Cerchiamo di capire quali sono i dogmi, le basi indiscutibili che ci legano a questa follia che si chiama “globalizzazione”: bisogna espandersi, conquistare altri mercati, aumentare produttività e produzione, arrivare alla dimensione multinazionale con rapporti bancari e finanziari della stessa dimensione, inventandosi o creandosi “nemici” per impadronirsi di materie prime o minacciare e ricattare i più deboli.
Questo mondo è diventato un formicaio impazzito con merci che vanno in tutte le direzioni, con un traffico di camion, navi, aerei, per far viaggiare spesso cose inutili, che sembra legato dall’interesse a mantenere la ragnatela dei commerci e quindi fortemente interconnesso, al punto che la salute del dollaro dipende dalla volontà del governo cinese.
E’ una logica distruttiva, che ha un tallone di Achille, e che la rende pericolosissima, non solo per la salute dell’ambiente, ma anche per la vita di intere popolazioni, e questa debolezza si chiama petrolio, o meglio l’aumento inevitabile del suo prezzo.
Un assaggio di quello che può essere la fine della globalizzazione l’abbiamo avuto in Italia quando lo sciopero dei camionisti (che si lamentavano proprio dell’alto costo del gasolio) ha lasciato, già dopo 3 giorni, i supermercati vuoti e i distributori senza carburanti.
Tutto bloccato.
Legare la propria sopravvivenza alla globalizzazione e al petrolio è da incoscienti, da liberisti appunto.
La crisi petrolifera che verrà lascerà molte macerie se non si mette mano ad una ristrutturazione economica in due assi portanti:
-autosufficienza energetica da fonti rinnovabili (principalmente dal sole)
-autosufficienza alimentare prodotta da una agricoltura legata ai bisogni del territorio con pochi km da percorrere tra produttori e consumatori.
Soprattutto conterà passare dal grande modo industriale di produrre, alla piccola e media dimensione produttiva, soprattutto energetica. La microgenerazione fotovoltaica diffusa sul territorio può fermare i monopoli energetici (anche da energia rinnovabile proprio perché rispondenti a logiche monopoliste), mentre per molti contadini sarebbe più facile rimanere a coltivare la terra quando vi può essere un reddito garantito dal destinare una frazione del proprio fondo alla generazione elettrica fotovoltaica, da vendere a prezzo remunerativo al gestore elettrico nazionale.
Ci si accorgerebbe presto che poter contare su abbondante elettricità autoprodotta può consentire di sopravvivere senza rifornimenti esterni. Puoi cucinare senza la bombola del gas, ti puoi riscaldare con pompe di calore elettriche, puoi spostarti con una macchina elettrica, puoi illuminare la tua casa e credo che così si cambia anche testa e cultura, e la globalizzazione appare come un mostro senza futuro.
Bisogna, con apposite leggi, togliere ogni pastoia burocratica all’introduzione della microgenerazione diffusa e agli incentivi che già sono previsti. Mettere un limite oltre il quale diventerebbe speculazione. In poco tempo vi sarebbe una tale abbondanza energetica che nessuno chiederebbe più nuove centrali, tanto meno quelle nucleari.
Molte persone dalle città, dove oggi si vive malissimo, si potrebbero trasferire in campagna, vivere facendo cose utili, produrre energia pulita e, mano,mano imparando qualcosa di agricoltura per l’autosufficienza alimentare.
Visto che ciò è possibile subito, e le banche già finanziano operazioni energetiche fotovoltaiche (ogni casa singola può dotarsi facilmente di tali impianti), si dovrebbe partire massicciamente prima che i monopolisti prendano in mano la situazione.
E’ questo il “mercato” possibile oggi per invertire la deriva distruttiva della nostra economia e guardare con ottimismo ad un futuro prossimo, orfano del petrolio, che sarà assai duro.
aolo De Gregorio
microgenerazione energetica: è urgente
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Re: microgenerazione energetica: è urgente
4 anni dopo la situazione è questa:
Nel 2011 a livello modiale gli investimenti dedicati alle energie rinnovabili sono stati di circa 270 miliardi di dollari. Alcuni scenari ipotizzano che la Cina entro il 2030 può arrivare a coprire con le energie rinnovabili oltre un quarto della sua domanda complessiva. Il vorticoso incremento delle rinnovabili proseguirà in tutto il pianeta. Nei prossimi dieci anni i Paesi del G20 potrebbero investire nelle fonti rinnovabili fino a 2.300 miliardi di dollari, per il 40% in Cina, India, Giappone e Corea del Sud.
Negli ultimi 3 anni i costi delle installazioni fotovoltaiche sono scesi del 50% ed a breve, si ipotizza nei prossimi 2-4 anni il mercato del solare potrà “camminare con le proprie gambe”, senza più l’ausilio degli incentivi che sono accusati da molti operatori del settore di “drogare” il mercato facendo tutt’oggi lievitare i prezzi del “chiavi in mano” al cliente finale.
Nel 2011 a livello modiale gli investimenti dedicati alle energie rinnovabili sono stati di circa 270 miliardi di dollari. Alcuni scenari ipotizzano che la Cina entro il 2030 può arrivare a coprire con le energie rinnovabili oltre un quarto della sua domanda complessiva. Il vorticoso incremento delle rinnovabili proseguirà in tutto il pianeta. Nei prossimi dieci anni i Paesi del G20 potrebbero investire nelle fonti rinnovabili fino a 2.300 miliardi di dollari, per il 40% in Cina, India, Giappone e Corea del Sud.
Negli ultimi 3 anni i costi delle installazioni fotovoltaiche sono scesi del 50% ed a breve, si ipotizza nei prossimi 2-4 anni il mercato del solare potrà “camminare con le proprie gambe”, senza più l’ausilio degli incentivi che sono accusati da molti operatori del settore di “drogare” il mercato facendo tutt’oggi lievitare i prezzi del “chiavi in mano” al cliente finale.