L'avvocato del diavolo (per Massimo)
Inviato: lun gen 10, 2005 9:50 am
Ciao Massimo.
Mi è venuto in mente di aprire questo topic per essere pronta a rispondere adeguatamente a TUTTE le domande che riguardano la vivisezione e il perché esserne contro, soprattutto se le principali obiezioni vengono poste da uno che di ricerca animale ci vive.
Se da una parte abbiamo personaggi importanti come te, Stefano Cagno , P.Croce, dall’altra ci sono altri personaggi che sono pronti a darvi del ridicolo e a diffamare tutte le vostre tesi.
Ho fatto una piccola ricerca e ho trovato questo medico chirurgo laureato con lode, eccecc……di nome Mario Campli che nel suo sito da filo da torcere agli anti-vivisezionisti.
Mi sono divertita ad immaginare un ipotetico scontro con lui (può tornare utile in molti tavoli informativi avere sempre la risposta pronta…) ma in alcuni punti mi trovo in difficoltà, soprattutto quando si parla molto tecnicamente della sperimentazione animale.
Chiaramente molte lacune derivano dalla mia poca preparazione per questo potrebbe essere interessante sentire anche come obbietteresti tu.
L’articolo è lungo, in questa sede citerò solo alcuni punti.
Una tesi contro la sperimentazione animale cara agli antivivisezionisti è quella secondo la quale l'impiego degli animali nella ricerca sarebbe sostenuto da una sorta di "congiura" internazionale della lobby degli industriali farmaceutici e cosmetici.(…..)
Anche nella ricerca farmacologica le grandi imprese farebbero volentieri a meno della sperimentazione animale, che rappresenta un costo notevolissimo che grava solo sulle spalle dell'industria. Invece la "osservazione clinica" e la sperimentazione clinica sull'uomo, propugnate come alternative dagli antivivisezionisti, non costano nulla all'industria farmaceutica.(……)
Oggi una insulina assolutamente identica all'insulina umana, e moltissimi vaccini assolutamente sicuri vengono prodotti con le tecniche del DNA ricombinante. Paradossalmente si tratta di tecniche più costose del precedente sfruttamento degli animali, ma che permettono di ottenere prodotti sicuri come se fossero sintetizzati dal nostro stesso organismo. Eppure l'industria farmaceutica non mostra di avere difficoltà o preferenze per la commercializzazione di tali prodotti: quale interesse aprioristico dovrebbe privilegiare per perseverare nella pratica della vivisezione?(…..)
La "vivisezione" non è solo e non è più una scimmia chiusa in gabbia con un fascio di cavi elettrici che le fuoriescono dal cranio; sperimentazione animale significa ricerca farmacologica, nuove tecniche chirurgiche, allevamento di animali per sfruttarne tessuti o sostanze organiche, collaudo di materiali e dispositivi da impiegare sull'uomo. Antibiotici e vaccini, antiipertensivi, farmaci antiulcera, antiasmatici sono classi di medicinali messi a punto e sviluppati grazie alla sperimentazione animale, che ha permesso alla moderna medicina di ottenere risultati conclusivi in patologie importantissime.(……)
I farmaci hanno praticamente cancellato la necessità di rischiosi interventi chirurgici come le resezioni gastriche per l'ulcera peptica, un tempo comuni, e d'altra parte nuovi strumenti e tecniche chirurgiche meno invasive sono state messe a punto sperimentando sugli animali, come nel caso della chirurgia laparoscopica e miniinvasiva. Oggigiorno un numero sempre maggiore di interventi chirurgici viene convertito all'impiego di una tecnica che, al prezzo dell'impiego di apparecchiature sofisticate e di una maggiore difficoltà per il chirurgo, offre la cura da molte patologie ad un costo in termini di dolore, morbilità, invalidità temporanea del paziente incomparabilmente minori rispetto al passato. Ma prima di riuscire a compiere una colecistectomia laparoscopica sull'uomo se ne sono eseguite tantissime sul maiale. Qualunque nuova tecnica chirurgica, qualunque nuovo materiale chirurgico (nuovi fili di sutura riassorbibili e dotati di migliori caratteristiche, reti protesiche utilizzate nella riparazione delle ernie, cristallini artificiali per la cura della cataratta, protesi valvolari per la sostituzione delle valvole cardiache, protesi vascolari per rimpiazzare aorte e carotidi malate, e moltissimi altri dispositivi impiantabili) prima di essere sperimentati sull'uomo, vengono provati prima sugli animali, per garantire un margine di sicurezza e minimizzare i rischi. La chirurgia dei trapianti e la ricerca sugli organi artificiali (rene, macchina cuore-polmone, cuore e pancreas artificiali impiantabili etc.) è stata ed è possibile solo grazie allo studio preventivo sugli animali. La chirurgia non è una professione, è un "mestiere" che richiede notevole manualità, e la manualità non si impara leggendo i libri: si apprende muovendo le mani. Prima sui cadaveri, ma poi anche sugli animali, perchè una tecnica chirurgica non deve essere eseguita in modo semplicemente "elegante", ma deve essere efficace, e l'efficacia la si può testare solo dai risultati che determina su un corpo vivo, man mano che la guarigione procede. E prima di "provare" su un uomo, qualunque chirurgo vuole essere tranquillo di essere in grado di eseguire l'intervento bene e con profitto; in caso contrario il paziente (o i suoi eredi...) avranno motivo di lamentarsi del trattamento subito. Alcuni interventi, come quelli di microchirurgia per il reimpianto di estremità amputate, sono possibili solo grazie all'accurato training del chirurgo, che si addestra e continua ad allenarsi a confezionare microanastomosi vascolari operando dei piccoli topi. È il sacrificio di questi animali che consente ad un operaio che ha visto schizzare via due dita della mano per un incidente con la sega elettrica di riacquistare un arto totalmente efficiente. Anche le nuove prospettive che si aprono, sia nel campo dei trapianti come in quello della produzione di sostanze attive grazie agli animali transgenici, sono assolutamente entusiasmanti: farmaci oggi costosissimi, che devono essere estratti lavorando particolari tessuti di un grandissimo numero di cadaveri umani (con tutti i rischi connessi della possibile trasmissione di malattie) saranno ottenuti con poca spesa e in totale sicurezza dal latte di pecore e capre geneticamente modificate, e maiali transgenici potranno fornire cuori da trapiantare nell'uomo senza alcun rischio di rigetto.(…..)
È perciò vuota e priva di significato l'argomentazione degli antivivisezionisti secondo la quale, seppure nel passato la sperimentazione sugli animali può avere contribuito al progresso della conoscenza medica, si tratta di un metodo oggi non più praticabile perchè sostituibile con altre tecniche. Quello che accade, nella ricerca di base come nell'industria farmaceutica, è che non esistono metodi "alternativi" alla sperimentazione animale. Esistono tecniche "complementari", che possono ridurre l'impiego degli animali, ma non possono sostituirlo completamente. I metodi proposti dagli antivivisezionisti sono in genere o fantasie irrealizzabili, oppure utili complementi che non possono sostituire la sperimentazione in vivo. Ricordo che uno dei "cavalli di battaglia" degli antivivisezionisti è sempre stato l'impiego delle simulazioni al calcolatore: peccato che le simulazioni computerizzate siano dei modelli, e che i dati per costruire un modello di simulazione aderente alla realtà debbano essere ricavati dalla realtà: se non si conosce il comportamento di una sostanza in un organismo, è un po' difficile costruire un modello matematico che lo simuli a partire da variabili note. (……)
In altre parole, studiare un omogenato cellulare non è la stessa cosa che studiare una cellula integra. E studiare una coltura cellulare non è la stessa cosa che studiare un tessuto in vitro. E studiare un tessuto in vitro non è la stessa cosa che studiare un organo isolato. E studiare un organo isolato non è la stessa cosa che studiare un intero organismo. Quindi studiare gli effetti e le interazioni di una sostanza o di un dispositivo con un sistema in vitro o con un organo perfuso non può fornire le stesse indicazioni dello studio su un intero organismo. Una rapida esemplificazione di questo concetto la si può ritrovare la si può trovare nella storia della ricerca di una importante classe di farmaci antibatterici: i sulfamidici. Lo studio di un composto, il prontosil, che sulle culture in vitro dei batteri non dimostrava alcuna efficacia, subì una svolta quando venne sperimentato su topi infetti. All'interno dell'organismo, infatti, il prontosil veniva trasformato in sulfanilammide, una sostanza antibatterica molto attiva che divenne capostipite di una famiglia di farmaci molto efficaci e fruttò al suo scopritore il premio Nobel per la Medicina. Questo non è che un singolo esempio del ruolo insostituibile svolto dalla sperimentazione animale nella ricerca biomedica.(……..)
Non è possibile, infatti, "saltare" il passaggio della ricerca sugli animali per andare a sperimentare direttamente sull'uomo. Il desiderio di qualunque malato e il dovere di qualunque medico è di applicare il miglior metodo di cura disponibile al momento. Quindi, se è necessario sperimentare una nuova terapia, bisogna avere molto più che astratte teorie per poter fondare un giudizio di equiparabilità tra il nuovo metodo e un metodo vecchio ma sicuro e affermato. Perchè non è certo sulle ipotesi del biochimico che ha sintetizzato una nuova molecola che ci si può basare per conoscere il meccanismo d'azione del farmaco. E purtroppo non possono essere sufficienti nemmeno le simulazioni al computer o le prove in vitro, visto che quando aumenta la complessità dei sistemi viventi aumentano anche, in modo esponenziale, le interazioni tra le parti, per cui una scimmia, o un uomo, sono qualcosa di più che la semplice somma delle singole cellule che li costituiscono. Chi mette in discussione la utilità della sperimentazione animale dimostra di non conoscere affatto come si fa della ricerca biomedica. Non è che il ricercatore si sveglia una mattina fulminato da una folgorante intuizione, disegni una nuova molecola (o un nuovo apparato) dal nulla e automaticamente conosca siti molecolari di interazione, meccanismi di effetto, interazioni con altre sostanze, velocità di assorbimento ed escrezione, modalità di degradazione, tossicità etc. etc. E quindi passa immediatamente alla sperimentazione sull'uomo. Quando si arriva a praticare la sperimentazione sull'uomo si tratta sempre di soggetti, sani o ammalati ma informati, per i quali si è cercato di non solo di rendere nullo o quasi il rischio, ma di fare in modo che l'esperimento non precluda ad una cura efficace; si cerca in pratica di fare in modo che la sperimentazione sull'uomo dia solo conferme della validità, e non sia un mezzo per indagare sulla validitàdella terapia. La sperimentazione umana si fa per la verifica finale "sul campo" della ricerca effettuata su altri modelli, teorici e pratici, di crescente complessità. Anche perchè molto spesso si tratta di testare sostanze che non hanno un effetto clamoroso su dei malati terminali che non hanno nulla da perdere, e il costo della sperimentazione sull'uomo (in termini di rischi per la sua salute) deve essere il più basso possibile. Resta il fatto che la sperimentazione umana è un corollario successivo alla sperimentazione animale; e, per rendersi conto di quanto in genere chi fa questi studi è disposto ad impegnarsi, si sappia che spesso, quando serve sperimentare un farmaco su volontari sani, i soggetti che si prestano all'esperimento sono in genere gli studenti delle facoltà di medicina e biologia. (…….)
La propaganda degli antivivisezionisti si basa sulla presunta differenza di ciascuna specie che renderebbe fuorvianti per l'uomo i risultati degli esperimenti sugli animali. Sono citati, a mo' di esempio, casi di sostanze attive che avrebbero effetti diversi sull'animale e sull'uomo. In verità non ci sono differenze fondamentali tra la fisiologia dei mammiferi utilizzati nei laboratori e quella dell'uomo. A fronte della apparente diversità tra uomini e animali, le similitudini sono assai più numerose di quanto la gente comune possa pensare: i meccanismi di controllo endocrino, i processi metabolici, la meccanica della respirazione, della circolazione ematica, l'architettura del sistema nervoso, la risposta infiammatoria agli stimoli flogistici sono in gran parte i medesimi. Alcuni processi metabolici sono addirittura uguali in tutti gli esseri viventi, dai batteri e protozoi all'uomo. Comunque si deve tenere conto del fatto che non si pretende che l'animale di laboratorio rispecchi fedelmente le condizioni studiate nell'uomo: esso rappresenta un modello, impiegato per studiare un processo particolare. A questo punto anche le differenze che si possono riscontrare tra uomo e animale sono preziose, perchè possono rendere più facile la comprensione dei meccanismi d'azione di sostanze attive, o dei fenomeni non altrimenti studiabili nell'uomo. Per fare un esempio concreto, una intera famiglia di linfociti umani, i linfociti "B", sono denominati così perchè sono stati identificati grazie agli studi sull'apparato immunitario degli uccelli, che è diverso dal nostro e comprende un organo inesistente nell'uomo, la "Borsa di Fabrizio", nel quale i linfociti B (Bursali) vengono a maturazione. La chiave di lettura della sperimentazione animale è molto meno semplicistica di quello che gli antivivisezionisti vogliono far credere: sperimentare un farmaco sugli animali non significa somministrare tot milligrammi di sostanza a cento cavie e sedersi ad aspettare di osservarne gli effetti per poi decidere, in base al risultato, se impiegare o meno la sostanza sull'uomo. Sperimentare un farmaco non significa "osservare" degli effetti, ma "capire" perchè tali effetti si manifestano. E così è facile smontare i falsi miti propalati dagli antivivisezionisti. Gli animalisti affermano, ad esempio, che la penicillina non sarebbe mai stata utilizzata sull'uomo se prima gli scienziati l'avessero sperimentata sui porcellini d'India: la penicillina, infatti, sarebbe estremamente tossica sulle cavie. In realtà le cavie reagiscono alla somministrazione di questo antibiotico nello stesso modo di alcuni pazienti sottoposti a terapie a lungo termine: l'effetto di alterazione della penicillina sulla normale flora batterica intestinale determina l'evoluzione di una forma di colite per la quale è responsabile nell'uomo e nella cavia lo stesso agente microbico, il Clostridium difficile. Un altro "cavallo di battaglia" che non manca mai di essere citato dagli antivivisezionisti è il caso del talidomide, un tranquillante che, tra gli anni '50 e '60, somministrato a donne in gravidanza, determinò gravi malformazioni neonatali (amelia, focomelia). Tale caso è per gli antivivisezionisti un lampante esempio di come la sperimentazione animale fornisca indicazioni fallaci e non utilizzabili sull'uomo, dal momento che il farmaco era stato "ampiamente provato sugli animali" senza evidenziare gli effetti teratogeni. La verità, invece, è che il caso del talidomide è un buon esempio di come possa essere rischioso introdurre nella terapia umana farmaci non sufficientemente testati sugli animali: il farmaco non era mai stato provato in femmine gravide di animali, e quando venne lanciato l'allarme per l'osservazione di deformità dei feti umani venuti in contatto con il tranquillante durante la gravidanza, si constatò che questa sostanza causava anomalie fetali anche nei conigli, nei ratti, nei topi, nei criceti ed in parecchie specie di scimmie. Se il farmaco fosse stato studiato con maggiore rigore -come da allora è divenuta consuetudine- non sarebbe mai stato commercializzato come sedativo utilizzabile anche in gravidanza (c'è anche da aggiungere che il talidomide è un farmaco assai utile e tuttora utilizzato per il trattamento dei gravi dolori associati alle lesioni acute dei pazienti affetti dalla lebbra).(.....)
Scusa per la lunghezza dell'articolo.Ti lascio anche il link in caso tu avessi voglia di leggerlo tutto.
http://www.sci-med.it/index.html
Se hai un pò di tempo e voglia potresti riassumere tu i punti salienti e offrirmi migliori delucidazioni o anche solo citarmi delle fonti per poter approfondire meglio.
Ti ringrazio.
Ciao.
Mi è venuto in mente di aprire questo topic per essere pronta a rispondere adeguatamente a TUTTE le domande che riguardano la vivisezione e il perché esserne contro, soprattutto se le principali obiezioni vengono poste da uno che di ricerca animale ci vive.
Se da una parte abbiamo personaggi importanti come te, Stefano Cagno , P.Croce, dall’altra ci sono altri personaggi che sono pronti a darvi del ridicolo e a diffamare tutte le vostre tesi.
Ho fatto una piccola ricerca e ho trovato questo medico chirurgo laureato con lode, eccecc……di nome Mario Campli che nel suo sito da filo da torcere agli anti-vivisezionisti.
Mi sono divertita ad immaginare un ipotetico scontro con lui (può tornare utile in molti tavoli informativi avere sempre la risposta pronta…) ma in alcuni punti mi trovo in difficoltà, soprattutto quando si parla molto tecnicamente della sperimentazione animale.
Chiaramente molte lacune derivano dalla mia poca preparazione per questo potrebbe essere interessante sentire anche come obbietteresti tu.
L’articolo è lungo, in questa sede citerò solo alcuni punti.
Una tesi contro la sperimentazione animale cara agli antivivisezionisti è quella secondo la quale l'impiego degli animali nella ricerca sarebbe sostenuto da una sorta di "congiura" internazionale della lobby degli industriali farmaceutici e cosmetici.(…..)
Anche nella ricerca farmacologica le grandi imprese farebbero volentieri a meno della sperimentazione animale, che rappresenta un costo notevolissimo che grava solo sulle spalle dell'industria. Invece la "osservazione clinica" e la sperimentazione clinica sull'uomo, propugnate come alternative dagli antivivisezionisti, non costano nulla all'industria farmaceutica.(……)
Oggi una insulina assolutamente identica all'insulina umana, e moltissimi vaccini assolutamente sicuri vengono prodotti con le tecniche del DNA ricombinante. Paradossalmente si tratta di tecniche più costose del precedente sfruttamento degli animali, ma che permettono di ottenere prodotti sicuri come se fossero sintetizzati dal nostro stesso organismo. Eppure l'industria farmaceutica non mostra di avere difficoltà o preferenze per la commercializzazione di tali prodotti: quale interesse aprioristico dovrebbe privilegiare per perseverare nella pratica della vivisezione?(…..)
La "vivisezione" non è solo e non è più una scimmia chiusa in gabbia con un fascio di cavi elettrici che le fuoriescono dal cranio; sperimentazione animale significa ricerca farmacologica, nuove tecniche chirurgiche, allevamento di animali per sfruttarne tessuti o sostanze organiche, collaudo di materiali e dispositivi da impiegare sull'uomo. Antibiotici e vaccini, antiipertensivi, farmaci antiulcera, antiasmatici sono classi di medicinali messi a punto e sviluppati grazie alla sperimentazione animale, che ha permesso alla moderna medicina di ottenere risultati conclusivi in patologie importantissime.(……)
I farmaci hanno praticamente cancellato la necessità di rischiosi interventi chirurgici come le resezioni gastriche per l'ulcera peptica, un tempo comuni, e d'altra parte nuovi strumenti e tecniche chirurgiche meno invasive sono state messe a punto sperimentando sugli animali, come nel caso della chirurgia laparoscopica e miniinvasiva. Oggigiorno un numero sempre maggiore di interventi chirurgici viene convertito all'impiego di una tecnica che, al prezzo dell'impiego di apparecchiature sofisticate e di una maggiore difficoltà per il chirurgo, offre la cura da molte patologie ad un costo in termini di dolore, morbilità, invalidità temporanea del paziente incomparabilmente minori rispetto al passato. Ma prima di riuscire a compiere una colecistectomia laparoscopica sull'uomo se ne sono eseguite tantissime sul maiale. Qualunque nuova tecnica chirurgica, qualunque nuovo materiale chirurgico (nuovi fili di sutura riassorbibili e dotati di migliori caratteristiche, reti protesiche utilizzate nella riparazione delle ernie, cristallini artificiali per la cura della cataratta, protesi valvolari per la sostituzione delle valvole cardiache, protesi vascolari per rimpiazzare aorte e carotidi malate, e moltissimi altri dispositivi impiantabili) prima di essere sperimentati sull'uomo, vengono provati prima sugli animali, per garantire un margine di sicurezza e minimizzare i rischi. La chirurgia dei trapianti e la ricerca sugli organi artificiali (rene, macchina cuore-polmone, cuore e pancreas artificiali impiantabili etc.) è stata ed è possibile solo grazie allo studio preventivo sugli animali. La chirurgia non è una professione, è un "mestiere" che richiede notevole manualità, e la manualità non si impara leggendo i libri: si apprende muovendo le mani. Prima sui cadaveri, ma poi anche sugli animali, perchè una tecnica chirurgica non deve essere eseguita in modo semplicemente "elegante", ma deve essere efficace, e l'efficacia la si può testare solo dai risultati che determina su un corpo vivo, man mano che la guarigione procede. E prima di "provare" su un uomo, qualunque chirurgo vuole essere tranquillo di essere in grado di eseguire l'intervento bene e con profitto; in caso contrario il paziente (o i suoi eredi...) avranno motivo di lamentarsi del trattamento subito. Alcuni interventi, come quelli di microchirurgia per il reimpianto di estremità amputate, sono possibili solo grazie all'accurato training del chirurgo, che si addestra e continua ad allenarsi a confezionare microanastomosi vascolari operando dei piccoli topi. È il sacrificio di questi animali che consente ad un operaio che ha visto schizzare via due dita della mano per un incidente con la sega elettrica di riacquistare un arto totalmente efficiente. Anche le nuove prospettive che si aprono, sia nel campo dei trapianti come in quello della produzione di sostanze attive grazie agli animali transgenici, sono assolutamente entusiasmanti: farmaci oggi costosissimi, che devono essere estratti lavorando particolari tessuti di un grandissimo numero di cadaveri umani (con tutti i rischi connessi della possibile trasmissione di malattie) saranno ottenuti con poca spesa e in totale sicurezza dal latte di pecore e capre geneticamente modificate, e maiali transgenici potranno fornire cuori da trapiantare nell'uomo senza alcun rischio di rigetto.(…..)
È perciò vuota e priva di significato l'argomentazione degli antivivisezionisti secondo la quale, seppure nel passato la sperimentazione sugli animali può avere contribuito al progresso della conoscenza medica, si tratta di un metodo oggi non più praticabile perchè sostituibile con altre tecniche. Quello che accade, nella ricerca di base come nell'industria farmaceutica, è che non esistono metodi "alternativi" alla sperimentazione animale. Esistono tecniche "complementari", che possono ridurre l'impiego degli animali, ma non possono sostituirlo completamente. I metodi proposti dagli antivivisezionisti sono in genere o fantasie irrealizzabili, oppure utili complementi che non possono sostituire la sperimentazione in vivo. Ricordo che uno dei "cavalli di battaglia" degli antivivisezionisti è sempre stato l'impiego delle simulazioni al calcolatore: peccato che le simulazioni computerizzate siano dei modelli, e che i dati per costruire un modello di simulazione aderente alla realtà debbano essere ricavati dalla realtà: se non si conosce il comportamento di una sostanza in un organismo, è un po' difficile costruire un modello matematico che lo simuli a partire da variabili note. (……)
In altre parole, studiare un omogenato cellulare non è la stessa cosa che studiare una cellula integra. E studiare una coltura cellulare non è la stessa cosa che studiare un tessuto in vitro. E studiare un tessuto in vitro non è la stessa cosa che studiare un organo isolato. E studiare un organo isolato non è la stessa cosa che studiare un intero organismo. Quindi studiare gli effetti e le interazioni di una sostanza o di un dispositivo con un sistema in vitro o con un organo perfuso non può fornire le stesse indicazioni dello studio su un intero organismo. Una rapida esemplificazione di questo concetto la si può ritrovare la si può trovare nella storia della ricerca di una importante classe di farmaci antibatterici: i sulfamidici. Lo studio di un composto, il prontosil, che sulle culture in vitro dei batteri non dimostrava alcuna efficacia, subì una svolta quando venne sperimentato su topi infetti. All'interno dell'organismo, infatti, il prontosil veniva trasformato in sulfanilammide, una sostanza antibatterica molto attiva che divenne capostipite di una famiglia di farmaci molto efficaci e fruttò al suo scopritore il premio Nobel per la Medicina. Questo non è che un singolo esempio del ruolo insostituibile svolto dalla sperimentazione animale nella ricerca biomedica.(……..)
Non è possibile, infatti, "saltare" il passaggio della ricerca sugli animali per andare a sperimentare direttamente sull'uomo. Il desiderio di qualunque malato e il dovere di qualunque medico è di applicare il miglior metodo di cura disponibile al momento. Quindi, se è necessario sperimentare una nuova terapia, bisogna avere molto più che astratte teorie per poter fondare un giudizio di equiparabilità tra il nuovo metodo e un metodo vecchio ma sicuro e affermato. Perchè non è certo sulle ipotesi del biochimico che ha sintetizzato una nuova molecola che ci si può basare per conoscere il meccanismo d'azione del farmaco. E purtroppo non possono essere sufficienti nemmeno le simulazioni al computer o le prove in vitro, visto che quando aumenta la complessità dei sistemi viventi aumentano anche, in modo esponenziale, le interazioni tra le parti, per cui una scimmia, o un uomo, sono qualcosa di più che la semplice somma delle singole cellule che li costituiscono. Chi mette in discussione la utilità della sperimentazione animale dimostra di non conoscere affatto come si fa della ricerca biomedica. Non è che il ricercatore si sveglia una mattina fulminato da una folgorante intuizione, disegni una nuova molecola (o un nuovo apparato) dal nulla e automaticamente conosca siti molecolari di interazione, meccanismi di effetto, interazioni con altre sostanze, velocità di assorbimento ed escrezione, modalità di degradazione, tossicità etc. etc. E quindi passa immediatamente alla sperimentazione sull'uomo. Quando si arriva a praticare la sperimentazione sull'uomo si tratta sempre di soggetti, sani o ammalati ma informati, per i quali si è cercato di non solo di rendere nullo o quasi il rischio, ma di fare in modo che l'esperimento non precluda ad una cura efficace; si cerca in pratica di fare in modo che la sperimentazione sull'uomo dia solo conferme della validità, e non sia un mezzo per indagare sulla validitàdella terapia. La sperimentazione umana si fa per la verifica finale "sul campo" della ricerca effettuata su altri modelli, teorici e pratici, di crescente complessità. Anche perchè molto spesso si tratta di testare sostanze che non hanno un effetto clamoroso su dei malati terminali che non hanno nulla da perdere, e il costo della sperimentazione sull'uomo (in termini di rischi per la sua salute) deve essere il più basso possibile. Resta il fatto che la sperimentazione umana è un corollario successivo alla sperimentazione animale; e, per rendersi conto di quanto in genere chi fa questi studi è disposto ad impegnarsi, si sappia che spesso, quando serve sperimentare un farmaco su volontari sani, i soggetti che si prestano all'esperimento sono in genere gli studenti delle facoltà di medicina e biologia. (…….)
La propaganda degli antivivisezionisti si basa sulla presunta differenza di ciascuna specie che renderebbe fuorvianti per l'uomo i risultati degli esperimenti sugli animali. Sono citati, a mo' di esempio, casi di sostanze attive che avrebbero effetti diversi sull'animale e sull'uomo. In verità non ci sono differenze fondamentali tra la fisiologia dei mammiferi utilizzati nei laboratori e quella dell'uomo. A fronte della apparente diversità tra uomini e animali, le similitudini sono assai più numerose di quanto la gente comune possa pensare: i meccanismi di controllo endocrino, i processi metabolici, la meccanica della respirazione, della circolazione ematica, l'architettura del sistema nervoso, la risposta infiammatoria agli stimoli flogistici sono in gran parte i medesimi. Alcuni processi metabolici sono addirittura uguali in tutti gli esseri viventi, dai batteri e protozoi all'uomo. Comunque si deve tenere conto del fatto che non si pretende che l'animale di laboratorio rispecchi fedelmente le condizioni studiate nell'uomo: esso rappresenta un modello, impiegato per studiare un processo particolare. A questo punto anche le differenze che si possono riscontrare tra uomo e animale sono preziose, perchè possono rendere più facile la comprensione dei meccanismi d'azione di sostanze attive, o dei fenomeni non altrimenti studiabili nell'uomo. Per fare un esempio concreto, una intera famiglia di linfociti umani, i linfociti "B", sono denominati così perchè sono stati identificati grazie agli studi sull'apparato immunitario degli uccelli, che è diverso dal nostro e comprende un organo inesistente nell'uomo, la "Borsa di Fabrizio", nel quale i linfociti B (Bursali) vengono a maturazione. La chiave di lettura della sperimentazione animale è molto meno semplicistica di quello che gli antivivisezionisti vogliono far credere: sperimentare un farmaco sugli animali non significa somministrare tot milligrammi di sostanza a cento cavie e sedersi ad aspettare di osservarne gli effetti per poi decidere, in base al risultato, se impiegare o meno la sostanza sull'uomo. Sperimentare un farmaco non significa "osservare" degli effetti, ma "capire" perchè tali effetti si manifestano. E così è facile smontare i falsi miti propalati dagli antivivisezionisti. Gli animalisti affermano, ad esempio, che la penicillina non sarebbe mai stata utilizzata sull'uomo se prima gli scienziati l'avessero sperimentata sui porcellini d'India: la penicillina, infatti, sarebbe estremamente tossica sulle cavie. In realtà le cavie reagiscono alla somministrazione di questo antibiotico nello stesso modo di alcuni pazienti sottoposti a terapie a lungo termine: l'effetto di alterazione della penicillina sulla normale flora batterica intestinale determina l'evoluzione di una forma di colite per la quale è responsabile nell'uomo e nella cavia lo stesso agente microbico, il Clostridium difficile. Un altro "cavallo di battaglia" che non manca mai di essere citato dagli antivivisezionisti è il caso del talidomide, un tranquillante che, tra gli anni '50 e '60, somministrato a donne in gravidanza, determinò gravi malformazioni neonatali (amelia, focomelia). Tale caso è per gli antivivisezionisti un lampante esempio di come la sperimentazione animale fornisca indicazioni fallaci e non utilizzabili sull'uomo, dal momento che il farmaco era stato "ampiamente provato sugli animali" senza evidenziare gli effetti teratogeni. La verità, invece, è che il caso del talidomide è un buon esempio di come possa essere rischioso introdurre nella terapia umana farmaci non sufficientemente testati sugli animali: il farmaco non era mai stato provato in femmine gravide di animali, e quando venne lanciato l'allarme per l'osservazione di deformità dei feti umani venuti in contatto con il tranquillante durante la gravidanza, si constatò che questa sostanza causava anomalie fetali anche nei conigli, nei ratti, nei topi, nei criceti ed in parecchie specie di scimmie. Se il farmaco fosse stato studiato con maggiore rigore -come da allora è divenuta consuetudine- non sarebbe mai stato commercializzato come sedativo utilizzabile anche in gravidanza (c'è anche da aggiungere che il talidomide è un farmaco assai utile e tuttora utilizzato per il trattamento dei gravi dolori associati alle lesioni acute dei pazienti affetti dalla lebbra).(.....)
Scusa per la lunghezza dell'articolo.Ti lascio anche il link in caso tu avessi voglia di leggerlo tutto.
http://www.sci-med.it/index.html
Se hai un pò di tempo e voglia potresti riassumere tu i punti salienti e offrirmi migliori delucidazioni o anche solo citarmi delle fonti per poter approfondire meglio.
Ti ringrazio.
Ciao.