo, e anche di essere un disonesto con la sola
>intenzione di truffare del denaro. Assurdo. basta dare un'occhiata al mio
>curriculum vitae per rendersi conto della persona che sono e che ho tutte le
>competenze per fare quello che faccio così come lo faccio.
>Perdonatemi per il tempo che vi ho rubato ma credo che la documentazione che
>ho ricavato, gli studi delle normative e della legislazione in vigore, possano
>essere utili per tutti coloro che, come noi, sognano un mondo più sano e
>naturale. Vi chiedo di divulgare il mio caso, di muovere solidarietà e
>coscienza in cambio metto a disposizione tutto quello che ho appreso perché in
>futuro son si vengano a verificare più dei casi assurdi come il mio ( il
>perito, che poi è una signora di nome Teresa, mi accusava di non sapere fare il
>mio mestiere e poi ammetteva di non capire niente di quelle teorie "originali
>delle agricolture nuove che si inventano". E' arrivata a dirmi un giorno "se
>lei alle sue piante vuole anche raccontargli le poesie sono fatti suoi ma non
>creda che noi siamo disposti a credere a roba del genere. Noi ci basiamo solo
>su dei testi scientifici, lei ne ha per dimostrare quello che fa?" Le ho
>portato dei volumi da leggere: "la rivoluzione del filo di paglia"
>"L'agricoltura naturale" "principi di permacoltura" "l'agricoltura biodinamica"
>li ha tenuti sulla scrivania e me li ha restituiti dicendo che non aveva tempo
>per leggere altro, perché un diploma lo aveva già preso) Ora la superficialità
>e l'incompetenza di un tecnico rischiano di affossare un progetto bellissimo.
>Perché la realtà è che mi trovo in seria difficoltà, la banca mi chiede di
>rientrare del debito entro dicembre 2010, questo vuole dire 1000 al mese da
>restituire e andiamo incontro all'inverno dove la mia attività è ferma,
>eccezion fatta per il taglio della legna nel bosco che comunque potrei vendere
>solo nell’estate successiva. Il giudice deciderà se devo riavere quei soldi
>che mi spettano di diritto e sono ottimista, però che fatica.
>Sono a disposizione di chiunque desideri chiarimenti e un ulteriore
>approfondimento più dettagliato sulla questione, così pure per chi volesse dei
>consigli per affrontare al meglio l’avvio di una nuova azienda agricola
>condotta secondo i criteri dell’agricoltura naturale, o di permacoltura.
>Grazie ancora
>[email protected]
>Silvano Rutigliano
>Mi chiamo Silvano Rutigliano e sono il titolare di un'azienda agricola di
>circa 7 ettari, sita sull'Appennino modenese a Samone di Guiglia 700 m slm.
>Voglio esporvi il mio caso perché ritengo che possa essere un precedente
>utile per tutti coloro che in futuro avranno il sogno di condurre un'azienda
>agricola secondo i metodi dell'agricoltura naturale e di creare una piccola
>comunità. La questione di cui vi parlerò è ancora in atto ed ha degli aspetti
>paradossali.
>Nel 2004, dopo un lungo tempo di ricerca, ho trovato un luogo dove realizzare
>il mio progetto aziendale, studiato e migliorato per anni: un'azienda agricola
>autosufficiente ad impatto zero, prima tappa di un progetto di piccola comunità
>agraria condotta con un'interazione di metodiche che vanno dall'agricoltura
>naturale (Masanobu F.) l'agricoltura biodinamica e la permacoltura. Il progetto
>prevedeva, tra il raggiungimento degli obbiettivi, dopo l'avviamento, la
>gestione a costo zero, non impiegando mezzi meccanici: quindi recupero dei
>semi, utilizzo del sovescio e delle consociazioni, largo uso della paciamatura
>per ottimizzare l'impiego idrico. Con l'insediamento, essendo io allora 38
>enne, chiesi di usufruire dei finanziamenti (B1 corrispondenti a 15.000 € a
>fondo perduto). Ogni cosa procedeva al meglio fino a quel momento. Conoscendo
>le peculiarità della mia conduzione aziendale ho più volte invitato i tecnici
>della Comunità Montana Modena Est a venire a farmi visita così da potere loro
>illustrare, con entusiasmo, le metodiche, perché immaginavo che, abituati alle
>conduzioni intensive avrebbero faticato a riconoscere il lavoro svolto. Non
>hanno mai risposto ai miei inviti e sono venuti in azienda in un giorno in cui
>ero assente, senza neppure avvisarmi telefonicamente del sopralluogo. Premetto
>che avevo rilevato terreni in stato di abbandono e quindi avevo la necessità di
>renderli produttivi senza denaturarne eccessivamente il naturale processo di
>bilanciamento, le prime colture sono state piccoli frutti, amarene, duroni, castagne, fragole in pieno
>campo, lamponi, ribes e ortaggi. Nel 2008 un perito dell'ente che mi aveva
>erogato l'anticipo del finanziamento mi ha mandato una lettera dicendomi che, a
>suo avviso, la mia azienda non era degna di ricevere il finanziamento perché in
>stato di abbandono, e mi contestava le colture dichiarate. L'aspetto
>paradossale è questo. Mi venivano contestata una coltura stagionale del 2007 su
>di una perizia fatta in Aprile del 2008. nel 2007 ho coltivato, oltre le
>colture già descritte, patate in pieno campo (quasi mezzo ettaro), le patate le
>ho piantate direttamente con la zappa senza lavorare il terreno, il campo si
>era poi coperto d'erba ma sotto terra le patate sono cresciute bellissime e
>sane, questo perché il terreno era soffice, grazie anche ai ripetuti sovesci.
>Le patate sono state tutte raccolte entro ottobre del 2007 e vendute a privati
>che, in alcuni casi, hanno fatto l’auto-raccolta. Nell'Aprile del 2008 il
>perito è uscito per verificare le colture e ha trovato un campo zappato con le
>zolle erbosa visibili (avevo dovuto zappare perché dei mezzi pesanti, gip di
>cacciatori e fungaioli, senza il mio permesso, avevano pestato il terreno
>ripetutamente compattandolo in modo eccessivo), da qui ha tratto le sue
>conclusioni che le patate non c'erano mai state. Portava a conferma della sua
>affermazione le foto aeree fatte l'anno prima. A nulla è valso il mio invito a
>venire in azienda l'anno successivo a verificare come, pomodori, lattughe,
>patate, carote, crescevano in un campo con l'erba alta più di un metro e mezzo
>e che questo tipo di coltura da una foto aerea non sarebbe stata visibile, pur
>essendo una metodica specifica della conduzione secondo i criteri di
>agricoltura naturale (ho tutta la documentazione fotografica. Aggiungo che
>quest’anno, nello stesso campo contestato, ho prodotto 12ql di patate ( in circa 2500 mq),
8 ql di pomodori da conserva (in circa 1000 mq), oltre a 100 kg di carote,
centinaia di mazzetti di rapanelli, numerose casse di lattuga e cicoria, spinaci, radicchio,
rape rosse, rucola, fagiolini e fagioli borlotti).
Mi hanno contestato l'assenza di fatture di acquisto per l'anno 2007 (per gli anni precedenti ci
>sono tutte) dicendo che non credevano che non avessi speso un soldo per le
>sementi o il concime (conservo i semi, mi produco le piantine in semenzaio, non
>uso concimi o altri prodotti da dovere acquistare). Ho esibito una perizia del
>mio perito (dott.ssa Cristina Marello ) e l'hanno contestata asserendo che il
>perito non poteva conoscere la mia azienda se affermava che la coltivavo. Per
>farla breve, mi hanno tolto i 15000 euro mettendomi in seria difficoltà. Ho
>contestato la loro perizia per sentirmi dire che non avevo nessun diritto.
>Così, con il rischio di dover chiudere l'attività e rinunciare al progetto
>(l'azienda ora garantisce l'auto-mantenimento e il reddito, onesto, per una
>persona, quindi 15000 € corrispondono al reddito di un intero anno, come si può
>verificare dalla dichiarazione fiscali) Mi sono rivolto ad un legale,
>anticipando delle spese e così, finalmente mi hanno dovuto riconoscere il
>diritto di fare ricorso. Il ricorso lo abbiamo fatto e il mio legale ha citato
>il responsabile della comunità Montana e tutti i referenti nella questione, per
>reati che vanno dall'abuso di potere, all'errata interpretazione di normative
>europee, fornendo tutte le prove sufficienti per dimostrare che la prima
>perizia non è valida e di conseguenza vengono a cadere tutti i presupposti che
>hanno motivato il recupero del denaro anticipatomi. Tra non molto inizierà il
>processo al Tar. Oggi ho bisogno di tutto l'aiuto possibile per fare valere il
>diritto di un coltivatore di adottare i sistemi che ritiene più opportuni per
>condurre la propria azienda agricola. Ho saltato nella narrazione alcuni
>passaggi, dove venivo accusato di essere un folle, di volere riportare
>l'agricoltura al medioevo, e anche di essere un disonesto con la sola
>intenzione di truffare del denaro. Assurdo. basta dare un'occhiata al mio
>curriculum vitae per rendersi conto della persona che sono e che ho tutte le
>competenze per fare quello che faccio così come lo faccio.
>Perdonatemi per il tempo che vi ho rubato ma credo che la documentazione che
>ho ricavato, gli studi delle normative e della legislazione in vigore, possano
>essere utili per tutti coloro che, come noi, sognano un mondo più sano e
>naturale. Vi chiedo di divulgare il mio caso, di muovere solidarietà e
>coscienza in cambio metto a disposizione tutto quello che ho appreso perché in
>futuro son si vengano a verificare più dei casi assurdi come il mio ( il
>perito, che poi è una signora di nome Teresa, mi accusava di non sapere fare il
>mio mestiere e poi ammetteva di non capire niente di quelle teorie "originali
>delle agricolture nuove che si inventano". E' arrivata a dirmi un giorno "se
>lei alle sue piante vuole anche raccontargli le poesie sono fatti suoi ma non
>creda che noi siamo disposti a credere a roba del genere. Noi ci basiamo solo
>su dei testi scientifici, lei ne ha per dimostrare quello che fa?" Le ho
>portato dei volumi da leggere: "la rivoluzione del filo di paglia"
>"L'agricoltura naturale" "principi di permacoltura" "l'agricoltura biodinamica"
>li ha tenuti sulla scrivania e me li ha restituiti dicendo che non aveva tempo
>per leggere altro, perché un diploma lo aveva già preso) Ora la superficialità
>e l'incompetenza di un tecnico rischiano di affossare un progetto bellissimo.
>Perché la realtà è che mi trovo in seria difficoltà, la banca mi chiede di
>rientrare del debito entro dicembre 2010, questo vuole dire 1000 al mese da
>restituire e andiamo incontro all'inverno dove la mia attività è ferma,
>eccezion fatta per il taglio della legna nel bosco che comunque potrei vendere
>solo nell’estate successiva. Il giudice deciderà se devo riavere quei soldi
>che mi spettano di diritto e sono ottimista, però che fatica.
>Sono a disposizione di chiunque desideri chiarimenti e un ulteriore
>approfondimento più dettagliato sulla questione, così pure per chi volesse dei
>consigli per affrontare al meglio l’avvio di una nuova azienda agricola
>condotta secondo i criteri dell’agricoltura naturale, o di permacoltura.
>Grazie ancora
>[email protected]
>Silvano Rutigliano