Ciao a tutti, vorrei porvi una domanda che mi fanno in tanti riguardo ai metodi alternativi alla vivisezione, alla quale non so mai cosa rispondere..
Ok che ci sono i modelli matematici, gli studi epidemiologici, le culture in vitro, gli studi sui tessuti, etc, etc. Ma quando si vuole misurare la reazione e l'effetto di qualcosa su un organismo intero, vivente? Cosa si può usare di valido?
Di mio sono d'accordissimo su tutto, abolirei la vivisezione anche se fosse l'unica soluzione per salvare vite umane. Purtroppo non tutti la pensano così e questa è la domanda che mi fanno tutti..
chi mi aiuta?
grazie!!!
Domanda sui metodi alternativi
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Alberto Vegan
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Ciao,
provo a fornirti una risposta... ma non e' molto facile!
Prima di tutto, ti fornisco una risposta generica che implica pero' una parentesi riguardo il forum; infatti io personalmente (e gia' in passato c'era stato un dibattito) non trovo una strategia giusta quella di definire la vivisezione "falsa scienza" ponendosi quindi solo su un piano scientifico. Mettere a nudo tutti i disastri che ha provocato la sperimentazione animale, assieme all'importante lavoro di ricerca e promozione dei cosiddetti metodi alternativi, sono degli importanti passaggi che pero' devono portare ad una presa di coscienza etica. Ovvero, qualsiasi possa essere l'utilita' o meno dell'utilizzare un animale per i nostri scopi, resta sbagliato torturarlo ed ucciderlo.
Secondo me questa riflessione e' importante per darti una risposta, anche da un punto di vista molto pratico. Infatti, probabilmente tu non hai strumenti culturali per poter controbattere su un piano strettamente scientifico chi difenda una particolare pratica che coinvolge gli animali; ma probabilmente neanche quelli con cui parli, e che magari ti fanno domande riguardo al famoso "uso di animali che salva la vita agli uomini". Chi ti dice cosi' di solito non ha idea di cosa stia parlando, e difficilmente riuscirai a "smontare" la sua idea di scienza che avanza, salvando milioni di uomini, ma al prezzo di milioni di animali; appunto perche' non avrai la credibilita' scientifica per farlo. Ma l'etica appartiene a tutti, e tutti hanno l'obbligo di riflettere sulle proprie scelte, e solo costruendo una nuova etica antispecista si possono fare dei definitivi balzi in avanti.
Ma, andando oltre, di sicuro ci sono molte considerazioni sul piano scientifico che possono essere fatte, e che possono fortemente contribuire a scardinare la credenza che l'uso di animali salvi vite umane. Per quanto riguarda questo livello, la tua domanda coglie bene il problema. Infatti paradossalmente, va detto che l'uso di animali fornisce di sicuro dati molto piu' corretti quando si tratta di problemi specifici e localizzati (ad esempio, se una sostanza irrita gli occhi) rispetto ai problemi che sono poi quelli tipici del drug-design (progettazione di farmaci) ovvero gli effetti globali, e nel tempo, sull'organismo umano. Questo proprio perche' mentre ad esempio un particolare tessuto (la cornea, la pelle etc) puo' essere praticamente uguale fra mammiferi, e dunque l'azione di una sostanza su quel singolo tessuto puo' essere valutata e risultare simile su varie specie, l'azione complessa di un farmaco su un organismo intero puo' essere totalmente diverso fra specie diverse.
E qui risiede una delle ipocrisie di chi difende l'uso degli animali; la sperimentazione sugli animali e' semplicemente una pre-fase, dalla quale poi si passa alla sperimentazione sull'uomo, che per comprendere come e quanto funzioni un farmaco e' l'unico modello plausibile. Per capire meglio come la vivisezione alla fine in questo caso sia irrilevante al fine di avere buoni risultati, ti riporto un testo che illustra l'iter per testare un farmaco:
----------------------
- Fase 0 pre-clinica
Si verifica in laboratorio il maggior numero possibile di caratteristiche positive e negative di un farmaco: ecco spiegato il prolungamento di questa fase dai 5 agli 8-10 anni. Le nuove molecole, che possono nascere per sintesi chimica o per estrazione, vengono sottoposte a screening farmacologico: una serie di test in vitro che indicano se una sostanza può avere una qualche attività terapeutica. Identificata l'area si restringe via via il campo per comprendere verso quali patologie si indirizza l'attività della molecola. Più o meno a questo punto entrano in causa gli esperimenti su animali da laboratorio, che servono a comprendere le proprietà farmacocinetiche e farmacodinamiche di una sostanza.
- Fase I Studio preliminare sulla sicurezza e sulla modalità di azione
È la prima sperimentazione sull'uomo: si effettua su un numero limitato (da 20 a 50) di volontari sani e serve a confermare quanto visto sull'animale, cioè che la molecola non è pericolosa. Questi test avvengono in ambito ospedaliero, dove i soggetti possono essere tenuti sotto osservazione dal personale medico.
- Fase II Studi terapeutici pilota
La sperimentazione si allarga coinvolgendo un numero maggiore di individui, affetti dalle patologie che rientrano nel probabile campo d'azione del candidato-farmaco. In questo modo si identificano le malattie (o la malattia) verso le quali la molecola è sicuramente attiva. Contemporaneamente si continuano ad acquisire informazioni sulla sicurezza e tollerabilità della molecola. Questo stadio dura circa un paio d'anni.
- Fase III Studi terapeutici su più larga scala
L'ultimo gradino, prima dell'entrata in commercio, deve soddisfare un numero molto ampio di requisiti e, quindi, può richiedere alcuni anni. La sperimentazione si effettua su qualche centinaio di pazienti che vengono randomizzati (assegnati casualmente) a ricevere il nuovo principio attivo, oppure il farmaco standard per quella patologia. In questa fase, infatti, si deve stabilire se la nuova molecola offre dei vantaggi, in termini di efficacia, rispetto a quelle già esistenti, altrimenti la sua commercializzazione non è giustificata.
- Fase IV Dopo la commercializzazione
Quando un nuovo farmaco entra in commercio è già stato provato su centinaia di pazienti, si è dimostrato efficace, sicuro e ha rivelato i suoi principali effetti collaterali. Tuttavia cento o anche 1000 pazienti non possono neanche lontanamente rappresentare la variabilità del genere umano. Tutti i farmaci, soprattutto quelli nuovi, sono sottoposti a farmacovigilanza per intervenire subito ai primi accenni di reazioni impreviste.
----------------------
Come vedi tutto passa sull'uomo: prima si testa se "anche" su di lui il farmaco non e' tossico, poi se davvero ha degli effetti positivi, e poi i suoi effetti su larga scala e nel tempo. Come puoi immaginare, in tutto questo iter le prove su animali hanno ben poca rilevanza, e contano molto di piu' le conoscenza di biochimica, biologia e medicina che portano poi a metodologie in vitro o in silico (su computer) che possono fornire informazioni ben piu' utili. E gia' lo fanno, perche' molti metodi sono avanzati ed efficienti, e molti ancora potrebbero diventarlo se solo si investisse di piu' in questo campo (e intendo non solo finanziariamente ma anche, come dire, culturalmente).
ll problema e' che poi gli animali sono usati per una vasta gamma di cose, al di la' dello studio dei farmaci; in campo tossicologico (sia per l'uomo che ambientale), nella ricerca, per provare le piu' svariate cose (pensa a quando usavano le scimmie per i crash test, o gli esperimenti militari) e quindi non e' facile seguire e conoscere tutto cio' che viene fatto e contestarlo sul piano meramente scientifico. Per questo vale sempre e comunque la presa di posizione etica, per far capire che gli animali non vanno usati a prescindere dall'utilita' che ne possiamo ricavare.
Ma tornando al discorso scientifico, ti riporto delle altre riflessioni che riguardano invece la ricerca - l'altro campo "caldo" per quanto riguarda gli animali. In pratica, la mistificazione ideologica che viene fatta riguarda il ruolo fondamentale della sperimentazione sugli animali che porterebbe a scoprire cose nuove; e questo non e' vero, almeno non in questa forma, poiche' nella mentalita' comune passa il concetto che si provi "a caso" di tutto sugli animali, finche' "casualmente" salta fuori qualcosa di interessante. Certo se fosse cosi' il ruolo degli animali sarebbe fondamentale. Ma in realta', e questo lo puo' immaginare chiunque abbia un minimo di mentalita' scientifica, quello che viene provato sugli animali deriva da una ipotesi che il ricercatore si e' fatto; e questa ipotesi ovviamente non viene dal nulla, ma deriva necessariamente da cio' che il ricercatore gia' conosce, e questo tipicamente consiste in buona parte di informazioni ed osservazioni riguardo l'uomo. Per questo parlo di mistificazione ideologica: le cosiddette "scoperte" non derivano dagli animali, ma dalle idee, magari innovative e geniali, che sono prodotte da scienziati sulla base delle conoscenze che gia' hanno.
Per meglio spiegare riporto dei passaggi di un testo che ho trovato interessante, del dottor Brandon Reines, a proposito di questa mistificazione in particolare riguardo Claude Bernard (che negli anni '40 contribui' molto al radicamento della sperimentazione animale nel mondo scientifico:
----------------------
Leggendo con attenzione ogni passaggio del libro di Claude Bernard, mi resi conto che egli aveva attribuito arbitrariamente le scoperte mediche in generale e le sue in particolare alla sperimentazione animale. Lo aveva fatto in modo subdolo e molto efficace e, con un'analisi attenta, ho capito come vi fosse riuscito. Con il testo "Una introduzione...." Bernard ha poi trasmesso ai suoi successori in tutti i laboratori di sperimentazione un racconto falsato delle scoperte biomediche.
I ricercatori moderni hanno seguito a puntino gli insegnamenti errati di C. Bernard. L'idea principale è: pretendere sempre di avere fatto la scoperta "per caso". Questo permette al ricercatore di affermare un'assoluta priorità su di essa. E' un modo di sostenere che la sua scoperta non è stata ispirata da osservazione clinica, anche se invariabilmente lo è stata. Bernard sostenne infatti sempre che le sue scoperte erano "nate per caso". Ma noi sappiamo che questo è falso. E' come dire che un razzo è stato costruito "per caso". Nel caso di Bernard, le sue scoperte avvennero perché aveva letto casi di patologia umana. Ad esempio, la sua più grande scoperta fu che i succhi pancreatici digeriscono i grassi. Disse di avere fatto la scoperta grazie ad una osservazione casuale nel corso di una sperimentazione su di un coniglio. Lo storico americano Fred Holmes esaminò gli appunti di Bernard per avere la prova che questo esperimento fosse realmente stato effettuato, ma non riuscì a trovare assolutamente alcun riferimento ad esso. Bernard lo aveva inventato per assicurare la sua priorità nella scoperta.
Come ho scritto in "The Journal of Medicine and Philosophy", Bernard aveva in realtà fatto la scoperta leggendo di un "esperimento della Natura": il caso di un paziente in cui il dotto pancreatico era stato bloccato da un tumore. Il paziente aveva sempre presentato molti grassi nelle feci perché i succhi pancreatici non potevano raggiungere il suo intestino. Molti casi simili erano stati riportati negli anni '30, ma Bernard pretese di aver fatto la scoperta durante questo esperimento apocrifo sul coniglio, del 1948, molti anni dopo i primi studi clinici. Io chiamo la tattica di Bernard "inversione cronologica". Egli sostiene che gli studi effettuati sugli animali conducano agli studi sull'uomo, mentre avviene esattamente l'opposto: gli studi compiuti sull'uomo, con autopsie, sono le reali fonti di ispirazione ed hanno sempre condotto ai tentativi di "conferma" negli animali delle ipotesi cliniche.
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Beh, mi sono dilungato... magari speravi in una risposta piu' semplice, ma purtroppo la questione e' molto complessa! Spero comunque di aver fornito spunti utili. Ciao,
A.
provo a fornirti una risposta... ma non e' molto facile!
Prima di tutto, ti fornisco una risposta generica che implica pero' una parentesi riguardo il forum; infatti io personalmente (e gia' in passato c'era stato un dibattito) non trovo una strategia giusta quella di definire la vivisezione "falsa scienza" ponendosi quindi solo su un piano scientifico. Mettere a nudo tutti i disastri che ha provocato la sperimentazione animale, assieme all'importante lavoro di ricerca e promozione dei cosiddetti metodi alternativi, sono degli importanti passaggi che pero' devono portare ad una presa di coscienza etica. Ovvero, qualsiasi possa essere l'utilita' o meno dell'utilizzare un animale per i nostri scopi, resta sbagliato torturarlo ed ucciderlo.
Secondo me questa riflessione e' importante per darti una risposta, anche da un punto di vista molto pratico. Infatti, probabilmente tu non hai strumenti culturali per poter controbattere su un piano strettamente scientifico chi difenda una particolare pratica che coinvolge gli animali; ma probabilmente neanche quelli con cui parli, e che magari ti fanno domande riguardo al famoso "uso di animali che salva la vita agli uomini". Chi ti dice cosi' di solito non ha idea di cosa stia parlando, e difficilmente riuscirai a "smontare" la sua idea di scienza che avanza, salvando milioni di uomini, ma al prezzo di milioni di animali; appunto perche' non avrai la credibilita' scientifica per farlo. Ma l'etica appartiene a tutti, e tutti hanno l'obbligo di riflettere sulle proprie scelte, e solo costruendo una nuova etica antispecista si possono fare dei definitivi balzi in avanti.
Ma, andando oltre, di sicuro ci sono molte considerazioni sul piano scientifico che possono essere fatte, e che possono fortemente contribuire a scardinare la credenza che l'uso di animali salvi vite umane. Per quanto riguarda questo livello, la tua domanda coglie bene il problema. Infatti paradossalmente, va detto che l'uso di animali fornisce di sicuro dati molto piu' corretti quando si tratta di problemi specifici e localizzati (ad esempio, se una sostanza irrita gli occhi) rispetto ai problemi che sono poi quelli tipici del drug-design (progettazione di farmaci) ovvero gli effetti globali, e nel tempo, sull'organismo umano. Questo proprio perche' mentre ad esempio un particolare tessuto (la cornea, la pelle etc) puo' essere praticamente uguale fra mammiferi, e dunque l'azione di una sostanza su quel singolo tessuto puo' essere valutata e risultare simile su varie specie, l'azione complessa di un farmaco su un organismo intero puo' essere totalmente diverso fra specie diverse.
E qui risiede una delle ipocrisie di chi difende l'uso degli animali; la sperimentazione sugli animali e' semplicemente una pre-fase, dalla quale poi si passa alla sperimentazione sull'uomo, che per comprendere come e quanto funzioni un farmaco e' l'unico modello plausibile. Per capire meglio come la vivisezione alla fine in questo caso sia irrilevante al fine di avere buoni risultati, ti riporto un testo che illustra l'iter per testare un farmaco:
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- Fase 0 pre-clinica
Si verifica in laboratorio il maggior numero possibile di caratteristiche positive e negative di un farmaco: ecco spiegato il prolungamento di questa fase dai 5 agli 8-10 anni. Le nuove molecole, che possono nascere per sintesi chimica o per estrazione, vengono sottoposte a screening farmacologico: una serie di test in vitro che indicano se una sostanza può avere una qualche attività terapeutica. Identificata l'area si restringe via via il campo per comprendere verso quali patologie si indirizza l'attività della molecola. Più o meno a questo punto entrano in causa gli esperimenti su animali da laboratorio, che servono a comprendere le proprietà farmacocinetiche e farmacodinamiche di una sostanza.
- Fase I Studio preliminare sulla sicurezza e sulla modalità di azione
È la prima sperimentazione sull'uomo: si effettua su un numero limitato (da 20 a 50) di volontari sani e serve a confermare quanto visto sull'animale, cioè che la molecola non è pericolosa. Questi test avvengono in ambito ospedaliero, dove i soggetti possono essere tenuti sotto osservazione dal personale medico.
- Fase II Studi terapeutici pilota
La sperimentazione si allarga coinvolgendo un numero maggiore di individui, affetti dalle patologie che rientrano nel probabile campo d'azione del candidato-farmaco. In questo modo si identificano le malattie (o la malattia) verso le quali la molecola è sicuramente attiva. Contemporaneamente si continuano ad acquisire informazioni sulla sicurezza e tollerabilità della molecola. Questo stadio dura circa un paio d'anni.
- Fase III Studi terapeutici su più larga scala
L'ultimo gradino, prima dell'entrata in commercio, deve soddisfare un numero molto ampio di requisiti e, quindi, può richiedere alcuni anni. La sperimentazione si effettua su qualche centinaio di pazienti che vengono randomizzati (assegnati casualmente) a ricevere il nuovo principio attivo, oppure il farmaco standard per quella patologia. In questa fase, infatti, si deve stabilire se la nuova molecola offre dei vantaggi, in termini di efficacia, rispetto a quelle già esistenti, altrimenti la sua commercializzazione non è giustificata.
- Fase IV Dopo la commercializzazione
Quando un nuovo farmaco entra in commercio è già stato provato su centinaia di pazienti, si è dimostrato efficace, sicuro e ha rivelato i suoi principali effetti collaterali. Tuttavia cento o anche 1000 pazienti non possono neanche lontanamente rappresentare la variabilità del genere umano. Tutti i farmaci, soprattutto quelli nuovi, sono sottoposti a farmacovigilanza per intervenire subito ai primi accenni di reazioni impreviste.
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Come vedi tutto passa sull'uomo: prima si testa se "anche" su di lui il farmaco non e' tossico, poi se davvero ha degli effetti positivi, e poi i suoi effetti su larga scala e nel tempo. Come puoi immaginare, in tutto questo iter le prove su animali hanno ben poca rilevanza, e contano molto di piu' le conoscenza di biochimica, biologia e medicina che portano poi a metodologie in vitro o in silico (su computer) che possono fornire informazioni ben piu' utili. E gia' lo fanno, perche' molti metodi sono avanzati ed efficienti, e molti ancora potrebbero diventarlo se solo si investisse di piu' in questo campo (e intendo non solo finanziariamente ma anche, come dire, culturalmente).
ll problema e' che poi gli animali sono usati per una vasta gamma di cose, al di la' dello studio dei farmaci; in campo tossicologico (sia per l'uomo che ambientale), nella ricerca, per provare le piu' svariate cose (pensa a quando usavano le scimmie per i crash test, o gli esperimenti militari) e quindi non e' facile seguire e conoscere tutto cio' che viene fatto e contestarlo sul piano meramente scientifico. Per questo vale sempre e comunque la presa di posizione etica, per far capire che gli animali non vanno usati a prescindere dall'utilita' che ne possiamo ricavare.
Ma tornando al discorso scientifico, ti riporto delle altre riflessioni che riguardano invece la ricerca - l'altro campo "caldo" per quanto riguarda gli animali. In pratica, la mistificazione ideologica che viene fatta riguarda il ruolo fondamentale della sperimentazione sugli animali che porterebbe a scoprire cose nuove; e questo non e' vero, almeno non in questa forma, poiche' nella mentalita' comune passa il concetto che si provi "a caso" di tutto sugli animali, finche' "casualmente" salta fuori qualcosa di interessante. Certo se fosse cosi' il ruolo degli animali sarebbe fondamentale. Ma in realta', e questo lo puo' immaginare chiunque abbia un minimo di mentalita' scientifica, quello che viene provato sugli animali deriva da una ipotesi che il ricercatore si e' fatto; e questa ipotesi ovviamente non viene dal nulla, ma deriva necessariamente da cio' che il ricercatore gia' conosce, e questo tipicamente consiste in buona parte di informazioni ed osservazioni riguardo l'uomo. Per questo parlo di mistificazione ideologica: le cosiddette "scoperte" non derivano dagli animali, ma dalle idee, magari innovative e geniali, che sono prodotte da scienziati sulla base delle conoscenze che gia' hanno.
Per meglio spiegare riporto dei passaggi di un testo che ho trovato interessante, del dottor Brandon Reines, a proposito di questa mistificazione in particolare riguardo Claude Bernard (che negli anni '40 contribui' molto al radicamento della sperimentazione animale nel mondo scientifico:
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Leggendo con attenzione ogni passaggio del libro di Claude Bernard, mi resi conto che egli aveva attribuito arbitrariamente le scoperte mediche in generale e le sue in particolare alla sperimentazione animale. Lo aveva fatto in modo subdolo e molto efficace e, con un'analisi attenta, ho capito come vi fosse riuscito. Con il testo "Una introduzione...." Bernard ha poi trasmesso ai suoi successori in tutti i laboratori di sperimentazione un racconto falsato delle scoperte biomediche.
I ricercatori moderni hanno seguito a puntino gli insegnamenti errati di C. Bernard. L'idea principale è: pretendere sempre di avere fatto la scoperta "per caso". Questo permette al ricercatore di affermare un'assoluta priorità su di essa. E' un modo di sostenere che la sua scoperta non è stata ispirata da osservazione clinica, anche se invariabilmente lo è stata. Bernard sostenne infatti sempre che le sue scoperte erano "nate per caso". Ma noi sappiamo che questo è falso. E' come dire che un razzo è stato costruito "per caso". Nel caso di Bernard, le sue scoperte avvennero perché aveva letto casi di patologia umana. Ad esempio, la sua più grande scoperta fu che i succhi pancreatici digeriscono i grassi. Disse di avere fatto la scoperta grazie ad una osservazione casuale nel corso di una sperimentazione su di un coniglio. Lo storico americano Fred Holmes esaminò gli appunti di Bernard per avere la prova che questo esperimento fosse realmente stato effettuato, ma non riuscì a trovare assolutamente alcun riferimento ad esso. Bernard lo aveva inventato per assicurare la sua priorità nella scoperta.
Come ho scritto in "The Journal of Medicine and Philosophy", Bernard aveva in realtà fatto la scoperta leggendo di un "esperimento della Natura": il caso di un paziente in cui il dotto pancreatico era stato bloccato da un tumore. Il paziente aveva sempre presentato molti grassi nelle feci perché i succhi pancreatici non potevano raggiungere il suo intestino. Molti casi simili erano stati riportati negli anni '30, ma Bernard pretese di aver fatto la scoperta durante questo esperimento apocrifo sul coniglio, del 1948, molti anni dopo i primi studi clinici. Io chiamo la tattica di Bernard "inversione cronologica". Egli sostiene che gli studi effettuati sugli animali conducano agli studi sull'uomo, mentre avviene esattamente l'opposto: gli studi compiuti sull'uomo, con autopsie, sono le reali fonti di ispirazione ed hanno sempre condotto ai tentativi di "conferma" negli animali delle ipotesi cliniche.
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Beh, mi sono dilungato... magari speravi in una risposta piu' semplice, ma purtroppo la questione e' molto complessa! Spero comunque di aver fornito spunti utili. Ciao,
A.
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AlanAdler
Re: Domanda sui metodi alternativi
ciao Six,Six ha scritto:Ciao a tutti, vorrei porvi una domanda che mi fanno in tanti riguardo ai metodi alternativi alla vivisezione, alla quale non so mai cosa rispondere
una cosa importante da poter dire è che studiare un organismo intero ha di certo i suoi vantaggi. Il problema è che poi il risultato, se "trasferito" su un'altra specie, risulta confuso e privo di attendibilità, perchè ogni specie "funziona" in modo diverso. Un metodo alternativo invece dà risultati parziali ma altamente attendibili (se viene usato materiale umano). Inoltre i metodi alternativi vanno anche combinati tra di loro in modo da avere una risposta più "ampia". Il problema è che oggi c'è poca attenzione (in termini di tempo, risorse finanziarie e lavoro umano) riservata ai metodi alternativi, per cui al momento sono comunque insufficenti per ottenere un risultato su un organismo totale. Questo naturalmente, come detto sopra, non significa che la vivisezione sia oggi un metodo valido per fare scienza, anzi, al contrario, se oggi stesso si abbandonasse questa pratica, la scienza medica si dirigerebbe per intero nello studio di nuovi metodi senza animali e più sicuri, come ad esempio sta avvenendo nello sviluppo dei test chimici in vista del divieto sulla sperimentazione per i cosmetici del 2009 (si spera). Inoltre, come sempre è stato, preziose informazioni si possono ottenere da studi clinici ed epidemiologici, anche questi purtroppo oggi poco considerati a favore di una "ricerca da laboratorio". Anche il punto spiegato bene da Alberto è importante sottolinearlo (la sperimentazione animale è solo una pre-fase alla sperimentazione sull'uomo).
Sul fatto che un test specifico (su un particolare tessuto) eseguito su animali sia attendibile, Alberto, ho dei seri dubbi. Il classico Draize test, eseguito comunemente sui conigli (non per valutazioni scientifiche, ma semplicemente perchè il coniglio costa poco, è facile da "maneggiare" e ha un occhio grande che può essere meglio osservato) presenta non pochi problemi di natura scientifica che riguardano proprio differenze rilevanti tra l'occhio del coniglio e l'occhio umano (terza palpebra, produzione di lacrime diversa, grado di acidità ecc).
Grazie per la citazione dal libro. Mi potresti dare il titolo?
Per quanto riguardo il discorso etico-scientifico dell'antivivisezionismo, penso sia ovvio che entrambi vadano combinati insieme. Al contrario mi sembra alquanto miope volersi concentrare solo sull'aspetto etico negando la validità della base scientifica dell'antivivisezionismo, come talune persone (che in passato hanno scritto anche qui) credono sia giusto fare.
Io personalmente credo sia importante capire prima con chi si ha a che fare, poi agire di conseguenza premendo sull'aspetto etico o su quello scientifico, ma sempre presentandoli insieme e come un'unica cosa, mai separatamente (parlo naturalmente della situazione di semplice dialogo "da strada" - non di situazioni specifiche come una conferenza scientifica...)
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Alberto Vegan
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Re: Domanda sui metodi alternativi
Ciao,
http://www.equivita.it/sperimentazione_approf005.htm
Comunque i riferimenti dell'articolo originale sono questi (purtroppo e' un po' datato e non sono riuscito a recuperarlo in pdf):
Titre du document / Document title:
On the Locus of Medical Discovery
Auteur(s) / Author(s):
REINES B. P. ; ENGELHARDT H. T. ;
Résumé / Abstract:
Avec quelques exemples : la fonction pancréatique (milieu du 19e siècle), la vaccination (fin du 19e siècle), le système immunitaire (20e siècle), le lithium pour les psychoses maniaco-dépressives (20e siècle)
Revue / Journal Title:
The Journal of medicine and philosophy (J. med. philos.) ISSN 0360-5310 CODEN JOMPDZ
Source / Source:
1991, vol. 16, no2, pp. 183-209 (4 p. 1/2)
A.
Non e' un libro ma un articolo, avevo quello stralcio da parte. Credo di averlo recuperato da questo indirizzo:AlanAdler ha scritto:Grazie per la citazione dal libro. Mi potresti dare il titolo?
http://www.equivita.it/sperimentazione_approf005.htm
Comunque i riferimenti dell'articolo originale sono questi (purtroppo e' un po' datato e non sono riuscito a recuperarlo in pdf):
Titre du document / Document title:
On the Locus of Medical Discovery
Auteur(s) / Author(s):
REINES B. P. ; ENGELHARDT H. T. ;
Résumé / Abstract:
Avec quelques exemples : la fonction pancréatique (milieu du 19e siècle), la vaccination (fin du 19e siècle), le système immunitaire (20e siècle), le lithium pour les psychoses maniaco-dépressives (20e siècle)
Revue / Journal Title:
The Journal of medicine and philosophy (J. med. philos.) ISSN 0360-5310 CODEN JOMPDZ
Source / Source:
1991, vol. 16, no2, pp. 183-209 (4 p. 1/2)
Si, so che si era gia' discusso e non voglio riaprire il dibattito (anche perche' mi sa che era stato troppo acceso), era solo una mia opinione. Comunque sia, purtroppo, esistono casi (e ribadisco, bisogna considerare che gli animali sono davvero utilizzati in moltissimi campi oltre quelli che di solito citiamo - giustamente visto che sono quelli in cui ci sono le maggiori carneficine) dove utilizzare degli animali puo' fornire informazioni utili. Tenendo conto che la utilita' delle informazioni puo' avere una ampia accezione, visto che anche lo stesso vivisettore sa benissimo che cio' che ottiene non e' applicabile direttamente all'uomo, nonostante questo puo' trovare una qualche utilita' alle informazioni ottenute. Per questo dico che la base dell'antivivisezionismo deve restare etica, dato che in qualsiasi caso NON abbiamo diritto di usare altri esseri senzienti a nostro piacimento. Ma, dicevo, non volevo riaprire l'argomento, anche perche' per di lavoro da fare per mostrare il danno causato dalla sperimentazione animale e incrementare l'uso e la qualita' dei metodi alternativi e' ancora molto, ed e' giusto concentrarsi su questo, partendo appunto dallo smontare la percezione comune che l'uso di animali sia fondamentale per il progresso scientifico. CiaoAlanAdler ha scritto:Sul fatto che un test specifico (su un particolare tessuto) eseguito su animali sia attendibile, Alberto, ho dei seri dubbi.
...
Per quanto riguardo il discorso etico-scientifico dell'antivivisezionismo, penso sia ovvio che entrambi vadano combinati insieme. Al contrario mi sembra alquanto miope volersi concentrare solo sull'aspetto etico negando la validità della base scientifica dell'antivivisezionismo, come talune persone (che in passato hanno scritto anche qui) credono sia giusto fare.
A.
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AlanAdler
Re: Domanda sui metodi alternativi
grazie!Alberto Vegan ha scritto: Non e' un libro ma un articolo, avevo quello stralcio da parte. Credo di averlo recuperato da questo indirizzo:
http://www.equivita.it/sperimentazione_approf005.htm
Sono d'accordo. Io mi riferivo a chi nega la validità dell'antivivisezionismo scientifico in maniera assoluta. Naturalmente la base è e rimane di tipo etico, d'altronte siamo esseri umani. Ma da sola purtroppo non basta, o meglio, richiede tempi di gran lunga superiori.Alberto Vegan ha scritto:Per questo dico che la base dell'antivivisezionismo deve restare etica