La mia Stupendifania
Inviato: mar gen 06, 2009 4:45 pm
Questa mattina mi sono svegliato, sorpreso e felice, con tutto bianco intorno.
Ho fatto colazione con calma e, guardando fuori dalla finestra, ho visto un tipo - che vagamente poteva anche assomigliarmi - che camminava nella neve con un'aria tra l'infastidito e l'irritato, come a dire "ma chi me l'ha fatto fare, guarda un pò, ci mancava anche questa!" - : ho continuato a fare le mie cose e poi ho preso la decisione di uscire. Sì, fuori a galoppare tra le onde bianche nel silenzio cotonato che solo giornate come questa possono dare.
E così, bardato d'entusiasmo e di poliestere, mi sono quasi letteralmente lanciato in strada, camminando veloce e alla volta dei prati, quasi irriconoscibili con il trucco odierno, ma ancora più seducenti e magici.
Ho trascorso oltre 2 ore facendo chilometri, tracciando quasi sempre orme nuove nei sentieri vergini di passaggio: ero solo, col silenzio che urlava sopra tutto, gli uccellini che volavano in stormo, le rogge semighiacciate ed i campi di nonsocosa che salutavo discretamente al mio passaggio: ed il colore grigio/bianco che confondeva l'orizzonte ed ammantava la mia anima di meraviglia, in una condizione che, appena alzato, avrei stentato a credere di volere.
E' stato meraviglioso, non credo di aver mai provato qualcosa di simile, una solitudine più estrema - solo in mezzo a chilometri di Natura - ed un illibato sentimento di appartenere, sempre e comunque, ad una Forza che trascende tutto quello che posso pretendere di essere e che mi ha dato qualcosa che non avrei, forse, nemmeno saputo chiedere.
E quella persona che ho scorto dalla finestra, questa mattina, altro non era che il "me" timoroso e codardo, che dà precedenza alla mente piuttosto che al proprio istinto, che a volte preferisce guardare invece che partecipare, che non sa cosa si perde a lasciarsi sfuggire di mano l'argento della vita. Ed alla quale spero e voglio assomigliare sempre meno.
Ho fatto colazione con calma e, guardando fuori dalla finestra, ho visto un tipo - che vagamente poteva anche assomigliarmi - che camminava nella neve con un'aria tra l'infastidito e l'irritato, come a dire "ma chi me l'ha fatto fare, guarda un pò, ci mancava anche questa!" - : ho continuato a fare le mie cose e poi ho preso la decisione di uscire. Sì, fuori a galoppare tra le onde bianche nel silenzio cotonato che solo giornate come questa possono dare.
E così, bardato d'entusiasmo e di poliestere, mi sono quasi letteralmente lanciato in strada, camminando veloce e alla volta dei prati, quasi irriconoscibili con il trucco odierno, ma ancora più seducenti e magici.
Ho trascorso oltre 2 ore facendo chilometri, tracciando quasi sempre orme nuove nei sentieri vergini di passaggio: ero solo, col silenzio che urlava sopra tutto, gli uccellini che volavano in stormo, le rogge semighiacciate ed i campi di nonsocosa che salutavo discretamente al mio passaggio: ed il colore grigio/bianco che confondeva l'orizzonte ed ammantava la mia anima di meraviglia, in una condizione che, appena alzato, avrei stentato a credere di volere.
E' stato meraviglioso, non credo di aver mai provato qualcosa di simile, una solitudine più estrema - solo in mezzo a chilometri di Natura - ed un illibato sentimento di appartenere, sempre e comunque, ad una Forza che trascende tutto quello che posso pretendere di essere e che mi ha dato qualcosa che non avrei, forse, nemmeno saputo chiedere.
E quella persona che ho scorto dalla finestra, questa mattina, altro non era che il "me" timoroso e codardo, che dà precedenza alla mente piuttosto che al proprio istinto, che a volte preferisce guardare invece che partecipare, che non sa cosa si perde a lasciarsi sfuggire di mano l'argento della vita. Ed alla quale spero e voglio assomigliare sempre meno.