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impianto ACS solare+gpl

Inviato: lun feb 02, 2009 3:50 pm
da roe
Buongiorno.
La ditta installatrice che ha preso l’appalto per l’impianto idraulico in casa mia mi ha appena completato l’impianto, ma io sono un po’ perplesso sulla soluzione adottata per l’ACS.
Qualcuno mi sa dare un parere professionale, per confermare o anche per smentire le mie perplessità?

Premessa: sono ai piedi delle Dolomiti, nei dintorni di Belluno, ben esposto al sole, ma con clima “pedemontano” (oggi sta nevicando). Casa unifamiliare: marito+moglie+due figli.
In sintesi: l’impianto di produzione ACS (il riscaldamento ha il suo circuito dedicato, con termosifoni collegati alla caldaia a gas) è a circolazione forzata e composto da:
- 2 collettori solari piani (Roto);
- Caldaia a gpl condensazione (Baxi Luna Comfort HT 1240);
- Bollitore verticale 300 litri ACS a doppia serpentina (AustriaEmail VS 302).

Gli installatori hanno collegato la serpentina INFERIORE (2/3) alla caldaia (mandata in alto e ritorno in basso) e la serpentina SUPERIORE (1/3) ai pannelli (udite udite: mandata in basso e ritorno in alto).
La loro giustificazione (tassativa, altrimenti non mi certificavano l’impianto) è che se la caldaia scalda solo la parte alta non possono garantirmi la funzione antilegionella.
Sarà. Però io ho visionato decine di schemi e di impianti, e TUTTI (anche quelli privi di ricircolo o di resistenza elettrica aggiuntiva, come il mio) hanno i pannelli collegati sotto e la caldaia (appunto “per integrazione”) sopra. Che è la soluzione più logica perché sfrutta meglio i pannelli. Sono tutti fuorilegge?

Nel mio caso, se imposto la caldaia perché mi tenga l’acqua a 45°, i pannelli devono superare i 45° prima di essere produttivi. Cioè nei mesi invernali quasi mai!
Se fossero collegati in basso potrebbero cedere calore (immagino) già a 25-30°, o anche meno.
Sbaglio? Solo il mio impianto è in regola antilegionella, tutti gli altri no?

Grazie a chi sa darmi un parere.

Re: impianto ACS solare+gpl

Inviato: lun feb 02, 2009 7:48 pm
da dotting
Ti hanno fatto il pacco:
1.- Belluno, sei in fascia solare 1, la peggiore in Italia e con pannelli piani per ACS in inverno ci puoi fare la birra, anche se li impicchi a 60°, cosa che sicuramente non ti hanno fatto, massimo 45°;
2.- la serpentina bassa deve essere collegata al solare come è per tutti eccetto per questi fenomeni;
3.- la legionella si combatte con la caldaia, tutte hanno un comando antilegionella che manda acqua a 65-70°C per ammazzare i batteri della legionella, ma in un impianto domestico te ne può fregar di meno.

Il pericolo legionella nei moderni impianti domestici semplicemente NON ESISTE.

Comunque anche se colleghi quei pannelli di merda al serpentino basso, è sempre una chiavica di impianto.
Un impianto solare termico per ACS abbinato ad una caldaia a gas si collega così:
http://cercaenergia.forumcommunity.net/?t=20094268

Re: impianto ACS solare+gpl

Inviato: gio feb 05, 2009 6:50 am
da dotting
Fatti una cultura, magari ne fai una stampa e la ficchi in testa o dove più ti piace a quei lestofanti che ti hanno fatto l'impianto.
Ti ribadisco il concetto che non esiste una legge che richiami il rischio legionella nell'ordinamento italiano.
Come esplicitato nell'articolo i resposabili delle strutture sanitarie, le uniche dove si sono verificati casi di legionella in Italia, che sono andati sotto processo, sono stati denunciati in base alla legge 626, che abbraccia tutto e meno di tutto.

UN PROBLEMA POCO CONOSCIUTO
Nella premessa si è fatto cenno ad un importante aspetto concer-
nente la sicurezza negli impianti idrici: l’igiene batteriologica nelle
distribuzioni sanitarie di acqua calda, con particolare riferimento
all’infezione batterica chiamata legionellosi.
Questo problema non è esplicitamente menzionato nella UNI 9182;
data, tuttavia, la sua importanza anche alla luce di recenti eventi, si
ritiene utile richiamare brevemente i concetti fondamentali.
La legionellosi è un'infezione batterica provocata da varie specie di
batteri del gruppo Legionella pneumophila, che comprende circa 35
specie di microrganismi e di cui circa la metà è stato dimostrato
essere associata a patologie. Sono note due distinte forme cliniche:
- una forma grave, comunemente detta “morbo dei Legionari”,
si manifesta come polmonite, ha un periodo di incubazione
tra 2 e 10 giorni, colpisce il 5% dei soggetti esposti a
epidemia, richiede ricovero in ospedale e tra i soggetti colpiti
la mortalità si aggira attorno al 15%;
- una forma leggera, detta “febbre di Pontiac”, si manifesta
entro 48 - 72 ore dall’esposizione, ha sintomi simili alla
comune influenza e non richiede terapia antibiotica né
ospedalizzazione.
La forma più grave, che è quella oggetto di attenzione, prende il
nome da un episodio avvenuto nel 1976 a Philadelphia (USA).
Durante un raduno di ex combattenti nella guerra del Vietnam pres-
so un albergo della città, si ammalarono circa 221 persone su 2000
e 34 morirono. Accurate indagini epidemiologiche portarono all’iso-
lamento di una forma batterica, successivamente chiamata
Legionella pneumophila, che le indagini mostrarono essersi svilup-
pata nella torre di raffreddamento dell’impianto di condizionamento
aria dell’albergo e di qui aspirata nella distribuzione aeraulica dell’e-
dificio.
Si stima che nei soli Stati Uniti si verifichino annualmente circa
11.000 episodi di legionellosi. Un’elevata percentuale di individui
posseggono anticorpi naturali contro la Legionella: da ciò si deduce
che l’esposizione all’agente infettivo e l’eventuale infezione dovreb-
bero essere fenomeni piuttosto frequenti.
Il batterio è naturalmente presente nei corsi d’acqua e nei laghi. La
presenza è favorita da una temperatura del corpo idrico compresa
tra 25 e 45 °C, dalla presenza di altre forme di microorganismi e di
nutrienti per il batterio e da un ambiente acido. Qualsiasi ambiente,
anche artificiale, che possa fornire tali condizioni è un potenziale fat-
tore di amplificazione. Il riscaldamento dell’acqua a temperature
superiori a 55-60 °C uccide il batterio, come pure la clorazione con-
tinua per alcune ore o la presenza di raggi ultravioletti.
Negli impianti tecnici si è appurato che risultano nicchie idonee:
- torri di raffreddamento, condensatori e raffreddatori
evaporativi;
- umidificatori a spruzzamento (all’interno di unità di tratta-
mento aria);
- produttori ad accumulo di acqua calda sanitaria, reti di
distribuzione di acqua calda sanitaria e di ricircolo con
temperatura inferiore a 50 °C;
- soffioni doccia, aeratori, vasche idromassaggio ed in
generale tutti i tronchi di tubazioni acqua calda senza circola-
zione d’acqua.
La diffusione del batterio avviene allorquando esso si trovi in gocce
di diametro inferiore a 5µ (5 millesimi di millimetro), chiamate aero-
sol: in particolare quelle di diametro inferiore a 2µ vengono inalate
nelle vie polmonari profonde (bronchi ed alveoli). Particelle di dia-
metro maggiore sono arrestate nelle vie respiratorie superiori. Il bat-
terio si ospita nei macrofagi (cellule dei sistema immunitario in grado
di inglobare e digerire sostanze estranee e microorganismi) presen-
ti negli alveoli polmonari: l’uomo rappresenta quindi un ospite
secondario accidentale. La simbiosi tra legionella e macrofagi
annulla quindi una delle più importanti difese del sistema immunita-
rio, scatenando la malattia in particolare in soggetti con determina-
ti fattori di rischio o ipersensibilità individuale (ad esempio in pazien-
ti ospedalizzati in particolare se sottoposti a trattamenti immuno-
soppressivi, fumatori, soggetti con predisposizione genetica, perso-
ne anziane).
Il problema Legionella è quindi particolarmente importante per le
seguenti utenze:
- ospedali, cliniche, case di cura e di riposo e strutture sanita
rie in genere;
- alberghi, caserme, campeggi, strutture ricettive in genere;
- impianti per attività sportive o scolastiche con docce
utilizzate dai praticanti;
- impianti centralizzati di acqua calda sanitaria (es. condomini)
od edifici ad uso terziario con presenza di refrigeratori
d’acqua condensati ad acqua di torre o simili.
Costituiscono trattamenti preventivi alla presenza del batterio nelle
reti idriche:
- evitare la presenza di tubazioni con tratti terminali chiusi
(in particolare in rifacimenti di impianti o ristrutturazioni);
- portare l’eventuale rete di ricircolo il più possibile sino in
prossimità delle utenze;
- portare periodicamente la temperatura dell’acqua calda
distribuita a valori superiori a 55-60 °C.
L’innalzamento periodico della temperatura dell’acqua calda oltre
60 °C si attua prevedendo un opportuno ciclo di programmazione
che innalzi da un lato la temperatura del serbatoio di accumulo
(alcuni Costruttori già dispongono di programmatori idonei allo
scopo), dall’altro consenta la circolazione di tale acqua calda nella
rete mediante apertura (automatica o manuale) di un opportuno by-
pass su eventuali miscelatori termostatici installati sull’impianto.
Perchè ciò non causi disagio agli utenti del servizio (a causa delle
elevate temperature dell'acqua in circolazione) il ciclo di riscalda-
mento può essere effettuato durante le ore di notte fonda.


Al momento della redazione del presente documento non sono note
le risultanze finali di episodi giurisprudenziali accaduti in Italia e con-
nessi ai danni della Legionella. Nel caso di recenti episodi accaduti
negli ospedali con episodi di decesso è stata aperta un’inchiesta
penale a carico dei Direttori degli ospedali con le accuse di lesioni
colpose, omicidio colposo e violazione della Legge 626/94 sulla
tutela dei lavoratori. È tuttavia evidente che potenzialmente posso-
no essere chiamate in causa tutte le figure coinvolte nel processo di
progettazione, realizzazione, collaudo, manutenzione, utilizzo del-
l’impianto: progettista, general contractor, produttori di apparec-
chiature, installatore, collaudatore tecnico, manutentore, proprieta-
rio, gestore.