Alcune riflessioni sul manuale pannolini
Inviato: gio apr 03, 2008 1:57 pm
Carissime,
poiché attaccata in altro forum riguardo al manuale dei pannolini ho deciso di rispondere con una serie di riflessioni. Il testo è una pappardella molto lungha e non credo interessi nessuno leggerlo. Però ritengo giusto inserirlo anche qui perché è qui che il progetto del manuale e nato e perché nel testo rispondo anche a persone che hanno postato i loro commenti qui.
Per chi fosse interessato alla discussione che ha generato il testo la trova qui:
http://www.ecobaby.it/public/forum/view ... &sk=t&sd=a
Ciao,
Francesca
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Care tutte,
già da un po’ volevo scrivere una risposta ai vostri commenti, purtroppo sono molto oberata (la bimba piccola col reflusso grave che non la fa crescere, i due maschiotti ormai avviati ma con i loro bisogni, la casa, il lavoro e un allattamento ancora a pieno regime…) e scrivere lunghe risposte articolate mi costa molta fatica. Però penso che tacere non sia rispettoso nei confronti di chi appunto ha voluto esprimere la sua opinione e dunque ora sono qui a buttare giù qualche pensiero.
Per prima cosa vorrei dire che anche io sono una mamma “normale”, mi barcameno tra mio marito, i miei tre bimbi (il più grande Arturo ha 6 anni, il medio, Giuliano, 4 e la piccola, Anita, 11 mesi), il mio lavoro, tante passioni cui riesco a dedicare pochissimo tempo, tante preoccupazioni e gioie…come credo tutte voi.
Quando sono arrivata su questo forum e ho letto quello che avete scritto mi sono sentita veramente amareggiata e demoralizzata. Mi sembrate tutte mamme simpatiche e piene di vita e sicuramente consapevoli e amorevoli vista la vostra scelta di usare i pannolini lavabili e le vostre esperienze positive di allattamento e genitorialità empatica. Ecco perché non riesco a comprendere e mi sconforta sentire l’astio e la rabbia che molte di voi hanno messo nei loro messaggi. Non comprendo il motivo e non vedo la necessità di questa reazione feroce come se doveste difendere un territorio contro un attacco nemico. Come se ne andasse qualcosa di personale e di molto intimo. Sinceramente io non ho attaccato nessuno; né tanto meno personalmente; né ho messo astio o rabbia in ciò che ho scritto. E non capisco dunque perché io debba essere ripagata con questa moneta.
In secondo luogo, è abbastanza una frase fatta quella che dice che le critiche sono sempre ben accette. In realtà le critiche fanno sempre male, al primo impatto. Certo, se sono costruttive nel tempo possono fare riflettere e aiutare ad aggiustare il tiro. Devo dire che trovo gran parte delle critiche contenute nei vostri messaggi piuttosto sterili, fini a se stesse, viziate da pregiudizio e rabbia; anche se preferisco pensare che in gran parte la distorsione che generano sia frutto di letture affrettate e parziali e non di pregiudizio consapevole. Come dicevo più sopra vi trovavo simpatiche quando mi era capitato di leggervi in passato su altri argomenti perché magari trovavo citato un topic su Promiseland (mi ricordo per esempio quello sull’EC) e non mi sarei mai sognata di pensare che foste delle integraliste, delle talebane, delle invasate per il solo fatto che siete accese entusiaste dei pannolini pocket in materiali tecnici. Mentre devo sentirmi dare dell’integralista soltanto perché prendo in considerazione la validità di tipologie di pannolini differenti dai pocket, pur apprezzando le caratteristiche di questi ultimi. Questo mi sconcerta alquanto.
In terzo luogo, anche se avrei voluto sorvolare su alcuni passaggi inqualificabili dell’intervento di Chiara, poiché ho anch’io purtroppo un carattere focoso, non riesco a non dire almeno qualcosa a riguardo. Chiara deve aver confuso persona e avrebbe fatto meglio a leggere il testo prima di sparare stupidaggini a vanvera. Tutta la cultura che ho sui pannolini lavabili è farina del mio sacco: frutto dell’esperienza che ho maturato nel pannolinamento di ben tre bambini (sono più di sei anni che uso lavabili), nelle ricerche lunghe e approfondite in giro per il mondo, comprando tipologie e marche differenti, e nella produzione in proprio di pannolini (pocket compresi) utilizzando i tessuti più diversi (dai materiali sintetici più all’avanguardia a quelli naturali più diversi) per amiche e conoscenti che li stanno utilizzando felicemente ormai da un anno. Io e Chiara non abbiamo mai scambiato una sola parola. Più di un anno fa, quando ancora aspettavo la mia terza bimba, navigando in internet scoprii il suo sito e, poiché stavo cominciando il lavoro sul manuale, scrissi un messaggio ponendo qualche domanda, ma non ho mai ricevuto alcuna risposta. Poco dopo ho comprato da lei tre AIO Bumkins che tuttora trovo siano degli AIO fantastici ed efficaci nella loro semplicità e quattro pocket di marche diverse. Recentemente ho acquistato un Fuzzi nuova versione per verificare le differenze con il modello precedente e un Dream-Eze che avevo visto sui siti americani ma non avevo mai avuto modo di comprare (l’ho trovato un ottimo pannolino e lo consiglio sempre alle mamme che mi chiedono lumi sugli AIO). Tutto qui. Dunque quello sfogo così violento mi pare proprio fuori luogo. Sicuramente qualche contatto in più Chiara può averlo avuto con Elle, che ha comprato diversi pannolini da lei e sicuramente ha chiesto parecchie informazioni visto che è una curiosona e soprattutto un po’ tarda a capire le cose
ma Elle non c’entra nulla con l’elaborazione della sezione dei pannolini di stoffa.
Venendo più concretamente ai vari punti messi in discussione, cercherò di rispondere come posso, sicuramente in modo confuso e incompleto, ma spero almeno di essere comprensibile. Procederò per punti. Talvolta magari mi ripeterò.
1. Voglio ripartire dalla questione dell’integralismo. Voi vi siete affidate completamente a una tipologia di pannolino, vi trovate bene e ritenete che questo sia il meglio del meglio che c’è. Voi siete convinte che siccome questo per voi è il meglio del meglio che c’è, perché sono pannolini lavabili “facili” da usare, che asciugano velocemente, che sono trendy ecc ecc allora tutto il resto fa schifo: gli altri pannolini sono robaccia, da talebani del biologico, da storditi, chi li consiglia è un invasato che tenta di convertire alla propria filosofia masochistica genitori ignari e le mamme che li utilizzano sono delle poveracce disperate che non sanno cosa stanno facendo, che si autopuniscono, che stanno lì ad allacciare laccetti e a ripiegare inserti solo perché ignorano ciò che si stanno perdendo e che si pentiranno per tutta la vita di aver usato i pannolini lavabili. Questa immagine esce fuori dai vostri messaggi. Siete talmente piene di ciò che vi piace che non vi accorgete che il mondo è molto più variegato e multisfaccettato e che forse le integraliste siete voi. Le talebane del pocket a oltranza. Non vedete che ci sono centinaia di mamme che sanno dell’esistenza dei pocket ma non gli interessa usarli, che sono felici dei loro ciripà, che godono della dolcezza e naturalità di una mutandine di maglina di lana, che si divertono a inventare piegature ai loro prefold, a cui piace l’estetica dei loro mille diversi modelli di sagomati (in canapa, in velour di cotone, in spugna di bambù colorata, in pelouch di cotone stampato, in pile di canapa e cotone in colori brillanti e chi più ne ha più ne metta); a cui piace usare un pocket per andare dalla suocera rompiscatole, ma poi a casa si sentono più a loro agio a tenere il bimbo a contatto con il cotone bio o magari senza pannolino, che di notte si trovano bene con un AIO perché dura loro tutta la notte, mentre di giorno usano un sagomato sottile con una mutandina impermeabile arancione brillante; altre magari mettono il prefold la notte ma con un inserto di pile perché a loro piace l’effetto asciutto ma preferiscono l’assorbenza dei materiali naturali. Non vedete che appunto a ogni mamma non solo il suo pannolino ma la sua combinazione di pannolini. Ben vengano i pocket ma perché “denigrare” chi preferisce altro, perché pensare che lo facciano per partito preso, per ignoranza, per ottusità o integralismo? Sui siti inglesi e americani questo si vede benissimo, perché lì è dispiegata chiaramente la gamma delle possibilità e dunque la richiesta del mercato. Faccio un esempio: a fronte di una scelta di 4-5 tipologie di pocket abbiamo una scelta di 10-15-20 tipologie di sagomati, 8-10 tipologie di AIO, 5-6 tipologie di prefold e contour. E non certo perché questi sono dei pazzi che vendono ciò che la gente non vuole! Lo stesso riscontro io da quando il manuale è stato pubblicato. Delle decine di mamme che mi contattano e altrettante che arrivano su Promi una grossa fetta alla fine (dopo aver scambiato opinioni e sentito tutte le campane, comprese quelle pro-pocket, non temete!) si orienta verso pannolini in materiali naturali. Ci sono mamme, vere (vere!), incredibile a dirsi, che considerate tutte le opzioni, scelgono i ciripà e scoprono dopo qualche timore iniziale che basta un po’ di banale manualità per metterli e non una laurea in ingegneria (che invece forse serve per capire il posizionamento dei 150 bottoncini di un MT).
2. Guarderei più da vicino che cos’è il manuale che abbiamo voluto fare. Che non è un manuale sui pannolini lavabili, ma è un oggetto molto più complesso, che va ben al di là della sezione sui pannolini di stoffa. L’idea di partenza, a cui ci siamo mantenute fedeli, era quella di affrontare la questione pannolini-bimbo in generale e tutto il mondo che ruota intorno a questo. Infatti, il manuale è composto così: un’ampia sezione iniziale che cerca di analizzare al meglio che cos’è un usa e getta tradizionale, che cosa contiene e qual è il suo impatto ambientale (il lavoro è stato principalmente di Elle con il contributo di Elena L. e di un esperto in materia di chimica e componenti sintetici dei prodotti monouso, ed è unico nel suo genere e credo di un’utilità estrema); una sezione dedicata ai pannolini monouso cosiddetti ecologici, per comprendere la realtà delle affermazione di ecologicità e basso impatto ambientale (anche in questo caso il contributo principale è stato di Elle e il risultato direi straordinario visto che ha permesso di smascherare tante eco-truffe, aiutando molti genitori a non spendere più inutilmente soldi in prodotti niente affatto ecologici); una sezione è dedicata ai pannolini lavabili (naturalmente la sezione è ampia perché noi riteniamo che il futuro stia proprio in un uso di massa di questo tipo di pannolino insieme ad una sempre maggiore consapevolezza riguardo all’EC); una sezione dedicata ai prodotti usati per la cura della zona pannolino, in particolare le salviette monouso (curata da Elena L.), di altissimo livello e grande valore divulgativo; una sezione dedicata alle esperienze delle mamme; e un’appendice intitolata MondoBimbo che tratta globalmente un accudimento naturale del neonato.
Il manuale, che decisamente merita di essere chiamato tale, si pone l’intento specifico di raggiungere quanti più genitori possibili per renderli consapevoli di che cosa mettono addosso al loro figlio quando lo fasciano con un usa e getta o lo puliscono con una salviettina umidificata, e anche cosa significhi l’uso di questi prodotti per l’ambiente in cui il proprio bambino dovrà vivere. Si rivolge insomma alla massa dei futuri genitori o neo-genitori; a quelli che non sanno nulla di pannolini ecologici o di pannolini di stoffa e che forse ne hanno sentito parlare una volta e non hanno mai approfondito la questione, per gettare un seme, accendere una scintilla, spingere a riflettere almeno un poco. Fornire in modo integrato e organico un’informazione non circolante, o difficile da reperire, generalmente dispersa e frammentata. Stanno arrivando quotidianamente pareri entusiasti e numerosi contatti dai GAS (gruppi di acquisto solidale) e gruppi verdi e altre realtà a fondo etico di tutti Italia per l’organizzazione di incontri pubblici su questo tema, per sensibilizzare e portare sempre più persone verso l’alternativa davvero ecologica, i pannolini lavabili. Io penso che in questo senso il manuale centri il segno e si dimostrerà uno strumento utilissimo; l’unico strumento valido per questo tipo di sensibilizzazione, in quanto oggetto riconoscibile, con una struttura definita e chiara e una mission dichiarata e inconfondibile. Il manuale così impostato il lavoro non farà che portare sempre più persone verso l’utilizzo dei pannolini lavabili. Riporto qui solo il più recente dei messaggi che abbiamo ricevuto: “Salve a tutte! Sono la mamma di un bimbo di quasi 4 mesi che oggi per la prima volta ha fatto la pupù nel vasino! Durante la gravidanza mi ero letta un libro sull'igiene naturale del bambino, La vita senza pannolini, e volevo provare si da subito quest'esperienza. Dopo il parto invece non me la sono sentita. Vedevo l'EC una cosa troppo più grande di me. E allora, come fa la stragrande maggioranza delle mamme, ho usato i pannolini, per di più usa&getta.... non conoscevo ancora i pannolini lavabili. Poi però mi è scattato qualcosa dentro. Ho fatto un primo passo: ho letto il manuale. L'ho studiato e sono passata ai pannolini lavabili. Non ce la facevo più a vedere a fine giornata il secchio della spazzatura pieno di pannolini da buttare. E ora solo pensiero degli U&G mi fa venire l'orticaria! Eppure, con il passare dei giorni mi sono sorpresa a riconoscere quasi sempre i segnali del mio bimbo. Così stamattina sono andata a comprare un vasino ed un riduttore per il water e oggi pomeriggio appena ho riconosciuto un segnale, ho sbottonato tutto e dopo qualche minuto di sorrisi e giochi.. pluff ha fatto la sua prima cacca nel vasino!”.
All’interno del manuale la sezione dedicata ai pannolini di stoffa doveva avere a sua volta una sua fisionomia riconoscibile e organicamente strutturata, in grado di indicare una via possibile e di dare informazioni pratiche concrete, non solo di utilizzo ma anche di acquisto. Le persone a cui ci rivolgiamo sono appunto quelle che non si sono mai poste il problema del pannolino o solo in maniera molto vaga e che scoprono soltanto grazie alle informazioni del manuale che c’è un’alternativa, che forse possono provare a essere più consapevoli. Queste persone possono essere acchiappate solo con un’informazione direzionante, con l’indicazione di una via da percorrere. Una volta presa la decisione di tentare questa strada, vogliono una guida sicura per districarsi nel mare magnum di pannolini lavabili; normalmente sono confusi, non capiscono bene di cosa si parli quando di distinguono le diverse tipologie, quando vanno sui siti commerciali rimangono sconvolti dalla varietà e dalle marche presentate, si trovano disorientati. Non vogliono perdere tempo e fare fatica a districarsi in questa giungla: se fossero costretti a farlo probabilmente rinuncerebbero, non volendo correre il rischio di fare acquisti sbagliati, non adatti. Di questo sto avendo conferme continue in questi giorni. Dopo la pubblicazione del manuale stanno arrivando ogni settimana decine di mail di mamme o future mamme. Pur avendo letto il manuale e avendolo trovato illuminante, chiedono ulteriori specifiche e delucidazioni su questo e quello, insicure e preoccupate. La gente non “vuole decidere da sola”, o meglio vuole (è messa in grado di) decidere da sola sulla base di una mappatura che permetta di imboccare strade certe.
Ho riflettuto molto sull’impostazione da dare alla sezione. Inizialmente avevo composto un excursus molto impersonale in cui in modo del tutto meccanico e acritico descrivevo le diverse tipologie di pannolini e proponevo alcune ipotesi di set completi con prezzi indicativi. Ma quando a distanza di qualche mese (nel frattempo avevo partorito la mia bimba) ci sono tornata sopra mi sono accorta che quell’excursus non era di alcuna utilità. Mancava innanzitutto la disamina serrata delle caratteristiche salienti di ogni tipologia, una guida pratica all’acquisto che sollevasse da estenuanti ricerche in rete per districarsi tra le infinite proposte e marche e per ultimo, ma più importante, mancavano i criteri oggettivi in base ai quali dare consigli e fare proposte. In secondo luogo, mancava la persona, perché questo tipo di informazioni colpiscono davvero nel segno quando si sente dietro di esse una individualità, un palpito di vita vera, vissuta. Ecco perché ho ritenuto opportuno dichiarare la mia identità in apertura di pezzo; non per mettere le mani avanti e ammettere la parzialità e la limitatezza di ciò che dicevo ma per dare un volto ad un ricerca come ogni ricercatore serio fa. La parzialità e la soggettività ovviamente ci sono, ma su un piano ben diverso rispetto a quello tanto sbandierato nei vostri messaggi.
Ripetete più e più volte che non si doveva spacciare come verità o come riflessione condivisa un’esperienza personale, opinioni soggettive, ecc. ecc. Ma per me qui si fa un po’ di confusione. Il mio non è un diario, ma qualcosa di diverso: sicuramente una mappatura, e poi una guida orientativa, abbinate ad una ricerca empirica. Anche nella scienza, a parte forse la matematica pura, chi fa ricerca parte da presupposti, criteri e ipotesi necessariamente parziali e discriminanti sulla cui base giungerà a delle conclusioni. Altri ricercatori partendo da altri presupposti e dotandosi di criteri differenti giungeranno a conclusioni diverse, anche diametralmente opposte. Succede ogni giorno. Preso atto del fatto che ahimé la scienza del pannolino lavabile non esiste e non esisterà mai (ma su questo dirò qualcosa più avanti) per non perdersi nell’infinità dei dati possibili occorre premunirsi di prospettive definite e imporsi dei criteri oggettivizzanti. Prospettive e criteri certamente parziali, potremmo dire soggettivi, cioè frutto della scelta di un soggetto, ma sulla cui base è possibile giungere a conclusioni significative e offrire panorami esplorabili. Questo ho fatto. Altri, se vorranno, (voi se vorrete) potranno partire da altre ipotesi e usare altri criteri e giungere a conclusioni differenti, e non per questo meno valide. Saranno i benvenuti, sarete le benvenute. In nessun punto di ciò che ho scritto ho preteso di spacciare le mie conclusioni come verità assolute. Sono solo verità parziali e chiunque potrà mettere in circolazione le proprie. E penso potranno essere soltanto utili, le mie come quelle di chi avrà voglia di buttarsi in una così grande fatica (che naturalmente è anche un piacere però).
3. I criteri che mi sono voluta dare sono di due ordini; un ordine più generale e uno più particolare. Nell’ordine più generale ci stanno: coprire una porzione di realtà quanto più vasta e variegata possibile; mettere in luce vantaggi e svantaggi di ogni opzione; definire quanto più possibile le opzioni utili per le diverse necessità d’uso (giorno, notte, estate, inverno, primi mesi, crescita, ecc.); delineare chiaramente le via grazie alle quali ottimizzare l’uso e il consumo del pannolino lavabile; ecologicità, eclettismo d’uso (cioè la possibilità di combinare utilmente tipologie e marche diversificate). Nell’ordine più particolare ci stanno: funzioni principali di ciascuna tipologia; qualità dei materiali in relazione alla funzione che dovrebbero svolgere; versatilità d’utilizzo; vestibilità; confort (cioè come ovviare con le prestazioni dei lavabili ai problemi dell’usa e getta: dunque in primis freschezza, traspirabilità, contatto con materiali non sintetici); durata e riutilizzo, ecc.
La struttura della sezione è chiara. Ogni tipologia è descritta in modo dettagliato (ciripà, fitted, prefold, contour, AIO, pocket, ecc.) con una lista di vantaggi e svantaggi e alcune indicazioni per un acquisto sensato. Dunque non confondiamo le cose! Mi pare proprio che si confondano continuamente e volontariamente i piani. Se nella sezione dei fitted io cito, che ne so, gli Imse Vimse in flanella e dico che sono degli ottimi sagomati tra quelli che si trovano in Italia non sto certo dicendo che gli Imse Vimse sono migliori, che ne so, dei Fuzzi Bunz. Cosa c’entra! E solo uno sguardo prevenuto può ritenere che io stia “demolendo” i pocket per il solo fatto che muovo delle critiche motivate ad alcune marche. Ma stiamo qui a difendere una marca piuttosto che un'altra? Mi pare davvero assurdo. Qualcuno dice: “non mi permetterei mai di denigrare altre marche…”. Io non ho mai “denigrato” marche e tipologie: ho solo fatto delle osservazioni oggettive e degli appunti a partire dai criteri che ho impostato. Quando dico che “i pannolini in spugna di cotone sono molto ingombranti e tendono ad indurirsi molto con i ripetuti lavaggi diventando ruvidi” non vi ho sentito sollevarvi indignate dichiarando che ho osato “denigrare” e “demolire” i pannolini di spugna! Non è parzialità questa? Quando voi dite che i Kooshies sono rigidi e segnano o quando dite che i pannolini in materiali naturali sono scomodi e si inzuppano io non penso che stiate denigrando ma che stiate esprimendo una vostra opinione, più o meno oggettiva, e che abbiate il diritto di farlo senza per questo essere tacciate di voler spacciare la vostra opinione come una verità assoluta.
Io non ce l’ho con i pannolini pocket, né ho mai cercato di “demolirli”. Se avessi voluto fare questo avrei potuto tranquillamente ignorarli, evitare di parlarne, o avrei potuto parlarne dicendo in modo definitorio e assoluto che sono pannolini deludenti e sconsigliabili e finirla lì. Non mi sarei certo presa la briga di elaborare una sezione tanto vasta e articolata, di fare ricerche e prove complesse e approfondite, che mi sono costate tempo e fatica, di consigliare marche e siti alternativi. Perché ho fatto questo? È evidente che considero i pannolini pocket dei pannolini validi sotto molti aspetti e decisamente consigliabili. Sono convinta che molte mamme che non sarebbero disposte a lasciare gli usa e getta per un sagomato o per un prefold potrebbero essere invogliate da un pocket; sono convinta che molte mamme che usano pannolini in materiali naturali possono utilmente usare i pocket in certi contesti e situazioni. È davanti agli occhi di tutti sul forum di Promiseland il fatto che quando mi si chiede consiglio su quali pannolini usare valuto bene le esigenze della mamma con cui sto parlando e a seconda dei casi consiglio senza problemi anche i pocket. E lo faccio anche con le mamme che mi scrivono privatamente ogni giorno, senza pregiudizi. Io stessa li uso per l’EC di mia figlia, perché sono i più adatti ad essere utilizzati come mutandine da tirare su e giù. E per chi non l’avesse notato nella copertina del manuale la bambina indossa proprio un pocket. Solo che semplicemente non limito il mio orizzonte di realtà a quest’unica tipologia di pannolino e non penso che siano gli unici validi in assoluto. La realtà è molto più complessa, le esigenze e le aspettative delle mamme e dei bambini sono le più diverse, le opzioni e le combinazioni possibili sono infinite e a questo io guardo e mi affido. Su chi sia a denigrare acriticamente e a fare muro contro tipologie e marche per partito preso penso che sia chiaro agli occhi di tutti.
I criteri di base su cui è stata costruita la sezione dedicata ai lavabili sono fondamentalmente due e sono anche quelli che la rendono solida e ne decretano l’utilità (al di là di mille aggiustamenti che dovranno e potranno essere fatti nel tempo, considerando anche che il mondo dei lavabili è in continua evoluzione). A) l’individuazione chiara di vantaggi e svantaggi per ciascuna tipologia. Questo è un criterio importantissimo che in America e in Inghilterra viene applicato anche dai siti commerciali: non solo per le varie tipologie vendute, ma anche per le diverse marche si specificano i pregi e i difetti, le migliori condizioni d’uso, la qualità dei materiali, i contesti più appropriati di utilizzo e anche la qualità di riutilizzo in un confronto diretto. B) l’eclettismo d’uso; cioè mostrare come l’ottimizzazione nell’uso dei lavabili venga proprio dalla combinazione di tipologie e marche diversificate a seconda delle necessità, delle situazioni, dei contesti. Questa si è rivelata la carta vincente e trova una grande rispondenza nelle mamme.
Ecco la mia filosofia; che non può essere certo tacciata di essere una filosofia limitante, integralista o di parte, ma è anzi una filosofia inclusiva, ad ampio spettro, di larghe vedute. Mi pare proprio che qui gli integralisti, quelli di strette vedute, che pensano che il buono e il bello sia tutto da una parte siano altri.
4. La mia disamina dei pocket, da una parte, cerca di mettere in evidenza problematiche piuttosto comuni a molte mamme che li hanno utilizzati e di trovare a queste soluzioni valide, abbinando modelli e inserti con prestazioni differenziate; dall’altra, propone un ventaglio di possibilità di acquisto sulla base dei criteri stabiliti. Dunque sulla base del criterio di praticità e versatilità di utilizzo si consigliano pocket con chiusura sui fianchi e possibilmente con rifinitura con fold-over elastic; o pocket che abbiano una fattura tale da poter essere utilizzati comodamente fin dai primi giorni o che siano in grado di adattarsi a bimbi di corporature molto diverse senza risultare o troppo piccoli o troppo grandi, ecc. Non vado avanti perché queste cose chiunque le può leggere sul manuale e sono piuttosto perspicue.
Faccio un altro esempio. La questione del micropile. In un pannolino come il pocket la funzione del pile è quella determinante, centrale, dunque su quella bisogna concentrarsi. La differenza tra la qualità del pile di alcune marche e quella di altre non è solo visiva ed estetica, non è solo una questione di maggiore o minore consistenza come dice Federica ma è proprio sostanziale e incide sull’efficacia funzionale. Chiunque può rendersene conto e tante mamme, con sguardo non prevenuto e non parziale, l’hanno potuto constatare. Il micropile in questione sottile, rado e molto lento, fin da subito drena poco e con i lavaggi si rovina moltissimo, si dirada e assottiglia ancora di più perdendo completamente il suo potere drenante e bagnandosi come un qualsiasi altro tessuto. Questo va detto visto che la funzione “effetto asciutto” è centrale in un pocket. Ma la cosa influisce anche sulla qualità del pannolino a lungo termine. Dopo 11 mesi di utilizzo non intensivo (e di lavaggio a mano) di Fuzzi, HH e MT da una parte e di Poket-Bots e trainer Bumwear dall’altra posso constatare che i primi già da tempo non sono più drenanti e esteticamente all’interno appaiono brutti e sfibrati, gli altri sono ancora perfettamente drenanti e appaiono ancora come nuovi con un pile morbito, fitto e setoso (sono disponibile a inviare campioni di questo a chiunque lo desideri). I primi non mi sentirei mai di regalarli (presto li scucirò e riutillizerò la parte in pul per fare un nuovo pannolino), gli altri invece li regalerò felicemente a due mie care amiche che hanno appena partorito. Tra l’altro mentre con i primi spesso la mia bimba si è bagnata ed è rimasta segnata dagli elastici, con le trainer Bumwear non si è mai bagnata e gli elastici non lasciano alcuna traccia (oltre al fatto che vestono eccezionalmente sottile sotto i vestiti).
Ancora: che i taglia unica tipo MT abbiano una marea di difetti d’uso (elencati chiaramente nel manuale) è un dato di fatto. Un aggiustamento che sicuramente farò in questo senso sarà quello di consigliare pocket taglia unica che ho avuto modo di provare solo dopo la chiusura del manuale, che in gran parte ovviano ai problemi creati dai modelli presi in esame: per intenderci la tipologia Bumgenius che ha un meccanismo di adattamento delle taglie più semplice e meno ingombrante e una chiusura a velcro che permette una vestibilità migliore, una tenuta in forma migliore, ecc. Ma per esempio c’è un taglia unica strepitoso che ancora non né distribuito in Italia ma di cui sicuramente in futuro si dovrà parlare, che è il Mother Eve, con un meccanismo di restringimento e allargamento che non prevede bottoncini a pressione e dunque gonfiori sul ventre del bambino e altri accorgimenti tecnici che li rendono dei pannolini d’avvero all’avanguardia.
Ancora: che gli inserti in microfibra siano meno assorbenti è un dato di fatto (ho fatto decine di prove in questo senso).
Ancora: che l’utilizzo dei pocket per la notte sia del tutto controverso è un dato di fatto: di mamme che hanno fatto con le mani e coi piedi, cambiando e assemblando inserti di ogni tipo, per tentare di fare durare i loro pocket tutta la notte senza successo ne trovate quante ne volete.
Ancora: che i pocket richiedano un lavaggio particolare con poco o niente sapone è un dato di fatto condiviso ed è giusto che chi sta valutando la possibilità di comprarli lo sappia in anticipo. La critica di Lila in questo senso è evidentemente pretesutosa: tutti noi laviamo quotidianamente con il detersivo la biancheria dei nostri bimbi (body, canottierine, mutandine, pantaloncini, federe, lenzuolini, ecc.), quella che sta a contatto costante con la loro pelle. Un uso oculato del detersivo che ne preveda una giusta quantità permette di minimizzare i residui sui tessuti; se poi questo detersivo è di provata ecologicità e naturalità (come sempre dovrebbe essere quando si parla di neonati o bambini molto piccoli) allora non ci sarà da preoccuparsi. Lavando, da mamme attente e ecologiche, i pannolini di stoffa dei nostri bimbi così come laviamo la loro biancheria potremo stare tranquille. Non vedo come questo possa essere contrapposto al fatto che i pocket hanno bisogno di un lavaggio senza sapone. Boh!
Ancora: che i pocket con dentro due inserti siano estremamente ingombranti è un dato di fatto; un buon AIO con un inserto aggiuntivo può raggiungere anche una durata di quattro ore (diurne) e ha senza dubbio una durata simile o maggiore a quello di un pocket a due inserti con un ingombro decisamente minore.
Avrei potuto aggiungere anche altri elementi che ho taciuto per non appesantire il testo. Solo due spunti. A) Nella maggior parte dei pocket citati la tasca è molto larga e aperta e gli inserti tendono facilmente a scivolare verso l’apertura lasciando sguarnito di assorbenza la parte frontale che è invece quella più importante soprattutto nei maschietti. Nei Pocekt-bots invece il retro del pannolino è rifinito con molta maggiore cura con un riporto di micropile elasticizzato che permette di tenere perfettamente fermo l’inserto all’interno. In generale i Pocket-bots sono molto curati nei dettagli ei molto ben rifiniti. Perché non tenerne conto? B) Anche i pocket, udite udite, segnano la pelle, soprattutto se si vuole farli aderire bene intorno alla vita e alle gambe per evitare fuoriuscite; e il confronto in questo senso non può essere fatto con i famigerati Kooshies che avevano (ora non so perché non li ho avuto modo di riprovarli) una plastica esterna rigidissima e molto abrasiva, quando attaulmente ci sono in commercio AIO di alto livello con all’esterno PUL morbido e setoso ed elasticature del tutto simili a quelle dei pocket: un Dream-Eze, un Bottombumper, un Motherease segneranno tanto quanto un pocket e non diversamente un prefold o un sagomato sottile tipo Disana sotto una mutandina impermeabile di ultima generazione tipo Thirsties o Swaddlebees (PUL leggerissimo con bordatura setosa che non segna).
Se sulla base di questo fatto, sulla base del criterio di versatilità che privilegia l’allacciatura laterale, sulla base dell’ecologicita e della sostenibilità che privilegia le produzioni locali e artigianali, ecc. consiglio di comprare una marca piuttosto di un'altra non vedo perché dovrei sentirmi dire che sono parziale, che denigro, che faccio un torto a qualcuno.
Faccio molta fatica a vedere positivamente questo vostro accanimento nella difesa a spada tratta dei pocket (e soprattutto di alcune marche di pocket) contro qualsiasi detrattore o presunto tale (visto che io non lo sono). Non lo capisco proprio. Certo, nel manuale io faccio alcune critiche ad alcuni modelli e marche di pannolini pocket (il che non vuol dire che questi siano da buttare in assoluto, semplicemente non mi sento di consigliarli in prima istanza) e d’altra parte consiglio, sulla base di considerazioni dettagliate e motivate, altri modelli e marche. Non capisco perché questo, per usare un termine che mi pare abituale dalle vostre parti, vi faccia tanto “incazzare”. Se a una mamma che mi chiede informazioni consiglio Pocket-bots invece di Fuzzi, tanto per dirne una, non vedo dove stia il problema. Certo posso capire che a Chiara dispiacerà, perché venderà qualche pannolino in meno, e a voi dispiacerà forse perché siete amiche di Chiara, ma dal dispiacere all’attaccarmi con astio ce ne passa! Io non ce l’ho con Chiara e con i suoi pannolini, né però le devo niente visto che non la conosco. Se non vende 10 pannolini lei li venderà Hillary, la mamma dei Pocket-Bots, che li cuce personalmente, ha tre bimbi splendidi ed è una persona meritevole quanto Chiara o altre mamme italiane che vendono pannolini. C’è forse un problema di patriottismo mancato?
Infine, andrei cauta nel dire che gli unici pannolini “esteticamente belli” sono i pocket, perché ormai ci sono AIO bellissimi e piacevoli che all’aspetto esteriore sono in tutto e per tutto uguali ai pocket e anche sagomati sempre più carini per forma e presentazione.
La vostra reazione comunque mi ha aiutato a capire una cosa, che in prossime revisioni del manuale modificherò senza meno. Nella descrizione che faccio dei pocket avrei potuto togliere alcuni degli svantaggi elencati, quelli che ritengo meno rilevanti, in modo da bilanciare il peso dei vantaggi e degli svantaggi. Infatti, la forte sproporzione fra le due parti induce a pensare che io voglia “demolire” e “sconsigliare” i pocket, cosa che non è nelle mie intenzioni.
5. Veniamo a un altro piano. Provo a seguirvi sul piano dell’esperienza personale del pannolino. Voi vi trovate benissimo con i pocket in qualsiasi situazione, vi va benissimo di tenere sempre il pile addosso al bambino, la notte vi tengono benissimo e non vi dà fastidio; ci sono mamme che con i pocket trovano spesso il bambino bagnato, che non riescono a usarli come pannolini notturni, a cui fa piacere tenere il bimbo il più possibile a contatto con materiali naturali o addirittura libero dal pannolino di tanto in tanto. Ci sono mamme che hanno usato i taglia unica e si sono trovate benissimo, altre che li hanno buttati nel bidone perché al loro bimbo non sono mai andati bene. Ci sono mamme che hanno usato i pocket per mesi e poi hanno scoperto altre tipologie e materiali e trovano che alternarli sia molto comodo e piacevole; ci sono mamme (come me) che hanno usato i ciripà quando il bimbo era molto piccolo con grande soddisfazione ma hanno trovato impossibile continuare a usarli dopo una certa età per la difficoltà di chiuderlo con il bambino in movimento; ci sono mamme che riescono a usare felicemente i ciripà anche con il loro bimbo di un anno e non sono per nulla pentite o stressate. Ci sono mamme che usano solo i prefold e trovano che siano i pannolini migliori del mondo e non cambierebbero mai; ci sono mamme che trovano improponibili (come me) i pannolini di spugna e mamme che ci si trovano benissimo e li consigliano addirittura. E potrei continuare ancora.
Ma vado più nello specifico. Trovo molto buone la forma e la vestibilità del pannolino Happy H a taglie e l’ho detto nel manuale; non ho detto però che ho smesso di usarlo per la mia bimba (lo tengo solo per estrema emergenza) perché ogni volta che mi capita di perdere una pipì si bagna sistematicamente. Non l’ho detto perché so che altre mamme lo useranno felicemente e non avranno mai perdite. Federica ha detto di aver provato i Pocekt-bots e di aver costatato che in due occasioni non hanno tenuto affatto; porta a giustificazione di ciò il fatto che siano più larghi di altri intorno alle cosce. Io uso i Pocket-bots da molti mesi sia per fare EC sia quando lascio la bimba alla tata (che non è in grado di fare EC e dunque le tiene il pannolino come fosse un normale pannolino) e la bambina non si è mai mai bagnata né sporcata, neppure per sbaglio (neppure la volta che malata ha fatto una scarica di diarrea nel pannolino) e non trovo assolutamente che i Pocket-bots siano larghi intorno alle cosce (alla mia bimba aderiscono perfettamente benché abbia una coscetta molto molto magra: si può vedere qui).

Come me molte mamme a cui li ho consigliati li stanno usando con soddisfazione. Elle, l’altra mamma del manuale, quando partì con l’uso dei pannolini non si sentiva assolutamente di mettere al bimbo i pannolini di cotone, la infastidiva l’idea del bagnato, e comprò dei pocket. Non è mai riuscita a usarli per la notte, neppure con dentro un prefold ripiegato perché il suo bimbo si bagnava sistematicamente. Nel corso del tempo poi ha rivalutato il piacere di utilizzare altri pannolini, in materiali naturali, soprattutto perché si è resa conto che l’effetto asciutto dei pile è davvero minimo e ora usa solo prefold e dei vecchi sagomati della disana che le regalai io (usati e strausati da entrambi i miei primi bimbi, ma molto sottili e assorbenti) insieme alle mutandine in pul leggerissimo Thirsties.
Io con il mio primo bimbo sei anni fa cominciai proprio con questi sagomati comprati su Ipiccolissimi, che erano gli unici pannolini lavabili che avessi mai conosciuto (mi sembrava impossibile per me utilizzare i ciripà benché agli incontri LLL vedessi mamme che li utilizzavano con grande nonchalance). Mi trovai benissimo, mai una perdita benché il mio bimbo fosse un mega-piscione e dormisse tutta notte senza mai svegliarsi. Quando questi non gli andarono più cercai di capire se esisteva qualcosa di ancora più facile da mettere visto che lui non si riusciva a tenerlo sul fasciatoio e dopo parecchie ricerche scoprii i Kooshies e i Popolini tutto in uno, allora credo il massimo della tecnologia esistente in Italia. Presi due Popolini, ma per mio figlio non andavano bene; dopo un’ora la pipì usciva sistematicamente fuori. Allora comprai dieci Kooshies e con questi dieci ci feci tutto il periodo dall’anno ai due anni (dai 14 mesi solo di notte e a due anni smise anche la notte). Certo erano rigidoni ma assorbivano tantissimo e non è mai uscita una sola goccia in un anno di utilizzo. Certo sono lenti ad asciugare, ma poi neppure tanto; infatti pur non avendo io mai avuto un’asciugatrice non sono mai rimasta a corto (bastava organizzare i lavaggi); e questo discorso vale per tutti gli AIO oggi in commercio. Non è assolutamente vero che per usare AIO o pannolini in materiali naturali in genere occorre avere un’asciugatrice (perdendo così in ecologicità).
A proposito dei Kooshies voglio anche precisare che in nessun punto del manuale io li “caldeggio” (come dice Crimartix); non lo farei mai perché appunto con quel tessuto rigido e delicato (si scioglie facilmente se messo sui caloriferi e si distrugge con le centrifughe) sono stati ampiamente superati da altri AIO altrettanto validi nell’assorbenza ma molto più appetibili come materiali e vestibilità. Così scrivo sul manuale: “Molto interessanti a mio parere i Bottombumpers e i Dream-Eze con allacciatura laterale e inserti di materiale naturale molto assorbenti e morbidi e separabili perché cuciti su un solo lato per acilitare l’asciugatura. Entrambi vestono magnificamente, aderenti e poco ingombranti (un Dream-Eze indossato sotto i vestiti a il medesimo e etto di un usa & getta). […] I Dream-Eze li potete trovare anche in Italia da Ecobaby (http://www.ecobaby.it), costano 20€ l’uno, ma potete risparmiare un po’ comprandone una certa quantità (valgono quello che costano comunque)”. Non è assolutamente vero che i Dream Eze sono bassi in vita (anzi sono anche più alti di molti pocket); sono certo stretti nel cavallo ma hanno dentro un inserto doppio di pile di cotone molto assorbente. Alla mia Anita durano tutta la notte senza problemi.

Sicuramente per altri bambini non andranno bene di notte. Mamme mi hanno scritto trovandosi ottimamente; altre che già li conoscevano sostengono che per il loro bambino non vanno bene. Anche qui siamo al livello della soggettività più selvaggia.
Lo scritto in cui consigliavo i Kooshies a cui si riferisce Annuc lo scrissi proprio sei anni fa dopo averli usati con il mio primo bimbo; in realtà era una mamma che mi chiedeva informazioni sui lavabili: di tutto ciò che avevo provato fino a quel momento quelli erano la cosa più comoda e efficace che conoscevo e dunque li consigliai, fondamentalmente in apposizione ai Popolini che non mi parevano validi. Perché non avrei dovuto farlo? Comunque non avevo alternative. Quando è nato il mio secondo bimbo ho usato i ciripà prima, poi i sagomati del fratello e poi dopo l’anno ho provato i Popolini (dato che i Kooshies avevano la plastica tutta consunta): bé con il fratello i Popolini tenevano perfettamente sia di giorno sia di notte. Mai avuto una perdita. Pamela sostiene che navigava tutta notte con Popolino e Bambinomio; eppure io conosco più di una mamma che stravede per i Bambinomio e li consiglia ad ogni occasione.
E potrei andare avanti con gli aneddoti. Ho appunto avviato questo excursus aneddotico per rimanere sul piano che voi avviate. Ma sono convinta che stare su questo piano non porti da nessuna parte, sia fuorviante e inutile. Se si prendono cento bambini e si valuta il loro rapporto con lo stesso pannolino si registreranno cento esperienze diverse, seppur talvolta con minime differenze. A cosa servirebbe tutto ciò? Non mi dice nulla sulle prestazioni reali dei pannolini, non indica una via percorribile, non offre spunti. È una strada che non è utile a chi vuole orientarsi, a chi vuole capire, a chi vuole informazioni pronte all’uso. Noi volevamo fare un prontuario orientativo perché siamo convinte che di questo ci sia bisogno e per fare questo occorreva come ho mostrato prima districare la matassa e imporsi dei criteri. Ciò non vuol dire che le esperienze individuali non siano importanti; sono importantissime, ma in qualche modo vengono dopo. Dopo, certo, viene il dialogo diretto, viene il forum, viene il blog. Infatti, le mamme che leggono il manuale poi mi scrivono, vanno su Promiseland, chiacchierano con le altre mamme, si scambiano impressioni e consigli, esprimono le loro opinioni su ciò che hanno provato, ecc.
6. Ho apprezzato tantissimo l’intervento di Melissa (che immagino sia la Mammace di Promiseland, mi corregga se sbaglio), proprio per l’approccio aperto, disponibile alla sperimentazione, alla diversificazione d’utilizzo e soprattutto non prevenuto verso materiali e tipologie. Mi trovo in piena sintonia con lei. Non concordo però in questo senso con quanto dice nel suo messaggio su Promi. Dice: “mi piacerebbe un manuale molto esplicativo sull'utilizzo dei pannolini di tutti i tipi in commercio, sottolineando ancora il discorso salute per i bimbi e rispetto ambientale”. Questo mi sembra proprio l’abbiamo già fatto (certo potrebbe essere ancora più completo e esaustivo ma alle mie forze c’è un limite!). Dice: “metterei meno impressioni personali perchè ogni mamma ha le sue”. Di questo mi sembra di aver già reso conto sopra: non ho trasmesso impressioni personali ma valutazioni sulla base di criteri, a partire dalle quali ogni mamma potrà farsi le proprie (stiamo parlando di mamme che arrivano in gran parte ignare e confuse all’incontro con i pannolini). Dice: “ma cmq elencherei pregi e difetti delle varie tipologie riscontrate dalla maggioranza di chi li utilizza”. Questo è impossibile perché nella maggioranza di chi li utilizza c’è tutto e il contrario di tutto come ho cercato di mostrare sopra e fare un manuale orientativo in cui c’è tutto e il contrario di tutto significa riprodurre il mare magnum, la Babele delle esperienze personali che disorientano e creano panico in molti che vorrebbero timidamente avvicinarsi a questa realtà.
7. Riguardo alla citazione di siti stranieri penso che sia di estrema utilità e che apra prospettive arricchenti. Non ce l’ho con i siti italiani che cito nel testo a più riprese. Ma varie riflessioni mi spingono a consigliare alcuni siti stranieri. Intanto c’è da dire che l’Italia è in Europa e che la rete è il luogo in cui massimamente vige la dilatazione spaziale: una volta che ci si è dentro che importanza ha che si acquisti in Italia, in Spagna, in Francia, in Inghilterra o in Germania? Anche qui cos’è un problema di patriottismo? Comunque, la motivazione principale che mi spinge a consigliare come preferibili alcuni siti, per es., inglesi è relativo appunto al criterio dell’ecclettismo d’uso. La varietà dell’offerta di questi siti è infatti imparagonabile con quella dei siti italiani: offrono tutta la gamma delle tipologie disponibili attualmente in tantissime varianti, non solo dei pannolini ma anche degli accessori come per es. gli inserti e va da sé che visitando un solo sito una mamma può fare un acquisto che le permetta di provare diverse tipologie e marche senza girovagare inutilmente da un sito all’altro.
8. Riguardo all’intervento di Chiara vorrei toccare un punto che mi pare significativo e che concerne l’umiltà. Se Chiara nel suo “immenso” (alla faccia dell’umiltà!!!) sapere sulla gravidanza è convinta di non potersi permettere di scrivere un manuale al riguardo, io nella mia discreta conoscenza della fisiologia del parto e della lattazione (sono ormai molti anni che studio per diventare doula) ogni volta che una futura mamma o neo-mamma mi contatta per avere informazioni generali o aiuto in un momento di difficoltà, mi pento sempre amaramente per non essermi presa il tempo e la voglia di comporre un piccolo prontuario (manuale) che contenga tutte le informazioni più importanti chiaramente dispiegate e organicamente strutturate che possa essere utile come orientamento su questi temi. Mettere in condivisione il proprio sapere, le proprio conoscenze, la propria esperienza su un certo argomento (cosa che senza dubbio costa fatica se la si vuole fare bene), affinché altri possano avvantaggiarsene a casa mia non si chiama mancanza di umiltà! Lo stesso discorso può essere applicato alla questione dei pannolini.
9. Voglio toccare seppur brevemente anche la questione del “lavoro corale” e del rapporto con una collaboratrice brava e simpatica come Federica. Quando io e Elle decidemmo di intraprendere questo viaggio aprimmo subito un topic sul forum di Promiseland proprio perché l’idea era di coinvolgere le mamme nella redazione del manuale in un lavoro corale in cui ciascuno avesse un compito ma al tempo stesso partecipasse del lavoro di tutti, molto simile a quello per i Detersivi Bioallegri. Il problema è che alla fine, stringi stringi, solo un’altra mamma si è sentita di impegnarsi attivamente, e cioè Elena L. che ha curato la parte dei pannolini u&g tradizionali e delle salviettine umidificate. Dunque, ci siamo ritrovate in tre. Poi è arrivata Federica, che ha dato la sua disponibilità e ha fatto una correzione di tutto il materiale quando in realtà però il lavoro era ancora piuttosto ai primordi, se non altro quello sui lavabili. Poi Federica ha partorito e decisamente per un po’ di tempo ha pensato ad altro. Mi spiace molto che Federica si sia sentita tradita dall’ultima versione del manuale, anche se io credo che non ci sia un’inconciliabilità così radicale tra le nostre due posizioni. Trovo il suo diario ottimo e utilissimo, equilibrato e chiaro. La prima redazione della sezione lavabili l’avevo impostata in un modo del tutto schematico, spersonalizzato e descrittivo al livello più superficiale, e del tutto acritico. Era un elenco di tipologie; tra l’altro i pocket non erano neppure presenti perché ancora non li conoscevo. La seconda redazione cambiava solo per il fatto che avevo inserito i pocket anche se non avevo ancora avuto modo di sperimentarli perché la mia bimba non era ancora nata. Poi è nata la mia bimba, ho cominciato a sperimentare tanti pannolini: i prefold soprattutto che conoscevo solo indirettamente, nuovi AIO, nuovi sagomati ordinati in tutto il mondo, e poi naturalmente i pocket, varie marche e tipologie. Dopo una lunga riflessione, come ho già raccontato, e soprattutto dopo essermi resa conto di quanto fosse importante parlare diffusamente dei pocket, capii che l’impostazione che avevo dato al lavoro era sbagliata e non utile. Così riscrissi tutto, con grande fatica. Quando poi Federica si è trovata a leggere il pezzo naturalmente è rimasta spiazzata perché era qualcosa di molto diverso da ciò che conosceva. Non è che io non abbia voluto tenere conto di ciò che diceva; semplicemente sarebbe stato molto difficile, direi impossibile, farlo, a meno di non voler modificare e reimpostare di nuovo il tutto. Ormai le cose erano andate così. Il lavoro era stato il mio dall’inizio alla fine e io me ne sono presa la responsabilità. In futuro magari faremo meglio; sebbene la difficoltà di lavorare a più mani e combinare più esperienze rimanga.
10. è assolutamente falso che il manuale rientra nella scia della “filosofia portata avanti da Promiseland”. Per quanto riguarda il forum delle mamme, sarebbe addirittura forzato dire che esiste una filosofia; forse in altri forum sì ma non certo in quello. Io scrivevo in quel forum dal 2003 quando aspettavo il mio secondo bimbo e il forum era moderato dalla bravissima dott.ssa Antonella Sagone ed era un forum dedicato all’allattamento, all’attachment parenting e al continuum. Poi Antonella se ne è andata e il forum è cambiato completamente. Ora diciamo che è un forum generalista in cui si può parlare di tutto e del contrario di tutto; ci sono dentro mamme di ogni tipo, con opinioni e stili di vita disparatissimi: questo forum è decisamente un’isola a se stante all’interno del portale. Io sono rimasta all’interno del forum solo perché ritenevo utile continuare a rispondere con cognizione di causa alle domande che continuavano ad arrivare riguardo all’allattamento, al parto naturale e ad altri temi che mi interessano. Quando ho conosciuto Elle (l’altra mamma che ha lavorato al manuale) –collaboravamo alla stesura del Dizionario dei detersivi bioallegri -, e abbiamo cominciato a pensare di fare un manuale sul mondo dei pannolini per bambino, ci siamo chieste quale potesse essere un luogo giusto in cui aprire un laboratorio a tal fine e io ho proposto Promiseland (portale che lei al tempo non conosceva neppure). Promiseland è stato solo un contenitore per raccogliere un lavoro, niente di più.
Ho scritto una pappardella lunghissima. Mi scuso. Capisco che molte di voi non avranno il tempo e la voglia di arrivare fino in fondo. Ma ormai è andata…
Ave atque vale,
Francesca
poiché attaccata in altro forum riguardo al manuale dei pannolini ho deciso di rispondere con una serie di riflessioni. Il testo è una pappardella molto lungha e non credo interessi nessuno leggerlo. Però ritengo giusto inserirlo anche qui perché è qui che il progetto del manuale e nato e perché nel testo rispondo anche a persone che hanno postato i loro commenti qui.
Per chi fosse interessato alla discussione che ha generato il testo la trova qui:
http://www.ecobaby.it/public/forum/view ... &sk=t&sd=a
Ciao,
Francesca
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Care tutte,
già da un po’ volevo scrivere una risposta ai vostri commenti, purtroppo sono molto oberata (la bimba piccola col reflusso grave che non la fa crescere, i due maschiotti ormai avviati ma con i loro bisogni, la casa, il lavoro e un allattamento ancora a pieno regime…) e scrivere lunghe risposte articolate mi costa molta fatica. Però penso che tacere non sia rispettoso nei confronti di chi appunto ha voluto esprimere la sua opinione e dunque ora sono qui a buttare giù qualche pensiero.
Per prima cosa vorrei dire che anche io sono una mamma “normale”, mi barcameno tra mio marito, i miei tre bimbi (il più grande Arturo ha 6 anni, il medio, Giuliano, 4 e la piccola, Anita, 11 mesi), il mio lavoro, tante passioni cui riesco a dedicare pochissimo tempo, tante preoccupazioni e gioie…come credo tutte voi.
Quando sono arrivata su questo forum e ho letto quello che avete scritto mi sono sentita veramente amareggiata e demoralizzata. Mi sembrate tutte mamme simpatiche e piene di vita e sicuramente consapevoli e amorevoli vista la vostra scelta di usare i pannolini lavabili e le vostre esperienze positive di allattamento e genitorialità empatica. Ecco perché non riesco a comprendere e mi sconforta sentire l’astio e la rabbia che molte di voi hanno messo nei loro messaggi. Non comprendo il motivo e non vedo la necessità di questa reazione feroce come se doveste difendere un territorio contro un attacco nemico. Come se ne andasse qualcosa di personale e di molto intimo. Sinceramente io non ho attaccato nessuno; né tanto meno personalmente; né ho messo astio o rabbia in ciò che ho scritto. E non capisco dunque perché io debba essere ripagata con questa moneta.
In secondo luogo, è abbastanza una frase fatta quella che dice che le critiche sono sempre ben accette. In realtà le critiche fanno sempre male, al primo impatto. Certo, se sono costruttive nel tempo possono fare riflettere e aiutare ad aggiustare il tiro. Devo dire che trovo gran parte delle critiche contenute nei vostri messaggi piuttosto sterili, fini a se stesse, viziate da pregiudizio e rabbia; anche se preferisco pensare che in gran parte la distorsione che generano sia frutto di letture affrettate e parziali e non di pregiudizio consapevole. Come dicevo più sopra vi trovavo simpatiche quando mi era capitato di leggervi in passato su altri argomenti perché magari trovavo citato un topic su Promiseland (mi ricordo per esempio quello sull’EC) e non mi sarei mai sognata di pensare che foste delle integraliste, delle talebane, delle invasate per il solo fatto che siete accese entusiaste dei pannolini pocket in materiali tecnici. Mentre devo sentirmi dare dell’integralista soltanto perché prendo in considerazione la validità di tipologie di pannolini differenti dai pocket, pur apprezzando le caratteristiche di questi ultimi. Questo mi sconcerta alquanto.
In terzo luogo, anche se avrei voluto sorvolare su alcuni passaggi inqualificabili dell’intervento di Chiara, poiché ho anch’io purtroppo un carattere focoso, non riesco a non dire almeno qualcosa a riguardo. Chiara deve aver confuso persona e avrebbe fatto meglio a leggere il testo prima di sparare stupidaggini a vanvera. Tutta la cultura che ho sui pannolini lavabili è farina del mio sacco: frutto dell’esperienza che ho maturato nel pannolinamento di ben tre bambini (sono più di sei anni che uso lavabili), nelle ricerche lunghe e approfondite in giro per il mondo, comprando tipologie e marche differenti, e nella produzione in proprio di pannolini (pocket compresi) utilizzando i tessuti più diversi (dai materiali sintetici più all’avanguardia a quelli naturali più diversi) per amiche e conoscenti che li stanno utilizzando felicemente ormai da un anno. Io e Chiara non abbiamo mai scambiato una sola parola. Più di un anno fa, quando ancora aspettavo la mia terza bimba, navigando in internet scoprii il suo sito e, poiché stavo cominciando il lavoro sul manuale, scrissi un messaggio ponendo qualche domanda, ma non ho mai ricevuto alcuna risposta. Poco dopo ho comprato da lei tre AIO Bumkins che tuttora trovo siano degli AIO fantastici ed efficaci nella loro semplicità e quattro pocket di marche diverse. Recentemente ho acquistato un Fuzzi nuova versione per verificare le differenze con il modello precedente e un Dream-Eze che avevo visto sui siti americani ma non avevo mai avuto modo di comprare (l’ho trovato un ottimo pannolino e lo consiglio sempre alle mamme che mi chiedono lumi sugli AIO). Tutto qui. Dunque quello sfogo così violento mi pare proprio fuori luogo. Sicuramente qualche contatto in più Chiara può averlo avuto con Elle, che ha comprato diversi pannolini da lei e sicuramente ha chiesto parecchie informazioni visto che è una curiosona e soprattutto un po’ tarda a capire le cose
Venendo più concretamente ai vari punti messi in discussione, cercherò di rispondere come posso, sicuramente in modo confuso e incompleto, ma spero almeno di essere comprensibile. Procederò per punti. Talvolta magari mi ripeterò.
1. Voglio ripartire dalla questione dell’integralismo. Voi vi siete affidate completamente a una tipologia di pannolino, vi trovate bene e ritenete che questo sia il meglio del meglio che c’è. Voi siete convinte che siccome questo per voi è il meglio del meglio che c’è, perché sono pannolini lavabili “facili” da usare, che asciugano velocemente, che sono trendy ecc ecc allora tutto il resto fa schifo: gli altri pannolini sono robaccia, da talebani del biologico, da storditi, chi li consiglia è un invasato che tenta di convertire alla propria filosofia masochistica genitori ignari e le mamme che li utilizzano sono delle poveracce disperate che non sanno cosa stanno facendo, che si autopuniscono, che stanno lì ad allacciare laccetti e a ripiegare inserti solo perché ignorano ciò che si stanno perdendo e che si pentiranno per tutta la vita di aver usato i pannolini lavabili. Questa immagine esce fuori dai vostri messaggi. Siete talmente piene di ciò che vi piace che non vi accorgete che il mondo è molto più variegato e multisfaccettato e che forse le integraliste siete voi. Le talebane del pocket a oltranza. Non vedete che ci sono centinaia di mamme che sanno dell’esistenza dei pocket ma non gli interessa usarli, che sono felici dei loro ciripà, che godono della dolcezza e naturalità di una mutandine di maglina di lana, che si divertono a inventare piegature ai loro prefold, a cui piace l’estetica dei loro mille diversi modelli di sagomati (in canapa, in velour di cotone, in spugna di bambù colorata, in pelouch di cotone stampato, in pile di canapa e cotone in colori brillanti e chi più ne ha più ne metta); a cui piace usare un pocket per andare dalla suocera rompiscatole, ma poi a casa si sentono più a loro agio a tenere il bimbo a contatto con il cotone bio o magari senza pannolino, che di notte si trovano bene con un AIO perché dura loro tutta la notte, mentre di giorno usano un sagomato sottile con una mutandina impermeabile arancione brillante; altre magari mettono il prefold la notte ma con un inserto di pile perché a loro piace l’effetto asciutto ma preferiscono l’assorbenza dei materiali naturali. Non vedete che appunto a ogni mamma non solo il suo pannolino ma la sua combinazione di pannolini. Ben vengano i pocket ma perché “denigrare” chi preferisce altro, perché pensare che lo facciano per partito preso, per ignoranza, per ottusità o integralismo? Sui siti inglesi e americani questo si vede benissimo, perché lì è dispiegata chiaramente la gamma delle possibilità e dunque la richiesta del mercato. Faccio un esempio: a fronte di una scelta di 4-5 tipologie di pocket abbiamo una scelta di 10-15-20 tipologie di sagomati, 8-10 tipologie di AIO, 5-6 tipologie di prefold e contour. E non certo perché questi sono dei pazzi che vendono ciò che la gente non vuole! Lo stesso riscontro io da quando il manuale è stato pubblicato. Delle decine di mamme che mi contattano e altrettante che arrivano su Promi una grossa fetta alla fine (dopo aver scambiato opinioni e sentito tutte le campane, comprese quelle pro-pocket, non temete!) si orienta verso pannolini in materiali naturali. Ci sono mamme, vere (vere!), incredibile a dirsi, che considerate tutte le opzioni, scelgono i ciripà e scoprono dopo qualche timore iniziale che basta un po’ di banale manualità per metterli e non una laurea in ingegneria (che invece forse serve per capire il posizionamento dei 150 bottoncini di un MT).
2. Guarderei più da vicino che cos’è il manuale che abbiamo voluto fare. Che non è un manuale sui pannolini lavabili, ma è un oggetto molto più complesso, che va ben al di là della sezione sui pannolini di stoffa. L’idea di partenza, a cui ci siamo mantenute fedeli, era quella di affrontare la questione pannolini-bimbo in generale e tutto il mondo che ruota intorno a questo. Infatti, il manuale è composto così: un’ampia sezione iniziale che cerca di analizzare al meglio che cos’è un usa e getta tradizionale, che cosa contiene e qual è il suo impatto ambientale (il lavoro è stato principalmente di Elle con il contributo di Elena L. e di un esperto in materia di chimica e componenti sintetici dei prodotti monouso, ed è unico nel suo genere e credo di un’utilità estrema); una sezione dedicata ai pannolini monouso cosiddetti ecologici, per comprendere la realtà delle affermazione di ecologicità e basso impatto ambientale (anche in questo caso il contributo principale è stato di Elle e il risultato direi straordinario visto che ha permesso di smascherare tante eco-truffe, aiutando molti genitori a non spendere più inutilmente soldi in prodotti niente affatto ecologici); una sezione è dedicata ai pannolini lavabili (naturalmente la sezione è ampia perché noi riteniamo che il futuro stia proprio in un uso di massa di questo tipo di pannolino insieme ad una sempre maggiore consapevolezza riguardo all’EC); una sezione dedicata ai prodotti usati per la cura della zona pannolino, in particolare le salviette monouso (curata da Elena L.), di altissimo livello e grande valore divulgativo; una sezione dedicata alle esperienze delle mamme; e un’appendice intitolata MondoBimbo che tratta globalmente un accudimento naturale del neonato.
Il manuale, che decisamente merita di essere chiamato tale, si pone l’intento specifico di raggiungere quanti più genitori possibili per renderli consapevoli di che cosa mettono addosso al loro figlio quando lo fasciano con un usa e getta o lo puliscono con una salviettina umidificata, e anche cosa significhi l’uso di questi prodotti per l’ambiente in cui il proprio bambino dovrà vivere. Si rivolge insomma alla massa dei futuri genitori o neo-genitori; a quelli che non sanno nulla di pannolini ecologici o di pannolini di stoffa e che forse ne hanno sentito parlare una volta e non hanno mai approfondito la questione, per gettare un seme, accendere una scintilla, spingere a riflettere almeno un poco. Fornire in modo integrato e organico un’informazione non circolante, o difficile da reperire, generalmente dispersa e frammentata. Stanno arrivando quotidianamente pareri entusiasti e numerosi contatti dai GAS (gruppi di acquisto solidale) e gruppi verdi e altre realtà a fondo etico di tutti Italia per l’organizzazione di incontri pubblici su questo tema, per sensibilizzare e portare sempre più persone verso l’alternativa davvero ecologica, i pannolini lavabili. Io penso che in questo senso il manuale centri il segno e si dimostrerà uno strumento utilissimo; l’unico strumento valido per questo tipo di sensibilizzazione, in quanto oggetto riconoscibile, con una struttura definita e chiara e una mission dichiarata e inconfondibile. Il manuale così impostato il lavoro non farà che portare sempre più persone verso l’utilizzo dei pannolini lavabili. Riporto qui solo il più recente dei messaggi che abbiamo ricevuto: “Salve a tutte! Sono la mamma di un bimbo di quasi 4 mesi che oggi per la prima volta ha fatto la pupù nel vasino! Durante la gravidanza mi ero letta un libro sull'igiene naturale del bambino, La vita senza pannolini, e volevo provare si da subito quest'esperienza. Dopo il parto invece non me la sono sentita. Vedevo l'EC una cosa troppo più grande di me. E allora, come fa la stragrande maggioranza delle mamme, ho usato i pannolini, per di più usa&getta.... non conoscevo ancora i pannolini lavabili. Poi però mi è scattato qualcosa dentro. Ho fatto un primo passo: ho letto il manuale. L'ho studiato e sono passata ai pannolini lavabili. Non ce la facevo più a vedere a fine giornata il secchio della spazzatura pieno di pannolini da buttare. E ora solo pensiero degli U&G mi fa venire l'orticaria! Eppure, con il passare dei giorni mi sono sorpresa a riconoscere quasi sempre i segnali del mio bimbo. Così stamattina sono andata a comprare un vasino ed un riduttore per il water e oggi pomeriggio appena ho riconosciuto un segnale, ho sbottonato tutto e dopo qualche minuto di sorrisi e giochi.. pluff ha fatto la sua prima cacca nel vasino!”.
All’interno del manuale la sezione dedicata ai pannolini di stoffa doveva avere a sua volta una sua fisionomia riconoscibile e organicamente strutturata, in grado di indicare una via possibile e di dare informazioni pratiche concrete, non solo di utilizzo ma anche di acquisto. Le persone a cui ci rivolgiamo sono appunto quelle che non si sono mai poste il problema del pannolino o solo in maniera molto vaga e che scoprono soltanto grazie alle informazioni del manuale che c’è un’alternativa, che forse possono provare a essere più consapevoli. Queste persone possono essere acchiappate solo con un’informazione direzionante, con l’indicazione di una via da percorrere. Una volta presa la decisione di tentare questa strada, vogliono una guida sicura per districarsi nel mare magnum di pannolini lavabili; normalmente sono confusi, non capiscono bene di cosa si parli quando di distinguono le diverse tipologie, quando vanno sui siti commerciali rimangono sconvolti dalla varietà e dalle marche presentate, si trovano disorientati. Non vogliono perdere tempo e fare fatica a districarsi in questa giungla: se fossero costretti a farlo probabilmente rinuncerebbero, non volendo correre il rischio di fare acquisti sbagliati, non adatti. Di questo sto avendo conferme continue in questi giorni. Dopo la pubblicazione del manuale stanno arrivando ogni settimana decine di mail di mamme o future mamme. Pur avendo letto il manuale e avendolo trovato illuminante, chiedono ulteriori specifiche e delucidazioni su questo e quello, insicure e preoccupate. La gente non “vuole decidere da sola”, o meglio vuole (è messa in grado di) decidere da sola sulla base di una mappatura che permetta di imboccare strade certe.
Ho riflettuto molto sull’impostazione da dare alla sezione. Inizialmente avevo composto un excursus molto impersonale in cui in modo del tutto meccanico e acritico descrivevo le diverse tipologie di pannolini e proponevo alcune ipotesi di set completi con prezzi indicativi. Ma quando a distanza di qualche mese (nel frattempo avevo partorito la mia bimba) ci sono tornata sopra mi sono accorta che quell’excursus non era di alcuna utilità. Mancava innanzitutto la disamina serrata delle caratteristiche salienti di ogni tipologia, una guida pratica all’acquisto che sollevasse da estenuanti ricerche in rete per districarsi tra le infinite proposte e marche e per ultimo, ma più importante, mancavano i criteri oggettivi in base ai quali dare consigli e fare proposte. In secondo luogo, mancava la persona, perché questo tipo di informazioni colpiscono davvero nel segno quando si sente dietro di esse una individualità, un palpito di vita vera, vissuta. Ecco perché ho ritenuto opportuno dichiarare la mia identità in apertura di pezzo; non per mettere le mani avanti e ammettere la parzialità e la limitatezza di ciò che dicevo ma per dare un volto ad un ricerca come ogni ricercatore serio fa. La parzialità e la soggettività ovviamente ci sono, ma su un piano ben diverso rispetto a quello tanto sbandierato nei vostri messaggi.
Ripetete più e più volte che non si doveva spacciare come verità o come riflessione condivisa un’esperienza personale, opinioni soggettive, ecc. ecc. Ma per me qui si fa un po’ di confusione. Il mio non è un diario, ma qualcosa di diverso: sicuramente una mappatura, e poi una guida orientativa, abbinate ad una ricerca empirica. Anche nella scienza, a parte forse la matematica pura, chi fa ricerca parte da presupposti, criteri e ipotesi necessariamente parziali e discriminanti sulla cui base giungerà a delle conclusioni. Altri ricercatori partendo da altri presupposti e dotandosi di criteri differenti giungeranno a conclusioni diverse, anche diametralmente opposte. Succede ogni giorno. Preso atto del fatto che ahimé la scienza del pannolino lavabile non esiste e non esisterà mai (ma su questo dirò qualcosa più avanti) per non perdersi nell’infinità dei dati possibili occorre premunirsi di prospettive definite e imporsi dei criteri oggettivizzanti. Prospettive e criteri certamente parziali, potremmo dire soggettivi, cioè frutto della scelta di un soggetto, ma sulla cui base è possibile giungere a conclusioni significative e offrire panorami esplorabili. Questo ho fatto. Altri, se vorranno, (voi se vorrete) potranno partire da altre ipotesi e usare altri criteri e giungere a conclusioni differenti, e non per questo meno valide. Saranno i benvenuti, sarete le benvenute. In nessun punto di ciò che ho scritto ho preteso di spacciare le mie conclusioni come verità assolute. Sono solo verità parziali e chiunque potrà mettere in circolazione le proprie. E penso potranno essere soltanto utili, le mie come quelle di chi avrà voglia di buttarsi in una così grande fatica (che naturalmente è anche un piacere però).
3. I criteri che mi sono voluta dare sono di due ordini; un ordine più generale e uno più particolare. Nell’ordine più generale ci stanno: coprire una porzione di realtà quanto più vasta e variegata possibile; mettere in luce vantaggi e svantaggi di ogni opzione; definire quanto più possibile le opzioni utili per le diverse necessità d’uso (giorno, notte, estate, inverno, primi mesi, crescita, ecc.); delineare chiaramente le via grazie alle quali ottimizzare l’uso e il consumo del pannolino lavabile; ecologicità, eclettismo d’uso (cioè la possibilità di combinare utilmente tipologie e marche diversificate). Nell’ordine più particolare ci stanno: funzioni principali di ciascuna tipologia; qualità dei materiali in relazione alla funzione che dovrebbero svolgere; versatilità d’utilizzo; vestibilità; confort (cioè come ovviare con le prestazioni dei lavabili ai problemi dell’usa e getta: dunque in primis freschezza, traspirabilità, contatto con materiali non sintetici); durata e riutilizzo, ecc.
La struttura della sezione è chiara. Ogni tipologia è descritta in modo dettagliato (ciripà, fitted, prefold, contour, AIO, pocket, ecc.) con una lista di vantaggi e svantaggi e alcune indicazioni per un acquisto sensato. Dunque non confondiamo le cose! Mi pare proprio che si confondano continuamente e volontariamente i piani. Se nella sezione dei fitted io cito, che ne so, gli Imse Vimse in flanella e dico che sono degli ottimi sagomati tra quelli che si trovano in Italia non sto certo dicendo che gli Imse Vimse sono migliori, che ne so, dei Fuzzi Bunz. Cosa c’entra! E solo uno sguardo prevenuto può ritenere che io stia “demolendo” i pocket per il solo fatto che muovo delle critiche motivate ad alcune marche. Ma stiamo qui a difendere una marca piuttosto che un'altra? Mi pare davvero assurdo. Qualcuno dice: “non mi permetterei mai di denigrare altre marche…”. Io non ho mai “denigrato” marche e tipologie: ho solo fatto delle osservazioni oggettive e degli appunti a partire dai criteri che ho impostato. Quando dico che “i pannolini in spugna di cotone sono molto ingombranti e tendono ad indurirsi molto con i ripetuti lavaggi diventando ruvidi” non vi ho sentito sollevarvi indignate dichiarando che ho osato “denigrare” e “demolire” i pannolini di spugna! Non è parzialità questa? Quando voi dite che i Kooshies sono rigidi e segnano o quando dite che i pannolini in materiali naturali sono scomodi e si inzuppano io non penso che stiate denigrando ma che stiate esprimendo una vostra opinione, più o meno oggettiva, e che abbiate il diritto di farlo senza per questo essere tacciate di voler spacciare la vostra opinione come una verità assoluta.
Io non ce l’ho con i pannolini pocket, né ho mai cercato di “demolirli”. Se avessi voluto fare questo avrei potuto tranquillamente ignorarli, evitare di parlarne, o avrei potuto parlarne dicendo in modo definitorio e assoluto che sono pannolini deludenti e sconsigliabili e finirla lì. Non mi sarei certo presa la briga di elaborare una sezione tanto vasta e articolata, di fare ricerche e prove complesse e approfondite, che mi sono costate tempo e fatica, di consigliare marche e siti alternativi. Perché ho fatto questo? È evidente che considero i pannolini pocket dei pannolini validi sotto molti aspetti e decisamente consigliabili. Sono convinta che molte mamme che non sarebbero disposte a lasciare gli usa e getta per un sagomato o per un prefold potrebbero essere invogliate da un pocket; sono convinta che molte mamme che usano pannolini in materiali naturali possono utilmente usare i pocket in certi contesti e situazioni. È davanti agli occhi di tutti sul forum di Promiseland il fatto che quando mi si chiede consiglio su quali pannolini usare valuto bene le esigenze della mamma con cui sto parlando e a seconda dei casi consiglio senza problemi anche i pocket. E lo faccio anche con le mamme che mi scrivono privatamente ogni giorno, senza pregiudizi. Io stessa li uso per l’EC di mia figlia, perché sono i più adatti ad essere utilizzati come mutandine da tirare su e giù. E per chi non l’avesse notato nella copertina del manuale la bambina indossa proprio un pocket. Solo che semplicemente non limito il mio orizzonte di realtà a quest’unica tipologia di pannolino e non penso che siano gli unici validi in assoluto. La realtà è molto più complessa, le esigenze e le aspettative delle mamme e dei bambini sono le più diverse, le opzioni e le combinazioni possibili sono infinite e a questo io guardo e mi affido. Su chi sia a denigrare acriticamente e a fare muro contro tipologie e marche per partito preso penso che sia chiaro agli occhi di tutti.
I criteri di base su cui è stata costruita la sezione dedicata ai lavabili sono fondamentalmente due e sono anche quelli che la rendono solida e ne decretano l’utilità (al di là di mille aggiustamenti che dovranno e potranno essere fatti nel tempo, considerando anche che il mondo dei lavabili è in continua evoluzione). A) l’individuazione chiara di vantaggi e svantaggi per ciascuna tipologia. Questo è un criterio importantissimo che in America e in Inghilterra viene applicato anche dai siti commerciali: non solo per le varie tipologie vendute, ma anche per le diverse marche si specificano i pregi e i difetti, le migliori condizioni d’uso, la qualità dei materiali, i contesti più appropriati di utilizzo e anche la qualità di riutilizzo in un confronto diretto. B) l’eclettismo d’uso; cioè mostrare come l’ottimizzazione nell’uso dei lavabili venga proprio dalla combinazione di tipologie e marche diversificate a seconda delle necessità, delle situazioni, dei contesti. Questa si è rivelata la carta vincente e trova una grande rispondenza nelle mamme.
Ecco la mia filosofia; che non può essere certo tacciata di essere una filosofia limitante, integralista o di parte, ma è anzi una filosofia inclusiva, ad ampio spettro, di larghe vedute. Mi pare proprio che qui gli integralisti, quelli di strette vedute, che pensano che il buono e il bello sia tutto da una parte siano altri.
4. La mia disamina dei pocket, da una parte, cerca di mettere in evidenza problematiche piuttosto comuni a molte mamme che li hanno utilizzati e di trovare a queste soluzioni valide, abbinando modelli e inserti con prestazioni differenziate; dall’altra, propone un ventaglio di possibilità di acquisto sulla base dei criteri stabiliti. Dunque sulla base del criterio di praticità e versatilità di utilizzo si consigliano pocket con chiusura sui fianchi e possibilmente con rifinitura con fold-over elastic; o pocket che abbiano una fattura tale da poter essere utilizzati comodamente fin dai primi giorni o che siano in grado di adattarsi a bimbi di corporature molto diverse senza risultare o troppo piccoli o troppo grandi, ecc. Non vado avanti perché queste cose chiunque le può leggere sul manuale e sono piuttosto perspicue.
Faccio un altro esempio. La questione del micropile. In un pannolino come il pocket la funzione del pile è quella determinante, centrale, dunque su quella bisogna concentrarsi. La differenza tra la qualità del pile di alcune marche e quella di altre non è solo visiva ed estetica, non è solo una questione di maggiore o minore consistenza come dice Federica ma è proprio sostanziale e incide sull’efficacia funzionale. Chiunque può rendersene conto e tante mamme, con sguardo non prevenuto e non parziale, l’hanno potuto constatare. Il micropile in questione sottile, rado e molto lento, fin da subito drena poco e con i lavaggi si rovina moltissimo, si dirada e assottiglia ancora di più perdendo completamente il suo potere drenante e bagnandosi come un qualsiasi altro tessuto. Questo va detto visto che la funzione “effetto asciutto” è centrale in un pocket. Ma la cosa influisce anche sulla qualità del pannolino a lungo termine. Dopo 11 mesi di utilizzo non intensivo (e di lavaggio a mano) di Fuzzi, HH e MT da una parte e di Poket-Bots e trainer Bumwear dall’altra posso constatare che i primi già da tempo non sono più drenanti e esteticamente all’interno appaiono brutti e sfibrati, gli altri sono ancora perfettamente drenanti e appaiono ancora come nuovi con un pile morbito, fitto e setoso (sono disponibile a inviare campioni di questo a chiunque lo desideri). I primi non mi sentirei mai di regalarli (presto li scucirò e riutillizerò la parte in pul per fare un nuovo pannolino), gli altri invece li regalerò felicemente a due mie care amiche che hanno appena partorito. Tra l’altro mentre con i primi spesso la mia bimba si è bagnata ed è rimasta segnata dagli elastici, con le trainer Bumwear non si è mai bagnata e gli elastici non lasciano alcuna traccia (oltre al fatto che vestono eccezionalmente sottile sotto i vestiti).
Ancora: che i taglia unica tipo MT abbiano una marea di difetti d’uso (elencati chiaramente nel manuale) è un dato di fatto. Un aggiustamento che sicuramente farò in questo senso sarà quello di consigliare pocket taglia unica che ho avuto modo di provare solo dopo la chiusura del manuale, che in gran parte ovviano ai problemi creati dai modelli presi in esame: per intenderci la tipologia Bumgenius che ha un meccanismo di adattamento delle taglie più semplice e meno ingombrante e una chiusura a velcro che permette una vestibilità migliore, una tenuta in forma migliore, ecc. Ma per esempio c’è un taglia unica strepitoso che ancora non né distribuito in Italia ma di cui sicuramente in futuro si dovrà parlare, che è il Mother Eve, con un meccanismo di restringimento e allargamento che non prevede bottoncini a pressione e dunque gonfiori sul ventre del bambino e altri accorgimenti tecnici che li rendono dei pannolini d’avvero all’avanguardia.
Ancora: che gli inserti in microfibra siano meno assorbenti è un dato di fatto (ho fatto decine di prove in questo senso).
Ancora: che l’utilizzo dei pocket per la notte sia del tutto controverso è un dato di fatto: di mamme che hanno fatto con le mani e coi piedi, cambiando e assemblando inserti di ogni tipo, per tentare di fare durare i loro pocket tutta la notte senza successo ne trovate quante ne volete.
Ancora: che i pocket richiedano un lavaggio particolare con poco o niente sapone è un dato di fatto condiviso ed è giusto che chi sta valutando la possibilità di comprarli lo sappia in anticipo. La critica di Lila in questo senso è evidentemente pretesutosa: tutti noi laviamo quotidianamente con il detersivo la biancheria dei nostri bimbi (body, canottierine, mutandine, pantaloncini, federe, lenzuolini, ecc.), quella che sta a contatto costante con la loro pelle. Un uso oculato del detersivo che ne preveda una giusta quantità permette di minimizzare i residui sui tessuti; se poi questo detersivo è di provata ecologicità e naturalità (come sempre dovrebbe essere quando si parla di neonati o bambini molto piccoli) allora non ci sarà da preoccuparsi. Lavando, da mamme attente e ecologiche, i pannolini di stoffa dei nostri bimbi così come laviamo la loro biancheria potremo stare tranquille. Non vedo come questo possa essere contrapposto al fatto che i pocket hanno bisogno di un lavaggio senza sapone. Boh!
Ancora: che i pocket con dentro due inserti siano estremamente ingombranti è un dato di fatto; un buon AIO con un inserto aggiuntivo può raggiungere anche una durata di quattro ore (diurne) e ha senza dubbio una durata simile o maggiore a quello di un pocket a due inserti con un ingombro decisamente minore.
Avrei potuto aggiungere anche altri elementi che ho taciuto per non appesantire il testo. Solo due spunti. A) Nella maggior parte dei pocket citati la tasca è molto larga e aperta e gli inserti tendono facilmente a scivolare verso l’apertura lasciando sguarnito di assorbenza la parte frontale che è invece quella più importante soprattutto nei maschietti. Nei Pocekt-bots invece il retro del pannolino è rifinito con molta maggiore cura con un riporto di micropile elasticizzato che permette di tenere perfettamente fermo l’inserto all’interno. In generale i Pocket-bots sono molto curati nei dettagli ei molto ben rifiniti. Perché non tenerne conto? B) Anche i pocket, udite udite, segnano la pelle, soprattutto se si vuole farli aderire bene intorno alla vita e alle gambe per evitare fuoriuscite; e il confronto in questo senso non può essere fatto con i famigerati Kooshies che avevano (ora non so perché non li ho avuto modo di riprovarli) una plastica esterna rigidissima e molto abrasiva, quando attaulmente ci sono in commercio AIO di alto livello con all’esterno PUL morbido e setoso ed elasticature del tutto simili a quelle dei pocket: un Dream-Eze, un Bottombumper, un Motherease segneranno tanto quanto un pocket e non diversamente un prefold o un sagomato sottile tipo Disana sotto una mutandina impermeabile di ultima generazione tipo Thirsties o Swaddlebees (PUL leggerissimo con bordatura setosa che non segna).
Se sulla base di questo fatto, sulla base del criterio di versatilità che privilegia l’allacciatura laterale, sulla base dell’ecologicita e della sostenibilità che privilegia le produzioni locali e artigianali, ecc. consiglio di comprare una marca piuttosto di un'altra non vedo perché dovrei sentirmi dire che sono parziale, che denigro, che faccio un torto a qualcuno.
Faccio molta fatica a vedere positivamente questo vostro accanimento nella difesa a spada tratta dei pocket (e soprattutto di alcune marche di pocket) contro qualsiasi detrattore o presunto tale (visto che io non lo sono). Non lo capisco proprio. Certo, nel manuale io faccio alcune critiche ad alcuni modelli e marche di pannolini pocket (il che non vuol dire che questi siano da buttare in assoluto, semplicemente non mi sento di consigliarli in prima istanza) e d’altra parte consiglio, sulla base di considerazioni dettagliate e motivate, altri modelli e marche. Non capisco perché questo, per usare un termine che mi pare abituale dalle vostre parti, vi faccia tanto “incazzare”. Se a una mamma che mi chiede informazioni consiglio Pocket-bots invece di Fuzzi, tanto per dirne una, non vedo dove stia il problema. Certo posso capire che a Chiara dispiacerà, perché venderà qualche pannolino in meno, e a voi dispiacerà forse perché siete amiche di Chiara, ma dal dispiacere all’attaccarmi con astio ce ne passa! Io non ce l’ho con Chiara e con i suoi pannolini, né però le devo niente visto che non la conosco. Se non vende 10 pannolini lei li venderà Hillary, la mamma dei Pocket-Bots, che li cuce personalmente, ha tre bimbi splendidi ed è una persona meritevole quanto Chiara o altre mamme italiane che vendono pannolini. C’è forse un problema di patriottismo mancato?
Infine, andrei cauta nel dire che gli unici pannolini “esteticamente belli” sono i pocket, perché ormai ci sono AIO bellissimi e piacevoli che all’aspetto esteriore sono in tutto e per tutto uguali ai pocket e anche sagomati sempre più carini per forma e presentazione.
La vostra reazione comunque mi ha aiutato a capire una cosa, che in prossime revisioni del manuale modificherò senza meno. Nella descrizione che faccio dei pocket avrei potuto togliere alcuni degli svantaggi elencati, quelli che ritengo meno rilevanti, in modo da bilanciare il peso dei vantaggi e degli svantaggi. Infatti, la forte sproporzione fra le due parti induce a pensare che io voglia “demolire” e “sconsigliare” i pocket, cosa che non è nelle mie intenzioni.
5. Veniamo a un altro piano. Provo a seguirvi sul piano dell’esperienza personale del pannolino. Voi vi trovate benissimo con i pocket in qualsiasi situazione, vi va benissimo di tenere sempre il pile addosso al bambino, la notte vi tengono benissimo e non vi dà fastidio; ci sono mamme che con i pocket trovano spesso il bambino bagnato, che non riescono a usarli come pannolini notturni, a cui fa piacere tenere il bimbo il più possibile a contatto con materiali naturali o addirittura libero dal pannolino di tanto in tanto. Ci sono mamme che hanno usato i taglia unica e si sono trovate benissimo, altre che li hanno buttati nel bidone perché al loro bimbo non sono mai andati bene. Ci sono mamme che hanno usato i pocket per mesi e poi hanno scoperto altre tipologie e materiali e trovano che alternarli sia molto comodo e piacevole; ci sono mamme (come me) che hanno usato i ciripà quando il bimbo era molto piccolo con grande soddisfazione ma hanno trovato impossibile continuare a usarli dopo una certa età per la difficoltà di chiuderlo con il bambino in movimento; ci sono mamme che riescono a usare felicemente i ciripà anche con il loro bimbo di un anno e non sono per nulla pentite o stressate. Ci sono mamme che usano solo i prefold e trovano che siano i pannolini migliori del mondo e non cambierebbero mai; ci sono mamme che trovano improponibili (come me) i pannolini di spugna e mamme che ci si trovano benissimo e li consigliano addirittura. E potrei continuare ancora.
Ma vado più nello specifico. Trovo molto buone la forma e la vestibilità del pannolino Happy H a taglie e l’ho detto nel manuale; non ho detto però che ho smesso di usarlo per la mia bimba (lo tengo solo per estrema emergenza) perché ogni volta che mi capita di perdere una pipì si bagna sistematicamente. Non l’ho detto perché so che altre mamme lo useranno felicemente e non avranno mai perdite. Federica ha detto di aver provato i Pocekt-bots e di aver costatato che in due occasioni non hanno tenuto affatto; porta a giustificazione di ciò il fatto che siano più larghi di altri intorno alle cosce. Io uso i Pocket-bots da molti mesi sia per fare EC sia quando lascio la bimba alla tata (che non è in grado di fare EC e dunque le tiene il pannolino come fosse un normale pannolino) e la bambina non si è mai mai bagnata né sporcata, neppure per sbaglio (neppure la volta che malata ha fatto una scarica di diarrea nel pannolino) e non trovo assolutamente che i Pocket-bots siano larghi intorno alle cosce (alla mia bimba aderiscono perfettamente benché abbia una coscetta molto molto magra: si può vedere qui).

Come me molte mamme a cui li ho consigliati li stanno usando con soddisfazione. Elle, l’altra mamma del manuale, quando partì con l’uso dei pannolini non si sentiva assolutamente di mettere al bimbo i pannolini di cotone, la infastidiva l’idea del bagnato, e comprò dei pocket. Non è mai riuscita a usarli per la notte, neppure con dentro un prefold ripiegato perché il suo bimbo si bagnava sistematicamente. Nel corso del tempo poi ha rivalutato il piacere di utilizzare altri pannolini, in materiali naturali, soprattutto perché si è resa conto che l’effetto asciutto dei pile è davvero minimo e ora usa solo prefold e dei vecchi sagomati della disana che le regalai io (usati e strausati da entrambi i miei primi bimbi, ma molto sottili e assorbenti) insieme alle mutandine in pul leggerissimo Thirsties.
Io con il mio primo bimbo sei anni fa cominciai proprio con questi sagomati comprati su Ipiccolissimi, che erano gli unici pannolini lavabili che avessi mai conosciuto (mi sembrava impossibile per me utilizzare i ciripà benché agli incontri LLL vedessi mamme che li utilizzavano con grande nonchalance). Mi trovai benissimo, mai una perdita benché il mio bimbo fosse un mega-piscione e dormisse tutta notte senza mai svegliarsi. Quando questi non gli andarono più cercai di capire se esisteva qualcosa di ancora più facile da mettere visto che lui non si riusciva a tenerlo sul fasciatoio e dopo parecchie ricerche scoprii i Kooshies e i Popolini tutto in uno, allora credo il massimo della tecnologia esistente in Italia. Presi due Popolini, ma per mio figlio non andavano bene; dopo un’ora la pipì usciva sistematicamente fuori. Allora comprai dieci Kooshies e con questi dieci ci feci tutto il periodo dall’anno ai due anni (dai 14 mesi solo di notte e a due anni smise anche la notte). Certo erano rigidoni ma assorbivano tantissimo e non è mai uscita una sola goccia in un anno di utilizzo. Certo sono lenti ad asciugare, ma poi neppure tanto; infatti pur non avendo io mai avuto un’asciugatrice non sono mai rimasta a corto (bastava organizzare i lavaggi); e questo discorso vale per tutti gli AIO oggi in commercio. Non è assolutamente vero che per usare AIO o pannolini in materiali naturali in genere occorre avere un’asciugatrice (perdendo così in ecologicità).
A proposito dei Kooshies voglio anche precisare che in nessun punto del manuale io li “caldeggio” (come dice Crimartix); non lo farei mai perché appunto con quel tessuto rigido e delicato (si scioglie facilmente se messo sui caloriferi e si distrugge con le centrifughe) sono stati ampiamente superati da altri AIO altrettanto validi nell’assorbenza ma molto più appetibili come materiali e vestibilità. Così scrivo sul manuale: “Molto interessanti a mio parere i Bottombumpers e i Dream-Eze con allacciatura laterale e inserti di materiale naturale molto assorbenti e morbidi e separabili perché cuciti su un solo lato per acilitare l’asciugatura. Entrambi vestono magnificamente, aderenti e poco ingombranti (un Dream-Eze indossato sotto i vestiti a il medesimo e etto di un usa & getta). […] I Dream-Eze li potete trovare anche in Italia da Ecobaby (http://www.ecobaby.it), costano 20€ l’uno, ma potete risparmiare un po’ comprandone una certa quantità (valgono quello che costano comunque)”. Non è assolutamente vero che i Dream Eze sono bassi in vita (anzi sono anche più alti di molti pocket); sono certo stretti nel cavallo ma hanno dentro un inserto doppio di pile di cotone molto assorbente. Alla mia Anita durano tutta la notte senza problemi.

Sicuramente per altri bambini non andranno bene di notte. Mamme mi hanno scritto trovandosi ottimamente; altre che già li conoscevano sostengono che per il loro bambino non vanno bene. Anche qui siamo al livello della soggettività più selvaggia.
Lo scritto in cui consigliavo i Kooshies a cui si riferisce Annuc lo scrissi proprio sei anni fa dopo averli usati con il mio primo bimbo; in realtà era una mamma che mi chiedeva informazioni sui lavabili: di tutto ciò che avevo provato fino a quel momento quelli erano la cosa più comoda e efficace che conoscevo e dunque li consigliai, fondamentalmente in apposizione ai Popolini che non mi parevano validi. Perché non avrei dovuto farlo? Comunque non avevo alternative. Quando è nato il mio secondo bimbo ho usato i ciripà prima, poi i sagomati del fratello e poi dopo l’anno ho provato i Popolini (dato che i Kooshies avevano la plastica tutta consunta): bé con il fratello i Popolini tenevano perfettamente sia di giorno sia di notte. Mai avuto una perdita. Pamela sostiene che navigava tutta notte con Popolino e Bambinomio; eppure io conosco più di una mamma che stravede per i Bambinomio e li consiglia ad ogni occasione.
E potrei andare avanti con gli aneddoti. Ho appunto avviato questo excursus aneddotico per rimanere sul piano che voi avviate. Ma sono convinta che stare su questo piano non porti da nessuna parte, sia fuorviante e inutile. Se si prendono cento bambini e si valuta il loro rapporto con lo stesso pannolino si registreranno cento esperienze diverse, seppur talvolta con minime differenze. A cosa servirebbe tutto ciò? Non mi dice nulla sulle prestazioni reali dei pannolini, non indica una via percorribile, non offre spunti. È una strada che non è utile a chi vuole orientarsi, a chi vuole capire, a chi vuole informazioni pronte all’uso. Noi volevamo fare un prontuario orientativo perché siamo convinte che di questo ci sia bisogno e per fare questo occorreva come ho mostrato prima districare la matassa e imporsi dei criteri. Ciò non vuol dire che le esperienze individuali non siano importanti; sono importantissime, ma in qualche modo vengono dopo. Dopo, certo, viene il dialogo diretto, viene il forum, viene il blog. Infatti, le mamme che leggono il manuale poi mi scrivono, vanno su Promiseland, chiacchierano con le altre mamme, si scambiano impressioni e consigli, esprimono le loro opinioni su ciò che hanno provato, ecc.
6. Ho apprezzato tantissimo l’intervento di Melissa (che immagino sia la Mammace di Promiseland, mi corregga se sbaglio), proprio per l’approccio aperto, disponibile alla sperimentazione, alla diversificazione d’utilizzo e soprattutto non prevenuto verso materiali e tipologie. Mi trovo in piena sintonia con lei. Non concordo però in questo senso con quanto dice nel suo messaggio su Promi. Dice: “mi piacerebbe un manuale molto esplicativo sull'utilizzo dei pannolini di tutti i tipi in commercio, sottolineando ancora il discorso salute per i bimbi e rispetto ambientale”. Questo mi sembra proprio l’abbiamo già fatto (certo potrebbe essere ancora più completo e esaustivo ma alle mie forze c’è un limite!). Dice: “metterei meno impressioni personali perchè ogni mamma ha le sue”. Di questo mi sembra di aver già reso conto sopra: non ho trasmesso impressioni personali ma valutazioni sulla base di criteri, a partire dalle quali ogni mamma potrà farsi le proprie (stiamo parlando di mamme che arrivano in gran parte ignare e confuse all’incontro con i pannolini). Dice: “ma cmq elencherei pregi e difetti delle varie tipologie riscontrate dalla maggioranza di chi li utilizza”. Questo è impossibile perché nella maggioranza di chi li utilizza c’è tutto e il contrario di tutto come ho cercato di mostrare sopra e fare un manuale orientativo in cui c’è tutto e il contrario di tutto significa riprodurre il mare magnum, la Babele delle esperienze personali che disorientano e creano panico in molti che vorrebbero timidamente avvicinarsi a questa realtà.
7. Riguardo alla citazione di siti stranieri penso che sia di estrema utilità e che apra prospettive arricchenti. Non ce l’ho con i siti italiani che cito nel testo a più riprese. Ma varie riflessioni mi spingono a consigliare alcuni siti stranieri. Intanto c’è da dire che l’Italia è in Europa e che la rete è il luogo in cui massimamente vige la dilatazione spaziale: una volta che ci si è dentro che importanza ha che si acquisti in Italia, in Spagna, in Francia, in Inghilterra o in Germania? Anche qui cos’è un problema di patriottismo? Comunque, la motivazione principale che mi spinge a consigliare come preferibili alcuni siti, per es., inglesi è relativo appunto al criterio dell’ecclettismo d’uso. La varietà dell’offerta di questi siti è infatti imparagonabile con quella dei siti italiani: offrono tutta la gamma delle tipologie disponibili attualmente in tantissime varianti, non solo dei pannolini ma anche degli accessori come per es. gli inserti e va da sé che visitando un solo sito una mamma può fare un acquisto che le permetta di provare diverse tipologie e marche senza girovagare inutilmente da un sito all’altro.
8. Riguardo all’intervento di Chiara vorrei toccare un punto che mi pare significativo e che concerne l’umiltà. Se Chiara nel suo “immenso” (alla faccia dell’umiltà!!!) sapere sulla gravidanza è convinta di non potersi permettere di scrivere un manuale al riguardo, io nella mia discreta conoscenza della fisiologia del parto e della lattazione (sono ormai molti anni che studio per diventare doula) ogni volta che una futura mamma o neo-mamma mi contatta per avere informazioni generali o aiuto in un momento di difficoltà, mi pento sempre amaramente per non essermi presa il tempo e la voglia di comporre un piccolo prontuario (manuale) che contenga tutte le informazioni più importanti chiaramente dispiegate e organicamente strutturate che possa essere utile come orientamento su questi temi. Mettere in condivisione il proprio sapere, le proprio conoscenze, la propria esperienza su un certo argomento (cosa che senza dubbio costa fatica se la si vuole fare bene), affinché altri possano avvantaggiarsene a casa mia non si chiama mancanza di umiltà! Lo stesso discorso può essere applicato alla questione dei pannolini.
9. Voglio toccare seppur brevemente anche la questione del “lavoro corale” e del rapporto con una collaboratrice brava e simpatica come Federica. Quando io e Elle decidemmo di intraprendere questo viaggio aprimmo subito un topic sul forum di Promiseland proprio perché l’idea era di coinvolgere le mamme nella redazione del manuale in un lavoro corale in cui ciascuno avesse un compito ma al tempo stesso partecipasse del lavoro di tutti, molto simile a quello per i Detersivi Bioallegri. Il problema è che alla fine, stringi stringi, solo un’altra mamma si è sentita di impegnarsi attivamente, e cioè Elena L. che ha curato la parte dei pannolini u&g tradizionali e delle salviettine umidificate. Dunque, ci siamo ritrovate in tre. Poi è arrivata Federica, che ha dato la sua disponibilità e ha fatto una correzione di tutto il materiale quando in realtà però il lavoro era ancora piuttosto ai primordi, se non altro quello sui lavabili. Poi Federica ha partorito e decisamente per un po’ di tempo ha pensato ad altro. Mi spiace molto che Federica si sia sentita tradita dall’ultima versione del manuale, anche se io credo che non ci sia un’inconciliabilità così radicale tra le nostre due posizioni. Trovo il suo diario ottimo e utilissimo, equilibrato e chiaro. La prima redazione della sezione lavabili l’avevo impostata in un modo del tutto schematico, spersonalizzato e descrittivo al livello più superficiale, e del tutto acritico. Era un elenco di tipologie; tra l’altro i pocket non erano neppure presenti perché ancora non li conoscevo. La seconda redazione cambiava solo per il fatto che avevo inserito i pocket anche se non avevo ancora avuto modo di sperimentarli perché la mia bimba non era ancora nata. Poi è nata la mia bimba, ho cominciato a sperimentare tanti pannolini: i prefold soprattutto che conoscevo solo indirettamente, nuovi AIO, nuovi sagomati ordinati in tutto il mondo, e poi naturalmente i pocket, varie marche e tipologie. Dopo una lunga riflessione, come ho già raccontato, e soprattutto dopo essermi resa conto di quanto fosse importante parlare diffusamente dei pocket, capii che l’impostazione che avevo dato al lavoro era sbagliata e non utile. Così riscrissi tutto, con grande fatica. Quando poi Federica si è trovata a leggere il pezzo naturalmente è rimasta spiazzata perché era qualcosa di molto diverso da ciò che conosceva. Non è che io non abbia voluto tenere conto di ciò che diceva; semplicemente sarebbe stato molto difficile, direi impossibile, farlo, a meno di non voler modificare e reimpostare di nuovo il tutto. Ormai le cose erano andate così. Il lavoro era stato il mio dall’inizio alla fine e io me ne sono presa la responsabilità. In futuro magari faremo meglio; sebbene la difficoltà di lavorare a più mani e combinare più esperienze rimanga.
10. è assolutamente falso che il manuale rientra nella scia della “filosofia portata avanti da Promiseland”. Per quanto riguarda il forum delle mamme, sarebbe addirittura forzato dire che esiste una filosofia; forse in altri forum sì ma non certo in quello. Io scrivevo in quel forum dal 2003 quando aspettavo il mio secondo bimbo e il forum era moderato dalla bravissima dott.ssa Antonella Sagone ed era un forum dedicato all’allattamento, all’attachment parenting e al continuum. Poi Antonella se ne è andata e il forum è cambiato completamente. Ora diciamo che è un forum generalista in cui si può parlare di tutto e del contrario di tutto; ci sono dentro mamme di ogni tipo, con opinioni e stili di vita disparatissimi: questo forum è decisamente un’isola a se stante all’interno del portale. Io sono rimasta all’interno del forum solo perché ritenevo utile continuare a rispondere con cognizione di causa alle domande che continuavano ad arrivare riguardo all’allattamento, al parto naturale e ad altri temi che mi interessano. Quando ho conosciuto Elle (l’altra mamma che ha lavorato al manuale) –collaboravamo alla stesura del Dizionario dei detersivi bioallegri -, e abbiamo cominciato a pensare di fare un manuale sul mondo dei pannolini per bambino, ci siamo chieste quale potesse essere un luogo giusto in cui aprire un laboratorio a tal fine e io ho proposto Promiseland (portale che lei al tempo non conosceva neppure). Promiseland è stato solo un contenitore per raccogliere un lavoro, niente di più.
Ho scritto una pappardella lunghissima. Mi scuso. Capisco che molte di voi non avranno il tempo e la voglia di arrivare fino in fondo. Ma ormai è andata…
Ave atque vale,
Francesca