funghi
Inviato: sab ott 11, 2008 12:39 pm
So che questo argomento qui era già stato un po' trattato, ma non trovo niente, per cui apro un nuovo thread. Ho trovato questo sui funghi crudi e ieri, nella trasmissione Geo & Geo, hanno parlato molto di funghi ed un esperto dell'argomento ha preferito non soffermarsi sull'uso in cucina dei funghi crudi:
http://www.vapko.ch/it/questions/consommation.php
http://209.85.135.104/search?q=cache:Jr ... =clnk&cd=1
"Il concetto di commestibilità (dei funghi) dovrebbe essere quasi sempre limitato alla condizione di cottura del prodotto fungino; elementi tossici risiedono in quasi tutti i funghi allo stato crudo (al di là dei classici funghi con principi tossici termolabili come, ad esempio le Morchella e i Boleti del gruppo dei "luridi") per cui l’abitudine alla consumazione dei funghi crudi dovrebbe essere abolita o, quanto meno, circoscritta a una cerchia molto limitata di specie fungine1; citiamo, p. es., Amanita caesarea, Tuber magnatum, Russula virescens, i Boletus del gruppo dell'edulis, Tremiscus helvelloides (= Guepinia rufa) sempre e solo limitatamente a esemplari freschissimi e, comunque, assunti in piccole quantità.
Le condizioni di cottura consigliate sono quelle che prevedono un tempo non inferiore ai 15 minuti di bollore, per consentire, con certezza, il raggiungimento, anche all’interno della fetta, di temperature intorno ai 70-80 °C.
1) Si tenga conto, tuttavia, che possono talora insorgere fastidiosi fenomeni (soggettivi) di tipo allergico.
* La commestibilità deve essere riferita, in ogni caso, a funghi sani e in buono stato; funghi dal precario stato di conservazione, dovuto alla degradazione temporale o ambientale possono essere, oltre che poco appetibili, decisamente pericolosi; funghi troppo imbibiti, troppo vecchi o mal conservati non devono essere consumati. Ma a proposito di conservazione bisogna annotare che anche il processo di conservazione può incidere sul grado di commestibilità cambiandone, in bene o in male, le caratteristiche; ad esempio, il Catathelasma imperiale, a tutti noto come "Fungo patata", è ritenuto molto mediocre allo stato fresco, mentre è molto apprezzato conservato sott’olio; viceversa, il Cantharellus cibarius ottimo da fresco, se congelato crudo assume, una volta scongelato e cotto, un sapore amaro che lo rende immangiabile. A tale proposito suggeriamo di cuocere sempre preventivamente il prodotto destinato al congelamento.
* L'ambiente nel quale il fungo cresce può produrre effetti negativi sulla sua commestibilità; non è certo qui il caso delle false credenze popolari che ritenevano il chiodo arrugginito, o il morso della vipera, o ancora lo straccio fradicio, responsabili della non commestibilità; ma si tratta piuttosto degli effetti che gli elementi inquinanti hanno sui funghi; così, senza dilungarci nell’analisi delle singole situazioni e delle cause biochimiche che le creano, ricorderemo, per esempio, come l’uso dei pesticidi in agricoltura produca una sorta di tossicità indiretta sui funghi che crescono in luoghi in cui quest’uso è praticato; la vicinanza di arterie ad alto scorrimento di traffico sconsigliano la raccolta a scopo edule di carpofori, così come la sconsiglia la prossimità di zone industriali, urbane e minerarie; in tutti questi casi il pericolo di avvelenamento non è dato dal fungo, ma dalle condizioni di degrado dell’ambiente nel quale esso cresce e nel quale il fungo fa sintesi anche chimica; lo stesso perdurare degli effetti dell’inquinamento radioattivo suggerisce questo punto di attenzione.
* La quarta e ultima avvertenza è quella che consiglia di cibarsi di funghi con cautela e con parsimonia; consumi abbondanti, costanti e frequenti sono da evitare, come stanno a indicare studi recenti e reiterate sperimentazioni in tal senso."
http://www.vapko.ch/it/questions/consommation.php
http://209.85.135.104/search?q=cache:Jr ... =clnk&cd=1
"Il concetto di commestibilità (dei funghi) dovrebbe essere quasi sempre limitato alla condizione di cottura del prodotto fungino; elementi tossici risiedono in quasi tutti i funghi allo stato crudo (al di là dei classici funghi con principi tossici termolabili come, ad esempio le Morchella e i Boleti del gruppo dei "luridi") per cui l’abitudine alla consumazione dei funghi crudi dovrebbe essere abolita o, quanto meno, circoscritta a una cerchia molto limitata di specie fungine1; citiamo, p. es., Amanita caesarea, Tuber magnatum, Russula virescens, i Boletus del gruppo dell'edulis, Tremiscus helvelloides (= Guepinia rufa) sempre e solo limitatamente a esemplari freschissimi e, comunque, assunti in piccole quantità.
Le condizioni di cottura consigliate sono quelle che prevedono un tempo non inferiore ai 15 minuti di bollore, per consentire, con certezza, il raggiungimento, anche all’interno della fetta, di temperature intorno ai 70-80 °C.
1) Si tenga conto, tuttavia, che possono talora insorgere fastidiosi fenomeni (soggettivi) di tipo allergico.
* La commestibilità deve essere riferita, in ogni caso, a funghi sani e in buono stato; funghi dal precario stato di conservazione, dovuto alla degradazione temporale o ambientale possono essere, oltre che poco appetibili, decisamente pericolosi; funghi troppo imbibiti, troppo vecchi o mal conservati non devono essere consumati. Ma a proposito di conservazione bisogna annotare che anche il processo di conservazione può incidere sul grado di commestibilità cambiandone, in bene o in male, le caratteristiche; ad esempio, il Catathelasma imperiale, a tutti noto come "Fungo patata", è ritenuto molto mediocre allo stato fresco, mentre è molto apprezzato conservato sott’olio; viceversa, il Cantharellus cibarius ottimo da fresco, se congelato crudo assume, una volta scongelato e cotto, un sapore amaro che lo rende immangiabile. A tale proposito suggeriamo di cuocere sempre preventivamente il prodotto destinato al congelamento.
* L'ambiente nel quale il fungo cresce può produrre effetti negativi sulla sua commestibilità; non è certo qui il caso delle false credenze popolari che ritenevano il chiodo arrugginito, o il morso della vipera, o ancora lo straccio fradicio, responsabili della non commestibilità; ma si tratta piuttosto degli effetti che gli elementi inquinanti hanno sui funghi; così, senza dilungarci nell’analisi delle singole situazioni e delle cause biochimiche che le creano, ricorderemo, per esempio, come l’uso dei pesticidi in agricoltura produca una sorta di tossicità indiretta sui funghi che crescono in luoghi in cui quest’uso è praticato; la vicinanza di arterie ad alto scorrimento di traffico sconsigliano la raccolta a scopo edule di carpofori, così come la sconsiglia la prossimità di zone industriali, urbane e minerarie; in tutti questi casi il pericolo di avvelenamento non è dato dal fungo, ma dalle condizioni di degrado dell’ambiente nel quale esso cresce e nel quale il fungo fa sintesi anche chimica; lo stesso perdurare degli effetti dell’inquinamento radioattivo suggerisce questo punto di attenzione.
* La quarta e ultima avvertenza è quella che consiglia di cibarsi di funghi con cautela e con parsimonia; consumi abbondanti, costanti e frequenti sono da evitare, come stanno a indicare studi recenti e reiterate sperimentazioni in tal senso."