Il Tantra e il flusso mestruale uterino
Inviato: sab nov 24, 2007 6:41 pm
In parole povere, scopo dell’alchimia tantrica è la produzione del nettare d’immortalità e saggezza grazie alla combinazione di sperma e sangue uterino ed è ad un tempo yogica e sessuale. L’alchimia indù impiega gli stessi mezzi ma li integra con elisir a base minerale ottenuti con alchimia di laboratorio”
“…il culto delle yoginis (che venivano invocate con l’offerta e la consumazione collettiva di sangue, carne, vino, e fluidi sessuali)”.
“I Kaulas sono quelle persone che fanno parte di un kula, cioè, una discendenza settaria, una particolare line tantrica di trasmissione che si perpetua di maestro in discepolo e che fa uso del potere dell’essenza della secrezione sessuale della Dea, anch’essa detta kula. La reinterpretazione fatta da Abhinavagupta delle pratiche del kula verte specificamente sulla questione dell’orgasmo sessuale e dell’impiego dei suoi derivati: mentre nel Vidyapitha lo scopo principale era quello di produrre le sostanze di potere necessarie per soddisfare le divinità, qui il rito dell’accoppiamento è esteticizzato…l’enfasi si porta direttamente sull’orgasmo. Esso non è più principalmente un mezzo di produzione. E’ un mezzo privilegiato per accedere all’espansione estatica della coscienza in cui le divinità del Kula permeano e convalidano l’ego del fedele. (…) In certi casi [Abhinavagupta] prescrive, per il conseguimento dei poteri, la consumazione dei fluidi sessuali dopo il coito. In questo caso, i celebranti devono passarsi i fluidi da bocca a bocca prima di versarli in un vassoio come offerta agli dei del sacrificio tantrico. Nell’opera dei Siddha Cakra dell’yuganathas, l’officiante fa offerta a Bhairava (con il quale si è identificato) e alla catena energetica che lo circonda, bevendo una mistura di fluido sessuale maschile e femminile (…) Nello stesso commentario, Jayaratha fa riferimento ai fluidi prodotti sessualmente come ai migliori elisir”.
“La forza cosmica che attiva e attualizza ogni aspetto della pratica tantrica è, in fondo, nient’altro che una corrente o un flusso di fluido sessuale. La vita e la struttura di una famiglia o di un clan tantrico (Kula), è costituita dal flusso datore di vita – e immortalità – dell’essenza del clan che è trasmessa, concretamente e in forma di fluidi sessuali, con l’iniziazione tantrica e i rituali di adorazione. Ciò è attestato da un ampio ambito di riferimenti. (…) Anche al giorno d’oggi i tantristi dell’Assam identificano il loro nettare di trasmissione con il fluido mestruale della Dea o con la mistura dei fluidi sessuali di Shiva e della Dea”.
“Al vertice di questa devozione c’è l’adorazione di Shiva sotto forma di un fallo di mercurio, il cui mercurio è stato stabilizzato e calcinato con sangue mestruale. Nessun testo alchemico tantrico è così attento ai poteri miracolosi del sangue uterino o mestruale come il Matrikabheda Tantra. Tale sangue è classificato in sei tipi diversi – in base all’età, allo stato maritale, e all’esperienza sessuale della donna in questione – ed il suo impiego è prescritto in numerose pratiche, sia rituali che alchemiche”.
“Come segnalato in un precedente capitolo, l’autore del Rasarnava Tantra considera la scuola alchemica come una trasmissione, una catena con una sua propria insegnante del Kula. Siccome il nettare di trasmissione della discendenza alchemica è, come quella di altre sette tantriche, trasmesso attraverso le secrezioni sessuali femminili, questo testo prescrive rapporti sessuali e devozioni erotico-mistiche quali vie di trasformazioni alchemiche (con l’eccezione degli yogi, che sono invitati a serbarsi casti nel periodo della preparazione del loro mercurio). Tuttavia, una donna assistente di laboratorio (e, in specie, il suo fluido sessuale e mestruale) è importantissima per la pratica dell’alchimista. Tuttavia, il fluido deve essere trattenuto da un’altra donna”.
“L’alchimista tantrico tempera il suo tantrismo e sublima certe pratiche erotico-mistiche kaula con tecniche di hatha-yoga e di laboratorio [cioè le pratiche più efficaci sono proprio quelle erotico-mistiche…]
“Adorando Shiva sotto specie di mercurio calcinato, con sandalo, canfora e croco, si consegue il cielo di Shiva, Shivaloka. Ingerendo mercurio si distrugge la triade dei peccati (in pensieri, parole e opere), delle afflizioni e degli stati di debolezza”.
“Il più concreto punto di intersezione tra le tradizioni yogiche ed alchemiche dell’India sta nell’identificazione del mercurio con lo sperma di Shiva, e dello zolfo, arsenico rosso o mica col sangue mestruale o secrezione sessuale della Dea”.
“Nel laboratorio alchemico, tali omologie vengono messe in pratica tramite tecniche che coinvolgono la mistura di sperma e sangue umano, divino e minerale. Qui, il punto di convergenza tra questi sistemi interpenetrativi è la figura dell’assistente di laboratorio-donna dell’alchimista, di cui si parla nel Rasarnava Tantra e in numerose altre fonti. Questa assistente può essere di quattro tipi: kakini (una donna che mestrua nella fase oscura del mese lunare), kikani (una donna che mestrua nel pieno del mese lunare), kancikacini (che mestrua nella fase crescente), o padmini (che mestrua sia in luna piena che in luna nera). I nomi di questa assistente sembra che facciano riferimento diretto al suo organo sessuale, che è anche descritto in questi testi, in termini ideali, assomigliante ad una foglia di ashvatta (ficus religiosa). In effetti, ogni cosa a riguardo della donna dell’alchimista è ideale: essa è giovane, bella, capelli nero corvini, occhi di cerbiatto, perfettamente proporzionata, di buon parlare, sorriso lunimoso, gentile quando bacia e abbraccia, ghiotta di prodotti caseari, e devota di Shiva. Tuttavia ciò che la rende degna di interesse pare che sia il suo organo sessuale così come il sangue mestruale che ne sgorga, e ciò per una ragione molto pratica, che il Rasaratnasamucchaya spiega: Colei che mestrua nella metà scura del mese lunare è la più adatta per la fissazione del mercurio nella pratica alchemica. In che modo quest’assistente giova al potere dell’alchimista? Per ventuno giorni essa deve mangiare zolfo…il suo sangue mestruale diviene così atto a fissare e calcinare il mercurio. Altre fonti istruiscono l’alchimista a porre il detto mercurio, avvolto in una pezzuola, dentro la vulva della sua compagna, allo stesso scopo; oppure a macerare dello zolfo nel sangue mestruale di una donna allo scopo di aumentare la sua potenza”.
“I fiori di una donna misti con sperma e mangiati per un anno” vengono proposti come un elisir. Qui, i fiori in questione sono il sangue mestruale (specie quello di una vergine, di una donna che dev’essere ancora deflorata), e non dovremmo sbagliarci se qui facciamo notare che lo zolfo nella sua forma pura è conosciuto in questa tradizione, come in occidente, come fiori di zolfo. (…) Precedentemente, ho citato la pratica conosciuta come vajroli mudra, grazie a cui il praticante maschio è in grado di attingere direttamente dal fluido l’essenza di potere che scorre naturalmente nella sua compagna tantrica, la yogini. In termini tecnici, vajroli mudra è una suzione uretrale o, più prosaicamente, la tecnica della fontana penica, con cui il praticante maschio, dopo aver eiaculato nella sua compagna, riassorbe il suo proprio sperma, ora catalizzato grazie alla commistione con la di lei essenza sessuale o sangue uterino, e portato indietro nel proprio corpo. Così facendo, assorbe in sé, assieme al proprio seme raffinato, una certa quantità di quell’essenza femminile che può in seguito servire a catalizzare il processo yogico (risveglio di kundalini, ecc.) con cui il suo seme viene trasmutato in nettare.
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“…il culto delle yoginis (che venivano invocate con l’offerta e la consumazione collettiva di sangue, carne, vino, e fluidi sessuali)”.
“I Kaulas sono quelle persone che fanno parte di un kula, cioè, una discendenza settaria, una particolare line tantrica di trasmissione che si perpetua di maestro in discepolo e che fa uso del potere dell’essenza della secrezione sessuale della Dea, anch’essa detta kula. La reinterpretazione fatta da Abhinavagupta delle pratiche del kula verte specificamente sulla questione dell’orgasmo sessuale e dell’impiego dei suoi derivati: mentre nel Vidyapitha lo scopo principale era quello di produrre le sostanze di potere necessarie per soddisfare le divinità, qui il rito dell’accoppiamento è esteticizzato…l’enfasi si porta direttamente sull’orgasmo. Esso non è più principalmente un mezzo di produzione. E’ un mezzo privilegiato per accedere all’espansione estatica della coscienza in cui le divinità del Kula permeano e convalidano l’ego del fedele. (…) In certi casi [Abhinavagupta] prescrive, per il conseguimento dei poteri, la consumazione dei fluidi sessuali dopo il coito. In questo caso, i celebranti devono passarsi i fluidi da bocca a bocca prima di versarli in un vassoio come offerta agli dei del sacrificio tantrico. Nell’opera dei Siddha Cakra dell’yuganathas, l’officiante fa offerta a Bhairava (con il quale si è identificato) e alla catena energetica che lo circonda, bevendo una mistura di fluido sessuale maschile e femminile (…) Nello stesso commentario, Jayaratha fa riferimento ai fluidi prodotti sessualmente come ai migliori elisir”.
“La forza cosmica che attiva e attualizza ogni aspetto della pratica tantrica è, in fondo, nient’altro che una corrente o un flusso di fluido sessuale. La vita e la struttura di una famiglia o di un clan tantrico (Kula), è costituita dal flusso datore di vita – e immortalità – dell’essenza del clan che è trasmessa, concretamente e in forma di fluidi sessuali, con l’iniziazione tantrica e i rituali di adorazione. Ciò è attestato da un ampio ambito di riferimenti. (…) Anche al giorno d’oggi i tantristi dell’Assam identificano il loro nettare di trasmissione con il fluido mestruale della Dea o con la mistura dei fluidi sessuali di Shiva e della Dea”.
“Al vertice di questa devozione c’è l’adorazione di Shiva sotto forma di un fallo di mercurio, il cui mercurio è stato stabilizzato e calcinato con sangue mestruale. Nessun testo alchemico tantrico è così attento ai poteri miracolosi del sangue uterino o mestruale come il Matrikabheda Tantra. Tale sangue è classificato in sei tipi diversi – in base all’età, allo stato maritale, e all’esperienza sessuale della donna in questione – ed il suo impiego è prescritto in numerose pratiche, sia rituali che alchemiche”.
“Come segnalato in un precedente capitolo, l’autore del Rasarnava Tantra considera la scuola alchemica come una trasmissione, una catena con una sua propria insegnante del Kula. Siccome il nettare di trasmissione della discendenza alchemica è, come quella di altre sette tantriche, trasmesso attraverso le secrezioni sessuali femminili, questo testo prescrive rapporti sessuali e devozioni erotico-mistiche quali vie di trasformazioni alchemiche (con l’eccezione degli yogi, che sono invitati a serbarsi casti nel periodo della preparazione del loro mercurio). Tuttavia, una donna assistente di laboratorio (e, in specie, il suo fluido sessuale e mestruale) è importantissima per la pratica dell’alchimista. Tuttavia, il fluido deve essere trattenuto da un’altra donna”.
“L’alchimista tantrico tempera il suo tantrismo e sublima certe pratiche erotico-mistiche kaula con tecniche di hatha-yoga e di laboratorio [cioè le pratiche più efficaci sono proprio quelle erotico-mistiche…]
“Adorando Shiva sotto specie di mercurio calcinato, con sandalo, canfora e croco, si consegue il cielo di Shiva, Shivaloka. Ingerendo mercurio si distrugge la triade dei peccati (in pensieri, parole e opere), delle afflizioni e degli stati di debolezza”.
“Il più concreto punto di intersezione tra le tradizioni yogiche ed alchemiche dell’India sta nell’identificazione del mercurio con lo sperma di Shiva, e dello zolfo, arsenico rosso o mica col sangue mestruale o secrezione sessuale della Dea”.
“Nel laboratorio alchemico, tali omologie vengono messe in pratica tramite tecniche che coinvolgono la mistura di sperma e sangue umano, divino e minerale. Qui, il punto di convergenza tra questi sistemi interpenetrativi è la figura dell’assistente di laboratorio-donna dell’alchimista, di cui si parla nel Rasarnava Tantra e in numerose altre fonti. Questa assistente può essere di quattro tipi: kakini (una donna che mestrua nella fase oscura del mese lunare), kikani (una donna che mestrua nel pieno del mese lunare), kancikacini (che mestrua nella fase crescente), o padmini (che mestrua sia in luna piena che in luna nera). I nomi di questa assistente sembra che facciano riferimento diretto al suo organo sessuale, che è anche descritto in questi testi, in termini ideali, assomigliante ad una foglia di ashvatta (ficus religiosa). In effetti, ogni cosa a riguardo della donna dell’alchimista è ideale: essa è giovane, bella, capelli nero corvini, occhi di cerbiatto, perfettamente proporzionata, di buon parlare, sorriso lunimoso, gentile quando bacia e abbraccia, ghiotta di prodotti caseari, e devota di Shiva. Tuttavia ciò che la rende degna di interesse pare che sia il suo organo sessuale così come il sangue mestruale che ne sgorga, e ciò per una ragione molto pratica, che il Rasaratnasamucchaya spiega: Colei che mestrua nella metà scura del mese lunare è la più adatta per la fissazione del mercurio nella pratica alchemica. In che modo quest’assistente giova al potere dell’alchimista? Per ventuno giorni essa deve mangiare zolfo…il suo sangue mestruale diviene così atto a fissare e calcinare il mercurio. Altre fonti istruiscono l’alchimista a porre il detto mercurio, avvolto in una pezzuola, dentro la vulva della sua compagna, allo stesso scopo; oppure a macerare dello zolfo nel sangue mestruale di una donna allo scopo di aumentare la sua potenza”.
“I fiori di una donna misti con sperma e mangiati per un anno” vengono proposti come un elisir. Qui, i fiori in questione sono il sangue mestruale (specie quello di una vergine, di una donna che dev’essere ancora deflorata), e non dovremmo sbagliarci se qui facciamo notare che lo zolfo nella sua forma pura è conosciuto in questa tradizione, come in occidente, come fiori di zolfo. (…) Precedentemente, ho citato la pratica conosciuta come vajroli mudra, grazie a cui il praticante maschio è in grado di attingere direttamente dal fluido l’essenza di potere che scorre naturalmente nella sua compagna tantrica, la yogini. In termini tecnici, vajroli mudra è una suzione uretrale o, più prosaicamente, la tecnica della fontana penica, con cui il praticante maschio, dopo aver eiaculato nella sua compagna, riassorbe il suo proprio sperma, ora catalizzato grazie alla commistione con la di lei essenza sessuale o sangue uterino, e portato indietro nel proprio corpo. Così facendo, assorbe in sé, assieme al proprio seme raffinato, una certa quantità di quell’essenza femminile che può in seguito servire a catalizzare il processo yogico (risveglio di kundalini, ecc.) con cui il suo seme viene trasmutato in nettare.
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