la mia amica m.
Inviato: lun mar 24, 2008 11:45 pm
Soffro di depressione, niente di originale, visto il luogo. E' da qualche anno che sto facendo il possibile, cioè psicoterapia e farmaci. Forse sto meglio. Continuo a pensare che che venire al mondo sia un passimo affare, ma come ho detto, cerco di fare quel che posso per soffrire il meno possibile.
La sofferenza mi ha indotto a curarmi. Quell'angoscia indescrivibile che molti qui conoscono fin troppo bene mi ha spaventato a tal punto che ho DOVUTO fare qualcosa, anche concedere un po' di fiducia ai medici, quando sembra impossibile avere fiducia in qualunque cosa.
Ma la depressione mi ha anche fatto conoscere persone speciali. Non raccontiamoci storie, io darei tutto per una dose di superficialità e anche di idiozia, se necessario. Ma tra i sofferenti di depressione e altri disturbi come gli attacchi di panico ci sono persone di grandissima intelligenza e sensibilità, e io sono contento, per lo meno, di averne conosciute molte.
In particolare c'è una ragazza con la quale è nato un rapporto di amicizia talmente profondo che mi sono reso conto di non aver MAI avuto un amico prima d'ora. Io sono sempre stato troppo controllato, sia riguardo all'espressione dei sentimenti che addirittura riguardo al CONCEDERSI di provare dei sentimenti. Ma a lei voglio bene. Sono riuscito anche a dirglielo, il che è un risultato clamoroso per un tipo represso come me. Purtroppo, a causa della distanza, non l'ho mai incontrata. E una volta sola ho sentito la sua voce al telefono. Una voce esitante che mi ha commosso. Mi piacerebbe poter parlare di più, ma lei si sente a suo agio solo in chat.
In quelle lunghe chiacchierate mediate dalla tastiera ho imparato a conoscere la sua intelligenza, l'arguzia, la simpatia, la sensibilità e la dolcezza. Senza dubbio. Tutte le virtù che il male le impedisce di riconoscersi.
All'inizio pensavo che lei potesse star meglio facilmente. E lo penso ancora. Lei adesso vive in un mondo fatto di solitudine, di indifferenza se non addirittura di disprezzo. Ma basterebbe poco... se lei solo si facesse conoscere, se si mostrasse, se si aprisse. La stima altrui la guarirebbe. Ma lei è bloccata. Il suo autodisprezzo si avvita su se stesso, le fa credere che chiunque la conoscesse la disprezzerebbe, perché il suo male le fa credere di essere brutta, stupida, cattiva. Non so se sono mai riuscito davvero a convincerla che non parlo con lei perché sono buono verso una povera sofferente, ma perché lei mi piace.
Quanlunque sofferenza provi (e ne prova TANTA, molta più di me, lei deve avere una forza eccezionale, ma nemmeneo di questo si riconosce il merito, lei si crede DEBOLE!!!), comunque la paura di provarne di più le impedisce di tentare qualunque cosa. Si proibisce di sperare per paura della delusione. Ma alla fine il dolore sale di una altro gradino, e nella maledetta logica della depresisone questo non significa che conviene comunque tentare di fare qualcosa, ma che, una volta di più, è tutto intile.
Ora sta anche peggio. Vedo che se continua così starà sempre più male. Può fare davvero una brutta fine. Certo, lo sappiamo tutti che non si può aiutare chi non vuole essere aiutato. Ma io mi sento lo stesso dilaniato da un senso di impotenza terribile. Anche perché basterebbe così poco... Se solo guardasse fuori dal suo guscio di dolore, se voltasse le spalle alle persone miserabili che finora l'hanno circondata, troverebbe tanti amici. Non ho dubbi. Lei è una persona speciale.
Lei sembra chiedere aiuto, ma quando glielo offri lo rifiuta. Posso sopportare qualunque quantità di frustrazione pur di aiutarla, ma finora non ho migliorato la sua situazione. Anzi...
Se leggesse queste cose direbbe che è tutta colpa sua, che è irrecuperabile, che si odia ancora di più perché una persona gentile come me soffre per lei. Ma potrei fingere indifferenza? Alla fine posso solo fare quel che ho fatto finora: volerle bene e dire apertamente quel che ho nel cuore. Esserci, comunque.
Beh, grazie a tutti per aver letto. Io in genere sono il primo ad essere scoraggiato dai post chilometrici, ma ci sono cose che non si possono dire brevemente.
La sofferenza mi ha indotto a curarmi. Quell'angoscia indescrivibile che molti qui conoscono fin troppo bene mi ha spaventato a tal punto che ho DOVUTO fare qualcosa, anche concedere un po' di fiducia ai medici, quando sembra impossibile avere fiducia in qualunque cosa.
Ma la depressione mi ha anche fatto conoscere persone speciali. Non raccontiamoci storie, io darei tutto per una dose di superficialità e anche di idiozia, se necessario. Ma tra i sofferenti di depressione e altri disturbi come gli attacchi di panico ci sono persone di grandissima intelligenza e sensibilità, e io sono contento, per lo meno, di averne conosciute molte.
In particolare c'è una ragazza con la quale è nato un rapporto di amicizia talmente profondo che mi sono reso conto di non aver MAI avuto un amico prima d'ora. Io sono sempre stato troppo controllato, sia riguardo all'espressione dei sentimenti che addirittura riguardo al CONCEDERSI di provare dei sentimenti. Ma a lei voglio bene. Sono riuscito anche a dirglielo, il che è un risultato clamoroso per un tipo represso come me. Purtroppo, a causa della distanza, non l'ho mai incontrata. E una volta sola ho sentito la sua voce al telefono. Una voce esitante che mi ha commosso. Mi piacerebbe poter parlare di più, ma lei si sente a suo agio solo in chat.
In quelle lunghe chiacchierate mediate dalla tastiera ho imparato a conoscere la sua intelligenza, l'arguzia, la simpatia, la sensibilità e la dolcezza. Senza dubbio. Tutte le virtù che il male le impedisce di riconoscersi.
All'inizio pensavo che lei potesse star meglio facilmente. E lo penso ancora. Lei adesso vive in un mondo fatto di solitudine, di indifferenza se non addirittura di disprezzo. Ma basterebbe poco... se lei solo si facesse conoscere, se si mostrasse, se si aprisse. La stima altrui la guarirebbe. Ma lei è bloccata. Il suo autodisprezzo si avvita su se stesso, le fa credere che chiunque la conoscesse la disprezzerebbe, perché il suo male le fa credere di essere brutta, stupida, cattiva. Non so se sono mai riuscito davvero a convincerla che non parlo con lei perché sono buono verso una povera sofferente, ma perché lei mi piace.
Quanlunque sofferenza provi (e ne prova TANTA, molta più di me, lei deve avere una forza eccezionale, ma nemmeneo di questo si riconosce il merito, lei si crede DEBOLE!!!), comunque la paura di provarne di più le impedisce di tentare qualunque cosa. Si proibisce di sperare per paura della delusione. Ma alla fine il dolore sale di una altro gradino, e nella maledetta logica della depresisone questo non significa che conviene comunque tentare di fare qualcosa, ma che, una volta di più, è tutto intile.
Ora sta anche peggio. Vedo che se continua così starà sempre più male. Può fare davvero una brutta fine. Certo, lo sappiamo tutti che non si può aiutare chi non vuole essere aiutato. Ma io mi sento lo stesso dilaniato da un senso di impotenza terribile. Anche perché basterebbe così poco... Se solo guardasse fuori dal suo guscio di dolore, se voltasse le spalle alle persone miserabili che finora l'hanno circondata, troverebbe tanti amici. Non ho dubbi. Lei è una persona speciale.
Lei sembra chiedere aiuto, ma quando glielo offri lo rifiuta. Posso sopportare qualunque quantità di frustrazione pur di aiutarla, ma finora non ho migliorato la sua situazione. Anzi...
Se leggesse queste cose direbbe che è tutta colpa sua, che è irrecuperabile, che si odia ancora di più perché una persona gentile come me soffre per lei. Ma potrei fingere indifferenza? Alla fine posso solo fare quel che ho fatto finora: volerle bene e dire apertamente quel che ho nel cuore. Esserci, comunque.
Beh, grazie a tutti per aver letto. Io in genere sono il primo ad essere scoraggiato dai post chilometrici, ma ci sono cose che non si possono dire brevemente.