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Pari diritti per i cittadini omosessuali

Inviato: mer mag 14, 2008 12:02 am
da alFaris
Pari diritti per i cittadini omosessuali

Ogni tanto è necessario scrivere libri per dare risalto a cose ovvie, come in questo caso: la condizione di discriminazione produce stress nelle persone che la subiscono. Tanto più se la discriminazione avviene in base al tipo di desideri dell'individuo e con argomentazioni speciose e inconsistenti. È quanto accade alle persone omosessuali, che non godono degli stessi diritti di altre persone e sono oggetto di uno stigma sociale diffuso, vivendo una condizione di minoranza permanente. Nella nostra cultura si è continuamente esposti (a scuola, in famiglia, più o meno ovunque) a modelli di comportamento eterosessuali come espressione di «normalità» positiva. Interiorizzato questo modello, l'emergere della pulsione omosessuale può diventare una sorta di doppio vincolo, fonte di stress e infelicità: il proprio desiderio è vissuto come negativo, e quindi represso, e allo stesso tempo si vive l'esclusione dalla società.Il coming out può dunque rappresentare uno sforzo doppiamente difficile, contro sé stessi e contro i legami sociali (anche quelli familiari) al cui interno non si viene accettati. L'emarginazione omofoba, che in molte culture ha spinto per secoli alla clandestinità, nasce da stereotipi culturali che tentano di normare eticamente la vita quotidiana delle persone.Nell'ultimo secolo però questa impostazione, almeno negli Stati liberali, è stata progressivamente smontata grazie alle lotte per i diritti delle minoranze. L'esclusione da istituzioni e diritti che ancora oggi colpisce lesbiche e gay è paragonabile ai divieti di matrimoni interrazziali vigenti nelle società razziste, come negli Stati Uniti degli anni sessanta. Progressivamente si è andata affermando la convinzione che lo Stato non possa interferire con i desideri delle persone nella loro sfera privata. Ma per gli omosessuali ciò non è dato: non possono rendere pubblica, sancendola ufficialmente, la loro scelta di condividere la vita con una persona dello stesso sesso, né possono adottare bambini.Su quali ragioni si basa questa discriminazione? Nessuna ragione plausibile. Anzi, rispetto all'adozione esistono ormai numerosi studi sulla sostanziale indifferenza dell'orientamento sessuale dei genitori per la felicità dei bambini, e addirittura l'American Academy of Pediatrics nel 2005 ha riconosciuto che i «bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli allevati da genitori omosessuali». È un'ovvia conseguenza che il riconoscimento ufficiale della coppia potrebbe rendere il legame familiare meno problematico, soprattutto se ai bambini non venissero presentati modelli familiari esclusivamente eterosessuali, storicamente datati.Allo stesso modo, sono ormai antiquati i persistenti stereotipi dell'omosessualità, nonché i comportamenti adottati da gay e lesbiche. Lingiardi sottolinea infatti che dal comportamento don't ask, don't tell (adottato nelle società moderne meno repressive), si è passati a un'attitudine identitaria verso se stessi e verso la società: «Le persone e gli atti omosessuali sono sempre esistiti: i gay e le lesbiche sono figli del nostro tempo». Ma nel nostro tempo è divenuto anche chiaro che esistono numerose omosessualità, in sfumature diverse, così come esistono molte eterosessualità.
Ecco perché non è più possibile pensare a ghetti né a norme che obblighino gli individui a compiere scelte affettive, e quindi il riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso non sarebbe altro che la possibilità di una scelta personale per due individui che ora hanno un diritto negato e soffrono di questa negazione. Il libro di Lingiardi, chiaro e sintetico, militante ma anche esplicativo, evidenzia quindi un problema della società italiana: l'omofobia che informa la legislazione, e che senza ragione provoca disagio psichico in un numero consistente di cittadini.
Eppure, viviamo in una Repubblica nella quale in linea teorica: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Così recita l'articolo 3 della Costituzione scritta sessant'anni fa.

di Mauro Capocci

La recensione su Internet Bookshop

Lingiardi Vittorio - Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale
Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale Titolo Citizen gay. Famiglie, diritti negati e salute mentale
Autore Lingiardi Vittorio
Prezzo € 12,00
Prezzi in altre valute
Dati 2007, 157 p., brossura
Editore Il Saggiatore (collana Pamphlet)

In sintesi
Tra la fine del 2006 e l'inizio del 2007, la questione relativa al riconoscimento giuridico delle unioni tra persone dello stesso sesso ha monopolizzato l'attenzione della stampa italiana e di buona parte del dibattito politico interno. Per eccesso di ideologia ed emotività, il confronto è rimasto tuttavia confinato tra gli attacchi rivolti alla prospettiva di una "famiglia omosessuale" e l'ammissione imbarazzata di dover fare una "concessione alla diversità" in un mondo che cambia. In sostanza, è mancata una lucida riflessione sul rapporto tra omosessualità e cittadinanza e non ci si è chiesti se la distinzione tra "etero" e "omo" possa davvero reggere sul piano giuridico. Storicamente il concetto di "omosessualità" è transitato dalla giurisdizione morale (lecito/illecito) a quella scientifica (sano/malato) a quella politica (soggetto di diritto).