E IN ARRIVO UN TRENO CARICO DI... SCUSE
Inviato: mer gen 16, 2008 8:14 pm
da GUIDO ARCI CAMALLI
dialoghi
dialoghi tra i re sordi
telefoni intolleranti
malintesi mai risolti
sanremo sempre più lontana
e un treno arriva carico di gente chiusa
liguri che cattiva razza
sarti dei nostri guai
ed intanto parla un papa
ed intanto pikkiano i sogni del domani
si cerca il colpevole
di sicuro un albanese
di sicuro un terrone
si cerca nel mucchio
e nel treno ti pikkiano se canti o bella ciao
muoiono di fame
muoiono di discussioni futili
futili giudizi di circostanza
ma il cielo e pieno di incomprensioni
pieno di sensazioni di pace
quando la guerra del egoismo si avvicina
PEACE SANREMO PEACE LARRY PEACE RAFFAELLASOTTILE PEACE ALE
http://blog.myspace.com/index.cfm?fusea ... =156490704
Re: E IN ARRIVO UN TRENO CARICO DI... SCUSE
Inviato: dom gen 20, 2008 11:14 pm
da GUIDO ARCI CAMALLI
per te
agito le braccia al sole
il sole che è fatica per un povero
portuale
agito i gomitoli che si fan sentire
quelle reti cge un portuale non potrà più avere
il non vedere più il grano che arriva al agnesi
agito le critiche che ho accettato
tante critiche che mi insegnano a criticare ad suggerire miglioramenti
agito i portuali camalli da salvare
quei portuali che tanto han fatto per il nostro ponente per l'agnesi
che famosa diventa grazie al sudor dei camalli
agito una sinistra che muore
una sinistra che non vuol lottare
che non sa più lottare
litigiosa nel ponente
che litiga da ventimiglia fino a diano
agito le false promesse
che ogni politico fà per affossare il nostro piatto ponente
agito il sottile confronto col mare
quel mare che si impoverisce ogni giorno
agito e sbatto le porte sempre più forti
vedendo che i camalli vengono abbandonati
vedendo che sanremo ed imperia son cose assai lontane
ma il ponente è uno solo
agito le braccia al cielo
nella visione di uno stupido giovane
che lotta per le cose giuste
SALVATE ANTICA COMPAGNIA PORTUALE ARCI CAMALLI SALVATE I CAMALLI DI ONEGLIA UN PEZZO DI STORIA DEL PONENTE LIGURE E DELLA LIGURIA
MA CHI SON I CAMALLI
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Camalli
L'importanza di esser camallo
Debutta lo spettacolo con Amanzio Pezzolo e Aldo Vinci. In Porto, dalle origini a oggi. Lotte, aneddoti, vita. Fino al 30 gennaio
di Daniele Miggino
26 GENNAIO 2005
Stavo andando al Teatro degli Zingari per la prima dello spettacolo Camalli, storie vissute e narrate dalle genti del Porto. Berretto, sciarpa, guanti: tutto inutile, faceva un freddo cane. Davanti alla Stazione Marittima ho pensato "ma come si fa a stare tutta la notte in banchina con 'sto gelo?". Due ore dopo non mi pareva più una cosa impossibile. Avevo capito, almeno in parte, cosa vuol dire essere un camallo.
Lo spettacolo della Compagnia OltreLaScena verrà replicato al Teatro di via Mura degli Zingari 12r fino al 30 gennaio 2005, sempre alle 21.
La piccola sala è allestita come un magazzino delle merci. Sacchi di caffè, grosse casse di legno, cime aggrovigliate. Due banchine si allungano dal palco verso la platea. Fra il pubblico arrivano tanti amici, parenti e colleghi di Amanzio Pezzolo, il narratore. C'è anche un Don Gallo solidale, che ospita la rappresentazione e si presenta con un colbacco nero: «me l'han portato da San Pietroburgo», dice con orgoglio. Sul palco insieme a lui ci sono Aldo Vinci, regista-attore di Camalli, e il polistrumentista Mauro Sabbione - già nei Matia Bazar e nei Litfiba di El Diablo.
Lo spettacolo
Il piccolo Aldo è figlio di un metalmeccanico-sindacalista, uno dei primi arrestati per motivi politici in città. La madre si arrangia «come nelle favole - dice lui - cucendo di notte». A sollevarla ci pensa una busta bianca, che trova ogni tanto nella cassetta della posta. È la colletta dei portuali che sostengono il "compagno Vinci".
Aldo conosce così i portuali: sono una categoria di privilegiati, sembrano ricchi senza esserlo, sono generosi, uniti e hanno molto tempo libero. «Perché gli altri lavoratori non diventano come i camalli?», si chiede.
A questa domanda cerca di rispondere il racconto di Pezzolo. Parte da lontano, dagli scogli ai quali attraccavano le prime feluche, dai fenici, dalla Peste Nera del 1348 (dopo la quale si forma una compagnia professionale di portuali, i Caravana), fino alla resistenza agli stranieri - austriaci, francesi e Savoia. È la storia di Genova vista da quel «grembo materno» che è il Porto.
I due protagonisti si alternano, a volte si incrociano, soprattutto quando Aldo interpreta personaggi che hanno avuto un ruolo nella vicenda portuale (politici, industriali e armatori) e Amanzio - che interpreta se stesso - gli risponde per le rime. Anche Cristina Cavalli (aiuto regia) ha un ruolo: fa la spettatrice attiva, stabilendo una certa empatia col pubblico.
Alcuni video vengono proiettati sul soffitto della sala. Le musiche di Sabbione, prevalentemente elettroniche, aggiungono ritmo alle parole.
«Cambiano i dettagli, ma la sostanza rimane - dice Pezzolo - c'è sempre qualcuno che ci vuole buttare fuori dal Porto». La storia della Compagnia Unica diventa perciò una specie di lotta per la sopravvivenza, culminata negli anni '80 con il suo commissariamento. «Ma siamo ancora lì», dice l'ex-vice console della Compagnia con orgoglio. Come sia stato possibile si capisce, forse, dall'ultima frase dello spettacolo: «quando si diventa camalli, lo si resta per tutta la vita».
Per entrare a lavorare in Porto - un tempo, oggi forse molte cose sono cambiate - si stava mesi al cancello, aspettando di sentire il proprio nome alla "chiamata". Poi si diventava occasionali, avventizi. Solo dopo anni si acquistava il titolo di soci e si riceveva il "lattone", l'agognata tessera della Compagnia Unica. «Era una laurea ad honorem, una carta di credito, un'assicurazione - dice Pezzolo - dal quel momento sapevo che nessuno avrebbe potuto mandarmi via».
Tanta passione in uno spettacolo fatto con pochi mezzi (ne meriterebbe di più), alla fine del quale molti misteri sui portuali svaniscono. Vengono allo scoperto la fatica, l'orgoglio, l'unità di gruppo. Quella del camallo si rivela alla fine un'esperienza difficile da imitare, una storia unica per il suo passato e per il contesto. Un mestiere legato come nessun altro alla natura della città, al suo cuore pulsante: il Porto.
Nella foto: un momento dello spettacolo, Amanzio Pezzolo sulla sinistra, Aldo Vinci sulla destra
A GENOVA IL PRIMO CAMALLO TRANS, FINISCE MITO DELLO SCARICATORE GENOVA - Un altro mito finisce: quello dello scaricatore di porto genovese, il nerboruto camallo. Infatti ora i lavoratori della Culmv, la compagnia unica dei portuali, annoverano tra loro anche un transessuale, Valentina già Marco C., 31 anni.
"Nan (ragazzo), se ti veu cangià no gh'é problema: ma ti devi travaggià", gli ha detto il mitico Paride Batini, storico console della Culmv. Marco C. - riporta il Secolo XIX che ha scovato la storia - lavora alla Culmv dal 1999, dopo che per una vita il padre aveva fatto lo stesso mestiere. Cinque anni fa ha cominciato a percorrere il lungo percorso per il cambiamento di sesso ed è diventato Valentina, vaga somiglianza con il personaggio di Crepax con capelli a caschetto neri e unghie lunghe.
Dai tempi di Bartolomeo Pagano, un camallo dei primi del Novecento diventato famoso per aver interpretato il ruolo di Maciste nei film muti, il lavoro di scaricatore portuale è cambiato. Non più sacchi sulle spalle ma muletti e gru per movimentare le merci, oramai stivate nei container. Tuttavia nell'immaginario collettivo lo stereotipo dello scaricatore nerboruto, sudato e sporco è rimasto.
"Conosco altre persone nella mia stessa situazione che hanno perso il posto di lavoro quando hanno cambiato il loro modo di essere - ha detto Valentina, che fa lo stivatore - Licenziate perché molte persone non sono disposte ad accettare e ancor meno a capire. Io sono stata fortunata".