Essalamu Elikah!
josef330 ha scritto:Suppongo sia un po' così la vita di ognuno.
difatti la differenza sta nel riferimento... io per me molto semplicemente non _sento_ alcunché che sia in un ipotetica dimensione spirituale... a un certo punto mi sono reso conto che 1 la "voce" dentro me era soltanto la mia coscienza e non già una divinità esterna e 2 l'universo continua regolarmente a funzionare indipendentemente dalla parola di tizio o caio - sul quale peraltro anche i dottori della chiesa _non_ sono affatto d'accordo...
in questo blog ho scritto alcuni pensieri a riguardo
http://it.netlog.com/great_leonardo2006 ... id=5281844
Bah, che cosa scrivere. Che la fede sia stato motore e sostegno per tante persone rinchiuse in quelle strutture dell'orrore [i campi di sterminio, N.d.A.], ci posso stare. Che qualcuno, ancora oggi, possa ringraziare per essere scampato: no, sinceramente io non ringrazierei niente e nessuno. Troppi morti, troppe sofferenze gratuite per poter ancora credere in qualcuno o qualcosa.
Il 20 luglio 1944 un gruppo di ufficiali tedeschi attentò alla vita del Führer: lui ne uscì a mala pena assordato, quattro persone morirono, altre furono ferite. Se fosse morto, molto probabilmente tante sofferenze, tante morti si sarebbero potute evitare: nell'ultimo periodo della guerra i nazisti si diedero gran daffare sia a uccidere più persone possibili sia a far scomparire le tracce del loro nefasto lavoro; così invece, tutto continuò di buon passo - più di prima, se possibile.
Il 1 novembre 1755 un terremoto devastò il Portogallo, colpendo in modo particolare Lisbona, ove furono contate circa 40000 vittime (un'onda anomala risalì il Tago fino alla città, raggiungendo così chi si era salvato dal crollo delle abitazioni e tentava di fuggire dalla città) e l'Algarve a sud, con circa 30000 vittime. Morti inutili, innocenti, per così dire stupide.
Vasco Rossi canta che "C'è qualcosa che non va in questo cielo". Se ancora qualcuno si dimostrasse fiducioso, faccia pure: io ho smesso da un pezzo, anche a causa di quel che fanno gli uomini.
Stefano
invero la mia depressione è cominciata quando i miei genitori si separarono... per me ragazzino di appena dieci anni e mezzo per giunta studente presso i gesuiti sembrava assurdo che i _miei_ genitori facessero qualcosa di contrario alle regole... ma come! io cerco di essere preciso e puntuale e i miei primi maestri si comportano in questa maniera? da allora in poi è stata una disfatta totale... scoprìi che mio padre era un tesserato comunista ma ripeto mi mandava dai gesuiti che mia madre aveva derive neonaziste che i miei precettori (i gesuiti) erano l'ipocrisia per antonomasia...
ricordo che una delle tante cose che mi delusero fu scoprire che la "gente" va in chiesa per farsi vedere - mi spiego la vecchia regola ebraica statuisce che il giorno termini alle 18:00 e i cristiani ancora adottano la vecchia regola quindi considerano la messa officiata oltre quell'orario valida per il giorno dopo... orbene un'estate al mare ho suggerito ai miei amici di andare alla messa oltre l'ora fatidica in maniera di essere liberi di fare quello che volevamo per tutto il sabato sera e di dormire il giorno dopo... inutile che vi dica quale fu il risultato!
alla fine giunsi alla stessa conclusione a cui arrivarono anche gli uomini rossi...
Tratto da: Sul sentiero di guerra. Scritti e testimonianze degli indiani d'America
a cura di Charles Hamilton
Feltrinelli Economica, Milano, 1977
Il carattere dell'uomo bianco
di Capo Molti Punti, Crow
Tutt'attorno a noi, nelle praterie, v'erano uomini bianchi coi loro bufali pezzati [mandrie di buoi]. Le loro case erano costruite accanto alle pozze d'acqua, e i loro villaggi lungo i fiumi. Decidemmo di vivere in amicizia con loro, nonostante tutti i cambiamenti da loro portati. Ma la cosa risultò difficile, perché gli uomini bianchi troppo spesso promettevano di fare una cosa e poi, quando agivano, era per farne un'altra.
Parlavano a gran voce, quando affermavano che le loro leggi erano fatte per tutti; ma imparammo ben presto che, se da un lato pretendevano che noi le rispettassimo, dall'altro loro erano pronti a violare senza darsene affatto pensiero. Ci raccomandavano di non bere whisky, ma poi erano loro stessi che lo preparavano e ce lo fornivano in cambio di pellicce e abiti, finché ne avevano. I loro saggi dicevano che avremmo dovuto convertirci alla loro religione, ma quando tentammo di farcene un'idea ci accorgemmo che di religioni, fra gli uomini bianchi, ce n'erano troppe perché non si riuscisse a capirci qualcosa e che praticamente non c'erano due bianchi che fossero d'accordo su quello che fosse bene imparare.
Questo costituì per noi un grosso problema, finché non ci accorgemmo che l'uomo bianco la sua religione non la prendeva punto più sul serio delle sue leggi, e che semplicemente se le portava dietro, come degli aiutanti da tirar fuori al momento buono, quando gli tornavano utili nei suoi rapporti con gli stranieri. Non era così che noi la intendevamo. Noi eravamo abituati a rispettare le leggi che noi stessi facevamo e a vivere secondo la nostra religione, e non eravamo mai riusciti a capire l'uomo bianco, il quale, dopotutto, prende in giro sé stesso.
e così mandai in soffitta sia il dio degli uomini bianchi sia l'ipotesi che lassù qualcuno o qualcosa esista... anche perché quand'anche esistesse e non agisse il risultato sarebbe sempre lo stesso ovverosia tirar su le maniche e rimettere in piedi le macerie lasciate dall' "uomo bianco" e dalle sue parole...
Ua Elikah Essalam! by alFaris