Denti e cibo crudo.
Inviato: dom ott 07, 2007 9:57 pm
devo dire che da quando pratico una dieta sostanzialmente crudista i miei denti stanno meglio...li sento più forti.
Se per caso mangio anche piccolissime quantità di carboidrati semplici o farine raffinate sento IMMEDIATAMENTE la differenza in bocca e l'impulso non procrastinabile di lavarmi i denti.
Da notare che mangiando miele (cosa che non faccio da settimane o mesi) non ho questa sensazione così sgradevole...anche se non è come mangiare un frutto o della verdura.
In un sito che si occupa di antropologia sia biologica che culturale ho trovato degli articoli interessanti sui denti e a proposito delle carie si legge... (metto tra asterisco il passo più interessante)
"...Del resto la carie è una malattia presente fin da prima della comparsa del genere Homo. Oltre ad essere stata trovata nei Primati, è stata riscontrata anche nel Pitecantropo e nelle Australopitecine. La malattia comincia ad interessare l'età giovanile a mano a mano che si procede nel tempo fino ad oggi. Infatti il decorso della malattia è diventato più breve e veloce proprio a partire dal Neolitico, quando invece i processi cariosi erano relativamente lenti nella loro evoluzione. Non di meno, se nel Neolitico era più facile lo sviluppo nella zona del colletto dentale, oggi sono più colpite le superfici occlusali ed interprossimali. Sono comparsi anche nuovi tipi di carie come quelle che colpiscono le superfici interprossimali degli incisivi, mentre la malattia si è fatta più frequente nella dentizione decidua e in generale in quella anteriore, specie a partire dall'Età del Ferro. Nel Neolitico invece i denti più colpiti erano i premolari e soprattutto i molari.
In ogni caso la sua incidenza è aumentata in modo evidente già a partire dal Paleolitico. Il fattore determinante di questo incremento è da ricercarsi nell'alimentazione e forse anche nella malnutrizione durante l'età dello sviluppo (Ortner, Putschar 1981), a causa del maggior apporto di calcio, per cui un diverso tipo di alimentazione e quindi di economia porta a differenti frequenze di carie.
L'economia del Paleolitico si basava per lo più sulla caccia e sulla raccolta, e quindi l'alimentazione era costituita da bocconi grossolani e fortemente abrasivi.
*L'aumento di frequenza della carie avviene praticamente in coincidenza con la rivoluzione neolitica* ,
in cui la dieta si fa più ricca di carboidrati, cioè l'elemento principale di sviluppo della placca batterica. La frequenza della carie aumenta poi fino all'età protostorica passando per l'età dei metalli, per arrivare, durante i secoli successivi, a valori vicini a quelli dell'epoca attuale.
La mancanza quindi di zuccheri semplici nella dieta del Paleolitico (sebbene si conoscesse già il miele come dolcificante) evitò quindi l'insorgere della carie. Infatti la percentuale delle lesioni riscontrata tra popolazioni agricole è più del doppio rispetto a quella di popolazioni dedite alla caccia ed alla raccolta. Non è escluso poi che l'abbandono delle caverne abbia facilitato l'insorgere della malattia, in quanto popolazioni che vivono su terreni calcarei hanno una dentizione più mineralizzata di altre che vivono su altri tipi di terreno.
L'aumento della frequenza della malattia è dovuta in gran parte ad un aspetto particolare dell'alimentazione: la raffinazione dei cibi aumenta la percentuale di zuccheri semplici negli alimenti e porta in contemporanea ad una riduzione della complessità di masticazione. Come conseguenza si ha un aumento nella cavità orale degli organismi che utilizzano gli zuccheri semplici e la ritenzione di residui di cibo tra i denti, con una notevole riduzione dei fenomeni di detersione naturale. Infatti la masticazione era prolungata e vigorosa, il che portava ad una forte usura ma al contempo ad una continua detersione delle superfici masticatorie, unita forse a fattori protettivi anticarie magari contenuti nelle graminacee. Non è da escludere poi che la forza della masticazione e l'usura conseguente abbia modificato le superfici occlusali fino al punto di ridurre gli episodi di carie.
L'aumento della probabilità di insorgenza della malattia quindi non è legata solo alla presenza di zuccheri nella dieta, ma anche ai tempi e ai modi in cui questi vengono consumati.
*
Ad esempio l'abitudine di cuocere i cibi deve essere anch'essa considerata tra le cause di aumento della carie.
*
Infatti la digestione degli zuccheri semplici da parte degli enzimi salivari è facilitata da temperature più alte del cibo. Su questa linea deve essere inserita anche l'abitudine di far fermentare alcuni alimenti, ad esempio per ottenere bevande alcoliche, ricche di carboidrati semplici.
Non a caso poi si assiste ad una regressione della malattia in periodi storici caratterizzati da movimenti migratori, cambi di dieta e da una diffusa povertà. La frequenza della carie sembra essere quindi direttamente proporzionale al grado di "civiltà" e al benessere economico, e di conseguenza correlata agli usi alimentari. È allora possibile effettuare confronti tra diverse popolazioni, salvo considerare le condizioni ambientali e patologiche di ogni singolo gruppo..."
http://www.antrocom.it/index.html
Altre tematiche sulla dieta
http://www.antrocom.it/textnews-view_ar ... -1052.html
Vabbè...vorrei vedere loro sopravvivere in Inghilterra migliaia di anni fa solo coi vegetali
http://www.antrocom.it/textnews-view_article-id-80.html
Se per caso mangio anche piccolissime quantità di carboidrati semplici o farine raffinate sento IMMEDIATAMENTE la differenza in bocca e l'impulso non procrastinabile di lavarmi i denti.
Da notare che mangiando miele (cosa che non faccio da settimane o mesi) non ho questa sensazione così sgradevole...anche se non è come mangiare un frutto o della verdura.
In un sito che si occupa di antropologia sia biologica che culturale ho trovato degli articoli interessanti sui denti e a proposito delle carie si legge... (metto tra asterisco il passo più interessante)
"...Del resto la carie è una malattia presente fin da prima della comparsa del genere Homo. Oltre ad essere stata trovata nei Primati, è stata riscontrata anche nel Pitecantropo e nelle Australopitecine. La malattia comincia ad interessare l'età giovanile a mano a mano che si procede nel tempo fino ad oggi. Infatti il decorso della malattia è diventato più breve e veloce proprio a partire dal Neolitico, quando invece i processi cariosi erano relativamente lenti nella loro evoluzione. Non di meno, se nel Neolitico era più facile lo sviluppo nella zona del colletto dentale, oggi sono più colpite le superfici occlusali ed interprossimali. Sono comparsi anche nuovi tipi di carie come quelle che colpiscono le superfici interprossimali degli incisivi, mentre la malattia si è fatta più frequente nella dentizione decidua e in generale in quella anteriore, specie a partire dall'Età del Ferro. Nel Neolitico invece i denti più colpiti erano i premolari e soprattutto i molari.
In ogni caso la sua incidenza è aumentata in modo evidente già a partire dal Paleolitico. Il fattore determinante di questo incremento è da ricercarsi nell'alimentazione e forse anche nella malnutrizione durante l'età dello sviluppo (Ortner, Putschar 1981), a causa del maggior apporto di calcio, per cui un diverso tipo di alimentazione e quindi di economia porta a differenti frequenze di carie.
L'economia del Paleolitico si basava per lo più sulla caccia e sulla raccolta, e quindi l'alimentazione era costituita da bocconi grossolani e fortemente abrasivi.
*L'aumento di frequenza della carie avviene praticamente in coincidenza con la rivoluzione neolitica* ,
in cui la dieta si fa più ricca di carboidrati, cioè l'elemento principale di sviluppo della placca batterica. La frequenza della carie aumenta poi fino all'età protostorica passando per l'età dei metalli, per arrivare, durante i secoli successivi, a valori vicini a quelli dell'epoca attuale.
La mancanza quindi di zuccheri semplici nella dieta del Paleolitico (sebbene si conoscesse già il miele come dolcificante) evitò quindi l'insorgere della carie. Infatti la percentuale delle lesioni riscontrata tra popolazioni agricole è più del doppio rispetto a quella di popolazioni dedite alla caccia ed alla raccolta. Non è escluso poi che l'abbandono delle caverne abbia facilitato l'insorgere della malattia, in quanto popolazioni che vivono su terreni calcarei hanno una dentizione più mineralizzata di altre che vivono su altri tipi di terreno.
L'aumento della frequenza della malattia è dovuta in gran parte ad un aspetto particolare dell'alimentazione: la raffinazione dei cibi aumenta la percentuale di zuccheri semplici negli alimenti e porta in contemporanea ad una riduzione della complessità di masticazione. Come conseguenza si ha un aumento nella cavità orale degli organismi che utilizzano gli zuccheri semplici e la ritenzione di residui di cibo tra i denti, con una notevole riduzione dei fenomeni di detersione naturale. Infatti la masticazione era prolungata e vigorosa, il che portava ad una forte usura ma al contempo ad una continua detersione delle superfici masticatorie, unita forse a fattori protettivi anticarie magari contenuti nelle graminacee. Non è da escludere poi che la forza della masticazione e l'usura conseguente abbia modificato le superfici occlusali fino al punto di ridurre gli episodi di carie.
L'aumento della probabilità di insorgenza della malattia quindi non è legata solo alla presenza di zuccheri nella dieta, ma anche ai tempi e ai modi in cui questi vengono consumati.
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Ad esempio l'abitudine di cuocere i cibi deve essere anch'essa considerata tra le cause di aumento della carie.
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Infatti la digestione degli zuccheri semplici da parte degli enzimi salivari è facilitata da temperature più alte del cibo. Su questa linea deve essere inserita anche l'abitudine di far fermentare alcuni alimenti, ad esempio per ottenere bevande alcoliche, ricche di carboidrati semplici.
Non a caso poi si assiste ad una regressione della malattia in periodi storici caratterizzati da movimenti migratori, cambi di dieta e da una diffusa povertà. La frequenza della carie sembra essere quindi direttamente proporzionale al grado di "civiltà" e al benessere economico, e di conseguenza correlata agli usi alimentari. È allora possibile effettuare confronti tra diverse popolazioni, salvo considerare le condizioni ambientali e patologiche di ogni singolo gruppo..."
http://www.antrocom.it/index.html
Altre tematiche sulla dieta
http://www.antrocom.it/textnews-view_ar ... -1052.html
Vabbè...vorrei vedere loro sopravvivere in Inghilterra migliaia di anni fa solo coi vegetali
http://www.antrocom.it/textnews-view_article-id-80.html