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Sono felice
Inviato: mar gen 22, 2008 11:04 am
da silenzio
Scusatemi innanzitutto se scrivo qualcosa di probabilmente poco pertinente con l'argomento proicipale di questo forum.
Non voglio testimoniare nulla, non voglio riferirmi a nessun Maestro in particolare (anche se ho letto alcuni libri che mi hanno aperto il cuore e fatto vedere la vita al di là della gabbia che si stava saldando in me).
Oggi, nonostante la mia situazione "pratica" che potrebbe non essere considerata delle migliori, sto - nei momenti in cui mi creo ed in cui riesco e voglio cercare il mio spazio - ad intravedere sempre più quella luce, quel sole che vedi anche quando fuori c'è nebbia, traffico e rumore tutt'intorno.
Non preoccupatevi, non sono fuori di testa (o, almeno, non credo più di quanto lo siamo già in tanti) nè mi credo alcunchè di differente da tutti voi, nè faccio uso di porcherie nè null'altro di strano o poco raccomandabile.
Però accade sempre più spesso che, nei momenti "veri" (in quelli che mi fanno arrivare oin un "posto" che, nonostante appaia identico a quanto si vede di solito, è abbagliante di luce), io mi senta incredibilmente felice e sereno, perfettamente allineato con quello che sono, con ciò che il mio lato biologico e spirituale insieme sono stati creati per essere e divenire.
Questo mi è accaduto anche ieri sera, ad ascoltare la musica a volume piuttosto alto ad ore piccole, quando guardando fuori dalla finestra vedevo il cielo antracite e mi ritornava una risposta di limpida perfezione, come a dire che nulla è (quasi mai) come appare e che tutto è - sempre e dovunque - alla nostra portata .... tutto, dunque anche ciò che sta dietro a quel concetto tanto incredibilmente semplice da dire quanto - a volte - arduo da raggiungere che identifichiamo con il termine di felicità .... e che forse, proprio per il fatto di cercare di raggiungere con la mente e con lo sforzo, si allontana sempre più dal nostro cuore e si avvicina sempre più alla nostra testa, confondendola.
E questo mi succede anche quando vengo a lavorare e mi costruisco quei 5 minuti di camminata solitaria, in cui, a volte, osservo il prato nebbioso, guardo oltre e vedo la magnificienza di quello che il prato, io, la vita, il sole e la natura rappresentiamo, e vorrei potere mettere in bottiglia tutto quello che sento per poterla poi stappare nei momenti in cui ce n'è più bisogno.
Ed ora, che sono sull'orlo di un quasi-innamoramento, sono stranamente dubbioso e confuso, felicemente triste di sentirmi in questa situazione che non potrebbe avere come miglior simbolo un gigantesco punto di domanda, ma che mi fa capire che è bellissima questa altalenanza di umori e passioni che mi accompagna dall'Inizio e che farò di tutto per conservare intatta e vergine per il resto dei miei giorni.
Eppoi mi confondo e non riesco nemmeno a capire e a discernere se sono innamorato del mondo e della dimensione che riesco a raggiungere in "quei" momenti" oppure se ....... credo che l'oggetto - anche se umano - non faccia che riflettere quello che mi porto dentro, quindi potrei dire che, a parità di persona - questa possa essere percepita come inferno o paradiso, a seconda di chi/cosa la percepisca: che stupido, non ho alcun dubbio su questo.
Settimana scorsa ero al supermercato, barba lunga e aria tra il simil-incazzoso e l'imbranato: ero appena arrivato alla fila della cassa: "che palle!", penso, e vedo che una ragazza/signora all'inzio della fila mi guarda.
"Cosa c'è?", primo pensiero. Poi la guardo anch'io e dietro a quei pensieri da orso che mi fanno credere di non essere interessato a niente e nessuno, vedo che è carina ... anzi, è proprio bella, non giovanissima però una veramente bella tipa .... peccato per quel cappotto di cadaveri (però, in quel momento, giuro che non sarei riuscito a farmela passare come la cosa più importante).
Poi mi ha riguardato, e io l'ho riguardata, ed è finito tutto lì: lei ha pagato il suo conto e se n'è andata (guardandomi ancora): io l'ho pure riguardata ed ero contento, contento di (probabilmente) piacerle per non so quale motivo, e contento che lei mi piacesse, che l'avevo considerata, contento di avere avuto in regalo da una sconosciuta - e con il tramite di non so chi - una delle emozioni che fanno fermare le gambe, battere il cuore e bagnare gli occhi.
Questa cosa m'è pure successa in un altro posto, nei giorni scorsi: ho incontrato in un locale pubblico una donna/signora: era seduta e mi guardava mentre io parlavo con altre persone. Mai vista, però mi calamitava l'attenzione e probabilmente qualcos'altro.
Io avevo voglia di parlarle e sapere chi fosse, volevo dirle che se m'avesse legato e trascinato via avrebbe avuto un effetto molto pià blando di quanto mi stava accadendo. Era una signora sui 35/40 anni, che ho poi scoperto essere sposata con figli.
Le avrei confessato che era una donna bellissima, l'avrei fatto, se non se ne fosse andata prima di me .....
Anche per queste due piccolissime ed insignificanti storie ringrazio la vita di permettermi di sfiorarla e d'essere a braccietto con lei quando riesco, e non posso nascondere che in quello e di quello che sto scrivendo mi piacerebbe condividere i brividi con chissà quante altre persone che li vivono e/o temono, ma che - nel mio caso - non sono altro che la mia spina dorsale: è una "scoperta" che non ho fatto da molto tempo, ma adesso che conosco la combinazione spero di non essere mai troppo pratico e distante dal mio sentire dal rischiare di smarrirla.
Sono sicuro che tante persone, provano e potrebbero scrivere altrettanto - e molto di più di queste semplici considerazioni -
però quello che sto scrivendo fa parte del mio modo di percepire la realtà, la mia Nuova Realtà, dalla quale spero di non allontarmi mai troppo per riuscire sempre a vederla ed a scoprirla, mai uguale e sempre attraente.
Re: Sono felice
Inviato: mar gen 22, 2008 1:05 pm
da yasodanandana
beh, non ti conosco.. ma la tua felicita' mi fa piacere
auguroni!!!
Re: Sono felice
Inviato: mer gen 23, 2008 5:58 pm
da Visvakarman
"La vera felicità dell'uomo sta nell'accontentarsi. Chi sia insoddisfatto, per quanto possieda, diventa schiavo dei suoi desideri." M.K. Gandhi
Re: Sono felice
Inviato: mer gen 23, 2008 7:48 pm
da yasodanandana
Visvakarman ha scritto:"La vera felicità dell'uomo sta nell'accontentarsi
non concordo..
Re: Sono felice
Inviato: gio gen 24, 2008 10:19 am
da Visvakarman
Perchè mai? è evidente che il Mahatma qui sta parlando di possedimenti materiali, di ciò che l'ego desidera, di tutto l'insieme di balocchi con cui gioca l'uomo moderno: qualcuno disse che la differnza tra un bambino e un adulto è solamente la dimensione dei giochi... e spesso è proprio così.
Ora, per come l'interpreto io (spesso nelle traduzioni non bisogna dare peso all'esatto significato della parola ma del concetto) l'accontentarsi è paragonabile al detto "vita semplice, pensieri elevati" di Paramhansa Yogananda e non vuol dire "accontentati di ciò che hai e non aspirare ad elevarti: se sei un'intoccabile rimani sul bordo della strada ad aspettare la morte" e non la si può analizzare senza analizzare la parte successiva.
Difatti la seconda parte è molto chiara e dice: "Chi sia insoddisfatto, per quanto possieda, diventa schiavo dei suoi desideri"
Qui il significato è chiaro: se aspiriamo ad avere sempre nuove cose, a possedere quanto di più la vita materiale ha da offrirci, non saremo mai felici, poichè inseguiremo solamente appagamenti effimeri e limitati nel tempo, anelando una felicità che dura solamente il tempo che serve ad abituarsi, per poi passare a qualcos'altro.Dobbiamo cercare l'appagamento attraverso altri canali. trovando la vera felicità e pace interiori, accontentandoci di quel che abbiamo. Le vere necessità dell'uomo sono davvero poche in confronto alle false necessità create ad hoc dalla civiltà dei consumi.
Abbiamo davvero bisogno di rincorrere l'ultimo telefonino? o le scarpe alla moda? dobbiamo per forza dissanguarci per aver l'auto con cui fare colpo? io credo che il vero significato della vita sia proprio cercare il vero appagamento interiore, dando il giusto peso alle cose (il telefonino serve a telefonare...)senza perdere di vista le cose importanti che spesso vengono fagocitate dai ritmi e dallo stile di vita moderno.
Hari om
Re: Sono felice
Inviato: gio gen 24, 2008 11:17 am
da silenzio
Ciao yasodanandana e ciao Visvakarman.
Non vi conosco nè ho le vostre conoscenze in tema per nemmeno lontanamente osare replicare alle vostre parole.
Però mi rendo conto che - quasi inconsciamente - ritrovo la mia serenità ed il mio sentirmi "in linea" quasi esattamente nelle parole che Visvakarman ha speso sopra.
Grazie ad entrambi
Re: Sono felice
Inviato: gio gen 24, 2008 11:22 am
da yasodanandana
Visvakarman ha scritto:Perchè mai?
perche' la felicita' e' una ricerca attiva, dinamismo, esperimento, realizzazione continua, "pensieri elevati" (quindi continuamente rivolti verso l'evoluzione).. non un momento statico...
ovviamente, per quanto riguarda la rincorsa al materiale, ti do ragione.. e chiamo quello un facile accontentarsi.. e di poco..
quindi io non direi che la vera felicita' stia nell'accontentarsi di cio' che abbiamo, la vera felicita' consiste nel volersi evolvere spiritualmente.. se uno arriva al momento della morte con una mentalita' sobria e distaccata, ma non l'ha usata come strumento di ricerca, e' all'incirca nelle stesse condizioni di un avido, di un fanatico... anzi, per la parabola evangelica dei talenti, sta un gradino sotto

Re: Sono felice
Inviato: gio gen 24, 2008 12:32 pm
da Visvakarman
Sono d'accordo con il tuo concetto, di non accontentarsi mai dei propri progressi spirituali, finchè la tua anima non sarà uno con il Brahman e sparirà ogni individualità, fondendoti con l'intero unicerso. Ma, ripeto, la frase del Mahatma era più rivolta all'ambito materiale della vita che a quello spirituale; egli stesso non era statico ma un'anima nobile che ha conseguito grandi realizzazioni spirituali e un'esempio di come la forza spirituale sia più potente di 1000 eserciti.
Hari om Yaso
Re: Sono felice
Inviato: gio gen 24, 2008 12:59 pm
da yasodanandana
Visvakarman ha scritto: finchè la tua anima non sarà uno con il Brahman e sparirà ogni individualità, fondendoti con l'intero unicerso
spero proprio che cio' non mi succeda mai... (io non lo voglio di sicuro..)
con la felicita' cio' non avrebbe niente a che vedere...
Re: Sono felice
Inviato: gio gen 24, 2008 3:28 pm
da Visvakarman
Beh, se uno yogi pratica "l'Ottuplice sentiero" di Patanjali credo che il punto di arrivo sia proprio questa dissoluzione.
Infatti "Samadhi" è Il passo supremo nell'Ottuplice sentiero dello Yoga tracciato appunto da Patanjali. Il Samadhi è raggiunto quando colui che medita, il processo meditativo (mediante il quale la mente viene ritirata dai sensi con l'interiorizzazione) e l'oggetto della meditazione (Dio) divengono Uno.
Paramhansa Yogananda ha spiegato che negli stadi iniziali della comunione con Dio (Sabikalpa Samadhi) la coscienza del devoto si immerge nello spirito Cosmico; la sua forza vitale viene ritirata dal corpo, il quale appare "morto", ossia immobile e rigido. Lo Yogi è pienamente consapevole della propria condizione di animazione sospesa ma è anche consapevole di essere un'entità separata dall'Uno.
Progredendo verso stati spirituali superiori (Nirbikalpa Samadhi), però, egli comunica con Dio senza la fissità del corpo e nella sua ordinaria coscienza di veglia, anche nel mezzo di impegnativi doveri mondani. In questo stadio scompare la concezione di io e di individuo e permane una sempre totale immersione nella Coscienza Divina; questa è la mèta finale del cammino di uno yogi.
Entrambi questi stadi sono caratterizzati dall'unità con la sempre-nuova Beatitudine dello Spirito, ma lo stato Nirbikalpa è conosciuto solo dai Maestri più altamente evoluti.
Perciò questo ultimo stadio va anche al di là della felicità (inteso come sentimento umano) poichè è Sat Chit Ananda (Essere Coscienza Beatitudine).
Ma cos'è per te la felicità yaso?
Hari Om
Re: Sono felice
Inviato: gio gen 24, 2008 10:59 pm
da yasodanandana
Visvakarman ha scritto:Beh, se uno yogi pratica
la chiave interpretativa impersonalista della cultura vedica e', appunto, interpretazione... la cultura vedica affrontata direttamente, senza filtri, non porta la conclusione per la quale la fusione col tutto, sempre che sia possibile effettuarla, sia il top della realizzazione spirituale..
Shankara Acharya stesso, l'iniziatore dell'Advaitismo, recita nel suo famoso canto "Bhaja Govinda" qualcosa come "Pazzi intellettuali speculatori adorate Govinda.. le vostre aride conclusioni filosofiche non vi aiuteranno al momento della morte.."
La Bhagavad Gita nel 18.66 recita, per bocca di Krishna Dio La Persona Suprema (traduzione sempre a occhio..

) : "Lascia ogni forma di religione e arrenditi esclusivamente a Me.. non avere paura, io mi prendero' carico delle reazioni che ti rimangono da scontare".... intendendo per "religione", cio che Egli aveva spiegato precedentemente nella Bhagavad Gita.. ovvero l'attivita' interessata per la ricerca del benessere attraverso il sacro e la ricerca della liberazione impersonale...
Aggiungici che non e' possibile essere coerenti col tuo assunto e simultaneamente comunicare, specialmente se si sostiene una posizione come stai facendo tu ora..
aggiungiamo pure che se ci guardiamo intorno ogni tipo di felicita' dipende da una relazione e che la solitudine porta depressione e pazzia .....
..
Per cui la felicita' per me consiste nell'amare... e siccome ritengo che l'essere vivente abbia una capacita' di amare inesauribile, bisogna che questa sia rivolta verso una Persona Infinitamente Affascinante..
Quindi.. io.. la fusione.. la fine dell'individualita'.. la fine della possibilita' di vivere il mistero dell'amore, la bellezza della scoperta ininterrotta dell'Amato e degli "amati" miei fratelli esseri viventi, la vedo come la peggior disgrazia...
e non sono cosi' egoista da pensare solo per me a tal punto da volere che tutti muoiano e che solo io rimanga in vita..
Re: Sono felice
Inviato: ven gen 25, 2008 6:17 pm
da Visvakarman
Perdonami yaso se faccio questo copia/incolla ma mi sembra più chiaro per rispondere a parti differenti:
Yaso: la chiave interpretativa impersonalista della cultura vedica e', appunto, interpretazione... la cultura vedica affrontata direttamente, senza filtri, non porta la conclusione per la quale la fusione col tutto, sempre che sia possibile effettuarla, sia il top della realizzazione spirituale..
E allora qual'è il top della realizzazione spiegami? se non è trascendere l'ego e le limitazioni del corpo, se non è realizzare che siamo anime (microcosmi) che però hanno una profonda connessione con tutto ciò che le circonda (macrocosmo), se non è realizzare pienamente il nostro essere divino cos'è?
Shankara Acharya stesso, l'iniziatore dell'Advaitismo, recita nel suo famoso canto "Bhaja Govinda" qualcosa come "Pazzi intellettuali speculatori adorate Govinda.. le vostre aride conclusioni filosofiche non vi aiuteranno al momento della morte.."
La Bhagavad Gita nel 18.66 recita, per bocca di Krishna Dio La Persona Suprema (traduzione sempre a occhio..

) : "Lascia ogni forma di religione e arrenditi esclusivamente a Me.. non avere paura, io mi prendero' carico delle reazioni che ti rimangono da scontare".... intendendo per "religione", cio che Egli aveva spiegato precedentemente nella Bhagavad Gita.. ovvero l'attivita' interessata per la ricerca del benessere attraverso il sacro e la ricerca della liberazione impersonale...
Certo, ma la liberazione personale cos'è allora? e da cosa?
Aggiungici che non e' possibile essere coerenti col tuo assunto e simultaneamente comunicare, specialmente se si sostiene una posizione come stai facendo tu ora..
Questo me lo dovresti spiegare per bene perchè non l'ho capito... non si può comunicare in che senso? nel senso che non lo posso fare con i miei simili? e perchè mai? io non ho mai detto che l'annullamento dell 'io-ego prevede l'annullamento delle relazioni:il grande mistico e maestro indiano Paramhansa Yogananda era talmente realizzato pienamente (è considerato un avatar o incarnazione divina) che a volte doveva sforzarsi per rimanere nel suo corpo fisico e adempiere ai doveri materiali, ma ha avuto una vita piena e con innumerevoli relazioni di amicizia, ha amato intensamente ogni suo discepolo e ha costruito un'organizzazione considerevole.
aggiungiamo pure che se ci guardiamo intorno ogni tipo di felicita' dipende da una relazione e che la solitudine porta depressione e pazzia
Mi spiace ma non sono d'accordo: ciò che porta alla depressione e alla pazzia non è la solitudine, la solitudine è a volte il prezzo da pagare per la grandezza spirituale, per potersi ritirare nella meditazione e riconnettersi interiormente con Dio. Chi non sta bene da solo è semplicemente chi non sta bene con se stesso e spesso ha relazioni malsane in cui tende ad aggrapparsi agli altri appunto per non dover rimanere solo. Gli Yogi dell'Himalaya vivono in grotte solitari, i muni baba addirittura facendo voto di silenzio a volte per tutta la vita, eppure la gioia e la luce traspare dai loro sguardi.
..
Per cui la felicita' per me consiste nell'amare... e siccome ritengo che l'essere vivente abbia una capacita' di amare inesauribile, bisogna che questa sia rivolta verso una Persona Infinitamente Affascinante..
Quindi.. io.. la fusione.. la fine dell'individualita'.. la fine della possibilita' di vivere il mistero dell'amore, la bellezza della scoperta ininterrotta dell'Amato e degli "amati" miei fratelli esseri viventi, la vedo come la peggior disgrazia...
Perchè hai un concetto fuorviante di samadhi e forse per te amare è una sorta di appagamento dell'ego perchè, credimi, il raggiungere un Samadhi non fa di te una creatura incapace di amare ma anzi ti dà la possibilità di andare oltre l'amore umano, legato al concetto di appagamento (amare mi fa sentire bene, mi piace amare, mi appaga e perciò scelgo di amare) verso un'amore infinito e senza condizionamenti: questo è l'amore di Dio e di un vero guru. Tutti i più grandi santi e maestri (anche occidentali, per esempio Padre Pio) avevano un concetto di amore senza riserve molto grande eppure molti erano in quello stato di Samadhi dove l'ego, l'individualità, l'Io, non esistevano più.
e non sono cosi' egoista da pensare solo per me a tal punto da volere che tutti muoiano e che solo io rimanga in vita..
Beh se nò la solitudine sarebbe forzata no?!
Hari om
Re: Sono felice
Inviato: ven gen 25, 2008 8:45 pm
da yasodanandana
E allora qual'è il top della realizzazione spiegami? se non è trascendere l'ego e le limitazioni del corpo, se non è realizzare che siamo anime (microcosmi) che però hanno una profonda connessione con tutto ciò che le circonda (macrocosmo), se non è realizzare pienamente il nostro essere divino cos'è?
di piu'..

essere felice corrisponde alla fine del dolore? no... un malato, mentre e' malato, mica pensa a quando guarira'... Un malato pensa a quando, da guarito, potra' ricominciare a vivere una vita di relazione, d'amore, di gioco, di nuove scoperte, di appagamento dei desideri..
Lo stesso per la connessione col tutto.. Cosa vuol dire che in qualche modo siamo il tutto? Vuol dire che non possiamo piombare nel nulla e che quindi non muoriamo... Ci basta?
Ottenuta l'eternita' ci interessa anche vivere? o si tratta di morire eternamente insieme al dolore?
Questo me lo dovresti spiegare per bene perchè non l'ho capito...
se il tuo scopo si limita al realizzare l'appartenenza al tutto .. pure io, con le mie idee rispetto alle quali intervieni con intento correttivo, migliorativo, chiarificatore ecc. ecc. ecc., faccio parte di esso.
Anzi, ne farei parte anche se nutrissi idee del tutto ostili a te e ad altri..
Quindi uno che ha quello come obbiettivo che parla o agisce a fare? per mettere in moto energie che in ogni caso valgono quanto quelle che sono gia' in circolazione?
Mi spiace ma non sono d'accordo
pero' e' cio' che vediamo.. tu stesso stai ritenendo preferibile , e quindi piu' bello e piu' appagante relazionare con me parlandomi. Se la felicita' non consistesse nel relazionare perche' lo fai?
Perchè hai un concetto fuorviante di samadhi
io chiamo "samadhi" la vita perenne e cosciente un relazione con Dio La Persona Suprema..
forse per te amare è una sorta di appagamento dell'ego
amare vuol dire dedicarsi disinteressatamente a qualcuno.
E' la "realizzazione" impersonale che ha l'intento di spazzare via ogni forma di vita diversa dalla nostra perche' solo la nostra prevalga
il fatto stesso che si chiami "liberazione" e' un altro piccolo sintomo.. si tratta di liberarsi dai guai... mica di offrirsi, sacrificarsi, devolversi, darsi..
ti dà la possibilità di andare oltre l'amore umano
io non sto parlando di amore umano... sto parlando d'amore ...
se ad un certo punto non c'e' piu' nessuno..
chi ami?
Tutti i più grandi santi e maestri (anche occidentali, per esempio Padre Pio)
quelli che io considero tali (padre pio compreso) sono personalisti, adoratori di Dio come Persona Suprema.. gli altri posso ritenere che lo siano magari interiormente, ma abbiano dato una dottrina adatta a far avanzare coloro che hanno aspirazioni non troppo elevate
se ho saltato qualche argomento per te saliente, magari riproponimelo
grazie delle belle opportunita' di riflessione
Re: Sono felice
Inviato: gio gen 31, 2008 11:42 am
da Visvakarman
essere felice corrisponde alla fine del dolore?
Qualcuno disse che "la gioia è un intervallo fra due dolori e il dolore un intervallo fra due gioie", questo per rimarcare la natura duale dell'esistenza terrena: quando trascendi questa dualità e ti immergi nel divino allora la gioia è una costante dentro di te ma non è legata ai sensi. Se un malato è uno yogi pienamente realizzato, anche nello stato di malattia la sua coscienza è ancorata nel divino e nella gioia infinita.
Lo stesso per la connessione col tutto.. Cosa vuol dire che in qualche modo siamo il tutto? Vuol dire che non possiamo piombare nel nulla e che quindi non muoriamo... Ci basta? Ottenuta l'eternita' ci interessa anche vivere? o si tratta di morire eternamente insieme al dolore?
Vuol dire che questo corpo fisico è come un abito che la nostra anima indossa in questa incarnazione. Vuol dire che l'ego, che ama relazionarsi, realizzare i desideri, che rifugge il dolore ma insegue l'appagamento, che si identifica con il corpo e le sue limitazioni, questo ego rappresenta l'individualità. Trovare la vera felicità credo voglia dire trovare il vero appagamento interiore, senza esaltarsi per le vittorie ma accettando anche le sconfitte, cercando continuamente di trascendere questa dualità facendo fermare il pendolo della vita esattamente al centro.
se il tuo scopo si limita al realizzare l'appartenenza al tutto .. pure io, con le mie idee rispetto alle quali intervieni con intento correttivo, migliorativo, chiarificatore ecc. ecc. ecc., faccio parte di esso.
Anzi, ne farei parte anche se nutrissi idee del tutto ostili a te e ad altri..
Quindi uno che ha quello come obbiettivo che parla o agisce a fare? per mettere in moto energie che in ogni caso valgono quanto quelle che sono gia' in circolazione?
Aspetta un attimo: è ovvio che in un mondo duale bene e male, luce e oscurità, coesistono ognuno in funzione dell'altro: non ci sarebbe il buio senza la luce, in realtà però tutto fa parte di un'unica intelligenza creativa. Ma noi esseri umani siamo come dei bambini spirituali che non comprendono appieno questi concetti. Perciò è importante il sangha la compagnia dei santi, cantare i mantra, meditare, perchè tutto questo ci avvicina sempre di più alla luce, la nostra vera natura. Quando saremo ancorati all'uno allora vedremo senza veli, vedremo che il male in realtà è solo il gioco di maya. Perciò le energie negative/positive che mettiamo in gioco sono esattamente le stesse, ogni evento è neutro e siamo noi a dargli una valenza, ma finchè non avremo trasceso la dualità, queste energie avranno valenze differenti.
pero' e' cio' che vediamo.. tu stesso stai ritenendo preferibile , e quindi piu' bello e piu' appagante relazionare con me parlandomi. Se la felicita' non consistesse nel relazionare perche' lo fai?
Amico mio...non sono certo un illuminato (anche se mi sforzo) e devo dire che il mio ego intelletuale ama le disquizioni...
]
io chiamo "samadhi" la vita perenne e cosciente un relazione con Dio La Persona Suprema..
Chiamala come vuoi: il samadhi è uno stato di coscienza non dualistico, come ho scritto in precedenza, dove il meditante, la meditazione stessa e l'oggetto della meditazione sono "Uno", mentre la mente rimane concentrata e cosciente.
Nel Sabikalpa Samadhi scompare anche il concetto di "io" come entità separata dall'Uno
amare vuol dire dedicarsi disinteressatamente a qualcuno.
E' la "realizzazione" impersonale che ha l'intento di spazzare via ogni forma di vita diversa dalla nostra perche' solo la nostra prevalga
il fatto stesso che si chiami "liberazione" e' un altro piccolo sintomo.. si tratta di liberarsi dai guai... mica di offrirsi, sacrificarsi, devolversi, darsi..
Non confondiamo l'amore umano, anche se oggetto di attenzioni disinteressate, con l'amore divino: madre Teresa di Calcutta vedeva il Cristo in ogni povero e derelitto, questo è amore divino. Se vai in Afghanistan a portare aiutio umanitari al popolo senza nessuna valenza spirituale, è lodevole, ma è amore umano.
io non sto parlando di amore umano... sto parlando d'amore ...
se ad un certo punto non c'e' piu' nessuno..
chi ami?
Vedi che il tuo concetto di amore è sempre rapportato a qualcuno, per te amore è sinonimo di "altra persona", ma come la intendi?
mi spiego meglio, riesci a vedere Dio, Allah, Geova, o come lo vuoi chiamare, nella persona/e che ami oppure l'amore per te è legato al concetto di persona/corpo?
se ho saltato qualche argomento per te saliente, magari riproponimelo
grazie delle belle opportunita' di riflessione
Grazie a te Yaso!!
Re: Sono felice
Inviato: gio gen 31, 2008 10:08 pm
da yasodanandana
quando trascendi questa dualità e ti immergi nel divino allora la gioia è una costante dentro di te ma non è legata ai sensi.
l'immersione non consente di gioire.. dato che la gioia e' data dalla relazione.
Se io e te ci incontriamo, considereremmo una gran disgrazia se qualcuno ci mettesse dentro un frullatore e ci facesse immargere l'uno dentro l'altro..
Poi.. ovviamente non sto parlando di gioie avvertibili con i sensi materiali..
Vuol dire che questo corpo fisico è come un abito che la nostra anima indossa in questa incarnazione
io sto "raccontando" di una felicita', di una relazione e di un'individualita' nell'ambito trascendentale.. come descritta da miriadi di episodi in tutte le scritture sacre nel mondo.
Perche' mi rispondi parlando di corpo, di materia, di desideri materiali? concordo senza problemi sul fatto che la trascendenza, qualsiasi cosa essa sia, e' al di la' di cio....
Ma noi esseri umani siamo come dei bambini spirituali che non comprendono appieno questi concetti
non considero una cosa troppo seria un'ideologia che poi non puo' essere messa in pratica.
va bene che tu mi dica che attraverso la mistica, l'associazione con i realizzati ecc, ecc, ecc. si arriva ad essere coerenti.. ma e' una fede.. perche' dovrei darti retta?
Personalmente non ritengo che la varieta' abbia meno "numeri" dell'unita' perche' si possa ipotizzare che anche lei stia nella trascendenza. Non me lo dice la logica, non me lo dicono le religioni, non me lo dicono i veda... Per cui non vivo l'incoerenza di predicare l'Uno e simultaneamente mostrarmi duale.. Anzi, considero profondamente dualista chi abbia deciso che la varieta' sta solo nell'illusione e l'unita' sta da sola nella trascendenza..
Perciò le energie negative/positive che mettiamo in gioco sono esattamente le stesse, ogni evento è neutro e siamo noi a dargli una valenza, ma finchè non avremo trasceso la dualità, queste energie avranno valenze differenti.
se una filosofia non puo' essere messa in pratica da chi la predica..
Chiamala come vuoi: il samadhi è uno stato di coscienza non dualistico
e io che ho detto? Dualismo e' prima di tutto ritenere che l'unita' stia nella trascendenza e la varieta' nell'immanenza.. Quindi considero samadhi la relazione amorosa con la Persona Suprema.. Relazione che e' unita' e simultaneamente separazione.. dato che l'amore fa degli innamorati una cosa sola, ma e' necessaria la separazione perche' sussista un flusso, uno scambio, una reciproca e costante scoperta
Non confondiamo l'amore umano, anche se oggetto di attenzioni disinteressate, con l'amore divino
ripeto... Amore vuol dire che sussiste, oltre all'unita', pure una separazione, se no non puo' esserci dedizione per l'altro.. quindi ripeto: "amare vuol dire dedicarsi disinteressatamente a qualcuno.
E' la "realizzazione" impersonale che ha l'intento di spazzare via ogni forma di vita diversa dalla nostra perche' solo la nostra prevalga
il fatto stesso che si chiami "liberazione" e' un altro piccolo sintomo.. si tratta di liberarsi dai guai... mica di offrirsi, sacrificarsi, devolversi, darsi.. "
Che Madre Teresa vedesse nel derelitto una sua (del derelitto) connessione col Cristo.. e' condivisibile.. Madre Teresa di Calcutta pero' non viveva una spiritualita' che relega nell'immanente la relazione e quindi l'amore.. Quindi non esercitava un sentimento che poi avrebbe rinnegato nella trascendenza per attuare l'immersione e la simbiosi con l'"UNO"
Vedi che il tuo concetto di amore è sempre rapportato a qualcuno, per te amore è sinonimo di "altra persona"
certo.. e non ci trovo niente di male.. Il fatto che in questo mondo le relazioni siano problematiche, non significa che si debba chiudersi spiritualmente a credere dogmaticamente che nella trascendenza non esista la differenza fra le individualita'..
mi spiego meglio, riesci a vedere Dio, Allah, Geova, o come lo vuoi chiamare, nella persona/e che ami oppure l'amore per te è legato al concetto di persona/corpo?
l'amore per me e' legato alla persona.. che non e' necessariamente il corpo di materia..
E ritengo che Dio, Allah, Jahveh, Krishna, Manitu' possa essere una persona trascendentale... e non un concetto impersonale da far interpretare a coloro con i quali sono in relazione..
Ti risulta strano?
Eppure miliardi di persone al mondo, compresi i cosiddetti induisti, che sono uno dei quattro piu' grandi monoteismi, la pensano in questo modo..
ciao..
grazie ancora..
