) Chiara all'inizio non si è attaccata al seno per una settimana, non succhiava; sono riuscita a saltarci fuori anche rivolgendomi ad un pediatra omeopatico che sostiene l'allattamento al seno, che però esercita solo a pagamento (110 euro a visita
).Poi ho continuato ad andare da lui per qualche visita, però, nonostante Chiara stesse benissimo, la voleva vedere ogni mese: non la visitava quasi perché sapeva che per i controlli della crescita andavamo dalla pediatra di base e poi ha cominciato a consigliare la tisana ai semi di finocchio, la bevanda la magnesio....ma per i bimbi allattati al seno non è sufficiente il latte della mamma, ci siamo detti?!?
Nel frattempo abbiamo cercato di instaurare un dialogo con la pediatra di base. Al di là del fatto che per noi usa dei metodi di cura troppo invasivi, tutte le volte che esprimo un dubbio, una richiesta di chiarimento o dico, motivandolo, che ho fatto un po' diversamente da come mi aveva consigliato mi tratta come un'irresponsabile che prende iniziative inutilmente rischiose.....mi sono un po' stufata, visto che poi Chiara risulta sempre in ottima salute!
Prima che la bimba abbia qualche problema piu' serio, allora, abbiamo deciso di abbandonare entrambi i medici e scegliere un'altra pediatra di base nel capoluogo: da quel momento sono entrata in un iter burocratico che non immaginavo!
Per qualche misteriosa ragione le impiegate dello sportello dell'AUSL non vogliono che io cambi...
La prima volta arrivo di corsa, la bimba in braccio, con 1 minuto di ritardo sull'orario di chiusura (che, scopro, hanno anticipato di mezz'ora senza pubblicizzarlo) e mi chiudono lo sportello in faccia.
La seconda volta fanno il terzo grado per sapere perché voglio cambiare (ma cosa gliene importa???? avrò ben fatto le mie valutazioni e non faccio la fila per divertimento!) poi mi dicono che per scegliere un pediatra del capoluogo devo dichiarare che la bimba ha domicilio lì (perché dovrei dichiarare il falso? dopo tutto il mio paese e il capoluogo sono nello stesso distretto sanitario) e che devo tornare di persona con una lettera di accettazione del pediatra, essendo fuori Comune, anche solo per mettermi in lista di attesa.
La terza volta torno con la lettera (ogni volta un'ora e mezzo di fila) e mi dicono che la lista di attesa è piena, al massimo tiene 15 bambini: mi conviene telefonare prima per sentire se c'è posto e poi precipitarmi lì per prenderlo (casomai, penso, se me lo diceva l'altra volta......).
Inizio a telefonare, mi dicono che non c'è posto ancora prima di guardare la lista d'attesa (che tengono cartacea in una cartellina). Chiedo: ma quanti bambini ci sono in lista? conta i fogli: "...15, 16, 17, 18, 19...." "Ma il massimo non era 15?" dico io. Ah sì, borbotta, ma ci sono anche i fratelli che hanno la precedenza.
Mi viene il dubbio che mi stiano prendendo in giro.......Intanto, se anche si dovesse liberare un posto e telefona qualcuno che non è fuori Comune, lo inseriscono automaticamente e mi passa davanti??
Vi chiedo: ma queste regole se le stanno inventando loro a seconda del momento e dell'umore oppure esistono dei regolamenti locali o statali "ufficiali" per queste cose? Perché il pediatra si chiama di *libera* scelta???? Capisco che devono disincentivare i cambi perchè tutti i pediatri sono molto impegnati, ma penso che si abbia diritto a cambiare se non c'è un rapporto di fiducia con il proprio.
Scusate la lunghezza, sono un po' arrabbiata e avevo bisogno di sfogarmi

Ciao a tutte
Luisa